'E dicovi che le femmine istanno in una isola più là, che si chiama Femelle, che vi è lungi trenta miglia. E gli uomini vanno a questa isola ove istanno le femmine, e istanno con loro tre mesi dell'anno ... e i loro figlioli istanno con le madri quattordici anni; e poscia lo maschio se ne va col padre, e la femmina istà con la madre" (Da Il Milione di Marco Polo CLXV 'D'alquante isole che sono per l'India'). È con queste parole che Messer Marco Polo, imprigionato nel 1298 nel carcere di Genova, descrive per mano del compagno di cella, il letterato pisano Rustichello, Minicoy l'Isola delle Femmine, una delle più particolari dell'arcipelago Indiano delle Laccadive al largo della costa indiana del Malabar. Poste tra l'ottavo, il dodicesimo e il trentesimo grado di latitudine nord, e tra il settantunesimo e il settantaquattresimo grado di longitudine est, queste isole bagnate dall'Oceano Indiano furono sicuramente poco appetite all'epoca dei grandi viaggi dai navigatori europei per la scarsa possibilità di approdo offerta alle loro navi da coste così basse e sabbiose e per la concomitante, pericolosa presenza della barriera corallina. È probabile che anche la spedizione di Marco, Niccolò e Matteo Polo vi transitasse senza soggiornarvi a lungo, ma abbastanza da poter notare la strana usanza del matriarcato ancor oggi presente su alcune di esse. A dispetto del loro nome, che nella lingua "malayalam" (la stessa usata nel Kerala) significa "le centomila isole", l'arcipelago delle Laccadive si compone di appena 36 isole di cui solo una decina abitate, 12 atolli e tre barriere coralline. I nativi conservano nei tratti somatici lineamenti e colori dell'antico popolo arabo dei Moplah, mentre la struttura sociale associa, alla tipica gerarchia (koya/proprietari terrieri, malmi/marinai, e melacheri/ contadini) di origine induista, la pratica del matriarcato. Gli uomini dell'arcipelago sono stati da sempre - come ricorda lo stesso Marco Polo - impegnati a lavorare lunghi mesi in mare e nei campi per garantire, nel periodo dei monsoni, cibo necessario e materie prime per il sostentamento delle famiglie; è in questa ragione che, molto probabilmente, risiede l'origine della struttura matriarcale delle comunità delle Isole.
Le donne, sole la maggior parte dell'anno, si trovarono da tempi antichissimi nella necessità di doversi amministrare in completa autonomia. Nell'Isola di Minicoy, la più popolosa dell'arcipelago, sono ancora oggi le isolane a prendere le decisioni: riunite in esclusive assemblee, discutono i problemi principali della comunità e consentono la partecipazione degli uomini solo in un secondo tempo, al fine di rendere pubbliche e quindi effettive le loro scelte. Anche l'istituzione del matrimonio pende fortemente a favore del gentil sesso. Una volta sposati il marito continua a vivere sotto il tetto materno, avendo facoltà di recarsi dalla consorte solo alla sera, e rinuncia al proprio cognome in favore di quello muliebre, perché è dalla moglie che dipende la discendenza della stirpe. I beni della famiglia appartengono alla sposa che riceve annualmente dal marito una sorta di assegno di mantenimento in mancanza del quale è legittima la richiesta di divorzio. Malgrado i processi di globalizzazione, che poche terre hanno risparmiato dalla contaminazione di usi e costumi, i nativi di queste isole sono ancor oggi incontaminati nelle loro pratiche e le loro terre restano un paradiso naturale fuori dal circuito turistico di massa, anche grazie alle rigide misure del governo indiano che frena la nascita di strutture e servizi a tutela del prezioso ecosistema.
L'accesso alle Isole Laccadive è tenuto sapientemente sotto controllo: per recarvisi è necessario infatti un particolare permesso da chiedere alla autorità locali
Delle poche isole abitate (Bangararn, Kalpeni, Andrott, Amini, Kiltan, Bitra, Chettiatt e Kadamatt) solo sei sono aperte al turismo locale e due soltanto a quello internazionale. Si tratta di Bangaram, un incantevole atollo corallino circondato da una splendida laguna e tre isolette minori, Thinnakara, Parali I e Parali II. Ci si arriva dalla capitale commerciale del Kerala, Cochin, via mare con 18 ore di navigazione o, più comodamente, con i piccoli aerei collegati all'isola di Agatti ed al suo improvvisato aeroporto - il solo dell'arcipelago - ricavato da una lunga striscia di sabbia. Da qui un battello preleva i passeggeri e li conduce a Bangaram, dove si trova l'unica struttura ricettiva dell'arcipelago per turisti (l'Hotel situato nell'isola di Kadamatt è riservato agli indiani).
Il piccolo "resort" di Bangaram semplice ed accogliente si compone di non più di trenta bungalow, un bar-ristorante e una scuola-sub. Le costruzioni interamente edificate con i materiali derivati dalla palma da cocco sono immerse nella natura. A gestire questa struttura è una famiglia indiana, la stessa del "Casino Hotel" di Cochin, ideale "testa di ponte" con l'isola. Il fascino dell'isola di Bangaram è tutto nel patrimonio naturale che la circonda: un anello di sabbia bianca, lungo circa quattro chilometri, incornicia un fitto bosco tropicale dal quale svettano alti palmizi. Intorno il mare con le acque trasparenti della laguna, la cui profondità varia dai 60-90 centimetri fino a 120 metri, regala ad amanti di sub e snorkeling uno spettacolo unico di pesci, coralli e piante marine. L'immensa varietà di specie acquatiche è infatti garantita dalla grande abbondanza di plancton. Le originiMito, storia e leggenda dell'arcipelago
Dell'origine delle Isole Laccadive ben poco si sa. La loro storia appare al viaggiatore che vi si reca come un immenso arazzo incompleto dove intricate matasse di racconto, leggenda e mito possono essere ordite in mille modi e, a seconda di come vengono dipanate, regalare diverse trame. Alle rocambolesche avventure di marinai in avaria si affiancano quelle di mercanti arabi giunti nel XIII secolo e capostipiti dell'attuale popolazione locale dei Moplah, mentre una tradizione religiosa riconduce la loro scoperta alla volontà divina che ivi guidò un Sant'uomo, tramite un sogno premonitore, per propagare l'Islam. Un curioso marinaio-reporter di Alessandria del II secolo a.C. Ippalo, veleggiò in mare aperto dall'Arabia all'India scoprendo l'importanza dei monsoni per la navigazione e, al rientro, descrisse le Laccadive nel suo libro "Periplo del mare eritreo". Ma, tra le molte storie, un indubitabile fascino destano le teorie di quei naturalisti e geologi che hanno ipotizzato che l'arcipelago, in epoca preistorica, facesse parte insieme all'India Meridionale, alle Maldive e al Madagascar di un primitivo continente: 'Lemuria'.Analogamente a quanto si racconta di Atlantide, che occupava una diversa zona del nostro globo, anche 'Lemuria' e la sua antica civiltà di giganti si inabissarono nel tempo che fu, in quello che oggi è l'Oceano indiano. A sostenere questa tesi furono il naturalista tedesco Ernst Haekel che riteneva il continente lemuriano la culla originaria della razza umana poiché sede delle scimmie antropoidi, e lo zoologo inglese Philip Scater. Fu quest'ultimo a battezzare l'ipotetico continente con il nome di 'Lemuria', nome preso non a caso a prestito dagli scienziati per indicare quella particolare famiglia di animali, i Lemuridi, che trovano il loro habitat esclusivo in Madagascar e sulle terre bagnate dall'Oceano Indiano. In base a questa affascinante teoria le Laccadive quindi, alcuni millenni prima di essere isole meravigliose, furono montagne alte più di 5.000 metri; antichissime vette emerse di una delle catene montuose di quella che fu 'Lemuria'. Palma da coccoAlbero del sole e della vita
Nell'immaginario collettivo la palma è, senza dubbio, la pianta delle mille cartoline. Rappresentata sullo sfondo di spiagge bianche e acque cristalline è sinonimo di vacanze, relax, mare e sole. In realtà questa pianta, di cui al mondo esistono oltre 2000 diverse specie, è per la maggior parte delle popolazioni tropicali un'autentica risorsa vitale. Le isole delle Laccadive non fanno eccezione; non a caso l'arcipelago Indiano è considerato dai botanici la patria d'origine della palma da cocco che da qui, grazie al galleggiamento dei suoi frutti, si sarebbe diffusa nel resto del mondo. Lo stesso stato del Kerala, di cui fa parte l'arcipelago, sottolinea nella sua radice etimologica ('Kera' nella lingua locale significa palma da cocco) la centralità di questa pianta che, grazie a clima - luce e abbondanza di piogge regolari garantite nel periodo dei monsoni - e morfologia del terreno - sabbioso e salino - trova da sempre qui il luogo ideale alla sua sopravvivenza. I nativi delle Laccadive traggono dalla palma da cocco una fonte di reddito certa (grazie al commercio dei manufatti locali) e cibo. Latte e farina vengono infatti ricavati dalla polpa del frutto, una bevanda fresca e energetica dall'acqua contenuta nella noce e un particolare vino, chiamato Toddy, dalla linfa zuccherina fatta sgorgare con opportuni tagli dalle infiorescenze del tronco. Il guscio della noce, opportunamente lucidato, ben si adatta alla fabbricazione di utensili domestici e ornamentali, mentre tronco e foglie sono materie prime nell'edilizia locale per coperture di tetti e pareti. Dalla polpa essiccata delle noci (che sono di proprieta' privata dei nativi) si ricava l'olio di copra, uno dei prodotti di esportazione più importanti. Alta tra i 20 e 30 metri la palma da cocco, che può arrivare ad oltre 100 anni di vita, è utilizzata in tutti i suoi elementi compresi gli scarti utili per fertilizzare la terra. Kerala
Mercanti e pirati nel porto di Cochin Se le isole Laccadive sono state da sempre meta ben poco conosciuta, stessa sorte non può dirsi per lo Stato di cui fanno parte, il Kerala, e la sua capitale commerciale Cochin. Affacciato sul Mare Arabico e protetto dai Gati Occidentali che ne hanno impedito per secoli temibili invasioni via terra, il Kerala è stata sempre una terra ricca di risorse naturali. Navigatori Fenici, Greci e Romani in epoca antica e più recentemente Portoghesi, Cinesi e Arabi decretarono l'importanza strategica del porto di Cochin per i loro scambi commerciali. Avorio, legni pregiati (sandalo e tek) e spezie raffinate come cardamomo e zenzero venivano qui caricate sulle navi per poi esser rivendute in patria. Oggi, oltre ad essere ancora un'importante sede di traffici commerciali, testimoniata dalla grande presenza di industrie e mercati tipici, Cochin e lo Stato del Kerala sono divenute meta ambita del turismo internazionale. I viaggiatori, attratti dalla possibilità di praticare l'antica medicina indiana ayurvedica e dalle molte bellezze naturali e artistiche, possono infatti trascorrere qui una vacanza alternativa. Paradisiache spiagge costiere incorniciate da lagune mozzafiato si intervallano a verdi risaie e ai tipici villaggi di case con i tetti di paglia. Passeggiare per le strade di Cochin rappresenta un piccolo viaggio nella storia. In questa città indiana si trova infatti St Francis Church, la chiesa europea più antica dell'India dove fu inizialmente sepolto Vasco de Gama, il quartiere ebraico, abitato tutt'ora da discendenti di coloni ebrei arrivati qui ai tempi della diaspora, il palazzo portoghese di Mattancherry, famoso per gli affreschi raffiguranti episodi dell'antica storia indiana, e le tipiche reti da pesca cinesi, eredità di avventurosi mercanti approdati durante il regno di Kublai Khan e tutt'ora utilizzate. In molti locali è possibile assistere a spettacoli di Kathakali, la suggestiva danza drammatizzata risalente a 500 anni fa, eseguita con particolari trucchi e costumi.
Le donne, sole la maggior parte dell'anno, si trovarono da tempi antichissimi nella necessità di doversi amministrare in completa autonomia. Nell'Isola di Minicoy, la più popolosa dell'arcipelago, sono ancora oggi le isolane a prendere le decisioni: riunite in esclusive assemblee, discutono i problemi principali della comunità e consentono la partecipazione degli uomini solo in un secondo tempo, al fine di rendere pubbliche e quindi effettive le loro scelte. Anche l'istituzione del matrimonio pende fortemente a favore del gentil sesso. Una volta sposati il marito continua a vivere sotto il tetto materno, avendo facoltà di recarsi dalla consorte solo alla sera, e rinuncia al proprio cognome in favore di quello muliebre, perché è dalla moglie che dipende la discendenza della stirpe. I beni della famiglia appartengono alla sposa che riceve annualmente dal marito una sorta di assegno di mantenimento in mancanza del quale è legittima la richiesta di divorzio. Malgrado i processi di globalizzazione, che poche terre hanno risparmiato dalla contaminazione di usi e costumi, i nativi di queste isole sono ancor oggi incontaminati nelle loro pratiche e le loro terre restano un paradiso naturale fuori dal circuito turistico di massa, anche grazie alle rigide misure del governo indiano che frena la nascita di strutture e servizi a tutela del prezioso ecosistema.
L'accesso alle Isole Laccadive è tenuto sapientemente sotto controllo: per recarvisi è necessario infatti un particolare permesso da chiedere alla autorità locali
Delle poche isole abitate (Bangararn, Kalpeni, Andrott, Amini, Kiltan, Bitra, Chettiatt e Kadamatt) solo sei sono aperte al turismo locale e due soltanto a quello internazionale. Si tratta di Bangaram, un incantevole atollo corallino circondato da una splendida laguna e tre isolette minori, Thinnakara, Parali I e Parali II. Ci si arriva dalla capitale commerciale del Kerala, Cochin, via mare con 18 ore di navigazione o, più comodamente, con i piccoli aerei collegati all'isola di Agatti ed al suo improvvisato aeroporto - il solo dell'arcipelago - ricavato da una lunga striscia di sabbia. Da qui un battello preleva i passeggeri e li conduce a Bangaram, dove si trova l'unica struttura ricettiva dell'arcipelago per turisti (l'Hotel situato nell'isola di Kadamatt è riservato agli indiani).
Il piccolo "resort" di Bangaram semplice ed accogliente si compone di non più di trenta bungalow, un bar-ristorante e una scuola-sub. Le costruzioni interamente edificate con i materiali derivati dalla palma da cocco sono immerse nella natura. A gestire questa struttura è una famiglia indiana, la stessa del "Casino Hotel" di Cochin, ideale "testa di ponte" con l'isola. Il fascino dell'isola di Bangaram è tutto nel patrimonio naturale che la circonda: un anello di sabbia bianca, lungo circa quattro chilometri, incornicia un fitto bosco tropicale dal quale svettano alti palmizi. Intorno il mare con le acque trasparenti della laguna, la cui profondità varia dai 60-90 centimetri fino a 120 metri, regala ad amanti di sub e snorkeling uno spettacolo unico di pesci, coralli e piante marine. L'immensa varietà di specie acquatiche è infatti garantita dalla grande abbondanza di plancton. Le originiMito, storia e leggenda dell'arcipelago
Dell'origine delle Isole Laccadive ben poco si sa. La loro storia appare al viaggiatore che vi si reca come un immenso arazzo incompleto dove intricate matasse di racconto, leggenda e mito possono essere ordite in mille modi e, a seconda di come vengono dipanate, regalare diverse trame. Alle rocambolesche avventure di marinai in avaria si affiancano quelle di mercanti arabi giunti nel XIII secolo e capostipiti dell'attuale popolazione locale dei Moplah, mentre una tradizione religiosa riconduce la loro scoperta alla volontà divina che ivi guidò un Sant'uomo, tramite un sogno premonitore, per propagare l'Islam. Un curioso marinaio-reporter di Alessandria del II secolo a.C. Ippalo, veleggiò in mare aperto dall'Arabia all'India scoprendo l'importanza dei monsoni per la navigazione e, al rientro, descrisse le Laccadive nel suo libro "Periplo del mare eritreo". Ma, tra le molte storie, un indubitabile fascino destano le teorie di quei naturalisti e geologi che hanno ipotizzato che l'arcipelago, in epoca preistorica, facesse parte insieme all'India Meridionale, alle Maldive e al Madagascar di un primitivo continente: 'Lemuria'.Analogamente a quanto si racconta di Atlantide, che occupava una diversa zona del nostro globo, anche 'Lemuria' e la sua antica civiltà di giganti si inabissarono nel tempo che fu, in quello che oggi è l'Oceano indiano. A sostenere questa tesi furono il naturalista tedesco Ernst Haekel che riteneva il continente lemuriano la culla originaria della razza umana poiché sede delle scimmie antropoidi, e lo zoologo inglese Philip Scater. Fu quest'ultimo a battezzare l'ipotetico continente con il nome di 'Lemuria', nome preso non a caso a prestito dagli scienziati per indicare quella particolare famiglia di animali, i Lemuridi, che trovano il loro habitat esclusivo in Madagascar e sulle terre bagnate dall'Oceano Indiano. In base a questa affascinante teoria le Laccadive quindi, alcuni millenni prima di essere isole meravigliose, furono montagne alte più di 5.000 metri; antichissime vette emerse di una delle catene montuose di quella che fu 'Lemuria'. Palma da coccoAlbero del sole e della vita
Nell'immaginario collettivo la palma è, senza dubbio, la pianta delle mille cartoline. Rappresentata sullo sfondo di spiagge bianche e acque cristalline è sinonimo di vacanze, relax, mare e sole. In realtà questa pianta, di cui al mondo esistono oltre 2000 diverse specie, è per la maggior parte delle popolazioni tropicali un'autentica risorsa vitale. Le isole delle Laccadive non fanno eccezione; non a caso l'arcipelago Indiano è considerato dai botanici la patria d'origine della palma da cocco che da qui, grazie al galleggiamento dei suoi frutti, si sarebbe diffusa nel resto del mondo. Lo stesso stato del Kerala, di cui fa parte l'arcipelago, sottolinea nella sua radice etimologica ('Kera' nella lingua locale significa palma da cocco) la centralità di questa pianta che, grazie a clima - luce e abbondanza di piogge regolari garantite nel periodo dei monsoni - e morfologia del terreno - sabbioso e salino - trova da sempre qui il luogo ideale alla sua sopravvivenza. I nativi delle Laccadive traggono dalla palma da cocco una fonte di reddito certa (grazie al commercio dei manufatti locali) e cibo. Latte e farina vengono infatti ricavati dalla polpa del frutto, una bevanda fresca e energetica dall'acqua contenuta nella noce e un particolare vino, chiamato Toddy, dalla linfa zuccherina fatta sgorgare con opportuni tagli dalle infiorescenze del tronco. Il guscio della noce, opportunamente lucidato, ben si adatta alla fabbricazione di utensili domestici e ornamentali, mentre tronco e foglie sono materie prime nell'edilizia locale per coperture di tetti e pareti. Dalla polpa essiccata delle noci (che sono di proprieta' privata dei nativi) si ricava l'olio di copra, uno dei prodotti di esportazione più importanti. Alta tra i 20 e 30 metri la palma da cocco, che può arrivare ad oltre 100 anni di vita, è utilizzata in tutti i suoi elementi compresi gli scarti utili per fertilizzare la terra. Kerala
Mercanti e pirati nel porto di Cochin Se le isole Laccadive sono state da sempre meta ben poco conosciuta, stessa sorte non può dirsi per lo Stato di cui fanno parte, il Kerala, e la sua capitale commerciale Cochin. Affacciato sul Mare Arabico e protetto dai Gati Occidentali che ne hanno impedito per secoli temibili invasioni via terra, il Kerala è stata sempre una terra ricca di risorse naturali. Navigatori Fenici, Greci e Romani in epoca antica e più recentemente Portoghesi, Cinesi e Arabi decretarono l'importanza strategica del porto di Cochin per i loro scambi commerciali. Avorio, legni pregiati (sandalo e tek) e spezie raffinate come cardamomo e zenzero venivano qui caricate sulle navi per poi esser rivendute in patria. Oggi, oltre ad essere ancora un'importante sede di traffici commerciali, testimoniata dalla grande presenza di industrie e mercati tipici, Cochin e lo Stato del Kerala sono divenute meta ambita del turismo internazionale. I viaggiatori, attratti dalla possibilità di praticare l'antica medicina indiana ayurvedica e dalle molte bellezze naturali e artistiche, possono infatti trascorrere qui una vacanza alternativa. Paradisiache spiagge costiere incorniciate da lagune mozzafiato si intervallano a verdi risaie e ai tipici villaggi di case con i tetti di paglia. Passeggiare per le strade di Cochin rappresenta un piccolo viaggio nella storia. In questa città indiana si trova infatti St Francis Church, la chiesa europea più antica dell'India dove fu inizialmente sepolto Vasco de Gama, il quartiere ebraico, abitato tutt'ora da discendenti di coloni ebrei arrivati qui ai tempi della diaspora, il palazzo portoghese di Mattancherry, famoso per gli affreschi raffiguranti episodi dell'antica storia indiana, e le tipiche reti da pesca cinesi, eredità di avventurosi mercanti approdati durante il regno di Kublai Khan e tutt'ora utilizzate. In molti locali è possibile assistere a spettacoli di Kathakali, la suggestiva danza drammatizzata risalente a 500 anni fa, eseguita con particolari trucchi e costumi.