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Nel villaggio dei pigmei Chichowa

Una visita nella curiosa vita sociale di una tribù nella foresta pluviale del Madjana. Dove il capo parla per allegorie e le donne improvvisano balli e canti I Viaggi

2 minuti di lettura
Ci sono voluti tre giorni di viaggio nella foresta pluviale del Madjana per raggiungere il villaggio dei pigmei Chichowa. Siamo incuriositi dalla particolare vita sociale di questa tribù, basata sulle indicazioni che vengono date giorno per giorno dal Cawhamta (il vecchio saggio), figura centrale dei Chichowa attorno a cui ruota tutto. Ogni mattina gli abitanti del villaggio si riuniscono nella capanna del vecchio saggio per ascoltare le sue direttive per la giornata.

La cosa molto particolare ed affascinante è che il Cawhamta parla per allegorie che vengono interpretate dai pigmei e messe in pratica. Quando finalmente si apre in una radura il delizioso villaggio fatto di capanne rudimentali ombreggiate da giganteschi Baobab , ci chiediamo immediatamente perché l’appellativo di pigmei vista la normale statura (circa uno e settantacinque) dei Chichowa. Thaizak, la nostra guida, ci spiega che sono dei pigmei molto alti... ma la sua risposta non ci soddisfa pienamente.

Veniamo accolti dalle donne che improvvisano una danza tribale in nostro onore, ripetendo ritmicamente la frase “mbwuka-zar thai zajak” che tradotta significa “ammazza quanto siete brutti!”. Felici di aver ispirato un nuovo canto alle donne Chichowa ci avviamo, condotti da Thaizak, nella capanna del vecchio saggio, sotto un enorme Platano. Lo troviamo immobile nel fondo della sua stanza. Thaizak ci fa cenno di sedersi di fronte a lui e di stare in silenzio.

Il vecchio inizia a parlare con parole pesate ed altisonanti. Thaizak traduce: “rompete i cocchi con la testa per vedere se dentro di loro si nasconde l’anima della terra…” cerchiamo di cogliere negli occhi di Thaizak l’allegoria ma non sembra aver ben capito neanche lui e ci fa cenno di ascoltare le parole del vecchio che continua: "…perché la terra va leccata, rompere i cocchi e leccare la terra”.

Conclusa la frase ci guarda con un ghigno inquietante, facciamo finta di aver apprezzato quella perla di saggezza quando entra un Chichowa che fa bere qualcosa al Cawhamta e ci accompagna fuori la capanna mentre vediamo il vecchio appisolarsi dolcemente sul suo giaciglio. Il pigmeo ci spiega che quella era in realtà la capanna dello scemo del villaggio in cui siamo entrati per sbaglio e ci accompagna alla capanna del vero Cawhamta che si trova pochi metri più avanti.

La scena dentro la capanna è pressoché identica a quella di prima, un vecchio molto somigliante allo scemo del villaggio inizia a parlare con fare sentenzioso. Thaizak traduce: “Rompete i cocchi con la testa per vedere se dentro di loro si nasconde l’anima della terra…perché la terra va leccata.. rompere i cocchi e leccare la terra".

Appena sveglio, la mattina all’alba, va a trovare suo fratello gemello, che vive nella capanna sotto il Platano, e si fa suggerire l’allegoria del giorno. “Ma gli altri lo sanno?” chiede Thaizak “Non me lo hanno mai chiesto” risponde il vecchio. Decidiamo di non interferire negli equilibri del villaggio e ce ne andiamo, scorgendo intorno a noi, i Chichowa impegnati nelle loro attività quotidiane. Qualcuno tenta di spaccare un cocco con la testa, qualcuno, dopo averlo spaccato, ne scruta attentamente l’interno, qualcun altro lecca la terra.

Il tutto musicato dai canti delle donne che ci accompagnano verso il sentiero del ritorno. “Ghauwa chi ganda, Ghauwa chi ganda” con questo canto ci salutano. Un canto che significa “Ecco, andatevene che è meglio!”