Immaginate un fiume tortuoso e selvaggio, carico di storia, lungo le cui rive nacquero e conobbero la grandezza stirpi gloriose. Un vero confine naturale, una liquida frontiera destinata a separare regni in guerra, ma anche strumento di floridi commerci, scambi culturali, linguistici, artistici. State forse pensando al Nilo degli Egizi? O al Tevere "ceruleo" dei Romani? Sbagliate: il fiume di cui parliamo è lungo appena 62 chilometri, ha una modesta portata d'acqua e di rado è citato nei libri di storia. Eppure, fatte le debite proporzioni, non ha nulla da invidiare ai suoi fratelli carichi di fama e onore. Virgilio racconta nell'Eneide, infatti, che dopo la caduta della città di Troia - conquistata dai Greci grazie ad Ulisse che ideò il ben noto stratagemma del Cavallo - gli dèi ordinarono ad Enea di condurre i superstiti troiani nel luogo dove la sua stirpe era nata, cioè in Italia, nei pressi della città di Corito (l'attuale Tarquinia). Secondo la tradizione greca il luogo dello sbarco di Enea è alla foce del fiume Linceo, l'attuale Mignone. Per Alcimo Siculo (IV-III sec a.C.), Enea prese come moglie Tirrenia (altro nome di Etruria), dando vita così alla stirpe italica. Secondo Plutarco, Enea invece sposò, una figlia di Telefo, Roma, da cui deriverebbe il nome della Città Eterna. Insomma, il vero "fiume delle origini" sarebbe il Mignone e non -come sosteneva Virgilio- il più noto Tevere! Ma dove finisce il mito ed inizia la storia? Difficile a dirsi, anche se le molte e suggestive testimonianze archeologiche che la Valle del Mignone -ed i territori immediatamente circostanti- possono vantare, ci ricordano che questa zona fu un nodo cruciale nello sviluppo della civiltà etrusca, anche e soprattutto in rapporto con l'emergente potenza di Roma. Il fiume per secoli segnò infatti il confine tra l'Etruria ed il Latium Vetus, il primo nucleo di quello che poi sarà il territorio romano. La presenza di insediamenti antichissimi come Luni, ed il rinvenimento di ceramiche micenee dell'età del Bronzo, fanno pensare che sin dalla preistoria questa zona sia stata frequentata da popolazioni dedite a fiorenti commerci. Ma esplorare il Mignone non significa solo fare un grande salto nel passato: c'è anche un mondo naturale rimasto pressoché intatto nel corso dei secoli e che si offre a coloro che hanno voglia di camminare in ambienti insoliti, lontani dalle solite mete. È un paesaggio "etrusco" ben diverso da quello classico della Tuscia, in cui non mancano le grandi necropoli come quella di San Giuliano a Barbarano, o testimonianze di grande importanza archeologica come la "Casa del Capo" a Luni, uno dei più antichi monumenti dell'Italia centrale (XII sec. a.C.), per non parlare dei grandiosi resti di castelli come a San Giovenale, o delle solitarie e inquietanti chiese dirute come la Farnesiana ad Allumiere, dove ci sono anche e soprattutto un'infinità di formose colline, ricoperte da ininterrotti boschi misti e ampi pascoli, che fanno dei monti della Tolfa, o Monti Ceriti, una delle ultime aree "selvagge" del Lazio. L'origine vulcanica di queste alture -le cui vette non superano i 600 m.- è rivelata dalla presenza di numerose sorgenti sulfuree e dai colori caldi e terrosi delle rocce, riflesse nei muri dei paesi, in cui l'ocra del tufo sembra una mera continuazione dei picchi rocciosi su cui vennero fondati per difendersi dai troppi invasori, ma che nulla poterono contro l'abbandono o la furia delle armi moderne. Intere città sono così sorte e scomparse, spesso nel breve volgere di un secolo. Come Cencelle, fondata da Papa Leone IV nell'853 per offrire rifugio ai profughi di Civitavecchia (allora chiamata Centumcellae) fuggiti dalle scorrerie saracene: la grandiosa struttura, circondata da un'imponente cinta muraria munita di 12 torri; vantava ben 7 chiese, a servizio di una popolazione che giunse a sfiorare gli 800 abitanti. Ma dopo 80 anni di vita, pare su consiglio di un anziano marinaio, l'insediamento venne abbandonato in favore del vecchio sito sulle rive di quel Tirreno da cui la loro economia dipendeva (e dipende ancora oggi). Dell'antica Cencelle restano solo muri smozzicati e tracce di torri, mentre il sito è attualmente in fase di scavo e restauro. Anche Monterano è ridotta ad un insieme di rovine affascinanti, ma la città aveva conosciuto durante il '600 un notevole sviluppo, culminato nella realizzazione della nuova facciata del Palazzo Feudale ad opera del Bernini (a cui si deve anche il progetto della vicina chiesa di San Bonaventura). Coinvolta nelle vicende della Repubblica Romana, Monterano venne completamente distrutta nel 1799 dalle truppe francesi, che già, il 14 marzo di quell'anno, avevano represso nel sangue la rivolta della vicina Tolfa, come testimoniano i muti resti della Rocca, dove una targa riporta le parole scritte dal generale Merlin nel suo rapporto al generale Mac Donald: "...I briganti, ristretti nelle rovine del vecchio castello... vi si difesero con furia. Questo villaggio fu saccheggiato e bruciato...tutti quelli presi coll'arme alla mano furono fucilati". L'aspetto tenebroso della Rocca di Tolfa è mitigato dallo straordinario panorama che si può ammirare. Lì, a breve distanza, oltre la fitta cortina del "Faggeto" (uno straordinario bosco di Faggi secolari, rari a queste quote), si trova una cittadina che è in controtendenza: mentre interi borghi venivano fagocitati dai gorghi famelici della storia, Allumiere nasceva come per incanto dal nulla, grazie alla scoperta di ricchissime miniere di alunite. Questo minerale (è un solfato doppio di alluminio e potassio) forma cristalli generalmente millimetrici; sulle colline tolfetane possono arrivare al centimetro. Oggi la sua importanza economica è scarsa, anche per la scoperta di sostituti sintetici, ma nel passato l'allume che se ne ricavava era insostituibile per le industrie tessili, per la lavorazione delle pelli, in medicina (come emostatico) e nella lavorazione del vetro. La scoperta del prezioso minerale, avvenuta nel 1460, si deve al commissario dello Stato Pontificio Giovanni Da Castro, ma la vera svolta nella produzione dell'allume si deve ad Agostino Chigi, che nel XVII secolo organizzò una vera e propria industria estrattiva, creando acquedotti, stabilimenti per la lavorazione del minerale e soprattutto costruendo case per gli operai, il primo nucleo della futura cittadina. La storia dell'allume finisce nel 1941, quando la Montecatini chiude tutte le cave della zona, anche quelle più recenti realizzate a partire dal 1815 utilizzando la tecnica dello scavo in galleria: il mercato oramai non era più in grado di assorbire la produzione. Così anche le miniere divennero archeologia, ed è questa l'altra singolarità della valle del Mignone: ogni cosa sembra tramutarsi in relitto, in muta testimonianza, in oggetto di scavo e scoperta per le generazioni a venire. È come se il presente mal si addicesse al fiume, come se solo le rovine fossero in grado di rivelare la vera natura di questa terra altrimenti inesplicabile. Così, a breve distanza di anni e di chilometri dalle cave di allume, entrava nella storia anche la ferrovia Civitavecchia-Capranica-Orte, principale via di comunicazione della zona. Considerata un "ramo secco", negli anni '60 -nonostante le vibranti proteste delle popolazioni locali- venne dismessa: la carreggiata abbandonata si è nel tempo trasformata in una delle più straordinarie greenways d'Italia. Chilometri e chilometri di massicciata ferroviaria, con gallerie, ponti, viadotti sono oggi percorsi in bicicletta o a piedi da chi ammira alcuni dei paesaggi più selvaggi e solitari della Tolfa, ma anche da chi ama scoprire i vecchi "arredi" della ferrovia: i serbatoi dell'acqua per le locomotive, le vecchie stazioni cadenti, i passaggi a livello. Un'esperienza commovente quella di arrivare a Luni sul Mignone, antichissimo insediamento di 3000 anni fa, percorrendo a piedi lo stesso tragitto che la missione svedese a cui si devono gli scavi archeologici, sotto la guida del re di Svezia in persona, effettuò in treno, scendendo alla stazione di Monteromano. Poco lontano si trova l'area archeologica di San Giovenale, anch'essa scavata negli anni Sessanta dagli studiosi dell'Istituto svedese, e tutti gli altri luoghi incantevoli che il fiume Mignone sfiora nel suo lento e incerto vagare verso la foce, terminando il viaggio dove tutto ebbe invece inizio, portando con sé, oltre alle acque limpide dove ancora nuota il raro Cavedano lucumone, anche tutto il peso della Storia, quella -naturalmente- scritta con la "S" maiuscola... EsperienzeRipercorrere il tempo contemplando le rovineL'antropologo francese Marc Augè ha raccolto nel suo libro "Rovine e Macerie" (Bollati Boringhieri) una serie di considerazioni sul nostro "senso del tempo" e sul fascino che esercitano i ruderi, sia del passato (come l'antica Roma), che del presente (come il Muro di Berlino). "Contemplare rovine non equivale a fare un viaggio nella storia, ma a fare un'esperienza del tempo, del tempo puro", sostiene. E aggiunge: "le rovine, stranamente, hanno sempre qualcosa di naturale. Come il cielo stellato, sono una quintessenza del paesaggio: quello che offrono allo sguardo è infatti lo spettacolo del tempo nelle sue diverse profondità". Pochi luoghi confermano queste parole come i siti di Monterano e Cencelle. Il primo è facilmente raggiungibile da Canale Monterano prendendo la strada che scende accanto alla chiesa. Seguendo i segnali per il parcheggio Diosilla, si può percorrere il Sentiero natura, che consente di vedere il torrente Bicione, con le sue acque sulfuree. Da qui si raggiunge l'antico abitato, le cui rovine, come dice Augè, "esistono attraverso lo sguardo che si posa su di esse". Uno sguardo che vaga tra palazzi in rovina e testimonianze del passato cercando di immaginare la vita che un tempo animò questo centro della Tuscia romana. La natura, i sentieri ben tenuti e la segnaletica rendono la visita di Monterano un'esperienza da fare.CENTRO VISITE DEL PARCO 06-99674796Non molto lontano, l'abitato di Cencelle non offre al momento le stesse possibilità, ma vale la pena di ammirarlo anche da fuori, dal basso, ben inserito nel contesto. Da Allumiere dobbiamo seguire la strada che dalla piazza sale verso la parte alta del paese e si dirige verso l'Eremo della SS.Trinità, per poi proseguire fino alla chiesa della Farnesiana, edificata nel XIX sec. in forme neogotiche. Si prende il bivio per la chiesa, e si prosegue sulla sterrata che aggira il colle. In breve si vedrà lontano, in alto, Cencelle. Al bivio successivo si va a sinistra e si arriva proprio sotto i resti dell'antica città, attualmente non visitabile. Escursioni&itinerariTra antiche mole e cascateDelle numerose, possibili escursioni che è possibile effettuare lungo la valle del Mignone, ci limitiamo a segnalare quelle più facili e di sicura soddisfazione. Pur essendo alla portata di tutti, raccomandiamo però di calzare sempre scarponcini comodi e robusti e di usare la massima prudenza nei pressi delle aree archeologiche, dove spesso si trovano scavi aperti o muri pericolanti.