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Appuntamento alla Casina Valadier

Edificata nel 1817 su disegno dell'architetto Valadier, è uno dei simboli a cui i romani sono più affezzionati. Parliamo della Casina omonima, che dal Pincio si affaccia su Piazza del Popolo, diventata ora un frequentatissimo punto di incontro.

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Aveva già progettato tutto il Pincio fino a piazza del Popolo il figlio dell'orafo Luigi, l'architetto Giuseppe Valadier: e niente meno che per volere di Napoleone che, modesto come in tutto, cercava una vista invidiabile sulla città per i suoi Jardin du Grand César. Era il 1810. E anche se il progetto, rimaneggiato, vedrà la luce qualche anno più tardi, è nel 1817 che si inaugura la Casina Valadier, in stile neoclassico e con un'aria da bistrot parigino.

Il successo come locale di ritrovo per la Casina Valadier arrivò però negli anni Venti del Novecento e negli anni Cinquanta e Sessanta: a questi decenni di grande fulgore seguì un lento declino, che ha visto la Casina, amatissima dai romani, protagonista di vicende giudiziarie, fallimenti, scioperi e chiusure. Oggi è tornata a rivivere grazie a un gruppo di imprenditori che hanno investito 8 milioni di euro per riportarla agli antichi splendori; e grazie a un gruppo di appassionati, tra architetti di interni e di giardini, arredatori e restauratori, che hanno lavorato per cancellare gli orrori di pesanti interventi passati e per restituire questo gioiellino alla sua originaria struttura.

"Negli anni Venti del Novecento per esempio era stata rovinata la Sala Romana" spiega Lodovico Marsaglia l'architetto che, insieme ad Antonio Cesareni, si è occupato della ristrutturazione. "Mentre negli anni Sessanta il Salone Impero era stato diviso da un brutto pannello. Abbiamo poi dovuto coniugare un recupero fedele all'edificio originario con le esigenze di moderne strutture di riscaldamento-raffreddamento o di ristorazione". Tutti gli impianti, così, sono stati portati "fuori" dalla vista e sistemati in cunicoli ritrovati di fronte alla villa. Oppure "occultati": come nella Sala Impero, dove il riscaldamento e il ricambio di aria passano attraverso 240 bocchette nascoste dalle decorazioni o nel pavimento.

E se l'architetto Giorgio Galletti ha curato il restauro botanico e architettonico dei giardini, ricreando gli assi prospettici originali nei viali, il decoro e gli arredi interni sono stati curati da Federico Forquet con l'aiuto di Laura Rubino, che ha coordinato le varie figure professionali coinvolte (arredatori, artigiani, sovrintendenze eccetera). Arredi scelti con cura rispettando lo stile neoclassico, molto francese, delle originarie idee di Valadier. Una scelta difficile e anche molto costosa: e il risultato sono le diverse situazioni e i diversi spazi. Dal piano terra, al giardino al primo piano alle sale private del secondo piano ce n'è per tutti i gusti ma soprattutto per tutte le tasche.

Con un quid, essenziale, in comune: la proposta gastronomica. Fantasiosa sì; variegata, sì. Ma assolutamente italiana. E anche rigorosamente di stagione, con i piatti che seguono la produzione naturale. Non a caso è stato scelto Antonio Sciullo a dirigere le cucine per far godere i palati di quanti passeranno di qui. Direttore dei corsi di cucina della scuola A tavola con lo chef di Roma, al ristorante Relais le Jardin dell'Hotel Lord Byron di Roma, Sciullo ha ottenuto il primo due stelle Michelin in Italia e il prestigioso riconoscimento di Cuoco dell'anno: cucina italiana doc, dunque: niente cibi destrutturati, orientaleggianti o minimalisti: "La mia cucina è intessuta di aperture alle innovazioni, certo" spiega Sciullo. "Ma solo come frutto di scambi culturali". Arricchimenti, dunque.

Ma niente novità a tutti i costi, spesso esercitate a scapito della qualità. Così come improntata alla migliore tradizione del banqueting sarà la direzione di Maria Antonietta Pacelli, professionista molto conosciuta e apprezzata, che, come spiega, ha "cercato di creare un posto eclettico, con più spazi, che offrisse diverse possibilità. Con una costante: far sentire chiunque entrerà qui dentro a casa. Accolto. Accudito. Coccolato. Senza invadenza, però". Insomma: ecco la nuova vita di questo pezzo di storia dei romani.

La storia di Laura Rubino, che qui veniva a dipingere; la storia di Lodovico Marsaglia, che da ragazzo veniva qui a bere acqua: di più non poteva permettersi, con quei prezzi! Quella di Maria Antonietta Pacelli, che, quando portava a passeggio il cane per Villa Borghese, passava davanti alla Casina e sognava di farne il posto che oggi è diventato. Quella delle migliaia di persone che, guardando le colonne e le statue del giardino, sognano altri sogni, altri momenti, altre storie. Storie di cui oggi, è proprio vero, possono finalmente fare parte.