Kuala Lumpur, grattaceli e moschee
La capitale della Malesia, con i suoi forti richiami orientali, il vorticoso miscuglio di etnie e culture, in equilibrio tra l'antico e il modernissimo. Lo shopping nei quartieri dove l'artigianato offre prodotti di altissimo pregio
Nella lingua malese Kuala Lumpur significa «città sul fiume fangoso». Un nome probabilmente affatto consono ad una moderna capitale inorgoglita dai suoi grattacieli sfavillanti, ma insostituibile per ricordare le sue origini umili. Poco meno di due milioni di abitanti, numeri poco usuali per una metropoli asiatica, KL - come la chiamano i malesi - fa di tutto per mantenersi in equilibrio tra passato e futuro, tradizione e tecnologia e architetture futuristiche.
L'impatto iniziale è assai simile a quello che si ha uscendo dall'aeroporto di una qualsiasi altra capitale del mondo industrializzato: costruzioni altissime, autostrade, snodi, shopping center a non finire, cantieri ovunque, il traffico caotico e, incombenti da qualsiasi punto d'osservazione, le Torri Gemelle Petronas, 88 piani di vetro e acciaio, simbolo per anni di quella "tigre malese" che ha a lungo ruggito verso il mondo occidentale, tentando di far paura.
Poi tanto caldo. Ma quello umido, acquoso, di tipo tropicale che a…
L'impatto iniziale è assai simile a quello che si ha uscendo dall'aeroporto di una qualsiasi altra capitale del mondo industrializzato: costruzioni altissime, autostrade, snodi, shopping center a non finire, cantieri ovunque, il traffico caotico e, incombenti da qualsiasi punto d'osservazione, le Torri Gemelle Petronas, 88 piani di vetro e acciaio, simbolo per anni di quella "tigre malese" che ha a lungo ruggito verso il mondo occidentale, tentando di far paura.
Poi tanto caldo. Ma quello umido, acquoso, di tipo tropicale che a…
Nella lingua malese Kuala Lumpur significa «città sul fiume fangoso». Un nome probabilmente affatto consono ad una moderna capitale inorgoglita dai suoi grattacieli sfavillanti, ma insostituibile per ricordare le sue origini umili. Poco meno di due milioni di abitanti, numeri poco usuali per una metropoli asiatica, KL - come la chiamano i malesi - fa di tutto per mantenersi in equilibrio tra passato e futuro, tradizione e tecnologia e architetture futuristiche.
L'impatto iniziale è assai simile a quello che si ha uscendo dall'aeroporto di una qualsiasi altra capitale del mondo industrializzato: costruzioni altissime, autostrade, snodi, shopping center a non finire, cantieri ovunque, il traffico caotico e, incombenti da qualsiasi punto d'osservazione, le Torri Gemelle Petronas, 88 piani di vetro e acciaio, simbolo per anni di quella "tigre malese" che ha a lungo ruggito verso il mondo occidentale, tentando di far paura.
Poi tanto caldo. Ma quello umido, acquoso, di tipo tropicale che addormenta i riflessi, i movimenti e il comportamento diffuso tra la gente, così rilassato e semplice. KL è una sorta di moderna torre di Babele, città multietnica per il continuo sovrapporsi di mondi diversi, con le sue diverse tradizioni e le inevitabili contraddizioni che finiscono per affascinare i viaggiator curiosi.
E così, l'odore intenso propagato da un tempio buddhista, il profumo di gelso di una corona offerta alle divinità indù, le cantilene dei dialetti cinesi che inondano le caffetterie, il trionfo cromatico della frutta esposta nei mercati, come i sorrisi e i volti dalle infinite sfumature orientali, catturano i visitatori di questa città dove s'incrociano occhi timidi di donne, vestite col tudung (il velo islamico) ma anche con abiti moderni.
E poi i ristoranti, sempre pieni di gente, dove si assaggiano le varietà della cucina locale, i mercatini notturni in ogni quartiere, per comprare cibo appena cucinato. KL intanto cresce e si abbellisce di nuovi complessi residenziali, firmati da architetti famosi, frequenta le boutique di lusso e il design, ma resta la capitale di una nazione islamica, che vanta la moschea con la cupola più grande del mondo (a Shah Alam) e attira turisti da Paesi di rigidissima osservanza come Iran e Arabia Saudita.
Il gran caldo, i lunghi viali a sei corsie, il traffico diurno e notturno, aggiunto alla pressoché totale assenza di marciapiedi, non incoraggiano le passeggiate in diverse zone di Kuala Lampur, nonostante tra un quartiere e l'altro non ci sia poi molta distanza. si consiglia così di raggiungere la zona prescelta con la LRT (metropolitana leggera).
Oppure la Monorail (il treno monorotaia) o ancora con un taxi. Nonostante sia obbligatorio, è difficile che i tassisti facciano funzionare il tassametro. Alcune compagnie praticano tariffe fisse, ma in ogni caso prima di salire a bordo è consigliabile concordare il prezzo, tenendo conto che la tariffa è di 2 RM per i primi 2 chilometri.
Gli edifici coloniali e la Little India. Raja Laut all'incrocio con Lebuh Pasar Besar, sorge l'OId City Hall sede del vecchio Municipio, costruita nel 1904. All'interno, l'Auditorium fu per molti anni l'unico teatro di Kuala Lumpur. Verso Nord, l'incrocio di Jl Tunku Abdui Rahman e Jl Tun Perak racchiude un altro grandioso edificio del periodo coloniale, la Oid High Court.
Sulla Jl TAR (la vecchia Batu Road battuta dai minatori di stagno) si veder invece la facciata della OId High Court, un palazzo con due ordini di arcate, arrotondate e a punta e agli angoli, in corrispondenza con le ex sale da pranzo, ci sono torri sormontate da una cupola. Oggi c'è il Palazzo di Giustizia.
Chinatown. Subito a Sud della Moschea Jamek imboccando Jl Benteng, si entra a Chinatown. Camminando si consiglia di alzare gli occhi per vedere le storiche shophouse cinesi non demolite e, in alcuni casi, restaurate. Sono su due livelli, con il negozio aperto sulla via e l'abitazione al piano superiore. Le più belle, in stile neoclassico, con le facciate ornate da ghirlande, si trovano girando a destra, all'altezza di Medan Pasar (piazza del Mercato Vecchio).
Seguendo la strada, sull'angolo, c'è la MS Ally Company, la farmacia storica di Kuala Lumpur. All'incrocio con Lebuh Pudu, attraversate e girate a destra, poi a sinistra nel vicolo che porta al piccolo tempio taoista di Sze Ya. È il più antico di KL. Nel Centrai Market ci sono 120 negozi, che rappresentano un'occasione per conoscere la varietà dei prodotti artigianali della Malaysia.
L'articolo più diffuso sono i tessuti batik, in cotone, seta, satin o rayon, decorati e coloratissimi. I più belli sono fatti a mano con la tecnica della cera, gli altri stampati con i disegni incisi su blocchi di legno. Più raffinato e costoso è il songket, il tradizionale broccato malese, intessuto con fili in oro o argento e venduto in tagli per fare abiti da cerimonia.
L'impatto iniziale è assai simile a quello che si ha uscendo dall'aeroporto di una qualsiasi altra capitale del mondo industrializzato: costruzioni altissime, autostrade, snodi, shopping center a non finire, cantieri ovunque, il traffico caotico e, incombenti da qualsiasi punto d'osservazione, le Torri Gemelle Petronas, 88 piani di vetro e acciaio, simbolo per anni di quella "tigre malese" che ha a lungo ruggito verso il mondo occidentale, tentando di far paura.
Poi tanto caldo. Ma quello umido, acquoso, di tipo tropicale che addormenta i riflessi, i movimenti e il comportamento diffuso tra la gente, così rilassato e semplice. KL è una sorta di moderna torre di Babele, città multietnica per il continuo sovrapporsi di mondi diversi, con le sue diverse tradizioni e le inevitabili contraddizioni che finiscono per affascinare i viaggiator curiosi.
E così, l'odore intenso propagato da un tempio buddhista, il profumo di gelso di una corona offerta alle divinità indù, le cantilene dei dialetti cinesi che inondano le caffetterie, il trionfo cromatico della frutta esposta nei mercati, come i sorrisi e i volti dalle infinite sfumature orientali, catturano i visitatori di questa città dove s'incrociano occhi timidi di donne, vestite col tudung (il velo islamico) ma anche con abiti moderni.
E poi i ristoranti, sempre pieni di gente, dove si assaggiano le varietà della cucina locale, i mercatini notturni in ogni quartiere, per comprare cibo appena cucinato. KL intanto cresce e si abbellisce di nuovi complessi residenziali, firmati da architetti famosi, frequenta le boutique di lusso e il design, ma resta la capitale di una nazione islamica, che vanta la moschea con la cupola più grande del mondo (a Shah Alam) e attira turisti da Paesi di rigidissima osservanza come Iran e Arabia Saudita.
Il gran caldo, i lunghi viali a sei corsie, il traffico diurno e notturno, aggiunto alla pressoché totale assenza di marciapiedi, non incoraggiano le passeggiate in diverse zone di Kuala Lampur, nonostante tra un quartiere e l'altro non ci sia poi molta distanza. si consiglia così di raggiungere la zona prescelta con la LRT (metropolitana leggera).
Oppure la Monorail (il treno monorotaia) o ancora con un taxi. Nonostante sia obbligatorio, è difficile che i tassisti facciano funzionare il tassametro. Alcune compagnie praticano tariffe fisse, ma in ogni caso prima di salire a bordo è consigliabile concordare il prezzo, tenendo conto che la tariffa è di 2 RM per i primi 2 chilometri.
Gli edifici coloniali e la Little India. Raja Laut all'incrocio con Lebuh Pasar Besar, sorge l'OId City Hall sede del vecchio Municipio, costruita nel 1904. All'interno, l'Auditorium fu per molti anni l'unico teatro di Kuala Lumpur. Verso Nord, l'incrocio di Jl Tunku Abdui Rahman e Jl Tun Perak racchiude un altro grandioso edificio del periodo coloniale, la Oid High Court.
Sulla Jl TAR (la vecchia Batu Road battuta dai minatori di stagno) si veder invece la facciata della OId High Court, un palazzo con due ordini di arcate, arrotondate e a punta e agli angoli, in corrispondenza con le ex sale da pranzo, ci sono torri sormontate da una cupola. Oggi c'è il Palazzo di Giustizia.
Chinatown. Subito a Sud della Moschea Jamek imboccando Jl Benteng, si entra a Chinatown. Camminando si consiglia di alzare gli occhi per vedere le storiche shophouse cinesi non demolite e, in alcuni casi, restaurate. Sono su due livelli, con il negozio aperto sulla via e l'abitazione al piano superiore. Le più belle, in stile neoclassico, con le facciate ornate da ghirlande, si trovano girando a destra, all'altezza di Medan Pasar (piazza del Mercato Vecchio).
Seguendo la strada, sull'angolo, c'è la MS Ally Company, la farmacia storica di Kuala Lumpur. All'incrocio con Lebuh Pudu, attraversate e girate a destra, poi a sinistra nel vicolo che porta al piccolo tempio taoista di Sze Ya. È il più antico di KL. Nel Centrai Market ci sono 120 negozi, che rappresentano un'occasione per conoscere la varietà dei prodotti artigianali della Malaysia.
L'articolo più diffuso sono i tessuti batik, in cotone, seta, satin o rayon, decorati e coloratissimi. I più belli sono fatti a mano con la tecnica della cera, gli altri stampati con i disegni incisi su blocchi di legno. Più raffinato e costoso è il songket, il tradizionale broccato malese, intessuto con fili in oro o argento e venduto in tagli per fare abiti da cerimonia.