✕

Folgorante Medio Oriente

Un abbraccio tra due civiltà, tra Bibbia e Corano, tra Maometto e Gesù. Dove ritrovi la grandezza della Roma Imperiale e lo sfarzo e il fascino delle grandi città della Mezzaluna. E dove è facile restare incantati
3 minuti di lettura
Folgorati? Sì. Sulla via di Damasco. Metti quando scendi all'aeroporto e vedi al centro di un cortile, in vetrina come fosse un giocattolone, la ricostruzione di un tempio omayyade. E tanti occhi neri e dolci che ti scivolano sulla pelle. Metti la mercedes-taxi nera lucida tipo Sua Santità che ti scarrozza fino all'albergo per trenta chilometri d'autostrada, fra tanto verde che più verde non c'è. Poi eccoti Damasco che, come tutti i luoghi del mondo quando li tocchi, non ha più la dimensione del sogno.

Ma quello lì, è Monte Mario? No, è il Cassium, un monticello che sovrasta la città su cui vedi il nurite Meymon (Golan) ove Caino ammazzò Abele. Una volta, poi, tolte al carciofo metropolitano le tante foglie dei grattacieloni che ne incapsulano il cuore, tu troverai questo cuore della più festosa, friccicante gioiosità e familiarità come fosse quello di una vecchia Milano manzoniana, o di una Roma dalle parti del Pantheon.

Tu troverai Roma e Damasco che vanno a braccetto, l'Oriente e l…
Folgorati? Sì. Sulla via di Damasco. Metti quando scendi all'aeroporto e vedi al centro di un cortile, in vetrina come fosse un giocattolone, la ricostruzione di un tempio omayyade. E tanti occhi neri e dolci che ti scivolano sulla pelle. Metti la mercedes-taxi nera lucida tipo Sua Santità che ti scarrozza fino all'albergo per trenta chilometri d'autostrada, fra tanto verde che più verde non c'è. Poi eccoti Damasco che, come tutti i luoghi del mondo quando li tocchi, non ha più la dimensione del sogno.

Ma quello lì, è Monte Mario? No, è il Cassium, un monticello che sovrasta la città su cui vedi il nurite Meymon (Golan) ove Caino ammazzò Abele. Una volta, poi, tolte al carciofo metropolitano le tante foglie dei grattacieloni che ne incapsulano il cuore, tu troverai questo cuore della più festosa, friccicante gioiosità e familiarità come fosse quello di una vecchia Milano manzoniana, o di una Roma dalle parti del Pantheon.

Tu troverai Roma e Damasco che vanno a braccetto, l'Oriente e l'Occidente in zabaglione. Ma c'è di più. Tu inciampi nell'acqua a ogni piè sospinto, per via di un fiumicello capriccioso intorno al quale scherza l'urbanistica della città. Il birichino si chiama Barada e forma 15 fiumicelli intorno ai quali si snodano altrettanti parchi chiamati "Giardini della Gioia". Folgorati? Sì. Sulla via di Damasco.

È veramente, questa, la "Mezzaluna Fertile" di cui i Romani presero il simbolo della V Legione di Settimio Severo. Non c'è una cicca, una cartaccia sul suolo pubblico. Se entri nel "Parco Settembre" tu toccherai con mano la verità coranica del rispetto della cosa comune. Tra Maometto e Gesù, tra Bibbia e Corano, eccoci nel centro antico dove frigge la vita e la gente si accavalla come in un formicaio.


Nella Moschea Omayyade accanto allo smisurato cortile, ce n'è un'altra di moschea, piccolina, dove a piedi scalzi tutti piangono e sbaciucchiano una grata di fine argento al di là della quale giace il fagotto damascato che avvolge la testa di San Giovanni Battista, recisa dall'empia Salomè.

Stiamo quindi tra il dramma di Oscar Wilde e l'opera di R. Strauss. Per abbracciare ancor più questo abbraccio tra Oriente e Occidente, tra Maometto e Gesù, scendi 23 scalini ed eccoti come in una catacomba, la criptochiesa della Conversione di S. Paolo mentre dal minareto scende l'ondivago lamento del muezzin che invita alla preghiera. Qui tutto è santo nel ricordo di Anania, il discepolo mite del Nazzareno, le cui mani (pranoterapiche?) compirono il miracolo di far cadere le squame che offuscavano gli occhi di Paolo. Questo piccolo, gobbo, vulcanico e gigantesco cittadino romano nato a Tarso detto Saulo, crudele seguace della tribù giudea di Beniamino, ha dato a Damasco il timbro doc dell'universalità. Ma il pot-pourri non finisce qui.

Una volta usciti dalla Città Santa ben difesa dai blocchi di pietra romani di Settimio Severo, eccoti, all'ingresso del souk, il miracolo di Loreto. Perché giusto gli angioli devono aver portato qui, tale e quale, il gruppo archeologico del Portico d'Ottavia. Colonne, marmi, timpani, gli stessi. Settimio Severo, come devi aver amato, tu africano di Leptis Magna, questa terra dove in moglie prendesti la robusta (d'ingegno) Giulia Donna. Tragica Giulia, alla quale fu ucciso il figlio Geta dal figlio Caracalla, e finì suicida ad Alessandria.

Questi ed altri fantasmi aleggiano nella fantasmagoria del souk dove Bab Sharki vende spezie, e George, un po' gay, vende "Silver Oriental/Clothes Brocar", ti accarezza con gli occhi e occupa le mani con una coroncina. Con poche lire siriane (una lira sono 35 delle nostre) riempirete la valigia. La suggestione diventa trip oltre Porta Bab Sharki un Anania street.

È il long-souk della via dei Cristiani, cuore vero di Damasco. Dove il Diavolo e l'Acqua Santa vanno a braccetto in nome del cielo che da lassù ha un unico Dio. Le vetrine son sgargianti dei prodotti di Ebla, tazze, vetri, damaschi antichi e recenti, vasi in cristallo che sembrano gioielli. Elias, 23 anni, per una lira ci vende una scatola in avorio e ci offre il caffè seduti sui cuscini, ha il padre ingegnere e due fratelli che lavorano l'oro. Tre anni fa ha aperto il negozio, è cristiano e ha  la fidanzata "che non si concede fino al matrimonio".

È nato a Porta Bab Thuma dove avvenne il miracolo di S. Paolo. Ma le signore damascene tutte di cera, che spettacolo sanno dare al Museo di Palazzo Asam, ma che spettacolo! Lì rivive la vita di casa: cucine, pentole, piatti, lenzuola, bambini, scuole, nozze, pellegrinaggi alla Mecca, tutti in vetrina da subire un bombardamento da sindrome.

Poi, non ci credereste, su di un chicco di grano dietro a una lente, leggerete una pagina del Corano. Ovviamente non la leggerete. E per guardare il cielo e i suoi abitanti andrete al Souk Sarouja. Chilometri di cielo in gabbie gabbione gabbiette nella metropoli dei volatili dove la fa da regina la Colomba Bianca. Lasciva, amorosa immagine d'Oriente! Al piccolo souk, vicino ai giardini del Museo delle Armi, passeggerete come a via Condotti o a via Montenapoleone, tra ori e gioielli e pret-à-porter taglia Zenobia, regalmente venduti alla modica cifra di 60, massimo 100 mila lire.

Scherzi d'Oriente! Come quello che ti capita camminando di notte e la città è verde, rossa, gialla che sembra un Luna Park. Niente viados, ladri, battonaggio. Cammini tranquillo nella città sterminata, quattro milioni di abitanti, guardie e fucili a ogni angolo. No sirene di "volanti", no porte blindate. Vai, notte e giorno tranquillo, sui piccoli mezzi ronzanti come api, rapidi, puliti, dove non paghi il biglietto. Eppoi, in piazza della Repubblica, alzi gli occhi fino alle stelle dove arriva la Spada di Saladino, un Altare della Patria che può essere il simbolo di Damasco.

Bombardata dai francesi nel 1926, l'urbanista Danger la rifece, seguito, nell'opera di ricostruzione, da Michael Ecochard.
È l'una di notte. A vederla dal Cavalcavia Assan che scavalca la grande arteria Shoukky che spacca la città in due per venti chilometri, tu dici che proprio hai speso bene i tuoi soldi per fare questo viaggio. Anche perché non incontri un'anima che ti dice "quanto me dai?". Intanto che la luna ti dice di andare a letto.