Viaggi

Deserto algerino, quel Nulla che stordisce

Gli altopiani rocciosi dell'Hoggar e i suoi neri vulcani. Le pitture rupestri nella zona del Tassili. L'attraversamento del Sahara centrale da Djanet a Tamanrasset

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Molto spesso, quando si torna da un viaggio nel Sahara algerino, si sente parlare solo di emozioni indescrivibili, turbamenti, stordimenti per la bellezza sublime del profondo Nulla nel quale ci s’immerge. Un Nulla messo a volte banalmente a confronto con i ritmi frenetici della nostra civiltà... Peraltro, altrettanto banalmente, scritta o detta, tra virgolette.

L’afasia da dimensione desertica, fa sì che il “non luogo” per eccellenza - descritto così bene ne “La storia infinita” di Michael Andreas Helmuth Ende - sembra di fatto poter essere rappresentato soltanto da scrittori o artisti di vario genere. Ma chissà, forse non è così. Forse nei diari di qualche viaggiatore sconosciuto si nascondono pagine poetiche o brani di alta letteratura suscitati da quel Nulla.  Ma forse, più probabilmente, “l’inesprimibile” finisce col restare nei ricordi e nel cuore di chi, al ritorno da un viaggio nel deserto, non è riuscito a trovare le parole per raccontare le sue emozioni, solo perché in fin dei conti ha ritenuto inutile cercarle.  

Quello che segue è un tentativo per suggerire alcuni luoghi bellissimi dove andare, inghottiti nelle profondità del Sahara, accompagnati da guide Tuareg. Ci troviamo nel sud dell'Algeria, in un’area popolata per oltre l’80 per cento da questa etnia, padrona assoluta del deserto per secoli, dove ha allevato animali, ha commerciato e razziato ogni cosa, e combattutto guerre sanguinose fra le tribù.

Oggi i Tuareg allevano dromedari e vivono sotto le tende, mantengono però l’inconfondibile eleganza nel vestire e nel portamento, assolutamente regale. Alcuni di loro (sempre di più) a volte preferiscono la mococicletta al dromedario, per correre lungo le piste polverose del Sahara e questo non compromette neanche un po’ il fascino di questi “uomini blu”, chiamati così per via del loro shesh, il lungo pezzo di stoffa blu con il quale si coprono la testa e il viso e che, stingendosi, lascia loro un po’ di colore sul volto.

Fierissimi della loro etnia, si sentono e si comportano come persone libere, bravissimi nell’andare a cavallo, insostituibili guide nel deserto. Parlano il tamashek, un idioma d’origine berbera, ma normalmente il francese lo capiscono e lo parlano benissimo.

L’Algeria è raggiungibile dall’Italia con diversi voli. L’Air Algerie, garantisce collegamenti con Tamanrasset (o altre località) a 1400 metri d’altezza, ex villaggio isolato nel deserto, è al centro di un crescente traffico turistico, grazie alla sedentarizzazione dei Tuareg, conta una popolazione di circa 40.000 abitanti. In pratica non c’è nulla, ma è e resta uno dei grandi miti del Sahara.

Prima d’inoltrarsi nel deserto  algerino, occorre abituarsi al ritmo lento e rassicurante dei Tuareg, che non sembrano avere mai fretta. Ostentano invece sicurezza di fronte ai turisti, nel preparare il viaggio nel deserto. Si parte, ma non prima di aver raccolto la legna per accendere il fuoco. Un rito che si ripete tre volte al giorno: per la colazione del mattino, per il pranzo e per la cena. Le pietanze dei Tuareg sono preparate con prodotti ricavati dai loro animali.

Un’alimentazione costituita da latte cagliato, burro fermentato, datteri e cereali, il miglio soprattutto, dal quale ottengono la farina. Il pane viene cotto nella sabbia, pronto in pochissimo tempo. Mangiano - e chi va con loro mangerà - anche una sorta di polenta di miglio senza spezie o salse, accompagnata da latte fresco cagliato oppure burro fuso.
La carne c’è quando si uccide una capra, in onore degli ospiti, ma secondo la tradizione mussulmana e  poi si cucina in vari modi. A fine pasto è quasi d’obbligo il te.
 
La zona dell'Hoggar, nel sud del paese, è da attraversare nell’arco di sei-sette giorni, è un altopiano roccioso a gradinate sul quale spiccano vette isolate, resti di antiche attività vulcaniche; il più elevato è Tahat che supera i 2900 metri. Il Tassili n'Ajjer è invece formato da un altopiano terrazzato ai margini del massiccio dell'Hoggar, con guglie incise dall'erosione. La zona del Tassili è annoverato tra i maggiori centri dell'arte rupestre sahariana, celebre per le numerose pitture sulle pareti.

La regione dell'Hoggar è da sempre considerata una delle più belle del Sahara. I neri picchi vulcanici del massiccio omonimo, che circondano l'eremo di Focault a oltre 2500 metri, trasmettono sensazioni primordiali. Così come le piscine naturali tra le rocce, che solo i tuareg conoscono perché è lì che vanno a fare l’approvvigionamento d’acqua. I faraglioni di arenaria di Tagrera, roccioni e dalle forme stravaganti che escono dalla sabbia dorata. Il misterioso fiume fossile Tin Tarabine, i castelli di Tahaggart, così densi di richiami preistorici, le vette mozzafiato di Youfehakit, autentiche cattedrali del Sahara,

Altro itinerario - da compiere più o meno in cinque giorni - è quello sull'altopiano del Tasssili con 3 giorni in auto, tra rocce e dune. È come entrare in una enorme galleria d'arte rupestre, la più grande al mondo. Una forma d’espressione artistica con pitture molto belle ed evidenti, appartenenti a stili diversi in un ambiente davvero fantastico. Prima tappa: l'oasi di Djanet, in verità un po' faticosa, ma 4-5 ore si arriva sulle rocce di Tamrit. Nei giorni successivi il viaggio prosegue secondo titmi più lenti sempre al seguito dei Tuareg, che riescono a far scoprire   foreste di roccia da attraversare fra vie, piazze, incroci che sembrano appartenere a città antichissime.


C’è poi da suggerire un percorso attraverso il Sahara centrale, da Djanet a Tamanrasset. Classica traversata del deserto, nel sud dell'Algeria nella sua parte centrale. Dall'oasi di Djanet, chiamata la “perla”, a non molta distanza dal confine libico, si parte e si attraversano le vallate del Tadrart Acacus, con i suoi immensi scenari naturali, ultimi avamposti dell'altopiano del Tassili, che si perde nelle sabbie del Sahara. Le grotte con le opere rupestri risalenti alla preistoria, le guglie di roccia disegnata dal vento e dalla sabbia, le dune rosa dell'erg d'Admer. La grande traversata sahariana continua poi lungo il confine con il Niger, attraversando le distese di sabbia a 360° del Ténéré, dove la sensazione del Nulla globale si riaffaccia prepotente. Dalle dune dell'erg Kilian, fino ai castelli di roccia di Youfehakit e Tahaggart, si arriva finalmente a Tamanrasset.