"Le bizzarre viuzze di Kingston, là ove scendevano fino all'orlo dell'acqua, sembravano quanto mai pittoresche nell'abbacinante luce del sole, con il fiume scintillante percorso dalle lente chiatte, gli argini boscosi e le ville ben tenute lungo ciascuna riva". Comincia così il viaggio di "Tre uomini in barca (per tacer del cane)", il celebre romanzo di Jerome K. Jerome che, oltre a essere uno dei libri più divertenti mai scritti, è un'affettuosa celebrazione del Tamigi, "Old Father Thames", come lo chiamano gli inglesi, che lo considerano orgogliosamente un simbolo e un pilastro della storia nazionale. Sopra e attorno alle sue acque, essi hanno navigato, vissuto, lavorato, intrapreso commerci, combattuto, gareggiato, riposato e allestito deliziosi pic-nic, come quelli comicamente narrati da Jerome. Il romanzo apparve nel 1889. Ebbene, centoquindici anni dopo, la scena descritta dall'autore quando i tre amici e il loro fido quattrozampe Montmorency si imbarcano a Kingston-on-Thames non è cambiata troppo. Anche in questo sta il fascino del Tamigi: in molti punti dei 338 chilometri del suo corso, l'Inghilterra offre un panorama immutato, come se lungo le rive si fosse fermato il tempo. Casette a colori pastello con muri di pietra grezza e tetto di paglia, deliziose locande, chiatte, chiuse, barche a remi, minuscoli battelli, eleganti signore con il parasole, pescatori solitari in stivaloni di gomma e cestino per la colazione, cigni e anatre sotto ponticelli arcuati, dolci colline, vecchie fattorie, placide mucche al pascolo: non una traccia della modernità e della globalizzazione che hanno trasformato gran parte del paese, e reso uniformi tante città e contrade dell'Europa intera. Beninteso, non è così ovunque. Non è certo così, ad esempio, quando il fiume attraversa Londra, scorrendo davanti a "The Eye", la gigantesca ruota panoramica installata ove sorgevano i vecchi "docks", o al grappolo di avveniristici grattacieli di Canary Wharf, il quartiere finanziario che ha rimpiazzato la City. Ma una gita sul "Vecchio Padre Thames", breve o lunga come quella dei "Tre uomini in barca", che nei piani originali doveva durare ben quindici giorni, è per molti versi un viaggio nel passato, con i ritmi, le atmosfere, le vedute di un'epoca che non ci appartiene più. Un modo insolito, speciale e affascinante di viaggiare, di trascorrere una vacanza, di conoscere il Regno Unito di Gran Bretagna.Il Tamigi nasce a 113 metri di altitudine sul versante sud-orientale delle Costwold Hills, a Trewsbury Mead, sotto un maestoso albero di frassino, dove un cippo segna il punto preciso in cui l'acqua della sorgente sotterranea affiora per la prima volta in superficie (perlomeno nei piovosi mesi invernali). In realtà diventa un fiume vero e proprio soltanto qualche decina di chilometri più a est, a Lechlade, dove l'Halfpenny Bridge marca l'inizio del suo tratto navigabile, primo di cento ponti fino alla foce; e di lì il "Vecchio Padre" avvia il suo serpeggiante tragitto attraverso una fertile, rigogliosa pianura. Strada facendo, gonfiato dagli affluenti, s'ingrossa e s'allarga, bagna Oxford, la più antica città universitaria britannica, descrive curve tortuose attorno ai deliziosi villaggi di Henley e Bray, dove il viaggiatore dovrebbe assolutamente fermarsi a pranzare e possibilmente a dormire (c'è un attracco per le barche a ogni albergo e ristorante degno di una tappa), indugia davanti ai castelli di Windsor, residenza di campagna della regina Elisabetta, e di Hampton, per poi penetrare nel bacino di Londra. Nella capitale, l'acqua dolce del Tamigi avverte l'influenza del mare e diviene salmastra, subendo l'effetto delle maree: muta lo scenario, con il maestoso parlamento di Westminster, il Big Ben, il Tower Bridge, la cupola della cattedrale di St. Paul, i grattacieli, il respiro della metropoli più grande d'Europa con i suoi quasi otto milioni di abitanti; e muta pure la fauna, i gabbiani si mescolano alle anatre, compaiono conchiglie, anguille e passere di mare, quest'anno sono stati avvistati persino foche e delfini sotto il Blackfriars Bridge, lo stesso sotto cui fu ritrovato misteriosamente impiccato il banchiere Roberto Calvi. All'uscita orientale di Londra, ecco Greenwich, con la Cutty Sark, il veliero che portava tè dalla Cina e lana dall'Australia facendo un (mezzo) giro del mondo di 22 mila chilometri in ottanta giorni di navigazione, il Royal Observatory trafitto dal meridiano zero, punto di partenza della longitudine su mappe e mappamondi, la Thames Barrier eretta nel 1984 per proteggere la città dalle alluvioni. E qui il viaggio sul Tamigi è quasi finito: trenta chilometri a est di Londra, il fiume si apre in un lungo estuario a imbuto, entra nei banchi sabbiosi di Nore e, salutato da un faro, si disperde nel mare del Nord.Naturalmente, non è necessario percorrerlo tutto. Può bastare una gita in battello in un tratto qualsiasi tra Oxford e Henley, per cogliere la remota magia del paesaggio. Può essere sufficiente un giro sui piroscafi che trasportano turisti da un capo all'altro di Londra, per evocare i mille capitoli della sua storia millenaria: come quello in cui Cesare conquista i Britanni e i Romani fondano Londinium su un corso d'acqua che decidono di chiamare "Teme", il nome in celtico di "fiume", destinato a diventare Thames. E dovunque siate, sporgendovi dal parapetto a rimirare il colore dell'acqua, di un verde trasparente a Clifton, di un limaccioso marrone a Londra, capirete come è possibile che in diversi momenti il "Vecchio Padre" sia stato il fiume più inquinato e più pulito d'Europa. Ma se per caso decidete di imitare i protagonisti del romanzo di Jerome, allora tenete a mente che nemmeno loro arrivarono sino in fondo, come si erano prefissati. "La pioggia continuò a scrosciare, e noi sedemmo, avvolti negli impermeabili, sotto il telo, procedendo adagio sul filo della corrente", si legge nell'ultimo capitolo: dopodiché i tre amici scambiano una sguardo colpevole, abbandonano l'imbarcazione, e corrono, sempre accompagnati dal cane, a rifugiarsi in un fantastico ristorante di Londra. "Bene - disse Harris, tendendo la mano verso il bicchiere - abbiamo fatto un viaggio piacevole e ringrazio sentitamente il Vecchio Padre Tamigi. Penso, però, che quella di piantarla lì al momento giusto sia stata una saggia decisione. Brindo a tre uomini piacevolmente discesi dalla barca". Col maltempo, in qualsiasi stagione dell'anno, in Inghilterra non si scherza. La storia del fiumeDalla moria vittoriana alla bonifica di fine '900Le condizioni igieniche delle acque del Tamigi sono decisamente migliorate negli ultimi anni. Il momento peggiore per la sopravvivenza dell'ecosistema della via fluviale si è registrato nel 1858, durante il periodo della cosiddetta "Great stink", la grande puzza. In quel periodo del XIX secolo, l'inquinamento del Tamigi sconvolse profondamente la vita degli abitanti di Londra. Il fetore che saliva dal fiume era così pervasivo e terribile per l'olfatto che si dovettero coprire le finestre della Camera dei Deputati con delle lenzuola imbevuta di calce viva. Un altro periodo ben poco felice per il famoso fiume londinese viene ricordato dagli storici dell'epoca vittariana. In quel tempo morirono poco alla volta tutte le specie di pesci del fiume e le sue sponde si trasformarono in una massa rossastra e brulicante di vermi. Si giunge, così, agli avvenimenti che caratterizzarono la storia del Tamigi nel secolo scorso. Nel 1962, l'impatto degli scarichi non trattati sommandosi all'inquinamento industriale uccise le ultime forma di vita rimaste nel fiume. Ma, a partire dal 1974, la bonifica delle acque ha riportato nel Tamigi quasi 120 specie ittiche, tra cui il salmone (l'ultimo avvistamento di cui si aveva notizia risaliva al 1833) specie per la quale sono stati costruti appositamente dei canali di risalita sulle chiuse. E, insieme ai pesci, sono ritornati anche aironi e cormorani. E persino delle lontre sono state avvistate nel tratto del fiume che scorre a nord della periferia della capitale. Buona parte della torbidezza del fiume, caratteristica della zona di Londra, deriva invece dal fatto che la capitale è situata nel punto di riflusso tra le corrente del Tamigi e la marea salmastra.