Dando l'incarico nel 1752 a Luigi Vanvitelli per il progetto della Reggia di Caserta, Carlo di Borbone esaudì un sogno: realizzare una reggia che avesse fasto e dimensioni per diventare la nuova Versailles Borbonica e preludesse a una nuova sistemazione urbanistica della zona. Per il progetto Vanvitelli chiamò molti specialisti di ciascun settore, da Marcello Fronton per il cantiere del Palazzo reale a Francesco Collecini per quello del parco e dell'acquedotto e a Martin Biancour, parigino, che diresse i lavori del giardino. La Reggia e i suo parco furono ultimati alla fine del '700 da Carlo Vanvitelli, dopo un rallentamento dei lavori dovuto a una pestilenza e la dipartita del padre nel 1773. La piazza ellittica fu terminata nel 1780 e accoglie ancor oggi i visitatori con una facciata di quasi 200 metri di lunghezza. Il viale alberato Carlo III proveniente da Napoli, all'inizio doveva avere una lunghezza di 20 chilometri (tagliato poi dal tracciato della ferrovia), e proseguiva nel Parco reale creando un asse sud-nord che arriva fino alla Cascata Grande.
All'interno del complesso reale, sono distribuiti, quattro grandi cortili a pianta rettangolare. All'ingresso un grande vestibolo ottagonale è collegato con il notissimo scalone Reale e con la Cappella che ha accesso dal vestibolo superiore. Il palazzo è organizzato su cinque livelli. La grande Sala del Trono ne rappresenta il fulcro, con i dipinti di Gaetano Genovese e gli stemmi delle provincie del Regno. Assieme a frammenti scultorei provenienti dal tempio di Serapide a Pozzuoli, nel salone di Alessandro sono visibili i troni di Murat e Carolina Bonaparte. Nel lungo percorso degli appartamenti reali si inseguono il Teatro di Corte, le sale delle Quattro Stagioni, l'appartamento di Ferdinando II, quello di Murat e la Sala Ellittica con il Presepe napoletano.
Il Giardino all'italiana con 120 ettari di superficie costituisce la parte più estesa del parco. Ritornando verso il viale rettilineo, si giunge alla Fontana Margherita, che segna la prima discontinuità dell'asse centrale, lungo il quale furono disposte una serie di vasche e di fontane che costituiscono la celebre via d'acqua. Dalla vasca si raggiungono la fontana dei Delfini e quella incompiuta di Eolo e di Cerere fino a quelle di Venere e Adone e in fondo quella di Diana e di Atteone che segna il luogo in cui precipita la Grande Cascata.
A lato è posto l'ingresso del Giardino Inglese, sorto per volontà della Regina Maria Carolina ispirata da un'idea di William Hamilton. Creato su una superficie di 23 ettari fu progettato da Carlo Vanvitelli e dal giardiniere inglese John Andrew Graefer che, per anni, ne curò la manutenzione. Il fulcro è costituito dal laghetto centrale, denominato Bagno di Venere, per un busto della dea. Accanto, nascosto da un tasso centenario, il criptoportico disegnato da Carlo Vanvitelli mostra una collezione di statue provenienti da Ercolano.
_img2_Le apparenti rovine e il tempietto romano sono funzionali all'atmosfera misteriosa che si voleva ricreare. Nel giardino si trovano canali, cascatelle, boschetti con piante provenienti da tutto il mondo e serre. Fin dalla nascita il giardino ebbe carattere di studio scientifico, un Orto Botanico dove si sperimentava l'acclimazione e la riproduzione di nuove specie. La permanenza stabile dei Graefer dal 1799 al 1839 garantì al giardino le cure manutentive ed evitò furti e vandalismi. Molti danni sono stati prodotti dalle intemperie e dalla carenza di manutenzione, fino agli interventi del 1982 e al restauro avviato nel 1997 a cura della Soprintendenza di Caserta che ha restituito al giardino il fascino originario.
All'uscita del Giardino Inglese, la Grande Cascata che precipita dalla montagna con un salto di 78 metri; su due isolette all'interno della grande vasca sono visibili i gruppi scultorei di Diana con le ninfe e Atteone nell'atto di trasformarsi in cervo assalito dai cani. Due scalinate ai lati della cascata consentono di giungere alla grotta artificiale sotto la quale sbocca l'Acquedotto Carolino. Conosciuto anche come l'acquedotto di Vanvitelli, giungeva dal monte Taburno e dalle sorgenti del Fizzo in territorio beneventano.
Nel suo percorso è celebre il grande viadotto a tre ordini di arcate lungo 500 metri, che consente all'acqua di attraversare la Valle di Maddaloni. Dal 1997 il complesso è diventato Patrimonio Unesco
All'interno del complesso reale, sono distribuiti, quattro grandi cortili a pianta rettangolare. All'ingresso un grande vestibolo ottagonale è collegato con il notissimo scalone Reale e con la Cappella che ha accesso dal vestibolo superiore. Il palazzo è organizzato su cinque livelli. La grande Sala del Trono ne rappresenta il fulcro, con i dipinti di Gaetano Genovese e gli stemmi delle provincie del Regno. Assieme a frammenti scultorei provenienti dal tempio di Serapide a Pozzuoli, nel salone di Alessandro sono visibili i troni di Murat e Carolina Bonaparte. Nel lungo percorso degli appartamenti reali si inseguono il Teatro di Corte, le sale delle Quattro Stagioni, l'appartamento di Ferdinando II, quello di Murat e la Sala Ellittica con il Presepe napoletano.
Il Giardino all'italiana con 120 ettari di superficie costituisce la parte più estesa del parco. Ritornando verso il viale rettilineo, si giunge alla Fontana Margherita, che segna la prima discontinuità dell'asse centrale, lungo il quale furono disposte una serie di vasche e di fontane che costituiscono la celebre via d'acqua. Dalla vasca si raggiungono la fontana dei Delfini e quella incompiuta di Eolo e di Cerere fino a quelle di Venere e Adone e in fondo quella di Diana e di Atteone che segna il luogo in cui precipita la Grande Cascata.
A lato è posto l'ingresso del Giardino Inglese, sorto per volontà della Regina Maria Carolina ispirata da un'idea di William Hamilton. Creato su una superficie di 23 ettari fu progettato da Carlo Vanvitelli e dal giardiniere inglese John Andrew Graefer che, per anni, ne curò la manutenzione. Il fulcro è costituito dal laghetto centrale, denominato Bagno di Venere, per un busto della dea. Accanto, nascosto da un tasso centenario, il criptoportico disegnato da Carlo Vanvitelli mostra una collezione di statue provenienti da Ercolano.
_img2_Le apparenti rovine e il tempietto romano sono funzionali all'atmosfera misteriosa che si voleva ricreare. Nel giardino si trovano canali, cascatelle, boschetti con piante provenienti da tutto il mondo e serre. Fin dalla nascita il giardino ebbe carattere di studio scientifico, un Orto Botanico dove si sperimentava l'acclimazione e la riproduzione di nuove specie. La permanenza stabile dei Graefer dal 1799 al 1839 garantì al giardino le cure manutentive ed evitò furti e vandalismi. Molti danni sono stati prodotti dalle intemperie e dalla carenza di manutenzione, fino agli interventi del 1982 e al restauro avviato nel 1997 a cura della Soprintendenza di Caserta che ha restituito al giardino il fascino originario.
All'uscita del Giardino Inglese, la Grande Cascata che precipita dalla montagna con un salto di 78 metri; su due isolette all'interno della grande vasca sono visibili i gruppi scultorei di Diana con le ninfe e Atteone nell'atto di trasformarsi in cervo assalito dai cani. Due scalinate ai lati della cascata consentono di giungere alla grotta artificiale sotto la quale sbocca l'Acquedotto Carolino. Conosciuto anche come l'acquedotto di Vanvitelli, giungeva dal monte Taburno e dalle sorgenti del Fizzo in territorio beneventano.
Nel suo percorso è celebre il grande viadotto a tre ordini di arcate lungo 500 metri, che consente all'acqua di attraversare la Valle di Maddaloni. Dal 1997 il complesso è diventato Patrimonio Unesco