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Italia, i sapori dell'autunno

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  Alberi che raccontano storie, alberi che danno vita, alberi che sono i totem della nostra civiltà rurale, di noi mediterranei abituati a cavare dalla terra non solo il cibo ma il senso stesso dell'esistere.

Si danno in autunno una sorta di staffetta: i castagni regalano con i freddi incombenti i loro frutti migliori, gli ulivi cominciano a donare le loro preziose drupe.

E percorrendo l'Italia intera il paesaggio s'adorna del guizzo verdeargento delle piccole lance che il vento fa danzare simili a schiene d'alici e del rosseggiare caldo e avvolgente delle foglie di bosco.

È un alternarsi cromatico che significa anche disegnare il profilo delle colline: là dove l'ulivo stenta cresce maestoso il castagno, là dove il castagno smagrisce ecco la chioma dell'ulivo che si fa monumento vegetale. È una lirica del paesaggio.

C'è una terra fra tutte dove questo universo vegetale si unisce: è la Garfagnana. Non a caso Pascoli dedicò alla castagna un suo poema ("Castanea") che ha per protag…
  Alberi che raccontano storie, alberi che danno vita, alberi che sono i totem della nostra civiltà rurale, di noi mediterranei abituati a cavare dalla terra non solo il cibo ma il senso stesso dell'esistere.

Si danno in autunno una sorta di staffetta: i castagni regalano con i freddi incombenti i loro frutti migliori, gli ulivi cominciano a donare le loro preziose drupe.

E percorrendo l'Italia intera il paesaggio s'adorna del guizzo verdeargento delle piccole lance che il vento fa danzare simili a schiene d'alici e del rosseggiare caldo e avvolgente delle foglie di bosco.

È un alternarsi cromatico che significa anche disegnare il profilo delle colline: là dove l'ulivo stenta cresce maestoso il castagno, là dove il castagno smagrisce ecco la chioma dell'ulivo che si fa monumento vegetale. È una lirica del paesaggio.

C'è una terra fra tutte dove questo universo vegetale si unisce: è la Garfagnana. Non a caso Pascoli dedicò alla castagna un suo poema ("Castanea") che ha per protagonista l'albero del pane. Un pane difficile da immaginare oggi, un pane indispensabile per la gente di quella fenditura che precipita scavata dal Serchio dall'Appenino fino alla prima Versilia. Il castagno qui ha un'importanza vitale, ma verso la pianura spunta la foresta degli ulivi di lucchesia.

Questo territorio è stato riunito in un progetto, finanziato dall'Unione Europea, che si chiama "Ponti nel Tempo" e tende a valorizzare la civiltà rurale. È un esempio di come da colture difficili e considerate povere, il castagno e l'ulivo, si possa ricavare una nuova prospettiva di svilupo sostenible e un incoraggiamento al turismo perché riscopra le terre dell'autunno.

Pochi sanno che ad accomunare ulivo e castagno è la longevità. In Garfagnana, tra Castelnuovo e Barga, si incontrano castagneti che hanno più di sette secoli. E se ne ricava ancora oggi farina che diventa polenta e neccio, pasta e talvolta pane. E pochi sanno che in Sabina vi è un ulivo ultramillenario.

Ma di questi vetusti simboli della nostra identità mediterranea se ne trovano in Ogliastra in Sardegna e in Umbria nella zona di Trevi che è diventata la capitale dell'ulivo per la preziosità della produzione, ma anche perchè l'ulivo è il simbolo francescano, è l'emblema della pace.

Dunque per noi turisti curiosi del gusto un viaggio attraverso le vie dei castagni e dell'ulivo abbraccia tutta Italia. Si snoda dal Piemonte arriva nel trevigiano, dove Combai è una delle città più importanti per la castagna, s'inerpica sull'Appennino per diramarsi in Garfagnana e poi a Marradi nelle foreste Casentinesi, scende nelle Marche a Crispiero e nel Piceno, risale verso l'Amiata (dove è stata traccata la prima strada della castagna) che è un altro presidio della nostra migliore castinocoltura e va oltre l'Abruzzo giù fin nella Sila.

Non diverso è l'itinerario dell'ulivo che dal Garda scende verso la Liguria (qui si percorre, tra l'imperiese e il savonese, la via della Taggiasca) si ramifica in Lucchesia e verso la Romagna (Brisighella è un borgo incantato) poi esplode nelle Marche, in Umbria, in Toscana tutta e abbraccia la maremma laziale, la Campania, l'Abruzzo sulle colline teramane e chietine, in Molise, diventa marcatore del paesaggio e in Calabria e in Puglia che sono i frantoi d'Italia, arriva all'eccellenza qualitativa in Sicilia e si riappropria della sua anima mediterranea in Sardegna.

Ma sfida anche i rigori del Carso, dove adesso con la rivalutazione della bianchera si fanno oli peculiarissimi, e contende il primato alla vite lungo le colline veronesi. Castagno e ulivo regalano dunque i primi sapori d'autunno (contendendo il profumo del bosco al tartufo e ai funghi il primo, sfidando per importanza la vite il secondo). Questi sono i giorni per gustare le produzioni tanto di castagne che di olio novello apprezzando le diversità di cultivar.

L'ulivo stupisce con infinite sfumature: dai diffusissimi frantoio, leccino e moraiolo, al pendolino, alla biancolilla, passando per l'olivastra di Seggiano, per il piantone, per il brisighello fino alla taggiasca; il castagno declina marroni e pelosora, mazzangaio e cardaccio e cento altre varietà.

Sposare in tavola olio nuovo e castagne è oggi la tendenza gourmand che recupera l'antico castagnaccio. Un connubio assoluto di naturalità che regala dolce e piccante, profumo di bosco e di nebbia.

Un'esperienza che si può vivere direttamente: in Garfagnana hanno lanciato la campagna adotta un castagno per invitare i turisti a partecipare al raccolto, in tutta Italia le "Città dell'olio" predispongono ospitalità e tour nelle olivete durante la raccolta e la frangitura. Una "buona" occasione per vivere l'autunno.