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Sidney e la sua biennale d'arte

Ben 180 artisti, provenienti da 45 paesi del mondo. Dal 7 settembre Sydney apre le porte alla sedicesima biennale d'arte
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Sentieri affolati da creature strane, un cavallo appeso al soffitto, il modellino di uno stadio... No, non è un film, avventuroso o un parco di divertimenti, ma di alcuni degli ingredienti di una grande esposizione d’arte, che Sidney, spettacolare metropoli del continente oceanico, ospiterà fino al 7 settembre prossimo, trasformandosi così in un gigantesco teatro d’arte contemporanea, giunto ormai alla sua sedicesima biennale.

Il grande evento, già aperto al pubblico, accoglie le opere – 50 delle quali realizzate appositamente per questa occasione – di ben 180 artisti, provenienti da 45 paesi del mondo.

Tra i nomi dei vari artisti non mancano gli italiani che si sono costruiti una fama a livello internazionale: Assael, Cattelan, Colombo, Favaretto, Kounnelis, Manzoni, Merz, Modotti, Paolini, Penone, Pinot-Gallizio, Pistoletto, Russolo. L’intento dell’esposizione, che raccoglie il poliedrico gr…
Sentieri affolati da creature strane, un cavallo appeso al soffitto, il modellino di uno stadio... No, non è un film, avventuroso o un parco di divertimenti, ma di alcuni degli ingredienti di una grande esposizione d’arte, che Sidney, spettacolare metropoli del continente oceanico, ospiterà fino al 7 settembre prossimo, trasformandosi così in un gigantesco teatro d’arte contemporanea, giunto ormai alla sua sedicesima biennale.

Il grande evento, già aperto al pubblico, accoglie le opere – 50 delle quali realizzate appositamente per questa occasione – di ben 180 artisti, provenienti da 45 paesi del mondo.

Tra i nomi dei vari artisti non mancano gli italiani che si sono costruiti una fama a livello internazionale: Assael, Cattelan, Colombo, Favaretto, Kounnelis, Manzoni, Merz, Modotti, Paolini, Penone, Pinot-Gallizio, Pistoletto, Russolo. L’intento dell’esposizione, che raccoglie il poliedrico gruppo di artisti, è già annunciato nel titolo “Revolutions - Forms that turn” (Rivoluzioni - forme che girano), in cui la rivoluzione è intesa come la necessità di un nuovo sguardo sul mondo, un invito a prendere in considerazione diversi punti di vista.

Il concetto viene sviluppato dalla curatrice, Carolyn Christov Bakargiev: «Ero alla ricerca di opere d’arte che non riesco a capire, arte che solleva più domande di quanto riesca a dare risposte».

La parola d’ordine di questa grande esposizione d’oltreoceano infatti è «movimento», inteso sia come attività fisica che come moto interiore, continuamente incoraggiato dai lavori interattivi presentati, che tendono a coinvolgere più sensi e a fare riferimento a più espressioni artistiche: si va dalla musica all’immagine, dalla scrittura al teatro.

Lo stimolo ad abbandonare la staticità nasce anche dalla possibilità di spostarsi e visitare un po’ la città, con la quale le opere e le installazioni accolte dialogano continuamente essendo collocate in ben 7 gallerie e altri scenografici luoghi all’aperto, così il giro turistico assume le sembianze di un mirato percorso interiore. Solo Cockatoo Island ospita 35 opere, incluso un tunnel sotteraneo che vibra con il suono della musica psichedelica. Insomma, sembra proprio vietato annoiarsi alla biennale di Sidney, che propone le opere di grandi “mostri” del panorama artistico ormai scomparsi e citazioni ad importanti movimenti che hanno fatto storia, come la mountainbike di Shawn Gladwell, che si ispira alla ruota di bicicletta di Duchamp, ma non mancano anche alcune avventurose sorprese.
 Ad esempio è possibile camminare in un sentiero circondato da piccoli serpenti, fortunatamente innocui, fatti di colla di riso, oppure sentirsi osservati dai 150.000 pupazzetti di creta di Antony Gormley, che come un esercito di terracotta sembrano ribadire che anche l’arte ci guarda, non siamo solo noi a guardare lei. Tra le performance più originali, si possono poi citare la band di nonne ultra ottantenni, che con una certa energia reinterpretano “God Save the Queen” dei Sex Pistols, e la trasformazione per 24 ore, che avverrà dal 9 al 10 luglio, del Teatro dell’Opera di Sidney in una foresta incantata, fitta di alberi che abbatteranno la tradizionale barriera palcoscenico-platea per un teatro privo di ruoli. Insomma, anche quest’anno la biennale di Sidney, dopo un’esperienza ormai trentennale, si conferma come un’immensa vetrina, varia e ben orchestrata, dell’arte contemporanea. Sito internet.