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La bellezza della giovane età

La città vecchia è il simbolo dell'antico e del nuovo: si possono scoprire numerosi ristoranti tipici, testimonianza delle migliori tradizioni della cucina tradizionale

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Una città giovane, che ha voglia di vivere, ma non vuole perdere le sue memorie. Varsavia è lo specchio fedele della nuova Polonia. Simbolo di questa felice dicotomia tra antico e nuovo è la città vecchia dove si possono scoprire numerosi ristoranti tipici, testimonianza delle migliori tradizioni della cucina tradizionale Numerose le attrattive dei tantissimi pub, discoteche, caffetterie che si susseguono senza tregua. Oggi il centro storico è pieno di locali notturni e bar modernissimi, frequentati da un vivace e rumoroso popolo di nottambuli. Tanto che qualche anno fa il sindaco ha dovuto imporre limiti di orario per «eccesso di esuberanza giovanile». La formula più in voga è quella del bar-ristorante-club dove i piatti tradizionali sono stati rimpiazzati da ricette fantasiose come  la zuppa di pomodoro al gin.
Il migliore ristorante viene considerato  Bardados (ul Wierzbourg 9, tel. 0048.22.827.7161). Ma Varsavia non è soltanto gioia di vivere, allegria e fare tardi. Il turista non  può trascurare la Cittadella, fortezza prigione fatta erigere dallo zar Nicola nel 1832, i quartiere di Muranow, con il monumento agli eroi del ghetto (gli ebrei sterminati a Varsavia sono stati 350 mila) e l'itinerario reale, dal Castello fino al parco di Lazienki, tra palazzi, chiese e monumenti.  Da visitare anche il Castello reale (Zamek Kròlewski), la cattedrale di San Giovanni Battista, Ulica Dluga (la via lunga), di aspetto neoclassico; la Cytadela sulla collina Zoliborz, il Palac Zamoyskich (il palazzo azzurro), Il Museo Kolkcij Jana Pawia II
 (Plac Bankowy 1,  telefono: (22) 620 27 25 ). In questo musei ci sono i quadri donati da Papa Giovanni Paolo II. Varsavia è ancora oggi nell'immaginario collettivo quella raccontata in note musicali e armonia da  Chopin e quella , cruda, a volte spettrale  ma sempre poetica del regista cinematografico Kiewslowsky. Il suo "Decalogo” disegna tra l'altro una città fredda, apparentemente apatica ma pronta a reagire  alla stupidità umana. Sembra il manifesto di questa città, da scoprire piano piano.