A Siena ci si presenta con nome, cognome e appartenza alla contrada: "Mario Rossi dell'Oca". A Siena il territorio è interamente cablato, l'unico in Italia, con quasi ottomila chilometri di fibre ottiche.
Siena è un buon esempio di turismo responsabile: negli alberghi si possono trovare dei sacchetti, con istruzioni in tre lingue, per la raccolta differenziata dei rifiuti turistici, come pile di macchine fotografiche. E ancora, la vita quotidiana si specchia in un passato che continua a celebrare la sua presenza.
La battaglia di Montaperti del 1260 in cui Siena vinse su Firenze è ancora viva nella mente di tutti, tanto che una nutrita delegazione si reca in pellegrinaggio sul colle di Montaperti, ogni 4 settembre, per ricordarne la vittoria.
Città magica racchiusa nelle sue mura medievali che ancora la proteggono, ma allo stesso tempo viva, autentica, espressione di un intimo rapporto tra la natura circostante e le tradizioni, a tratti "fuori dal normale" (l'aveva già intuito Dante Alighieri che aveva sancito ironicamente "tu li vedrai tra quella gente vana/ che spera in Talomone e perderagli/ più di speranza che a trovar la Diana", riferendosi alla convinzione dei senesi che nel sottosuolo scorresse un fiume leggendario e inafferabile chiamato Diana). E non bisogna cercare di capire quelle che possono sembrare contraddizioni e in realtà non lo sono.
Siena è una città che non conosce mezze misure: prendere o lasciare, forse per questo affascina i turisti, mentre i suoi abitanti, a volte, sembrano sfuggenti, chiusi, quasi infastiditi da tanto clamore.
Così solo una città dall'identità poliedrica, poteva dare vita ad un'altra idea originalissima: il Trekking Urbano. Sport e cultura si incontrano in percorsi guidati alla scoperta degli angoli più belli e di quelli meno conosciuti tra strade e vicoli, tra salite e discese, tanto da somigliare a un grande gioco delle montagne russe.
Perché il trekking urbano? La risposta viene dall'Assessore Comunale al Turismo, Donatella Cinelli Colombini, ideatrice del progetto, in collaborazione con l'Apt.
"Sicuramente - commenta l'assessore, con un tono d'orgoglio - l'aria pulita (in alcuni punti strategici sono stati installati dei sensori segnalatori, Air Check, per il controllo della qualità dell'aria), le numerose eccellenze storico-artistiche, il saliscendi delle colline senesi sono i punti di forza per uno sport salutare tanto per la mente che per i muscoli; il trekking urbano, con tre percorsi, più uno specifico per i bambini, non richiede un allenamento preventivo, offre un contatto con l'arte e aiuta a combattere lo stress. Altre città - spiega l'assessore - hanno aderito al nostro progetto per creare un network che possa proporsi come destinazione di turismo sostenibile".
E allora con abbigliamento comodo, cartina alla mano (sono riprodotti i simboli e le istruzioni fin ora riservate ai sentieri nei campi e nei boschi), si può partire alla scoperta di un viaggio verso le radici della memoria, oppure ci si può affidare ad una guida (AGT, Associazione Guide Turistiche, 0577- 43373). Un solo consiglio. Muovetevi all'interno delle mura in punta di piedi, senza turbare la vita quotidiana dei senesi. Come sono soliti dire da questi parti, e lo ricordano Elisa e Maria Antonietta, le due ragazze del Comune e dell'Apt che ci accompagnano: "Immaginate, varcando le mura, di essere accolti nel salotto elegante di una villa signorile. Bisogna prestare attenzione a dove ci si siede e a cosa si tocca, c'è sempre il rischio di rompere". e
Itinerario 1. Tempo di percorrenza: 1/2 giornata. Lunghezza6 km. Difficoltà: salite ripide, strada sterrata. "Ci si trova in piazza" ed immediatamente per i senesi si intende che è Piazza del Campo, il salotto buono, il punto di ritrovo per quattro chiacchiere tra amici, per bere l'aperitivo.
È da qui che parte il primo percorso, all'ombra della Torre, quella del Mangia, da Mangiaguadagni, il soprannome del suo primo pigro campanaro. Camminiamo dove già camminarono generazioni di senesi sotto la dominazione dei nove signori, padroni della città. La piazza che si apre proprio nel punto di incontro delle dorsali delle tre colline sulle quali sorge la città, si presenta con un'originalissima forma di conchiglia che esalta e, allo stesso tempo, asseconda l'andamento del terreno. La divisione della stessa in nove spicchi ricorda appunto i nove signori. Qui si trova il Palazzo Pubblico: è lo stesso dal Medioevo ad oggi e si amministra nelle stesse sale dove si amministrava la giustizia allora.
Tra le particolarità, la cappella con il coro che rappresenta gli articoli del "credo". La Sala del Mappamondo ospita gli affreschi più antichi dell'intero palazzo; si conserva la "Maestà" di Simone Martini (primo seguace di Duccio), un capolavoro assoluto del gotico senese e il dipinto "Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi", sempre di Martini. Nella sala della Pace c'è il quadro più famoso del Palazzo: l'allegoria del Buon Governo di Lorenzetti. Dalla loggia dei Nove si gode di un bellissimo paesaggio.
Si attraversa poi il quartiere ebraico, il vicolo degli Orefici, una strada stretta e silenziosa, quasi sempre deserta, fatta di archi e case antiche. Dove finisce il vicolo si vede una delle ultime tubature in cotto rimaste a Siena. Si prosegue per Via dei Servi, alla cui sommità c'è la Basilica omonima, situata in uno dei punti più alti. La luce del sole fa risplendere la vallata, dalla quale spicca la Torre del Mangia così vicina da avere la sensazione di poterla toccare. Il tour tocca poi l'Orto dei Pecci, un'ampia distesa verde per godere dei profumi della campagna. È gestito da una cooperativa sociale, "La Proposta", che ha un piccolo ristorante. Solo su prenotazione (0577.222201) è possibile degustare i numerosi piatti toscani preparati con i prodotti biologici dell'orto.
In questa elegante e raffinata cittadina, si gira, si fanno foto, si guarda, arrendendosi però davanti alla realtà che qui, ogni cosa, ogni strada è legata comunque al palio, che per gli abitanti è vissuto come l'evento più familiare e coinvolgente. Entriamo così nella Chiesa della contrada della Torre e poi nel Museo (ciascuna delle 17 Contrade è contraddistinta da un simbolo ed ha una chiesa e un museo). Il Museo della Torre, conserva la campana storica del 1531, fusa con con i cannoni della battaglia di Camollia del 1526, vinta contro i fiorentini, ma anche tutti i cimeli legati al Palio, oltre a immagini di elefanti, simbolo della torre.
Elisa, una delle nostre guide, ha persino gli orecchini a forma di elefante, mentre Maria Antonietta si è fatta tatuare sul corpo una chiocciola, in occasione dell'ultimo palio vinto. Una sorta di follia collettiva, difficile da capire per chi non la vive dal di dentro. Per concludere il percorso, vale una visita il chiostro del Palazzo Chigi Saracini, sede della Fondazione Chigiana che organizza corsi di specializzazione per giovani musicisti di tutto il mondo e stagioni concertistiche.
Itinerario 2. Paesaggi mozzafiato tra antiche fontane. Tempo di percorrenza: 1 giornata con opportune soste. Lunghezza 10 km. Difficoltà: forti pendii, selciato in pietra e mattoni a tratti sconnessi. È il percorso più faticoso e lungo, ma concentra alcuni dei punti più belli della città.
Si parte da Fonte Branda, l'antica "piscina", già celebrata da Dante. Nei pressi sorsero numerosi mulini che sfruttavano l'energia idrica. Fin dal Medioevo è stata la sede di insediamenti artigiani e successivamente dei macelli pubblici, tanto che ogni porta ha ancora un numero che un tempo corrispondeva ad una macelleria.
"Oggi - spiega Mauro Ciampoli, il responsabile - questa zona è diventata la prima cittadella dell'artigianato: SienArtefice, dove maestri orafi, ceramisti, vetrai lavorano usando le antiche tecniche della tradizione senese". Pino Anichini, trasferisce nei manufatti, la sua passione dell'arte (Numi Or, laboratorio Orafo Artigiano, 0577-48071). Qui ha sede anche la Scuola di Cucina di Lella Cesari che organizza corsi di cucina (per i più "frettolosi" anche solo di un'ora, ma occorre prenotare almeno 15 giorni prima).
Si prosegue poi salendo una scalinata sotto un dirupo tufaceo. Il percorso è piuttosto ripido, ma non bisogna lasciarsi scoraggiare. Una volta in cima si arriva alla Basilica di San Domenico, dove si custodisce la reliquia della testa di Santa Caterina da Siena, patrona d'Italia. Poco più avanti, il Parco delle Rimembranze: ogni albero piantato ricorda un caduto della prima guerra mondiale. Qui si trova anche la cinquecentesca Fortezza Medicea. Nei sotterranei-cantine c'è l'enoteca Italiana che promuove mostre e convegni e l'enoteca Toscana, con una vasta selezione di 400 vini, esclusivamente regionali.
Fanno parte dell'itinerario i Giardini della Lizza con la scultura contemporanea "i cavalli in bronzo" di Sandro Chia. Elencare tutto il percorso non sarebbe possibile. Ci limitiamo a segnalare i punti più salienti come la Fonte Nuova d'Ovile, fonte gotica del XIII secolo. Da notare la Balzana, la bandiera di Siena dai colori bianco e nero. Si passa poi dalla Chiesa di San Rocco Confessore e, salendo verso Piazza San Francesco, davanti alla fontana del Bruco. Ogni Contrada ha una sua fontanina utilizzata per la cerimonia del battesimo contradaiolo, dove l'acqua segna l'appartenenza alla contrada.
Ancora l'Oratorio di San Bernardino che si affaccia su piazza San Francesco, la Basilica di Provenzano, alla cui Madonna è dedicato il Palio del 2 luglio, il Palazzo Tolomei, costruito in pietra grigia e ingentilito da bifore.
Itinerario 3. Strade in forte pendenza, scale, viottoli. È questo l'itinerario che racchiude bei paesaggi, aree verdi, ma anche straordinari monumenti e opere d'arte. Si parte da Piazza del Duomo, dove sorge la Cattedrale, romano gotica. Nella Cripta (apertura 9-19, ingresso 7 euro) sono stati scoperti, di recente, alcuni splendidi affreschi che risalgono ad un periodo antecedente a Duccio di Buoninsegna. Si ammira la vivacità dei colori - oro, blu turchese - mantenuti intatti nel tempo. Altri tesori artistici sono visibili nel Museo dell'Opera del Duomo (apertura dalle 9.30 alle 19.30), dove si conserva la Maestà di Duccio, la più grande tavola dipinta della scuola italiana a noi pervenuta, che rappresenta una Madonna in trono con Bambino.
Una scalinata di 130 scalini porta al Facciatone, quel che resta del progetto incompiuto dell'allargamento del Duomo. La fatica è ripagata da una splendida vista a 360 su tutta la città. Poco distante vale una sosta il Santa Maria della Scala, ospedale fino a poco tempo fa, oggi spazio museale con mostre itineranti e permanenti. Si conserva l'originale della fonte Gaia (la copia è in Piazza del Campo). Ha ospitato, da poco conclusa, la mostra su "Duccio, alle origini della pittura senese", una delle esposizioni tra le più visitate, con circa 220 mila biglietti staccati.
Con questo accumulo di meraviglia si può già avere la sensazione di essere appagati, ma il percorso è ancora lungo (in tutto sono circa 7 km). Si prosegue così per via del Fosso di Sant'Ansano. Il nome della strada ricorda il luogo dove, secondo la leggenda, il Santo Patrono di Siena sarebbe scampato miracolosamente al martirio. Si narra che condannato a morte, per essersi rifiutato di adorare gli dei pagani, uscì illeso da una caldaia di olio bollente.
Attraversando vicoli e stradine, si giunge poi alla porta San Marco e poi ad uno dei punti più nascosti della città: la Fonte delle Monache, che sembra servisse per far attingere l'acqua alle suore di clausura, senza essere viste.
Meritano una visita l'Accademia dei Fisiocritici, il cui museo raccoglie le più importanti collezioni scientifiche della Toscana meridionale negli ultimi tre secoli e l'Orto Botanico, che si estende su circa due ettari e conserva le più belle specie di piante, dalla palma nana a quelle più montane, come il faggio e gli abeti. Per entrambi ingresso gratuito. Da segnalare, unico aspetto negativo, che rimangono chiusi nei week end e nei giorni festivi.
A questo punto se si è stanchi, l'ideale è una sosta in un'ampia distesa di verde: gli Orti dei Tolomei. Ci sono numerose panchine, e si può godere di un suggestivo panorama sulle case a mattoni rossi e le torri. Caratteristici i vicoletti che si trovano lungo i percorsi, come quelli di via Duprè. Un gioiellino da non perdere è il Teatro dei Rozzi (piazza Indipendenza, 15)