Isole diverse soprattutto per luce, dolce e pittorica a Stromboli, affilata come un rasoio e scultorea ad Amorgos, con in comune il delicato profumo dei fiori di cappero. Isole da percorrere a piedi o a dorso di mulo, lasciando perdere agosto, per godere di un ecoturismo sapiente, una vacanza natura ricca di paesaggi vivi di fauna e di flora, che non prescinde dalla nostra cultura anzi la esalta. A Stromboli, nelle isole Eolie, colate di lava nera e levigate al corpo lambiscono un mare cristallino riparate alle spalle dalla montagna punteggiata di verde, di giallo, di case imbiancate e incorniciata dall'azzurro del cielo solcato da un pennacchio di fumo che ondeggia col vento. Quello stesso vento che porta il profumo salato del mare mischiato al dolce dei gelsomini. Quando il sole tramonta la sciara che si vede dal mare, squarcia la notte di rosso con fiammeggianti disegni che qui le strade non sono illuminate.
Rare volte dal mare sale la nebbia a trasformare il monolite di Strombolicchio in un aerea isola che non c'è suggellando così la fusione tra fantasia e realtà che in quest'isola regna sovrana. E a Stromboli non solo si nuota, si fanno immersioni tra rosse gorgonie, cernie giganti, coralli, stelle marine o si sbircia nell'oscurità della Fossa del Tirreno che giunge a 3000 metri. Qui ci si imbeve di sole come lucertolesoddisfatte, si cammina sulle pendici del vulcano e accompagnati dalle guide si arriva fin su alla caldara e facilmente si immagina Vulcano al lavoro nel profondo ventre della sua officina circondata dal mare. Si cammina per le vie di San Vincenzo procedendo tra muretti a secco imbiancati e rosse bouganvillee; si passa accanto ai luoghi che videro nascere la passione tra Rossellini e la Bergman. Una casetta rossa, niente di che, con sopra una targa che quell'amore ricorda. Un amore nutrito di mare, di sole, di profumo di gelsomino, di notti stellate, di granite al limone o al caffè e di cibo squisito. Pesce fresco, pesce vivo e sono almeno tre i ristoranti sull'isola che varrebbero da soli il viaggio. Uno di certo è a Ginostra spesso irraggiungibile difesa com'è dal mare e dalla roccia e dove si approda nel porto più piccolo al mondo.
Ad Amorgos, nelle isole Cicladi, si è sospesi tra sentieri persi nelle campagne, tra i monti, vecchi mulini di pietra, chiese bianche, siti archeologici e quel mare dai riflessi di cristallo e di acquamarina sui toni del lapislazzulo e del turchese. Una gioia preziosa che incastona i litorali di morbida sabbia bianca, di candidi ciottoli levigati e di aspra roccia che contornano tutta l'isola. Il frinire delle cicale, il ragliare degli asini, il suono ritmico dei campanacci delle capre e il profumo della menta di Amorgos, del rosmarino, dell'origano, del timo, del pane appena sfornato sono portati dal vento, il meltemi, che scuote i rami argentei degli olivi. In primavera tutto fiorisce, margherite, orchidee, neri gigli; un tappeto di fiori che ricopre le valli. D'autunno sostano qui per riprendere fiato stormi di uccelli che fuggono i rigori del Nord per tornare ad abitare i cieli africani. Qui nidificano diverse aquile anche l' Imperiale e in primavera volteggia la rara Aquila di Bonelli. Chi ama immergersi conoscerà il Grande Blu con il suo relitto e la città sommersa ai piedi dell'isolotto di Nakuri.
Gli archeologi dilettanti avranno le loro inaspettate soddisfazioni e nessuno resisterà al fascino del monastero bizantino di Hosoviotissa, abbarbicato sulla roccia, che ancora conserva preziosi manoscritti. E sull'isola si snodano diversi sentieri naturalistici che seguono in parte le mulattiere lastricate o le vie delle capre. La cucina è di terra e di mare: regnano capre, polipi, erbe aromatiche, pesci, gamberi, molluschi ed anche aragoste. L'olio è d'oliva, il formaggio di capra, il pane esce dai forni a legna, i dolci sono da scoprire, il vino è da imparare ad apprezzare nei suoi forti aromi e la gente è tutta da conoscere. Ha storie da raccontare, balli e musica da insegnare, una sapienza fatta di erbe e dalla magica e fanciullesca certezza, nonostante il fermo credo ortodosso, che siano ancora le affusolate dita di Aurora a tingere ogni alba di rosa.