Per molti Verona è la città dell'amore eterno e contrastato. I sospiri di Giulietta e Romeo, le dispute dei Montecchi e Capuleti, ma senza il Bardo inglese non sarebbe. Forse quella vicenda struggente di sentimenti negati è un antico poema provenzale che ha percorso l'Europa nell'Alto Medioevo (pensate a Paolo e Francesca di Dante) e che Shakespeare ha elevato ad altissime vette liriche e drammaturgiche. Ebbene se Verona è la città del sentimento, ma anche della fusion mitteleuropea che conserva architetture (anche mentali) asburgiche, lì conviene andare per incontrare il viatico del sentire: il vino. Che da sempre l'uomo considera non solo la bevanda degli dei, ma il mezzo per acquisire uno stato di "vigile incoscenza", per giungere - per dirla con Donà che ha scritto un pregevole libro sulla Filosofia del vino - ad una salutare dismisura. Il vino oggi è evento culturale, elemento di socialità, pretesto di viaggio. È anch'esso una serissima faccenda di sensazioni e di sentimenti. E vive in questi periodi inquieti per l'economia, un momento di "amore negato". Se il vino è Giulietta il consumatore oggi è Romeo. Troppo alti i prezzi, troppa confusione modaiola attorno alle bottiglie col rischio che se ne perda la vera identità. A Verona (visitatela con calma: non perdete San Zeno e il Duomo, piazza delle Erbe e Castelvecchio, le Arche Scaligere e il teatro romano; entrate nei suoi musei, ammirate l'Arena, sostate nei suoi ristoranti dove bollito, pastizada, pearà, soppressa e polenta e i vini della Valpolicella e del Garda vi regalano momenti di intenso, composto godimento) tra una settimana si apre il Vinitaly (1-5 aprile). Quest'anno si misura - finalmente! - con l'identità dei vini, con il racconto dei territori. Quelli che gli enoturisti (Censis Servizi li ha stimati in sei milioni) percorrono alla ricerca della loro passione. E non sono solo italiani, giacchè il vino e il cibo per l'Italia sono oggi la maggiore attrattiva insieme all'arte. Esattamente l'esperienza che Verona condensa in séper imbandire lo show delle sensazioni: vino & arena. Il Vinitaly, insomma. Marche, la terra promessaVerdicchio, Rosso Piceno e Conero, Vernaccia: autentici mustFrequentarle per innamorarsene, viverle per comprenderle, degustarle per sentirle. Sono le Marche, la regione emergente del turismo enogastronomico d'Italia, del turismo colto che va alla ricerca dell'equilibrio interiore, delle armonie. Ha titolato il Financial Times: Le Marche, la nuova Toscana. In realtà questa regione è un territorio di concretissima bellezza, di infinite suggestioni. Il richiamo a Leopardi non è casuale: c'è davvero una poetica dei luoghi che si disvela nelle cento città, nell'incombenza dell'Appennino che parallelo all'Adriatico disegna un cromatismo dello spirito, nelle decine di piccoli teatri, in un patrimonio diffuso d'arte in un ambiente di aristocratica ruralità. Logico che da qui dovessero venire grandi vini, compagni di una cucina altrettanto peculiare e mutevole declinata sul paradigma di un'agricoltura di specialità. L'assessore regionale Giulio Silenzi ha voluto che il vino delle Marche fosse l'ambasciatore dei valori del territorio, e il presidente della Camera di Commercio di Macerata, Giuliano Bianchi, ha dato il ritmo a un nuovo sviluppo turistico che si traduce anche in inizativa culturale come i master che le università marchigiane, a partire da quella di Macerata, dedicano a turismo e enogastronomia. Un' ideale strada del vino parte dal Conero dove s'incontra il Rosso Conero (montepulciano e sangiovese) fruttato, intenso, marino. Passa per Jesi, patria del Verdicchio, tocca un piccolo borgo, Morro d'Alba, dove la Lacrima diventa vino di frutto intenso, piacevolissimo. È un itinerario del buon gusto che interseca a Serrapetrona, sui primi contrafforti appenninici, la Vernaccia Docg, unico vino a tripla fermentazione. Ridiscende a Matelica dove c'è l'altro Verdicchio incantevole per la sua mandorla amara e poi s'allunga verso Ascoli, la città del bello, ad incontrare il Falerio, un bianco che rivaluta la passerina antica uva bianca, e il Rosso Piceno intenso di struttura e di frutto. Tutte espresioni di un terroir elegante che si possono degustare a Jesi all'Enoteca regionale, a Matelica al laboratorio sensoriale. Oppure nei cento ristoranti dove il rapporto qualità prezzo è tra i più favorevoli d'Italia, scoprendo ciauscolo e vincisgrassi, crescia e pizza al formaggio. In un raffinato connubio tra ruralità e nobili piaceri. VinitalyTutti alla Fiera del vinoVinitaly si tiene dal primo al 5 di aprile nel quartiere fieristico (sempre troppo stretto, con atavici problemi di parcheggio e traffico) dove espongono oltre 4 mila cantine di 18 differenti paesi. Accanto a Vinitaly ci sono Vintour, dedicata all'enoturismo, e il Sol, salone degli olii. Vinitaly è una fiera per operatori ma nei padiglioni (orario 10-19) si accede pagando un biglietto (20 euro) e ci sono i bagarini che mettono all'asta gli ingressi. Due i temi principali quest'anno: la tenuta economica del comparto e l'identità del vino. Ma sotto traccia c'è anche la guerra delle Fiere. Oltre a Vinitaly l'Italia conosce il già affermato Salone del Vino di Torino e la nascente Mi-wine di Milano. Una domanda ci si pone: c'è posto per tutti? Ai numeri l'ardua sentenza. Una cosa è certa: il vino italiano sta facendo un nuovo importante sforzo promozionale. A partire da Verona Umbria, arte da berePerugino, Benozzo e il SagrantinoLa Fondazione Agnelli ha dedicato uno studio al "Fenomeno Montefalco". Un boom legato alla felice combinazione della lungimiranza imprenditoriale soprattutto di una cantina, la Caprai-Valdimaggio,dell'eccellenza di un territorio, della capacità di comunicarne i valori e di un grande vino: il Sagrantino. È una storia che data più o meno un decennio quella del successo del Sagrantino, ma eredita un passato millenario. Oggi il cuore viticolo dell'Umbria è uno dei territori di maggiore fascino dal punto di vista enoturistico. Ed ecco che la Strada del Sagrantino propone un itinerario intenso di suggestioni (trasformato anche in pacchetti weekend: 0742-378490) che declinano il vino con l'arte. Ed è l'arte del Perugino (questo itinerario è inserito nella grande mostra che ha per epicentro Perugia dedicata al divin pittore e che seguita fino a giugno) e di Benozzo Gozzoli che nella chiesa di San Francesco (dove c'è anche un bellissimo affresco del Perugino) di Montefalco ha narrato la vita del "poverello di Assisi". Un itinerario d'estasi artistica quello che si snoda da Montefalco (la ringhiera del'Umbria, da lì si dominano i luoghi francescani) a Bevagna (incantato borgo trecentesco), da Castel Ritaldi a Giano dell'Umbria. Ma anche un percorso dell'eccellenza vinicola. Ci sono cantine che hanno recuperato antichi edifici (Scacciadiavoli) ci sono imprenditori vitivinicoli come Marco Caprai che sono alfieri del made in Italy, ci sono istituzioni, come il centro dei vini passiti, che danno sostanza al territorio. Un territorio che racconta d'arte, di ruralità raffinata, che si propone con una gastronomia d'alto livello (il sedano nero, i prosciutti, gli extravergine, i tartufi e i funghi, gli stringozzi) e un'ospitalità che alterna agriturismo e residenze d'epoca lungo uno scenario naturale come il Clitunno, di rara bellezza. Perdersi tra le stradine di Bevagna (un'occasione è il mercato delle Gaite: rivivono i mestieri medievali): solcare i colli della Strada del Sagrantino è un viaggio delle armonie. Veneto da degustareL'enoteca della naturaL'aria del nord-est è la grande magia di vini raffinati come i friulani, eleganti come gli altotesini, marcatamente fruttati come i trentini, ma soprattutto territoriali come i veneti. Il Veneto si conferma uno dei giacimenti del vigneto Italia e ha riunito tutte le sue più importanti denominazioni in un unico distretto enologico. Oggi nel Veneto delle vigne si incontrano grandissimi vini, come in Valpolicella, benedetta zona che sta tra Verona e il Garda dove trionfano Amarone e Recioto; si incontra la storia a Soave e uno dei bianchi più importanti d'Italia, si riscoprono zone un tempo considerate di tono minore come le colline di Gambellara nel vicentino (patria degli Zonin, i più importanti imprenditori vitivinicoli italiani in termini di ampiezza di vigneto) o dei monti Lessini dove si coltiva un'uva peculiarissima, il Durello. Il veneto stupisce perché è un'enoteca della natura e nell'epoca in cui si vanno riscoprendo gli autoctoni ecco che questa regione s'impone come meta degli enoturisti, capace di sciorinare una carta dei vini di affascinante variabilità e di altrettanto variegato bouquet. Partiamo per scoprire il Veneto dalla sua più antica strada del vino: quella del Prosecco ( 0423-972372) che si arrotola sulle colline vigneto tra Conegliano e Valdobbiadene, fino a quell'isola di terra che è la collina di Cartizzze. Lì fino a giugno si tiene la primavera del Prosecco, che non celebra solo questo spumante ma ripropone anche antichi vini come il Refrontolo. Un'altra encalve vinicola è quella di Breganze, dove il Torcolato ci racconta di antiche dolcezze. E poi ancora al limitare delle grandi aree ecco i colli Euganei: paesaggio d'incomparabile bellezza che anche dal punto di vista della qualità del vino riguadagna terreno. Infine affacciamoci sul Garda a Bardolino, Lazzise, per scoprire le dolcezze dei vini della riviera e dei panorami lacustri. Davvero una sorpresa. Sardegna d'incantoIl giacimento del vino mediterraneoLe isole sono la culla del vino, lo sapevano benissimo gli antichi che battezzavano come "vini di Cipro" quelli con maggiore struttura e maggiore soavità. Erano i vini passiti, che meglio sopportavano il trasporto per mare. Sostiene Giacomo Tachis che l'isola è il luogo ideale della vigna perché la luce ha più intensità, perché più forte è l'escursione termica, perché più incidente è il microclima che si avvantaggia dell'apporto marino. E non a caso - ad esempio - la Provincia di Livorno si è messa alla testa di un progetto internazionale per la rivalutazione dei vini delle piccole isole. Ma esiste nel Mediterraneo l'isola-continente. È la Sardegna che negli ultimi anni ha fatto un balzo qualitativo rivalutando molti dei suoi vitigni. Famosissimo resta il Vermentino di Gallura sulla costa nord-orientale della Sardegna, con enclaves che arrivano, ad occidente, fino ad Alghero, ma negli ultimi anni sono state la zona sulcitana e la parte sudorientale della Sardegna a dare gli esiti migliori. Da Serdiana a Porto Pino si può disegnare un itinerario enoturistico di pregio. Racconta della forte ruralità sarda, passa per Cagliari, città di nobilissimo aspetto (pensate solo ai retabli, alla collezione del museo archeologico, alla spianata di Bonaria, agli stagni del Molentargius), si tuffa nella storia nel sito archeologico di Nora, vive suggestioni turistiche di benessere a Santa Margherita di Pula, conosce l'incanto di Calasetta e Carloforte, risale nella zona mineraria del Sulcis fino all'iglesiente a raccontarci una potente autenticità sarda. I punti cospicui di questo viaggio passano da Est a Ovest per due cantine ormai affermate a livello internazionale, gli Argiolas e la cantina di Santadi. Nel mezzo è un fiorire di altre aziende vitivinicole che hanno riportato in alto la qualità di Carignano e Cannonau, di Vermentino e Bovale, ma che hanno consentito anche la riscoperta di vitigni come il Nuragus, il Nasco, la Vernaccia di Oristano, la Monica che per i sardi è il vino quotidiano. E per noi una piacevole, antica novità.