il sole di Lawrence d’Arabia
Elena Dusi E Paolo PieracciniÈ Il paese dei panorami dove l'orizzonte È più largo, dei raggi di luce che al tramonto si insinuano tra gli speroni rocciosi, delle ombre che si inseguono negli anfratti degli uadi. È Il Regno dei beduini con il viso corrugato dal vento. È La terra dello Uadi Romm, il deserto infuocato conquistato dal leggendario eroe inglese.
Giordania, il paese dei panorami dove l'orizzonte è più largo. Terra di deserto, di paesaggi, di sabbie dalle sfumature multicolori, di raggi di sole che al tramonto si insinuano tra gli speroni rocciosi, di ombre che si inseguono negli anfratti degli uadi.
Regno dei beduini in jallabia dal viso corrugato dal sole e dal vento, ormai più simili a cortecce di vecchi tronchi che a uomini. Paese di sudditi miti e innamorati del proprio re, la cui immagine discreta e composta appare a ogni angolo delle città, insieme a quella del mai dimenticato Hussein.
Meta di un turismo che può essere archeologico, religioso o naturalistico.
E proprio la natura che offre spazi ampi e colori variegati può essere considerata come il filo conduttore di un viaggio in Giordania.
«Con questi pensieri nella testa entrammo nello Uadi Romm - scrive Lawrence d'Arabia nei Sette Pilastri della Saggezza - ancora fervido dei colori del tramonto; le pietre erano rosse come nuvole d'occidente, e pari a loro per altezza…
Regno dei beduini in jallabia dal viso corrugato dal sole e dal vento, ormai più simili a cortecce di vecchi tronchi che a uomini. Paese di sudditi miti e innamorati del proprio re, la cui immagine discreta e composta appare a ogni angolo delle città, insieme a quella del mai dimenticato Hussein.
Meta di un turismo che può essere archeologico, religioso o naturalistico.
E proprio la natura che offre spazi ampi e colori variegati può essere considerata come il filo conduttore di un viaggio in Giordania.
«Con questi pensieri nella testa entrammo nello Uadi Romm - scrive Lawrence d'Arabia nei Sette Pilastri della Saggezza - ancora fervido dei colori del tramonto; le pietre erano rosse come nuvole d'occidente, e pari a loro per altezza…
Giordania, il paese dei panorami dove l'orizzonte è più largo. Terra di deserto, di paesaggi, di sabbie dalle sfumature multicolori, di raggi di sole che al tramonto si insinuano tra gli speroni rocciosi, di ombre che si inseguono negli anfratti degli uadi.
Regno dei beduini in jallabia dal viso corrugato dal sole e dal vento, ormai più simili a cortecce di vecchi tronchi che a uomini. Paese di sudditi miti e innamorati del proprio re, la cui immagine discreta e composta appare a ogni angolo delle città, insieme a quella del mai dimenticato Hussein.
Meta di un turismo che può essere archeologico, religioso o naturalistico.
E proprio la natura che offre spazi ampi e colori variegati può essere considerata come il filo conduttore di un viaggio in Giordania.
«Con questi pensieri nella testa entrammo nello Uadi Romm - scrive Lawrence d'Arabia nei Sette Pilastri della Saggezza - ancora fervido dei colori del tramonto; le pietre erano rosse come nuvole d'occidente, e pari a loro per altezza. Sentimmo come Romm calmasse ogni eccitazione con la sua tranquilla bellezza. La sua imponenza ci rendeva molto piccoli, ci liberava da quella patina di ilarità con cui avevamo cavalcato nella gioconda pianura».
Dallo Uadi Romm Lawrence d'Arabia lanciò la rivolta del deserto, che nel 1917-1918 portò alla disfatta dell'impero ottomano in medio oriente. Molte scene del "Lawrence d'Arabia" di David Lean furono filmate proprio qui.
Oggi questa fetta di deserto piatto e sabbioso da cui si ergono magnifiche costruzioni rocciose dalle forme più diverse, costellato da radi cespugli arsi dal sole, è abitato solo da beduini e rappresenta una meta per gli appassionati di trekking, cavalcate e arrampicate.
Ma il panorama simbolo della Giordania oggi è quello contemplato dal Papa dalla sommità del Monte Nebo, mostratoci da tutti i giornali. Da lì si può vedere l'intera Palestina, il Giordano, il Mar Morto, l'oasi di Gerico.
Nelle giornate serene lo sguardo arriva fino a Gerusalemme, lambendo i monti calcarei della Giudea e Betlemme.
Un po' più a sud appaiono Hebron e i primi rialzi dell'altopiano del Negev, mentre a nord si stagliano in lontananza le colline della Samaria, con i monti Ebal e Garizim. Nelle giornate perticolarmente limpide si possono perfino intravedere le cime quasi sempre innevate del Monte Hermon da cui, nell'ampia depressione che si apre ai suoi piedi, come un immenso serpente scende sinuoso il Giordano prima di tuffarsi nel Mar Morto. Il paesaggio appare identico a quello che - secondo la Bibbia - doveva aver visto Mosè subito prima di morire. L'intera area appartiene ai francescani, che dagli anni '30 vi scavano effettuando continue scoperte archeologiche. Il Nebo ospitò, infatti, numerose comunità di cristiani fin dai primi secoli dopo Cristo.
Le chiese costruite sul monte sono ornate da stupendi mosaici - tra i più estesi e preziosi di tutto il medio oriente - che raffigurano disegni floreali e geometrici, scene di pastorizia e di caccia, fornendo così preziose informazioni sul modo di vivere della popolazione del luogo. La fauna, in particolare, doveva essere ben più ricca dell'attuale. Protagonisti delle immagini sono infatti leoni, zebre, orsi, cinghiali, pantere e perfino struzzi.
La «capitale» dei mosaici è Madaba, il più importante centro cristiano della Giordania, situata sulla storica «Strada dei Re», 30 km a sud di Amman e 10 km a sud est del Monte Nebo. Le prime, stupende, raffigurazioni videro la luce qui alla fine dell'Ottocento. Il mosaico più importante dell'intera regione - la famosa «Carta di Madaba» - si trova custodito nella chiesa ortodossa di San Giorgio. In origine era composto da più di due milioni di tessere e si estendeva per ben 25 metri quadrati. Vi era rappresentata buona parte del medio oriente così come appariva nel VI secolo, dal Mediterraneo al deserto e dal delta del Nilo al Libano, racchiudendo tutti i luoghi biblici più famosi. Si tratta di un documento importantissimo per lo studio della topografia dell'epoca bizantina. Al centro della Carta vi è naturalmente Gerusalemme, di cui si riconoscono le mura, il Cardo Maximus, il Santo Sepolcro e altre chiese ora scomparse. Un tocco di sottile ironia è dato dall'immagine di alcuni pesci che cercano disperatamente di risalire il Giordano per non morire nelle acque salatissime del Mar Morto.
La capitale Amman, abitata fin dal 3500 a.C. e ribattezzata dai romani Filadelfia, è oggi una tipica caotica città araba con pochi monumenti interessanti. Anche se non ha perso la sua aria popolare da grande villaggio, Amman è una città di banche, dove è possibile trovare Internet in molti caffè e dove sono stati aperti ben sei ristoranti MacDonald's. L'antica Filadelfia faceva parte della Decapoli, una lega commerciale mediorientale sorta nell'ambito dell'impero romano nel I secolo a.C. e tramontata solo nel VII secolo d.C. a causa della conquista Omaiade della regione. I poli di questa alleanza economica - che, nonostante il nome, erano sicuramente più di dieci - erano uniti da strade pavimentate per favorire gli scambi. Della sua identità romana Amman ha conservato un ripido anfiteatro del II secolo a.C., un Odeon, un Ninfeo e il Tempio di Ercole. Come la città eterna, anche Amman fu costruita su sette colli, che ora sono cresciuti a 19.
Dalla sommità di ciascuno di essi è possibile ammirare il panorama della città, che appare come un labirinto di strade invase da un traffico brulicante di uomini e macchine (gli abitanti sono infatti oltre un milione). Il cuore pulsante di Amman è senza dubbio il Downtown (al-uasat al-madina), il punto più basso dell'intera città, circondato da colline su quattro lati e dove si trova la moschea King Hussein, la più antica della capitale, costruita nello stesso luogo dove sorgeva il tempio fondato dal califfo Omar nel 640. Nel Downtown si concentrano bancarelle, fumerie, locali di infima qualità, alberghi da diecimila lire a notte, ma anche librerie, caffè e i migliori ristoranti dove gustare il mensaf, il piatto tipico dei beduini giordani.
Il centro più bello della Decapoli, secondo solo a Petra per meraviglia, è Jerash, situata a nord di Amman a metà strada con il confine siriano. Per secoli le rovine della città sono rimaste coperte da una coltre di sabbia. Il loro ritrovamento è avvenuto nel 1806 ad opera di un viaggiatore tedesco. Nonostante sia stato scavato solo il 10 per cento dell'intero complesso urbano, Jerash è il sito che contiene i più ricchi resti romani del medio oriente. L'età d'oro della città iniziò nel IV secolo a.C. con il regno di Alessandro Magno, ma è in epoca romana che il centro fiorì maggiormente e - trovandosi proprio al crocevia dei traffici con l'oriente - giunse a essere abitato da ben 15 mila persone. Nel 129 d.C. l'imperatore Adriano volle visitare la città. In quell'occasione fu costruito l'Arco di Trionfo tuttora visibile, anche se non nella sua monumentalità originaria. Ovunque si volga lo sguardo Jerash lascia a bocca aperta, con i suoi tre teatri, l'ippodromo, innumerevoli templi innalzati alle divinità dell'Olimpo, bagni e ninfei. Le colonne erette a tutt'oggi sono 260, anche se alcune presentano i segni di una ricomposizione maldestra. L'emozione più grande si prova nel percorrere i 600 metri di lunghezza del Cardo Maximus (la principale strada della città) intersecato da due decumani, anch'essi fiancheggiati da colonne e con i segni del passaggio dei carri impressi nel pavimento.
Tra i resti si nota ancora il sofisticato sistema di fognature, mentre con poco sforzo si possono immaginare i portici, le botteghe e gli edifici pubblici più importanti della città che costeggiavano il cardo. Il primato del monumento più spettacolare va senz'altro al Tempio di Artemide, ma anche i teatri meritano una visita accurata. Quello a nord era dedicato alla musica e alla poesia, mentre quello a sud ospitava preferibilmente gli spettacoli acquatici. Un complicato sistema idraulico, visibile in parte ancora oggi, trasformava infatti l'emiciclo in una piscina. Gli spettatori potevano prenotare i loro posti, come dimostrano le lettere in greco incise sui sedili. Ancora oggi, grazie alla perfetta acustica, ogni anno a Jerash si svolge un importante festival internazionale di musica, arte e balletto, con cantanti ed espositori provenienti da tutto il mondo arabo.
Continuando il tour della Decapoli si giunge all'estremo nord dove, quasi al confine con la Siria, incontriamo un altro straordinario panorama. Siamo a Umm Qays, l'antica Gadara di romana memoria, dove la leggenda vuole si trovino gli ulivi più antichi del mondo. Questo terrazzo naturale a strapiombo sul lago di Tiberiade non offre solo un incredibile spettacolo per gli occhi, ma anche una lezione di geografia politica. Di fronte vi sono infatti le alture del Golan, per il momento occupate dagli israeliani per ragioni di sicurezza, ma prezzo delle trattative per la pace con la Siria. L'altopiano domina la pianura sottostante, in cui si concentrano le maggiori risorse idriche della regione: il lago di Tiberiade, il suo emissario Giordano, il fiume Yarmuk che segna il confine tra Giordania e Siria prima di gettarsi nel Giordano e numerosi altri piccoli laghi. Un tesoro che in questa regione è più prezioso dei pozzi di petrolio.
A Gadara, secondo il Vangelo di Matteo, Gesù compì uno dei suoi miracoli liberando i due indemoniati dagli spiriti maligni, che furono trasformati in un branco di porci e fuggirono gettandosi nel lago di Tiberiade. Tra i resti romani più importanti della città vi sono un teatro, una via fiancheggiata da colonne e i resti delle terme.
Un bagno termale è proprio quel che ci vuole per ristorarsi dalle fatiche dei trekking archeologici. Basta recarsi a Zarka Ma'in (conosciuta anche come Hammamat Ma'in, i Bagni di Ma'in), a poca distanza dalle rive del Mar Morto. Sulle sue rive, avvicinandosi per una discesa mozzafiato, si possono ammirare delle multiformi costruzioni saline. Nei pressi di Zarka Ma'in veniva a bagnarsi anche Erode il Grande. Le acque calde, ricche di sali mineral, sono indicate per le malattie reumatiche e della pelle e vengono raccolte nelle piscine del complesso alberghiero sottostante.
I prezzi abbordabili rendono la zona affollata in ogni periodo dell'anno e la chiassosa allegria di turisti, locali e ragazzi in gita scolastica, insieme al caldo e all'umidità soffocanti, devono essere messi nel conto di un soggiorno in questo luogo. Dopo i piaceri del bagno il re Erode usava ritirarsi nel suo sontuoso palazzo di Macheronte, costruito nel I secolo a.C. Proprio fra queste mura il figlio di Erode il Grande, Erode Antipa, avrebbe tagliato la testa a Giovanni il Battista. L'assassinio era il prezzo preteso da Salomè per danzare di fronte agli occhi del re. Racconta il Vangelo di Matteo che «La testa fu portata in un piatto al cospetto della ragazza».
I resti della fortezza di Macheronte, distrutta durante la rivolta giudaica contro i romani del 66-71 d.C. non destano particolare sensazione, ma ancora una volta a ripagare del tragitto fatto è lo stupendo panorama, che spazia dal Mar Morto alle montagne della Giudea.
Il tour balneare della Giordania non può non fare tappa ad Aqaba, sul Mar Rosso. Anche qui il panorama non lascerà delusi. Ma questa volta si tratta di un paesaggio sottomarino popolato da coralli, madreperle e incredibili pesci dalle livree multicolori. Sulla spiaggia è possibile affittare delle barche per le immersioni o effettuare gite con scafi dal fondo trasparente. La temperatura mite, che si mantiene al di sopra dei 25 gradi durante tutto l'arco dell'anno, rende possibili le immersioni in ogni stagione. Presso i centri attrezzati di Aqaba è possibile affittare l'attrezzatura necessaria. Le scuole del luogo svolgono anche corsi per principianti. L'unico inconveniente è che il litorale è lungo solo pochi chilometri. A nord si trova, infatti, la frontiera israeliana, a sud quella con l'Arabia Saudita. Il porto commerciale è a breve distanza dalla spiaggia e qualunque bagno sarà funestato dal passaggio delle navi.
Dal mare si passa all'aridità assoluta dell'altopiano centrale. Il più sensazionale castello della Giordania è senz'altro quello di Kerak, costruito dai crociati nel 1132 lungo la via carovaniera che conduceva dall'Arabia e dall'Egitto verso la Siria. Situata a quasi mille metri di altezza, la fortezza domina un paesaggio che abbraccia il Mar Morto e parte della Valle del Giordano. Il castello è abbastanza ben conservato, ma molte delle imponenti strutture crociate sono state sostituite da più modeste strutture musulmane. Con una torcia in pugno si può intraprendere un'emozionante esplorazione dei corridoi semibui del castello, tra ampi saloni, scale e passaggi segreti. Nella parte orientale della fortezza sorgono ancora maestose le torri franche e il mastio ricostruito dagli arabi, mentre purtroppo il fossato è quasi completamente interrato. La signoria di Kerak era la più importante fra le baronie del regno crociato dell'Oltregiordano. Le guerre fra crociati e musulmani, come ci testimonia un curioso episodio storico, erano caratterizzate da grande cavalleria. Durante l'assedio di Kerak da parte di Saladino, nel 1183, nel castello si festeggiavano le nozze del figlio della principessa, nota con l'appellativo di «Signora del Krak». I convitati continuarono le loro danze nonostante le mura del castello fossero tempestate dalle pietre scagliate dalle catapulte. La madre dello sposo preparò delle pietanze e dei doni da recapitare al feroce Saladino, che ricambiò la cortesia ordinando di interrompere il bombardamento dell'ala del castello dove si svolgevano i festeggiamenti.
Altri castelli crociati molto importanti, sedi delle gesta di Saladino in lotta contro i cristiani, anche se pressoché esclusi dai circuiti turistici, sorgono a Petra e a Shobak (a metà strada fra Petra e Kerak). All'imponente sagoma di quest'ultima fortezza, che si staglia in mezzo al deserto, non corrisponde un interno particolarmente significativo. L'unica emozione è data dalla discesa lungo i 365 scalini di un pozzo scavato nella roccia. Il maniero arabo di Qala't al- Rabad, nel nord del paese, è caratterizzato invece dal profondo fossato perfettamente conservato. Dalla cima delle sue torri, inoltre, ad oltre 1250 metri di altitudine, si gode una vista incomparabile sulla valle del Giordano e sulla Galilea.
Di altra natura, invece, sono i cosiddetti «Castelli del Deserto», situati nella parte orientale del paese. Costruiti dai primi califfi musulmani (appartenenti alla dinastia omayade) sono almeno una decina e si trovano ad est di Amman. Il loro stato di conservazione non è molto buono, fatta eccezione per alcuni di essi (Qasr al-Mushatta e Qasr Kharaneh), che meritano senz'altro una visita. Il principale è senz'altro il Qasr Amra. La prima sensazione, quando vi si arriva, è di trovarsi di fronte a una stamberga, un ricovero per il bestiame. All'interno il castello si rivela, invece, una stupenda residenza di caccia dei califfi, con una sala per le udienze, alcove e terme. Le pareti affrescate ritraggono figure umane (soggetti non ammessi dall'islam) durante la caccia, mentre trafiggono la preda o vengono inseguiti da belve feroci. Vi sono persino dei nudi femminili, a conferma della raffinatezza e della non stretta ortodossia dei califfi omayadi.
Regno dei beduini in jallabia dal viso corrugato dal sole e dal vento, ormai più simili a cortecce di vecchi tronchi che a uomini. Paese di sudditi miti e innamorati del proprio re, la cui immagine discreta e composta appare a ogni angolo delle città, insieme a quella del mai dimenticato Hussein.
Meta di un turismo che può essere archeologico, religioso o naturalistico.
E proprio la natura che offre spazi ampi e colori variegati può essere considerata come il filo conduttore di un viaggio in Giordania.
«Con questi pensieri nella testa entrammo nello Uadi Romm - scrive Lawrence d'Arabia nei Sette Pilastri della Saggezza - ancora fervido dei colori del tramonto; le pietre erano rosse come nuvole d'occidente, e pari a loro per altezza. Sentimmo come Romm calmasse ogni eccitazione con la sua tranquilla bellezza. La sua imponenza ci rendeva molto piccoli, ci liberava da quella patina di ilarità con cui avevamo cavalcato nella gioconda pianura».
Dallo Uadi Romm Lawrence d'Arabia lanciò la rivolta del deserto, che nel 1917-1918 portò alla disfatta dell'impero ottomano in medio oriente. Molte scene del "Lawrence d'Arabia" di David Lean furono filmate proprio qui.
Oggi questa fetta di deserto piatto e sabbioso da cui si ergono magnifiche costruzioni rocciose dalle forme più diverse, costellato da radi cespugli arsi dal sole, è abitato solo da beduini e rappresenta una meta per gli appassionati di trekking, cavalcate e arrampicate.
Ma il panorama simbolo della Giordania oggi è quello contemplato dal Papa dalla sommità del Monte Nebo, mostratoci da tutti i giornali. Da lì si può vedere l'intera Palestina, il Giordano, il Mar Morto, l'oasi di Gerico.
Nelle giornate serene lo sguardo arriva fino a Gerusalemme, lambendo i monti calcarei della Giudea e Betlemme.
Un po' più a sud appaiono Hebron e i primi rialzi dell'altopiano del Negev, mentre a nord si stagliano in lontananza le colline della Samaria, con i monti Ebal e Garizim. Nelle giornate perticolarmente limpide si possono perfino intravedere le cime quasi sempre innevate del Monte Hermon da cui, nell'ampia depressione che si apre ai suoi piedi, come un immenso serpente scende sinuoso il Giordano prima di tuffarsi nel Mar Morto. Il paesaggio appare identico a quello che - secondo la Bibbia - doveva aver visto Mosè subito prima di morire. L'intera area appartiene ai francescani, che dagli anni '30 vi scavano effettuando continue scoperte archeologiche. Il Nebo ospitò, infatti, numerose comunità di cristiani fin dai primi secoli dopo Cristo.
Le chiese costruite sul monte sono ornate da stupendi mosaici - tra i più estesi e preziosi di tutto il medio oriente - che raffigurano disegni floreali e geometrici, scene di pastorizia e di caccia, fornendo così preziose informazioni sul modo di vivere della popolazione del luogo. La fauna, in particolare, doveva essere ben più ricca dell'attuale. Protagonisti delle immagini sono infatti leoni, zebre, orsi, cinghiali, pantere e perfino struzzi.
La «capitale» dei mosaici è Madaba, il più importante centro cristiano della Giordania, situata sulla storica «Strada dei Re», 30 km a sud di Amman e 10 km a sud est del Monte Nebo. Le prime, stupende, raffigurazioni videro la luce qui alla fine dell'Ottocento. Il mosaico più importante dell'intera regione - la famosa «Carta di Madaba» - si trova custodito nella chiesa ortodossa di San Giorgio. In origine era composto da più di due milioni di tessere e si estendeva per ben 25 metri quadrati. Vi era rappresentata buona parte del medio oriente così come appariva nel VI secolo, dal Mediterraneo al deserto e dal delta del Nilo al Libano, racchiudendo tutti i luoghi biblici più famosi. Si tratta di un documento importantissimo per lo studio della topografia dell'epoca bizantina. Al centro della Carta vi è naturalmente Gerusalemme, di cui si riconoscono le mura, il Cardo Maximus, il Santo Sepolcro e altre chiese ora scomparse. Un tocco di sottile ironia è dato dall'immagine di alcuni pesci che cercano disperatamente di risalire il Giordano per non morire nelle acque salatissime del Mar Morto.
La capitale Amman, abitata fin dal 3500 a.C. e ribattezzata dai romani Filadelfia, è oggi una tipica caotica città araba con pochi monumenti interessanti. Anche se non ha perso la sua aria popolare da grande villaggio, Amman è una città di banche, dove è possibile trovare Internet in molti caffè e dove sono stati aperti ben sei ristoranti MacDonald's. L'antica Filadelfia faceva parte della Decapoli, una lega commerciale mediorientale sorta nell'ambito dell'impero romano nel I secolo a.C. e tramontata solo nel VII secolo d.C. a causa della conquista Omaiade della regione. I poli di questa alleanza economica - che, nonostante il nome, erano sicuramente più di dieci - erano uniti da strade pavimentate per favorire gli scambi. Della sua identità romana Amman ha conservato un ripido anfiteatro del II secolo a.C., un Odeon, un Ninfeo e il Tempio di Ercole. Come la città eterna, anche Amman fu costruita su sette colli, che ora sono cresciuti a 19.
Dalla sommità di ciascuno di essi è possibile ammirare il panorama della città, che appare come un labirinto di strade invase da un traffico brulicante di uomini e macchine (gli abitanti sono infatti oltre un milione). Il cuore pulsante di Amman è senza dubbio il Downtown (al-uasat al-madina), il punto più basso dell'intera città, circondato da colline su quattro lati e dove si trova la moschea King Hussein, la più antica della capitale, costruita nello stesso luogo dove sorgeva il tempio fondato dal califfo Omar nel 640. Nel Downtown si concentrano bancarelle, fumerie, locali di infima qualità, alberghi da diecimila lire a notte, ma anche librerie, caffè e i migliori ristoranti dove gustare il mensaf, il piatto tipico dei beduini giordani.
Il centro più bello della Decapoli, secondo solo a Petra per meraviglia, è Jerash, situata a nord di Amman a metà strada con il confine siriano. Per secoli le rovine della città sono rimaste coperte da una coltre di sabbia. Il loro ritrovamento è avvenuto nel 1806 ad opera di un viaggiatore tedesco. Nonostante sia stato scavato solo il 10 per cento dell'intero complesso urbano, Jerash è il sito che contiene i più ricchi resti romani del medio oriente. L'età d'oro della città iniziò nel IV secolo a.C. con il regno di Alessandro Magno, ma è in epoca romana che il centro fiorì maggiormente e - trovandosi proprio al crocevia dei traffici con l'oriente - giunse a essere abitato da ben 15 mila persone. Nel 129 d.C. l'imperatore Adriano volle visitare la città. In quell'occasione fu costruito l'Arco di Trionfo tuttora visibile, anche se non nella sua monumentalità originaria. Ovunque si volga lo sguardo Jerash lascia a bocca aperta, con i suoi tre teatri, l'ippodromo, innumerevoli templi innalzati alle divinità dell'Olimpo, bagni e ninfei. Le colonne erette a tutt'oggi sono 260, anche se alcune presentano i segni di una ricomposizione maldestra. L'emozione più grande si prova nel percorrere i 600 metri di lunghezza del Cardo Maximus (la principale strada della città) intersecato da due decumani, anch'essi fiancheggiati da colonne e con i segni del passaggio dei carri impressi nel pavimento.
Tra i resti si nota ancora il sofisticato sistema di fognature, mentre con poco sforzo si possono immaginare i portici, le botteghe e gli edifici pubblici più importanti della città che costeggiavano il cardo. Il primato del monumento più spettacolare va senz'altro al Tempio di Artemide, ma anche i teatri meritano una visita accurata. Quello a nord era dedicato alla musica e alla poesia, mentre quello a sud ospitava preferibilmente gli spettacoli acquatici. Un complicato sistema idraulico, visibile in parte ancora oggi, trasformava infatti l'emiciclo in una piscina. Gli spettatori potevano prenotare i loro posti, come dimostrano le lettere in greco incise sui sedili. Ancora oggi, grazie alla perfetta acustica, ogni anno a Jerash si svolge un importante festival internazionale di musica, arte e balletto, con cantanti ed espositori provenienti da tutto il mondo arabo.
Continuando il tour della Decapoli si giunge all'estremo nord dove, quasi al confine con la Siria, incontriamo un altro straordinario panorama. Siamo a Umm Qays, l'antica Gadara di romana memoria, dove la leggenda vuole si trovino gli ulivi più antichi del mondo. Questo terrazzo naturale a strapiombo sul lago di Tiberiade non offre solo un incredibile spettacolo per gli occhi, ma anche una lezione di geografia politica. Di fronte vi sono infatti le alture del Golan, per il momento occupate dagli israeliani per ragioni di sicurezza, ma prezzo delle trattative per la pace con la Siria. L'altopiano domina la pianura sottostante, in cui si concentrano le maggiori risorse idriche della regione: il lago di Tiberiade, il suo emissario Giordano, il fiume Yarmuk che segna il confine tra Giordania e Siria prima di gettarsi nel Giordano e numerosi altri piccoli laghi. Un tesoro che in questa regione è più prezioso dei pozzi di petrolio.
A Gadara, secondo il Vangelo di Matteo, Gesù compì uno dei suoi miracoli liberando i due indemoniati dagli spiriti maligni, che furono trasformati in un branco di porci e fuggirono gettandosi nel lago di Tiberiade. Tra i resti romani più importanti della città vi sono un teatro, una via fiancheggiata da colonne e i resti delle terme.
Un bagno termale è proprio quel che ci vuole per ristorarsi dalle fatiche dei trekking archeologici. Basta recarsi a Zarka Ma'in (conosciuta anche come Hammamat Ma'in, i Bagni di Ma'in), a poca distanza dalle rive del Mar Morto. Sulle sue rive, avvicinandosi per una discesa mozzafiato, si possono ammirare delle multiformi costruzioni saline. Nei pressi di Zarka Ma'in veniva a bagnarsi anche Erode il Grande. Le acque calde, ricche di sali mineral, sono indicate per le malattie reumatiche e della pelle e vengono raccolte nelle piscine del complesso alberghiero sottostante.
I prezzi abbordabili rendono la zona affollata in ogni periodo dell'anno e la chiassosa allegria di turisti, locali e ragazzi in gita scolastica, insieme al caldo e all'umidità soffocanti, devono essere messi nel conto di un soggiorno in questo luogo. Dopo i piaceri del bagno il re Erode usava ritirarsi nel suo sontuoso palazzo di Macheronte, costruito nel I secolo a.C. Proprio fra queste mura il figlio di Erode il Grande, Erode Antipa, avrebbe tagliato la testa a Giovanni il Battista. L'assassinio era il prezzo preteso da Salomè per danzare di fronte agli occhi del re. Racconta il Vangelo di Matteo che «La testa fu portata in un piatto al cospetto della ragazza».
I resti della fortezza di Macheronte, distrutta durante la rivolta giudaica contro i romani del 66-71 d.C. non destano particolare sensazione, ma ancora una volta a ripagare del tragitto fatto è lo stupendo panorama, che spazia dal Mar Morto alle montagne della Giudea.
Il tour balneare della Giordania non può non fare tappa ad Aqaba, sul Mar Rosso. Anche qui il panorama non lascerà delusi. Ma questa volta si tratta di un paesaggio sottomarino popolato da coralli, madreperle e incredibili pesci dalle livree multicolori. Sulla spiaggia è possibile affittare delle barche per le immersioni o effettuare gite con scafi dal fondo trasparente. La temperatura mite, che si mantiene al di sopra dei 25 gradi durante tutto l'arco dell'anno, rende possibili le immersioni in ogni stagione. Presso i centri attrezzati di Aqaba è possibile affittare l'attrezzatura necessaria. Le scuole del luogo svolgono anche corsi per principianti. L'unico inconveniente è che il litorale è lungo solo pochi chilometri. A nord si trova, infatti, la frontiera israeliana, a sud quella con l'Arabia Saudita. Il porto commerciale è a breve distanza dalla spiaggia e qualunque bagno sarà funestato dal passaggio delle navi.
Dal mare si passa all'aridità assoluta dell'altopiano centrale. Il più sensazionale castello della Giordania è senz'altro quello di Kerak, costruito dai crociati nel 1132 lungo la via carovaniera che conduceva dall'Arabia e dall'Egitto verso la Siria. Situata a quasi mille metri di altezza, la fortezza domina un paesaggio che abbraccia il Mar Morto e parte della Valle del Giordano. Il castello è abbastanza ben conservato, ma molte delle imponenti strutture crociate sono state sostituite da più modeste strutture musulmane. Con una torcia in pugno si può intraprendere un'emozionante esplorazione dei corridoi semibui del castello, tra ampi saloni, scale e passaggi segreti. Nella parte orientale della fortezza sorgono ancora maestose le torri franche e il mastio ricostruito dagli arabi, mentre purtroppo il fossato è quasi completamente interrato. La signoria di Kerak era la più importante fra le baronie del regno crociato dell'Oltregiordano. Le guerre fra crociati e musulmani, come ci testimonia un curioso episodio storico, erano caratterizzate da grande cavalleria. Durante l'assedio di Kerak da parte di Saladino, nel 1183, nel castello si festeggiavano le nozze del figlio della principessa, nota con l'appellativo di «Signora del Krak». I convitati continuarono le loro danze nonostante le mura del castello fossero tempestate dalle pietre scagliate dalle catapulte. La madre dello sposo preparò delle pietanze e dei doni da recapitare al feroce Saladino, che ricambiò la cortesia ordinando di interrompere il bombardamento dell'ala del castello dove si svolgevano i festeggiamenti.
Altri castelli crociati molto importanti, sedi delle gesta di Saladino in lotta contro i cristiani, anche se pressoché esclusi dai circuiti turistici, sorgono a Petra e a Shobak (a metà strada fra Petra e Kerak). All'imponente sagoma di quest'ultima fortezza, che si staglia in mezzo al deserto, non corrisponde un interno particolarmente significativo. L'unica emozione è data dalla discesa lungo i 365 scalini di un pozzo scavato nella roccia. Il maniero arabo di Qala't al- Rabad, nel nord del paese, è caratterizzato invece dal profondo fossato perfettamente conservato. Dalla cima delle sue torri, inoltre, ad oltre 1250 metri di altitudine, si gode una vista incomparabile sulla valle del Giordano e sulla Galilea.
Di altra natura, invece, sono i cosiddetti «Castelli del Deserto», situati nella parte orientale del paese. Costruiti dai primi califfi musulmani (appartenenti alla dinastia omayade) sono almeno una decina e si trovano ad est di Amman. Il loro stato di conservazione non è molto buono, fatta eccezione per alcuni di essi (Qasr al-Mushatta e Qasr Kharaneh), che meritano senz'altro una visita. Il principale è senz'altro il Qasr Amra. La prima sensazione, quando vi si arriva, è di trovarsi di fronte a una stamberga, un ricovero per il bestiame. All'interno il castello si rivela, invece, una stupenda residenza di caccia dei califfi, con una sala per le udienze, alcove e terme. Le pareti affrescate ritraggono figure umane (soggetti non ammessi dall'islam) durante la caccia, mentre trafiggono la preda o vengono inseguiti da belve feroci. Vi sono persino dei nudi femminili, a conferma della raffinatezza e della non stretta ortodossia dei califfi omayadi.