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Giordania, nel cuore del mondo antico

Amman, Gerash, Aqaba. Infine Petra, una delle meraviglie del medio oriente. Viaggio alla ricerca dei simboli, delle origini e delle testimonianze della cultura mediterranea
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Da qualche tempo la Giordania è di moda; e da parte mia consiglio di andarci, ma a certe condizioni, che indicherò fra breve. Coglierò l'occasione per parlare di un bel tema d'attualità: il turismo culturale.
La Giordania è piena di turisti inglesi e tedeschi, francesi e scandinavi, Ma gli italiani sono i più numerosi. Perché ci vanno? Quel che attira tanta gente in Giordania, come del resto in tutto il Medio Oriente, è innanzi tutto la sua diversità. Il paese (con circa quattro milioni di abitanti) è musulmano. Gli usi e costumi sono profondamente diversi dai nostri, anche se Amman, la capitale, è ormai occidentalizzata, come tutte le grandi città mediorientali, con strade affollate, traffico intenso, negozi moderni.

Occidentalizzata, sì: ma in pieno centro si scopre un teatro greco-romano, con settemila posti, in ottime condizioni, come se la rappresentazione dovesse cominciare entro due o tre ore. Noi siamo abituati a vedere in aperta campagna, fra le rovine quel che resta dei teatri…
Da qualche tempo la Giordania è di moda; e da parte mia consiglio di andarci, ma a certe condizioni, che indicherò fra breve. Coglierò l'occasione per parlare di un bel tema d'attualità: il turismo culturale.
La Giordania è piena di turisti inglesi e tedeschi, francesi e scandinavi, Ma gli italiani sono i più numerosi. Perché ci vanno? Quel che attira tanta gente in Giordania, come del resto in tutto il Medio Oriente, è innanzi tutto la sua diversità. Il paese (con circa quattro milioni di abitanti) è musulmano. Gli usi e costumi sono profondamente diversi dai nostri, anche se Amman, la capitale, è ormai occidentalizzata, come tutte le grandi città mediorientali, con strade affollate, traffico intenso, negozi moderni.

Occidentalizzata, sì: ma in pieno centro si scopre un teatro greco-romano, con settemila posti, in ottime condizioni, come se la rappresentazione dovesse cominciare entro due o tre ore. Noi siamo abituati a vedere in aperta campagna, fra le rovine quel che resta dei teatri antichi: questo di Amman, in mezzo alle automobili e ai bar, è insolito, entra a far parte della vita di tutti i giorni. Poi ci si allontana dal centro, si fanno pochi passi per una strada in salita, e si presenta allo sguardo, adagiato in un grande avvallamento, un quartiere che proprio occidentale non è: di notte non si vedono le case, si vedono solo le luci alle finestre, una enorme distesa di puntini luccicosi nelle tenebre, stelle di un firmamento che è sceso davanti a noi, al nostro livello.

A pochi chilometri fuori di Amman comincia il deserto, polvere e pietre: di tanto in tanto compare un arabo, solitario e immobile in mezzo al nulla, chi sa che cosa ci fa, che cosa aspetta. A sud del deserto c'è Aqaba, dove si può fare il bagno.

Il secondo fattore di attrazione è la cordialità: forse perché la Giordania è, turisticamente, un paese recente. Non si sono ancora sviluppate abitudini moleste, come altrove. I ragazzini vogliono vendervi le loro cianfrusaglie, ma non insistono più di tanto. I mendicanti chiedono l'elemosina, ma hanno il senso della misura. La cucina è ottima, le insalate sono varie, ricche di aromi e di sapori. Si può mangiare insalata cruda senza correre rischi? Se fosse pericolosa, ci sarebbe una diffusa moria in Occidente, perché i turisti ne divorano, a quanto sembra, grandi quantità. Si vede che pericolosa non è.

Ma l'attrazione principale è l'archeologia: quello che si fa in Giordania è il cosiddetto turismo culturale. Non credo che tanti turisti andrebbero in Giordania se non ci fossero Petra, l'antica città dei Nabatesi, e Gerash, l'antica città romana, oltre ai conventi e alle basiliche bizantine, e oltre al Monte Nebo, l'altura da cui si ha una memorabile vista su Gerico, sul Mare Morto, su Gerusalemme. E sul turismo culturale bisogna intenderci. Ci sono tanti tipi di turismo: c'è quello balneare, che cerca le belle spiagge e il mare pulito; c'è quello climatico, che cerca il caldo quando viene l'inverno; c'è quello sportivo, con le barche a vela e l'alpinismo e lo sci; c'è quello erotico, e preferiamo non parlarne.

Fra tutti, il turismo culturale è il più nobile, e forse il più bello. Per goderlo, però, bisogna guadagnarselo. Prima di partire, bisogna prepararsi almeno un po'. Prendiamo il caso di Gerash, città romana, giustamente definita la Pompei del Medio Oriente. Non ha di Pompei la parte privata e residenziale; non ha, a differenza di Efeso abitazioni ben conservate. Ma in compenso templi maestosi, e quello di Artemide, con le colonne alte ed eleganti, è imponente, grandioso.

La strada principale, il cardo, una main street fiancheggiata da colonnati splendidi su ambo i lati, è un rettilineo di ottocento metri: lungo un fianco si apre il grazioso mercato, uno spiazzo circolare sul quale s'affacciavano i negozi. Il cardo sbocca sull'agorà, vasta piazza circondata da colonne.

Tutto è bello a Gerash; tutto è mirabile, e le colonne dei templi conservano, come se fossero vive, una lieve oscillazione nel vento, che ne garantisce la stabilità. Ma che gente erano quei romani che passeggiavano per queste stesse strade in cui adesso camminiamo noi? E perché Gerash e, proprio qui, a tanta distanza dalla capitale dell'impero? Il godimento di questi luoghi è possibile soltanto se sappiamo che cos'era la Decapoli, il gruppo di città cui Gerash apparteneva; se sappiamo che cos'era l'ellenismo; se sappiamo che cosa succedeva in quei secoli, un po' prima della nascita di Cristo o un po' dopo.

Andiamo a Petra: 260 chilometri da Amman, attraverso il deserto. La strada è ottima, simile a una delle nostre autostrade. Ma acquista uno straordinario valore, quando la percorriamo, solo se sappiamo che era una strada militare, nell'antichità, per collegare i fortini che costituivano la linea di difesa dell'impero di fronte ai regni orientali,  e se con gli occhi della fantasia vediamo le lunghe, interminabili carovane, le processioni di cammelli che, lentamente, portavano merci da Aqaba su, su verso la Siria, verso l'Asia minore, fino ai porti da cui partivano i velieri diretti in Italia.

Eccoci ora a Petra, la meraviglia del Medio Oriente. Le bellezze naturali basterebbero, da sole, per giustificare il viaggio: vi si accede attraverso una fenditura fra le rocce lunga quasi un chilometro, larga talvolta non più di tre metri; le rocce sono altissime, dalle forme bizzarre, inimmaginabili. Si sbocca infine in quella che era la piazza centrale, coi suoi templi, le tombe, il teatro, in ottimo stato di conservazione; la pietra ha le famose sfumature rosa, che la rendono lieve, eterea, sotto i raggi del sole.

Petra era la capitale dei Nabatei. Ma chi erano i Nabatei? Perché fecero qui la loro città, e quando? Pompeo andava su e giù per questo territorio, su e giù per il deserto, ora facendo la guerra, ora stringendo alleanze: perché? Sarebbe difficile seguirlo in tutte le sue evoluzioni, ma i templi di Petra, il suo teatro acquistano altro significato, e danno altre emozioni, se riusciamo a popolare questi luoghi, se vi collochiamo con la fantasia coloro che partecipavano a quelle gesta.

Io non sono uno storico, e non pretendo certo una cultura storica da parte dei turisti che vanno nel Medio Oriente, o in qualsiasi altra zona di interesse archeologica. Mi sembra tuttavia che le pietre, le rovine, le colonne, i templi, o quel che ne resta, acquistano un significato solo se abbiamo un'idea, sia pure generica, di quel che succedeva nei luoghi che visitiamo. Altrimenti ci stancheremmo presto di camminare fra la polvere, sotto il sole, a contemplare i resti di civiltà scomparse: anche perché le rovine si somigliano tutte.

Un inglese famoso del Settecento, il dottor Samuel Johnson, disse che l'unico viaggio che valga la pena di fare è nel Mediterraneo, perché sulle sue sponde sono state le grandi civiltà: «Lo scopo più importante per chi viaggia - secondo le sue parole - è quello di vedere le coste del Mediterraneo... Su queste coste sorsero i quattro grandi imperi del mondo: l'assiro, il persiano, il greco e il romano. Tutta la nostra religione, quasi tutta la nostra arte, quasi tutto ciò che ci pone al di sopra dei selvaggi ci è venuto dalle coste del Mediterraneo».

Così Samuel Johnson diede l'avvio, senza saperlo, al turismo culturale: il turismo alla ricerca dalle origini e dei simboli di ciò che costituisce la cultura moderna. Ma non si può andare in cerca di cultura se si è analfabeti: se non si capisce nulla di quel che si vede.