Dalì, la costa del genio
Iaia Pedemonte
Einstein veniva qui a suonare il violino, Mirò, Max Ernst e Magritte ci passavano le vacanze dipingendo, ma nessuno ha lasciato il segno come Salvador Dalì, l'artista nato l'11 maggio 1904 a Figueres, che nella "sua" Empordà comprava castelli, consacrava il suo personale surrealismo e riempiva le notti di fiaccole e musica, benvenuto con il suo seguito di miliardi e fama. Che Dalì, ammiratore di Gaudì e autore del "manifest antiartistico catalano", amasse la sua terra e che la sua arte le sia strettamente legata è certo. Tanto che, dopo 30 anni passati tra Madrid, Parigi e Stati Uniti, visse gli ultimi 20 anni prima a Portilligat, poi a Pùbol e infine a Figueres.
E nel "triangolo di Dalì" lasciò la Fundaciò Gala e Salvador Dalì, l'ente che gestisce tre proprietà, 4000 opere, 156 milioni di euro, una biblioteca di 7.448 volumi e un flusso di visitatori che ha superato il miliardo di persone. La Fondazione e la città organizzano grandi eventi, mostre itineranti, un originale itinerario …
E nel "triangolo di Dalì" lasciò la Fundaciò Gala e Salvador Dalì, l'ente che gestisce tre proprietà, 4000 opere, 156 milioni di euro, una biblioteca di 7.448 volumi e un flusso di visitatori che ha superato il miliardo di persone. La Fondazione e la città organizzano grandi eventi, mostre itineranti, un originale itinerario …
Einstein veniva qui a suonare il violino, Mirò, Max Ernst e Magritte ci passavano le vacanze dipingendo, ma nessuno ha lasciato il segno come Salvador Dalì, l'artista nato l'11 maggio 1904 a Figueres, che nella "sua" Empordà comprava castelli, consacrava il suo personale surrealismo e riempiva le notti di fiaccole e musica, benvenuto con il suo seguito di miliardi e fama. Che Dalì, ammiratore di Gaudì e autore del "manifest antiartistico catalano", amasse la sua terra e che la sua arte le sia strettamente legata è certo. Tanto che, dopo 30 anni passati tra Madrid, Parigi e Stati Uniti, visse gli ultimi 20 anni prima a Portilligat, poi a Pùbol e infine a Figueres.
E nel "triangolo di Dalì" lasciò la Fundaciò Gala e Salvador Dalì, l'ente che gestisce tre proprietà, 4000 opere, 156 milioni di euro, una biblioteca di 7.448 volumi e un flusso di visitatori che ha superato il miliardo di persone. La Fondazione e la città organizzano grandi eventi, mostre itineranti, un originale itinerario gastronomico, convegni, laboratori, mostre cinematografiche. Ottima scusa per un viaggio non solo nell'arte surrealista. L'Empordà è la provincia a nord-est della regione Costa Brava-Pireneu de Girona, quella parte di Catalogna che si attraversa prima di scendere a Barcellona. Terra di vacanze per intenditori: chi si ferma intorno a Girona e Figueres può arrampicarsi sulla cima di Tossa d'Alp, ascoltare i concerti del Festival di musica di Torroella de Montgrì, nuotare alle calanche di Begur, passeggiare nella cittadella romanica di Besalù, comprare ceramiche a La Bisbal.
Assolutamente da non perdere le rovine di antiche civiltà romane, visigote, carolingie o iberiche, come a Ullastret, i monasteri romanici, gotici o benedettini, come quel Sant Pere de Roses patrimonio dell'Unesco, le città murate come Tossa de Mar. E chi è curioso di vedere quali tesori Dalì abbia lasciato nella sua terra natìa sarà sorpreso di trovare mete molto diverse tra loro: nel romanticissimo castello di Gala, a Pùbol, ci sono saloni imprevedibili, nello stralunato museo di Figueres le opere più originali, nella bianca casa sul mare di Portlligat si respira aria di vita vissuta. Il piccolo Dalì già tracciava fantastici schizzi delle rocce di Cap Creus e a Figueres -celebre per il Castello di San Fernando, la più grande fortezza d'Europa- oltre la Rambla e il Calle ebraico c'era ancora il teatro municipale ottocentesco, distrutto dal fuoco durante la guerra civile.
Quando, trent'anni dopo, Dalì fu invitato a costruire sulle rovine il suo teatro personale, si mise all'opera entusiasta: "Perché è la mia città, perché io sono un pittore teatrale, perché il teatro è di fronte alla chiesa in cui sono stato battezzato e lì ho fatto la mia prima mostra". Recuperato l'arco del proscenio, i corridoi e il vestibolo, sovrastò il tutto con un'enorme cupola geodesica trasparente e creò "l'opera d'arte surrealista più grande del mondo". Oggi, nel Teatro aperto notte e giorno ci sono 1500 opere delle sue collezioni -dai disegni ai gioielli, dalle prime sperimentazioni cubiste, futuriste e impressioniste alle ultime opere surrealiste -, le gallerie con lavori di altri artisti, da Duchamp a El Greco a giovani artisti catalani, le installazioni della "stanza di Mae West" e del "palazzo del vento", ricordi di scuola, foto e documenti che ricostruiscono il suo legame e le affinità elettive con luoghi geografici e amici d'infanzia e dell'età matura, come Man Ray e DuchampPoco distante da Girona, sulla strada verso la costa, si incontra Pùbol, con il castello che Dalì regalò alla moglie Gala.
Nel villaggio medievale, la grande casa trecentesca a tre piani sulla collina non sembra, da fuori, contenere ambienti tanto originali. Invece, passato il giardino alla francese con le sculture dedicate a Wagner e la facciata di mattoni ocra, si apre il regno di Gala, la donna russa moglie del poeta Eluard, amica di André Breton, Louis Argon, Max Ernst, che si innamorò di Dalì nell'estate del 1929 e non lo lasciò più. A lei Dalì promise un palazzo come pegno d'amore e il coronamento di 50 anni di connubio fu questo castello romanticamente diroccato, diventato la Casa-Museu Castel Gala e Salvador Dalì, in cui lei regnò sovrana e a cui lui poteva accedere solo se invitato.
Gala visse qui dal 71 all' 80 e la sua presenza aleggia anche ora che qui è sepolta (dopo un funerale in Cadillac): sulle porte ci sono G enormi, disseminate nelle stanze ci sono statue in metallo che la rappresentano, nell'atrio si resta a bocca aperta davanti alla collezione "Gales de Gala", ovvero i fantastici abiti da sera disegnati per lei da Dior, Cardin o dal marito, ovunque soffitti e pareti sono dipinti a fiori, animali, false rovine e trompe-l'oeil di porte e radiatori, le stoffe sono barocche, angeli e astri decorano poltrone giganti e camini.
A Cadaques di sera si sentono le onde che frangono, le chiacchiere della gente davanti a un bicchiere di "cava", le note del concerto nella cattedrale barocca. Poco più su, alla penisola di Cap de Creus, fischia la tramontana che ha piegato ulivi e arrotondato le rocce grigie, tra querce da sughero, erica e lentischi. La cittadina era famosa tra gli artisti già due secoli fa, ma se Dalì scelse il borgo marinaro di Portlligat, appena fuori città verso nord, fu perché qui era nato suo padre e tutto gli ricordava le vacanze dell'infanzia.
Alla prima abitazione si aggiunsero, anno dopo anno, quelle vicine, fino a formare un dedalo di scale, stanze, portici e cortili, che diventarono laboratorio di scultura, camera da letto, biblioteca, "sala ovale", "stanza gialla", tra luminosi scorci di paesaggio e trompe-l'oeil. Così, il rifugio degli anni '30 diventò negli anni '60 sede di folli raduni mondani in cui, come racconta l'artista spagnolo Venosa, si beveva champagne rosè alle 7 del mattino o si nuotava nella piscina a forma fallica, tra danzatrici del ventre nude, fino all'alba. Per i visitatori di oggi, la casa-museo di Portilligat è stata divisa in tre parti: la prima è quella più privata, dove regna un ordine ossessivo e dove sono rimasti gli oggetti e i ricordi della vita quotidiana. La seconda sezione è la zona in cui l'artista lavorava, con le "stanze delle modelle" e lo studio.
Per ultima si visita la zona in cui potevano avere accesso anche gli ospiti: la sala delle feste in giardino, il patio, la piscina.
E nel "triangolo di Dalì" lasciò la Fundaciò Gala e Salvador Dalì, l'ente che gestisce tre proprietà, 4000 opere, 156 milioni di euro, una biblioteca di 7.448 volumi e un flusso di visitatori che ha superato il miliardo di persone. La Fondazione e la città organizzano grandi eventi, mostre itineranti, un originale itinerario gastronomico, convegni, laboratori, mostre cinematografiche. Ottima scusa per un viaggio non solo nell'arte surrealista. L'Empordà è la provincia a nord-est della regione Costa Brava-Pireneu de Girona, quella parte di Catalogna che si attraversa prima di scendere a Barcellona. Terra di vacanze per intenditori: chi si ferma intorno a Girona e Figueres può arrampicarsi sulla cima di Tossa d'Alp, ascoltare i concerti del Festival di musica di Torroella de Montgrì, nuotare alle calanche di Begur, passeggiare nella cittadella romanica di Besalù, comprare ceramiche a La Bisbal.
Assolutamente da non perdere le rovine di antiche civiltà romane, visigote, carolingie o iberiche, come a Ullastret, i monasteri romanici, gotici o benedettini, come quel Sant Pere de Roses patrimonio dell'Unesco, le città murate come Tossa de Mar. E chi è curioso di vedere quali tesori Dalì abbia lasciato nella sua terra natìa sarà sorpreso di trovare mete molto diverse tra loro: nel romanticissimo castello di Gala, a Pùbol, ci sono saloni imprevedibili, nello stralunato museo di Figueres le opere più originali, nella bianca casa sul mare di Portlligat si respira aria di vita vissuta. Il piccolo Dalì già tracciava fantastici schizzi delle rocce di Cap Creus e a Figueres -celebre per il Castello di San Fernando, la più grande fortezza d'Europa- oltre la Rambla e il Calle ebraico c'era ancora il teatro municipale ottocentesco, distrutto dal fuoco durante la guerra civile.
Quando, trent'anni dopo, Dalì fu invitato a costruire sulle rovine il suo teatro personale, si mise all'opera entusiasta: "Perché è la mia città, perché io sono un pittore teatrale, perché il teatro è di fronte alla chiesa in cui sono stato battezzato e lì ho fatto la mia prima mostra". Recuperato l'arco del proscenio, i corridoi e il vestibolo, sovrastò il tutto con un'enorme cupola geodesica trasparente e creò "l'opera d'arte surrealista più grande del mondo". Oggi, nel Teatro aperto notte e giorno ci sono 1500 opere delle sue collezioni -dai disegni ai gioielli, dalle prime sperimentazioni cubiste, futuriste e impressioniste alle ultime opere surrealiste -, le gallerie con lavori di altri artisti, da Duchamp a El Greco a giovani artisti catalani, le installazioni della "stanza di Mae West" e del "palazzo del vento", ricordi di scuola, foto e documenti che ricostruiscono il suo legame e le affinità elettive con luoghi geografici e amici d'infanzia e dell'età matura, come Man Ray e DuchampPoco distante da Girona, sulla strada verso la costa, si incontra Pùbol, con il castello che Dalì regalò alla moglie Gala.
Nel villaggio medievale, la grande casa trecentesca a tre piani sulla collina non sembra, da fuori, contenere ambienti tanto originali. Invece, passato il giardino alla francese con le sculture dedicate a Wagner e la facciata di mattoni ocra, si apre il regno di Gala, la donna russa moglie del poeta Eluard, amica di André Breton, Louis Argon, Max Ernst, che si innamorò di Dalì nell'estate del 1929 e non lo lasciò più. A lei Dalì promise un palazzo come pegno d'amore e il coronamento di 50 anni di connubio fu questo castello romanticamente diroccato, diventato la Casa-Museu Castel Gala e Salvador Dalì, in cui lei regnò sovrana e a cui lui poteva accedere solo se invitato.
Gala visse qui dal 71 all' 80 e la sua presenza aleggia anche ora che qui è sepolta (dopo un funerale in Cadillac): sulle porte ci sono G enormi, disseminate nelle stanze ci sono statue in metallo che la rappresentano, nell'atrio si resta a bocca aperta davanti alla collezione "Gales de Gala", ovvero i fantastici abiti da sera disegnati per lei da Dior, Cardin o dal marito, ovunque soffitti e pareti sono dipinti a fiori, animali, false rovine e trompe-l'oeil di porte e radiatori, le stoffe sono barocche, angeli e astri decorano poltrone giganti e camini.
A Cadaques di sera si sentono le onde che frangono, le chiacchiere della gente davanti a un bicchiere di "cava", le note del concerto nella cattedrale barocca. Poco più su, alla penisola di Cap de Creus, fischia la tramontana che ha piegato ulivi e arrotondato le rocce grigie, tra querce da sughero, erica e lentischi. La cittadina era famosa tra gli artisti già due secoli fa, ma se Dalì scelse il borgo marinaro di Portlligat, appena fuori città verso nord, fu perché qui era nato suo padre e tutto gli ricordava le vacanze dell'infanzia.
Alla prima abitazione si aggiunsero, anno dopo anno, quelle vicine, fino a formare un dedalo di scale, stanze, portici e cortili, che diventarono laboratorio di scultura, camera da letto, biblioteca, "sala ovale", "stanza gialla", tra luminosi scorci di paesaggio e trompe-l'oeil. Così, il rifugio degli anni '30 diventò negli anni '60 sede di folli raduni mondani in cui, come racconta l'artista spagnolo Venosa, si beveva champagne rosè alle 7 del mattino o si nuotava nella piscina a forma fallica, tra danzatrici del ventre nude, fino all'alba. Per i visitatori di oggi, la casa-museo di Portilligat è stata divisa in tre parti: la prima è quella più privata, dove regna un ordine ossessivo e dove sono rimasti gli oggetti e i ricordi della vita quotidiana. La seconda sezione è la zona in cui l'artista lavorava, con le "stanze delle modelle" e lo studio.
Per ultima si visita la zona in cui potevano avere accesso anche gli ospiti: la sala delle feste in giardino, il patio, la piscina.