Tra poche ore il grande bus turistico che ha appena parcheggiato di fronte all'ingresso dell'area archeologica caricherà nuovamente i turisti stranieri che ne sono appena scesi per portarli via, verso un'altra mèta, una delle tante presenti in questo angolo di Lazio, dove la storia è stata scritta con lo scalpello sulla pietra vulcanica da un popolo che non smette mai di affascinare il grande pubblico, gli Etruschi. La necropoli della Banditaccia a Cerveteri, patrimonio dell'Umanità dall'agosto 2004, è la seconda necropoli al mondo per estensione (170 ettari) dopo quella della Valle dei Re in Egitto: ovvio che attiri numerosi visitatori. Molto più singolare che la straordinaria bellezza del territorio circostante e le numerose testimonianze archeologiche cosiddette minori che lo costellano, non convincano gran parte dei viaggiatori a fermarsi per concedersi un lusso raro: il tempo. In fondo, a Cerveteri è proprio il tempo a dare spettacolo di sé. Una volta, quando imperava la flanerie, il viaggiare lento e riflessivo era più facile connettersi allo spirito del luogo, provare emozioni, fare scoperte, osservare con occhi limpidi tutto il mondo circostante, attardarsi sui particolari. Fu con questo spirito che in un luminoso giorno dell'aprile 1927 D.H. Lawrence (autore, tra l'altro, de "L'amante di lady Chatterley") ed il suo compagno di viaggio Earl Brewster, giunsero a Cerveteri percorrendo a piedi gli otto chilometri che separavano l'abitato dalla stazione di Palo.
Cerveteri gli apparve come "un vecchio paese italiano stretto nella sua cinta di mura grigie, con alcune case nuove, come tante scatole rosa, e delle villette fuori dalle mura": appare ancora oggi più o meno così, nonostante le nuove espansioni edilizie. Negli anni '20 per visitare la necropoli della Banditaccia si percorreva un sentiero in uscita a monte del paese, mentre oggi esiste una comoda strada asfaltata: però è ancora possibile avvicinare l'area archeologica utilizzando il cosiddetto "sentiero Lawrence" che percorre il fondovalle del fosso Manganello e risale poi lungo la Via degli Inferi.
Quest'ultima (raggiungibile dal parcheggio della Banditaccia) costituisce una delle sorprese più affascinanti per il viaggiatore: interamente scavata nel vivo della roccia tufacea, conserva centinaia di tombe immerse in una fitta vegetazione, che lascia penetrare solo un po' di luce, quella che basta per riempire ogni cosa di ombre e far brillare il verde dei muschi che ricoprono ogni cosa. Ma anche la necropoli della Banditaccia, seppure attrezzata per le visite, non sembra affatto una di quelle paludate aree archeologiche in cui le esigenze di vocianti ragazzini incolonnati per le gite scolastiche o di turisti organizzati vengono prima dell'impatto emotivo che un luogo deve pure poter regalare al visitatore sensibile.
Aggirarsi per questa autentica città dei morti è il modo migliore per scoprire il fascino profondo dell'Etruria, ma anche per imparare molte cose sulla vita quotidiana di Kaysra che, al massimo del suo splendore, si stima ospitasse qualcosa come 80.000 abitanti e si estendesse ben più dell'attuale borgo di Cerveteri. Molte delle tombe, infatti, sono scavate in modo da riprodurre, spesso con una fedeltà, gli interni degli edifici, costruiti in legno e perciò definitivamente perduti, della vicina città.
Nella Tomba dei Rilievi, forse la più spettacolare e famosa della necropoli, si possono ammirare oggetti di uso quotidiano scolpiti sul tufo con una maestria che lascia meravigliati: "gli oggetti rappresentati sono per lo più armi ed emblemi di guerrieri, scudi, elmi, corazze...un cane a guardia dell'uomo anche nell'estremo tragitto, due leoni fissi sul portale della vita o della morte... e l'oca che nuota sulle acque ed immerge a fondo il capo nella grande corrente del principio e della fine delle cose" scrisse Lawrence.
E se il tempo qui sembra essersi fermato, non altrettanto si può dire degli archeologi: dopo aver rimosso circa 400 camion di terra, il Gruppo Archeologico Romano (sezione di Cerveteri), sotto la guida della dottoressa Vittoria Carulli, ha riportato alla luce la più grande piazza sacra etrusca mai rinvenuta (250 metri quadri circa) su cui si affacciano ben 12 tombe, tre delle quali rinvenute intatte e con ricchissimi corredi. Non male per una scoperta nata quasi per caso, nel corso dei normali lavori di ripulitura e ripristino della singolare Tomba delle Cinque Sedie.
E poco più di due mesi fa, in un'area della Banditaccia, che sembrava non dovesse più riservare grandi sorprese, durante scavi diretti dall'archeologa Rita Cosentino, ispettrice dell'area ceretana, è stata rinvenuta una tomba con i corredi ancora intatti ed un antistante basamento con teste votive del IV-III secolo, tutti di origine greca: una scoperta che Anna Maria Moretti, soprintendente per l'Etruria meridionale, definisce di grandissimo interesse, perchè potrebbe testimoniare per la prima volta la presenza di culti ellenistici nell'area etrusca. Insomma, non si può certo dire che l'opera di scavo delle necropoli, iniziata nel 1834, sia stata avara di sorprese e soddisfazioni per i ricercatori, nonostante i fondi cronicamente insufficenti.
Cerveteri gli apparve come "un vecchio paese italiano stretto nella sua cinta di mura grigie, con alcune case nuove, come tante scatole rosa, e delle villette fuori dalle mura": appare ancora oggi più o meno così, nonostante le nuove espansioni edilizie. Negli anni '20 per visitare la necropoli della Banditaccia si percorreva un sentiero in uscita a monte del paese, mentre oggi esiste una comoda strada asfaltata: però è ancora possibile avvicinare l'area archeologica utilizzando il cosiddetto "sentiero Lawrence" che percorre il fondovalle del fosso Manganello e risale poi lungo la Via degli Inferi.
Quest'ultima (raggiungibile dal parcheggio della Banditaccia) costituisce una delle sorprese più affascinanti per il viaggiatore: interamente scavata nel vivo della roccia tufacea, conserva centinaia di tombe immerse in una fitta vegetazione, che lascia penetrare solo un po' di luce, quella che basta per riempire ogni cosa di ombre e far brillare il verde dei muschi che ricoprono ogni cosa. Ma anche la necropoli della Banditaccia, seppure attrezzata per le visite, non sembra affatto una di quelle paludate aree archeologiche in cui le esigenze di vocianti ragazzini incolonnati per le gite scolastiche o di turisti organizzati vengono prima dell'impatto emotivo che un luogo deve pure poter regalare al visitatore sensibile.
Aggirarsi per questa autentica città dei morti è il modo migliore per scoprire il fascino profondo dell'Etruria, ma anche per imparare molte cose sulla vita quotidiana di Kaysra che, al massimo del suo splendore, si stima ospitasse qualcosa come 80.000 abitanti e si estendesse ben più dell'attuale borgo di Cerveteri. Molte delle tombe, infatti, sono scavate in modo da riprodurre, spesso con una fedeltà, gli interni degli edifici, costruiti in legno e perciò definitivamente perduti, della vicina città.
Nella Tomba dei Rilievi, forse la più spettacolare e famosa della necropoli, si possono ammirare oggetti di uso quotidiano scolpiti sul tufo con una maestria che lascia meravigliati: "gli oggetti rappresentati sono per lo più armi ed emblemi di guerrieri, scudi, elmi, corazze...un cane a guardia dell'uomo anche nell'estremo tragitto, due leoni fissi sul portale della vita o della morte... e l'oca che nuota sulle acque ed immerge a fondo il capo nella grande corrente del principio e della fine delle cose" scrisse Lawrence.
E se il tempo qui sembra essersi fermato, non altrettanto si può dire degli archeologi: dopo aver rimosso circa 400 camion di terra, il Gruppo Archeologico Romano (sezione di Cerveteri), sotto la guida della dottoressa Vittoria Carulli, ha riportato alla luce la più grande piazza sacra etrusca mai rinvenuta (250 metri quadri circa) su cui si affacciano ben 12 tombe, tre delle quali rinvenute intatte e con ricchissimi corredi. Non male per una scoperta nata quasi per caso, nel corso dei normali lavori di ripulitura e ripristino della singolare Tomba delle Cinque Sedie.
E poco più di due mesi fa, in un'area della Banditaccia, che sembrava non dovesse più riservare grandi sorprese, durante scavi diretti dall'archeologa Rita Cosentino, ispettrice dell'area ceretana, è stata rinvenuta una tomba con i corredi ancora intatti ed un antistante basamento con teste votive del IV-III secolo, tutti di origine greca: una scoperta che Anna Maria Moretti, soprintendente per l'Etruria meridionale, definisce di grandissimo interesse, perchè potrebbe testimoniare per la prima volta la presenza di culti ellenistici nell'area etrusca. Insomma, non si può certo dire che l'opera di scavo delle necropoli, iniziata nel 1834, sia stata avara di sorprese e soddisfazioni per i ricercatori, nonostante i fondi cronicamente insufficenti.