O forse, ritengono in molti, il simbolo più vero della nuova Berlino sono gli splendidi, nuovi isolati numerati là attorno a Friedrichstrasse, dal 204 al 208. L'altro ieri era quasi terra di nessuno, riservata a uffici dell'Est e privilegiati della piccola Nomenklatura. Oggi, come a Soho o al Village, vi sorgono gallerie d'arte a decine, immobili antichi splendidamente restaurati per abitazioni di lusso e centri dello shopping. Come le nuovissime Galeries Lafayette, un complesso ipervetrato con atrio circolare centrale come il Guggenheim Museum newyorkese, una cattedrale degli acquisti con cui il colosso francese vuole fare concorrenza al vecchio, glorioso Kdw, il Kaufhaus des Westens a un passo dalla Ku'Damm che ancora oggi offre moda e high tech a tutti.
È, e sarà sempre più, anche questo, la New York tedesca: la metropoli dei designer e delle top model, da Nadia Auermann a Stella Tennant, bellezze ideali del momento. Una città dove lo shopping vale la spesa. Per le produzioni di qualità locali (dall'ottica alle auto ai trenini elettrici), o anche per l'alta moda, italiana, francese, ma adesso - da Jil Sander a Strenesse a Joop - sempre più anche Made in Germany. Così batte il cuore "Multikulti", multiculturale, di una città che ritrova e reinventa i suoi quartieri etnici di prima dell'inferno del ‘14: dai centri ebraici attorno alla splendida sinagoga dalla cupola d'oro bruciata da Hitler e appena restaurata e a tutta la Oranienburgerstrasse, fino alle zone di Friedrichstrasse dove violinisti russi e ravers africani si contendono amichevolmente i primati della musica stradale.
È, e sarà sempre più, anche questo, la New York tedesca: la metropoli dei designer e delle top model, da Nadia Auermann a Stella Tennant, bellezze ideali del momento. Una città dove lo shopping vale la spesa. Per le produzioni di qualità locali (dall'ottica alle auto ai trenini elettrici), o anche per l'alta moda, italiana, francese, ma adesso - da Jil Sander a Strenesse a Joop - sempre più anche Made in Germany. Così batte il cuore "Multikulti", multiculturale, di una città che ritrova e reinventa i suoi quartieri etnici di prima dell'inferno del ‘14: dai centri ebraici attorno alla splendida sinagoga dalla cupola d'oro bruciata da Hitler e appena restaurata e a tutta la Oranienburgerstrasse, fino alle zone di Friedrichstrasse dove violinisti russi e ravers africani si contendono amichevolmente i primati della musica stradale.