Ogni settimana, con la bella stagione, un gruppo di turisti parte da Stoccolma diretto verso l'isola che non c'è. I vaporetti su cui viaggiano vantano nomi stravaganti ispirati alle isole dell'arcipelago: Norrskär, Storskär, Västan. Alcuni battelli sono gli stessi di 100 anni fa, hanno il lungo fumaiolo dipinto di giallo e blu, gli alberi pieni di bandierine. Odorano di vernice fresca, di legno e di caffè appena fatto.
Per arrivare a Hemsö, l'isola che non esiste, impiegano, per le molte fermate, più di 2 ore. Scaricano e caricano, ad ogni sosta, viaggiatori con la faccia allegra da gitanti della domenica che camminano incerti, appesantiti dalle borse e dagli zainetti pieni di asciugamani, costumi da bagno e panini per il pranzo. Hemsö non esiste perché fu inventata, come molti altri luoghi della letteratura, da uno scrittore: August Strindberg, il grande drammaturgo svedese, vi ambientò uno dei suoi capolavori, Hemsöborna, in italiano: Gli abitanti di Hemsö, del 1887.
Il vero nome dell'isola che ispirò Strindberg è Kymmendö, una delle 24mila isole che formano lo splendido e verdissimo arcipelago della capitale svedese. Lo scrittore compose il romanzo a Lindau, in Baviera, durante uno dei suoi numerosi autoesili.
Il libro, che originariamente era intitolato In campagna, è un reportage socio-antropologico, scritto più con l'occhio del cronista che del romanziere. Fu buttato giù in poco più di un mese, per divertimento, come Strindberg ammise in una lettera: "Nell'agosto scorso mi sono seduto alla scrivania per divertirmi. Ho scritto la storia di un bracciante, i miei ricordi estivi di giorni indimenticabili nell'arcipelago di Stoccolma". Oggi, l'isola è abitata ed appartiene, come 117 anni fa, alla famiglia Wahlström: una trentina di persone in tutto, parenti degli isolani che il drammaturgo conobbe durante le sue vacanze.
Il romanzo racconta l'ascesa sociale di un contadino cinico e intraprendente, Johannes Edward Carlsson, che arriva sull'isola per cercare lavoro e riesce, con il suo attivismo, a scuotere il torpore della fattoria. Fino a sposare, per puro interesse economico, la ricca vedova Flod e a diventare il padrone dell'isola.
In realtà i veri protagonisti non sono tanto i singoli personaggi, grotteschi e insieme tragici, quanto gli odi, le gelosie, i tradimenti, le pulsioni sessuali di una piccola comunità che aveva pochi rapporti con la terraferma, ma che si stava aprendo, come raccontato nel libro, al turismo borghese.
Proprio tra il 1860 e il 1880 "la gente di città", come chiama Strindberg i villeggianti provenienti da Stoccolma, cominciava a praticare i bagni di mare e di sole, affittava case sulle isole, costruiva le prime ville nell'arcipelago.
"Vedere quotidianamente in abito festivo gente per cui ogni giorno era domenica, che passeggiava, remava senza meta, pescava senza andare alla pesca, si bagnava, faceva della musica, passava il tempo come se al mondo non ci fossero preoccupazioni", scrive il drammaturgo, "tutto ciò non destò sull'inizio alcuna invidia, solo meraviglia che la vita potesse assumere un tale aspetto, ammirazione per quelle persone capaci di condurre un'esistenza così piacevole".
Kymmendö, minuscola, molto verde, toccata da un mare limpidissimo, è aperta al pubblico da aprile a settembre: pur essendo privata non c'è alcun biglietto da pagare per la visita. I vaporetti scaricano i turisti su un vecchio pontile un po' sconnesso, attrezzato con l'unico distributore di carburante dell'isola, destinato non alle auto, che qui non circolano, ma ai natanti che, con la buona stagione, fanno gite per tutto l'arcipelago.
Al porticciolo le uniche costruzioni sono un negozietto sempre affollato che vende souvenir, cartoline e attrezzi da pesca, e un bar con gli ombrelloni e i tavolini all'aperto. Bastano 15 minuti a piedi per arrivare alle abitazioni dell'isola, le stesse dove Strindberg affittava qualche stanza, "dipinte di rosso fiammante con i telai delle finestre e la gronda in bianco".
Nelle case, costruite nella parte sud di Kymmendö, non è possibile entrare: sono abitate dalla famiglia Wahlström che vive, come nel romanzo, di agricoltura e di pesca. Strindberg cita ripetutamente queste costruzioni: "Il casale, che propriamente constava di due costruiti insieme, era situato su una collina retrostante sulla costa meridionale e interna di una baia abbastanza profonda nel fiordo".
La vera meta del pellegrinaggio culturale a Kymmendö, dove tutti scattano foto ricordo, è la piccolissima casa di legno, dall'aspetto precario, dove Strindberg si chiudeva a scrivere. La costruì lui stesso, scegliendo una collinetta con la vista sull'arcipelago. Nella casetta non si entra, l'interno si può vedere dalle finestrelle: contiene un tavolo consumato dal tempo ed una sedia.
L'isola non è cambiata dalla fine dell'800; oltre ai casali sono riconoscibili tutti gli angoli di natura narrati dal drammaturgo con la precisione di un botanico e la puntigliosità di un geologo. Osservati con le tipiche descrizioni strindberghiane a volo d'uccello e le zoomate sui particolari.
Katarina Ek-Nilsson, direttrice del Museo Strindberg, spiega che tutto è identico a 100 anni fa: "È una piacevole passeggiata di 10 minuti tra boschetti di betulle, abeti, querce e ontani, quella che si fa per arrivare alla capanna. Naturalmente", continua, "nessuno scritto è conservato sull'isola, tutto è custodito nel museo di Stoccolma, che ogni amante della letteratura scandinava dovrebbe visitare"
Strano destino quello di Strindberg e di Kymmendö, diventata famosa con il romanzo: allo scrittore fu proibito dai proprietari dell'isola di rimmetterci piede dopo l'uscita del libro. Gli abitanti si sentivano offesi per l'esposizione pubblica dei loro sentimenti.
Nei fine settimana della breve estate svedese il mare dello Skärgården (parola che significa "arcipelago" e si pronuncia scergoten) si riempie di vele. È uno spettacolo unico al mondo quello che offre l'arcipelago di Stoccolma durante la bella stagione: barche colorate ovunque, un mare azzurrisimo e isole a perdita d'occhio, fino all'orizzonte.
Lo Skärgården è formato da 24.000 isole (tra queste Kymmendö), molte delle quali disabitate. Per la capitale svedese rappresentano una barriera naturale al vento freddo che soffia da est. Quelle più vicine al mare aperto sono infatti meno verdi, i boschi di abeti e di betulle aumentano invece più ci si avvicina a Stoccolma.
Strindberg, nel suo "Gli abitanti di Hemsö" cita spesso le isole dell'arcipelago. Quando c'erano lavori agricoli straordinari sull'isola di Kymmendö, racconta il drammaturgo, venivano chiamati braccianti da Aspö, da Fivärsätraö, da Arnö.
Moltissime isole finiscono con la vocale ö, che in svedese significa appunto "isola". Nonostante l'85% delle isole dell'arcipelago sia proprietà privata, con case per l'estate e piccoli chalet, la legislazione svedese permette la visita gratuita alla maggior parte di queste. Il rimanente 15% delle isole appartiene allo Stato e l'accesso è libero.
Con cartelli in ogni isola i turisti sono invitati a rispettare la natura, ecco alcune norme elementari. Il campeggio è consentito per un solo giorno nelle aree non destinate all'agricoltura e al pascolo. Sono proibite le motociclette e le auto, le biciclette consentite solo in alcune isole. È proibito accendere fuochi, tranne quelli, in alcuni casi, del barbecue. Non si può attraccare allo stesso porticciolo con la propria barca per più di un giorno. I rifiuti, prodotti dai turisti, vanno rimossi al momento della partenza. La pesca all'amo è permessa, quella con la rete proibita.
Per arrivare a Hemsö, l'isola che non esiste, impiegano, per le molte fermate, più di 2 ore. Scaricano e caricano, ad ogni sosta, viaggiatori con la faccia allegra da gitanti della domenica che camminano incerti, appesantiti dalle borse e dagli zainetti pieni di asciugamani, costumi da bagno e panini per il pranzo. Hemsö non esiste perché fu inventata, come molti altri luoghi della letteratura, da uno scrittore: August Strindberg, il grande drammaturgo svedese, vi ambientò uno dei suoi capolavori, Hemsöborna, in italiano: Gli abitanti di Hemsö, del 1887.
Il vero nome dell'isola che ispirò Strindberg è Kymmendö, una delle 24mila isole che formano lo splendido e verdissimo arcipelago della capitale svedese. Lo scrittore compose il romanzo a Lindau, in Baviera, durante uno dei suoi numerosi autoesili.
Il libro, che originariamente era intitolato In campagna, è un reportage socio-antropologico, scritto più con l'occhio del cronista che del romanziere. Fu buttato giù in poco più di un mese, per divertimento, come Strindberg ammise in una lettera: "Nell'agosto scorso mi sono seduto alla scrivania per divertirmi. Ho scritto la storia di un bracciante, i miei ricordi estivi di giorni indimenticabili nell'arcipelago di Stoccolma". Oggi, l'isola è abitata ed appartiene, come 117 anni fa, alla famiglia Wahlström: una trentina di persone in tutto, parenti degli isolani che il drammaturgo conobbe durante le sue vacanze.
Il romanzo racconta l'ascesa sociale di un contadino cinico e intraprendente, Johannes Edward Carlsson, che arriva sull'isola per cercare lavoro e riesce, con il suo attivismo, a scuotere il torpore della fattoria. Fino a sposare, per puro interesse economico, la ricca vedova Flod e a diventare il padrone dell'isola.
In realtà i veri protagonisti non sono tanto i singoli personaggi, grotteschi e insieme tragici, quanto gli odi, le gelosie, i tradimenti, le pulsioni sessuali di una piccola comunità che aveva pochi rapporti con la terraferma, ma che si stava aprendo, come raccontato nel libro, al turismo borghese.
Proprio tra il 1860 e il 1880 "la gente di città", come chiama Strindberg i villeggianti provenienti da Stoccolma, cominciava a praticare i bagni di mare e di sole, affittava case sulle isole, costruiva le prime ville nell'arcipelago.
"Vedere quotidianamente in abito festivo gente per cui ogni giorno era domenica, che passeggiava, remava senza meta, pescava senza andare alla pesca, si bagnava, faceva della musica, passava il tempo come se al mondo non ci fossero preoccupazioni", scrive il drammaturgo, "tutto ciò non destò sull'inizio alcuna invidia, solo meraviglia che la vita potesse assumere un tale aspetto, ammirazione per quelle persone capaci di condurre un'esistenza così piacevole".
Kymmendö, minuscola, molto verde, toccata da un mare limpidissimo, è aperta al pubblico da aprile a settembre: pur essendo privata non c'è alcun biglietto da pagare per la visita. I vaporetti scaricano i turisti su un vecchio pontile un po' sconnesso, attrezzato con l'unico distributore di carburante dell'isola, destinato non alle auto, che qui non circolano, ma ai natanti che, con la buona stagione, fanno gite per tutto l'arcipelago.
Al porticciolo le uniche costruzioni sono un negozietto sempre affollato che vende souvenir, cartoline e attrezzi da pesca, e un bar con gli ombrelloni e i tavolini all'aperto. Bastano 15 minuti a piedi per arrivare alle abitazioni dell'isola, le stesse dove Strindberg affittava qualche stanza, "dipinte di rosso fiammante con i telai delle finestre e la gronda in bianco".
Nelle case, costruite nella parte sud di Kymmendö, non è possibile entrare: sono abitate dalla famiglia Wahlström che vive, come nel romanzo, di agricoltura e di pesca. Strindberg cita ripetutamente queste costruzioni: "Il casale, che propriamente constava di due costruiti insieme, era situato su una collina retrostante sulla costa meridionale e interna di una baia abbastanza profonda nel fiordo".
La vera meta del pellegrinaggio culturale a Kymmendö, dove tutti scattano foto ricordo, è la piccolissima casa di legno, dall'aspetto precario, dove Strindberg si chiudeva a scrivere. La costruì lui stesso, scegliendo una collinetta con la vista sull'arcipelago. Nella casetta non si entra, l'interno si può vedere dalle finestrelle: contiene un tavolo consumato dal tempo ed una sedia.
L'isola non è cambiata dalla fine dell'800; oltre ai casali sono riconoscibili tutti gli angoli di natura narrati dal drammaturgo con la precisione di un botanico e la puntigliosità di un geologo. Osservati con le tipiche descrizioni strindberghiane a volo d'uccello e le zoomate sui particolari.
Katarina Ek-Nilsson, direttrice del Museo Strindberg, spiega che tutto è identico a 100 anni fa: "È una piacevole passeggiata di 10 minuti tra boschetti di betulle, abeti, querce e ontani, quella che si fa per arrivare alla capanna. Naturalmente", continua, "nessuno scritto è conservato sull'isola, tutto è custodito nel museo di Stoccolma, che ogni amante della letteratura scandinava dovrebbe visitare"
Strano destino quello di Strindberg e di Kymmendö, diventata famosa con il romanzo: allo scrittore fu proibito dai proprietari dell'isola di rimmetterci piede dopo l'uscita del libro. Gli abitanti si sentivano offesi per l'esposizione pubblica dei loro sentimenti.
Nei fine settimana della breve estate svedese il mare dello Skärgården (parola che significa "arcipelago" e si pronuncia scergoten) si riempie di vele. È uno spettacolo unico al mondo quello che offre l'arcipelago di Stoccolma durante la bella stagione: barche colorate ovunque, un mare azzurrisimo e isole a perdita d'occhio, fino all'orizzonte.
Lo Skärgården è formato da 24.000 isole (tra queste Kymmendö), molte delle quali disabitate. Per la capitale svedese rappresentano una barriera naturale al vento freddo che soffia da est. Quelle più vicine al mare aperto sono infatti meno verdi, i boschi di abeti e di betulle aumentano invece più ci si avvicina a Stoccolma.
Strindberg, nel suo "Gli abitanti di Hemsö" cita spesso le isole dell'arcipelago. Quando c'erano lavori agricoli straordinari sull'isola di Kymmendö, racconta il drammaturgo, venivano chiamati braccianti da Aspö, da Fivärsätraö, da Arnö.
Moltissime isole finiscono con la vocale ö, che in svedese significa appunto "isola". Nonostante l'85% delle isole dell'arcipelago sia proprietà privata, con case per l'estate e piccoli chalet, la legislazione svedese permette la visita gratuita alla maggior parte di queste. Il rimanente 15% delle isole appartiene allo Stato e l'accesso è libero.
Con cartelli in ogni isola i turisti sono invitati a rispettare la natura, ecco alcune norme elementari. Il campeggio è consentito per un solo giorno nelle aree non destinate all'agricoltura e al pascolo. Sono proibite le motociclette e le auto, le biciclette consentite solo in alcune isole. È proibito accendere fuochi, tranne quelli, in alcuni casi, del barbecue. Non si può attraccare allo stesso porticciolo con la propria barca per più di un giorno. I rifiuti, prodotti dai turisti, vanno rimossi al momento della partenza. La pesca all'amo è permessa, quella con la rete proibita.