Un lungo volo ed eccoci finalmente arrivati. Sotto di noi immagini di una natura sconfinata Anchorage è il nostro punto di partenza per portarci attraverso le Chugach Mountains una enorme catena montuosa che offre panorami suggestivi. Ci siamo lasciati alle spalle tutto: alberghi comodi, acqua calda, cibi caldi, e da ora in poi salvo poche eccezioni potremo contare solo sulle risorse che portiamo con noi.Un tè al tramonto sul bordo di una strada che pare interminabile. Il risveglio al grido aereo di un rapace sono le nuove cose che segnano ritmate le nostre giornate. Gli occhi si perdono in un panorama naturale che pare unico dominio della natura, selvaggia e mutevole.Con gli occhi pieni di cielo arriviamo a Chitina. Quasi una città fantasma del vecchio far west. Subito fuori dal paese una strettoia di alte rocce nere ci annuncia la fine dell'asfalto e l'inizio di chilometri di sterrata fino a Mc Carthy. che conta appena 40 anime, sembra essere uscito da una scenografia di Sergio Leone: poche casette di legno fra cui una vecchia ferramenta con insegna in stile, un piccolo hotel e un pub-ristorante. Solo poche ore per un rientro nella civiltà e via costeggiando la morena di ghiaccio grigio lungo lo stretto sentiero verso al Kennicot Glacier. Lo spazio sembra dilatarsi e scomparire nel bianco e nel vuoto che ci separa dalle Wrangell Mountains.Ci dirigiamo a sud: destinazione Valdez, nel golfo d'Alaska. La luce del tramonto illumina le montagne che bordeggiano il delta del fiume Copper. Nelle vicinanze di Valdez incrociamo un impianto di pompaggio di petrolio: un oleodotto che percorre l'Alaska da nord a sud. Una brutta immagine, quasi una ferita che divide in due questo incredibile paese. Si dice che questo oleodotto, come la muraglia cinese sia visibile dallo spazio. La mattina seguente riprendiamo il viaggio verso Valdez. Tra i ghiacciai c'è il Worthington Glacier, perfettamente attrezzato per una visita in super relax con tanto di panchine da parco cittadino.Senza nasconderci, osserviamo dei cigni selvatici. Riceviamo anche la visita di una gazza. Eccoci finalmente arrivati. Sopra le strade del centro a ridosso del molo volano tranquille e numerose le aquile pescatrici. Negli anni passati venivano aiutate con del cibo nei rigidi inverni perché erano in declino a causa del DDT che assottigliava i gusci delle uova. Per questo ora si avvicinano senza timore per riuscire rimediare uno scarto delle puliture di pesce, entrando in competizione con i gabbiani. Nelle nostre peregrinazioni ci fermiamo al Raspberry Lake. Torniamo in città per imbarcarci sulla Lu-Lu Belle che salpa ogni giorno alla volta del Columbia Glacier, nel cuore della Prince William Sound. Appena fuori della baia di Valdez incontriamo un gruppo di lontre di mare sorprese nelle loro solite attività. Non sono affatto disturbate, segno del rispetto che viene rivolto loro da chi naviga ogni giorno in queste acque. Il vento costantemente gelido e salato, condisce il paesaggio che scivola lungo le insenature e tra gli stretti fiordi del golfo. Quello che ne risulta è una sensazione del colore del grande nord.Ora il comandante ci informa che stiamo attraversando la zona in cui è affondata la petroliera Exxon Valdez. La perdita di greggio l'ha profondamente contaminata. Continuiamo la navigazione verso il Columbia Glacier dove ci accoglie una colonia di leoni marini distesi al sole. Alcune femmine si gettano in acqua non appena vedono la barca. Gli enormi maschi dominanti, invece, rimangono immobili e fieramente impettiti a difesa del loro territorio e soprattutto del loro harem.Riprendiamo la rotta verso la nostra ultima meta: il ghiacciaio.Ancora alcune miglia veloci nelle gelide acque per poi rallentare improvvisamente. Due colonne di vapore compaiono lontano all'orizzonte. Nessun dubbio, sono balene megattere. A velocità ridotta ci dirigiamo verso di loro. A breve, i giganti dalle grandi pinne alate sono vicini.Riprendiamo la navigazione verso un fiordo piuttosto largo dove alcuni piccoli pezzi di ghiaccio galleggiante fanno da presagio alla nostra meta finale. Il capitano, avvisato dalla luce del tramonto, rivolge la prua verso la rotta di ritorno e con un lento zig-zag tra i ghiacci si scivola mestamente in Prince William Sound in direzione Valdez.