Neve da far west
Andrea Battaglini"The greatest snow on earth", si legge sugli impianti che cuciono le piste; e una volta tanto negli States il superlativo è azzeccato. Per la quantità impensabile di neve che precipita annualmente superando i cinque metri di media e che sciogliendosi diventa "il sangue che tiene in vita le praterie", e per la qualità dei fiocchi che permette non di sciare ma di galleggiare senza fatica. Sciare nel Far - West significa godere gli epici scenari dello Yellowstone Park, dei Grand Tetons o delle San Juan Mountains. A nord, nel Wyoming, là dove scende il fiume, lo Snake River.
Nella terra dei cacciatori di pellicce, dei cowboy pallidi e dei paladini della nuova frontiera, in una vallata lunga circa cinquanta miglia e larga venti un tempo popolat…
"The greatest snow on earth", si legge sugli impianti che cuciono le piste; e una volta tanto negli States il superlativo è azzeccato. Per la quantità impensabile di neve che precipita annualmente superando i cinque metri di media e che sciogliendosi diventa "il sangue che tiene in vita le praterie", e per la qualità dei fiocchi che permette non di sciare ma di galleggiare senza fatica. Sciare nel Far - West significa godere gli epici scenari dello Yellowstone Park, dei Grand Tetons o delle San Juan Mountains. A nord, nel Wyoming, là dove scende il fiume, lo Snake River.
Nella terra dei cacciatori di pellicce, dei cowboy pallidi e dei paladini della nuova frontiera, in una vallata lunga circa cinquanta miglia e larga venti un tempo popolata dagli indiani Shoshone e Bannock. Oppure a sud dove a fine Ottocento scorrazzava il "Mucchio Selvaggio": Telluride infatti deriva dal motto "to Hell you ride", all'inferno galoppi. Oggi però il mucchio selvaggio è composto dalle comparse delle pubblicità Marlboro Country e Coors Beer, dai telemarkers e dagli snowboarders più spericolati che sfrecciano sui pendii gobbosi della Gold Hill, la collina d'oro che ombreggia nel pomeriggio la main street tutta saloon, case di legno dipinto e negozi di artigianato degli indiani Hopi e Navajo.
Diversamente da altre stazioni sciistiche americane come Vail, Park City, Aspen o Snowbird, modellate da enormi e informi panettoni bianchi gonfi di dossi e cunette ideali per sciare ma insignificanti, sia Telluride sia Jackson Hole sono incorniciate da suggestive pareti rocciose. Entrambe sono compattate intorno a un'unica main street o main square delimitata da edifici storici che richiamano i set di Roul Walsh, Howard Hawks e John Ford. Entrambe sono frequentate dalle stelle di Hollywood, da Harrison Ford a Tom Cruise, a Sylvester Stallone.
E non a caso: le Grand Tetons di Jackson sono il gruppo più maestoso delle Montagne Rocciose. Con le loro cime screziate e le pendici azzurrognole assomigliano a un frappé di mirtilli. Alle propaggini di queste candide "tette" giganti, come parvero ai cacciatori francocanadesi anche se non assomigliano affatto ai seni femminili tranne forse agli occhi di single disperati, si snocciola Jackson. Un posto anomalo, con una strana popolazione di cowboys e di Yellowstone's rangers dalle gambe arcuate a furia di cavalcare motoslitte d'inverno e cavalli in estate.