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Africa

Cercando un altro Egitto

I meravigliosi siti di Siwa, Bahariya, Farafra, Dakhla e Kharga che insieme ai luoghi della costa occidentale costituiscono un itinerario per “scoprire” un paese già conosciuto.

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SI CHIAMANO Siwa, Bahariya, Farafra, Dakhla, Kharga. Sono oasi trapuntate di palme con le dune che sfumano dal rosso all'ocra, dal giallo al bianco, al beige, fino all'amaranto, al rosso carminio, al marrone brillante. Insieme alla costa occidentale che va da Alessandria ad El Alamein e Marsa Matruh, alla Red Sea Riviera, e, verso sud,a El Quseir e Berenice, offrono un nuovo passaggio di lusso nell'altro Egitto e nel suo Western Desert, il meraviglioso deserto bianco. Notti stellate, silenzi profondi, dune, pietraie e formazioni calcariche.

E sulla costa acque cristalline, barriere di corallo, panorami mozzafiato con ecolodge di lusso sul Nilo dove navigano le feluche. The Other Egypt è la nuova meta della primavera nordafricana. Scrive Théodore Monod (“Il viaggiatore delle dune”, Bollati Boringhieri, pag 178, euro 17): “La sera le ombre si allungano, il bruciore si acquieta in una apoteosi di verdi, di rosa e di lilla (...) Le corti stellate si illuminano lentamente; la via lattea si snoda tranquilla in un polverio di soli lontani, e, sul cammino dell'eclittica, le costellazioni zodiacali camminano verso una meta ignota”.

A questa terra aspra si adatta bene “Carnet Egitto: cercando l'Aleph” di Stefano Faravelli (EDT, pag 112, 35 euro) cahier de voyage che cita L'”Aleph” perché Borges narrava di una colonna nella moschea di AMR, su cui, poggiando l'orecchio, si poteva sentire il brusio del mondo. Faravelli è partito cercando questa colonna, ha disegnato anche lui a suo modo un altro Egitto. Ma cominciamo da quel segmento che la mappa segnala tra Alessandria e Sidi Barrani sul Mediterraneo.

La prima sosta è El Alamein, in arabo significa “due bandiere”: ieri serviva per trasportare petrolio, oggi la Marina si affaccia su 11 chilometri di spiaggia con un porto turistico che ospita 500 barche, alberghi e villaggi.

Ci sono Sacrari che ricordano i caduti nelle battaglie del '42. Sulla stessa strada per la Libia c'è Marsa Matruh, raggiungibile in aereo- l'aeroporto è a sud della città- con fantastiche spiagge sabbiose e bianche e un tratto di laguna separato dal Mediterraneo da un cordone discontinuo di sabbie e rocce che si alternano a strapiombo sul mare. A est ci sono l'Andalusia Resort e la Romels Bay ma la parte più bella è quella a ridosso del Beau Site Hotel con una lunga penisola raggiungibile in traghetto.

Il Grande Mare di Sabbia si apre verso l'interno, è una striscia di deserto sabbioso tra Egitto e Libia puntellata di oasi. E' qui che Faravelli sfuma gli acquerelli di rosa, ocra, rosso bordeaux, e marrone cioccolato sulle tracce dei grandi pittori che ci sono arrivati tra il Settecento e l'Ottocento ricordando gli itinerari attraverso la calligrafia. Una strada unisce Marsa Matruh alle prime oasi, Siwa e Bahariya con le case fatte di fango e sale che con le piogge richiedono lunghi restauri.

Siwa è al confine del deserto libico ma è ancora egiziana, una terra ricca di acque – continuamente drenate ma anche sfruttate e imbottigliate come minerali – con datteri grandi e squisiti. E' l'estremo punto orientale dove si parla ancora la lingua berbera. La spa di questo spicchio di deserto è naturale e per questo affascinante: vasche di acqua sorgiva tiepide, sabbiature bollenti, fanghi terapeutici di terra e sale. Ci sono anche i resti di un Tempio, quello dell'Oracolo dedicato al Dio Sole.

A Bahariya nel '99 sono state presentate le nuove scoperte della Valle delle Mummie d'Oro, con 10 mila mummie del primo e secondo secolo d.C. , tombe di famiglia inviolate e piccoli tesori privati dell'Antico Egitto. La zona è circondata da montagne e comprende diversi villaggi tutti circoscritti nel Governatorato di Giza -Qasr, Bawiti, Mandishah. El Zabu.

Per raggiungere le ultime tre oasi, Farafra, Dakhla e Kharga bisogna continuare ad attraversare il Grande Mare di Sabbia. Una sfilata di luci ritroviamo nel fantastico deserto bianco, lunare, surreale, dalle formazioni calcaree e gessose che rendono le rocce scintillanti. The white desert, vicinissimo a Farafra ha una palette di colori che varia dal bianco al blu carico del cielo al nero brillante della notte.

[[ge:rep-locali:repubblica:117039960]]A Farafra qualche caffè, pochi edifici, pochi alberghi e di nuovo sorgenti termali, quelle sulfuree di Bir Sitta. Bellissime le case distribuite su un unico piano con facciate senza finestre – perchè gli abitanti venivano continuamente minacciati dai beduini - su cui sono dipinte scene di pellegrinaggio verso la Mecca. Dakhla è un'oasi interna, Kharga è un'oasi esterna.

Dakhla ha 600 sorgenti e laghetti naturali, palmeti da datteri e frutteti con aranci e albicocchi, villaggi costruiti con mattoni crudi, dune imponenti e bianche e, a nord, lunghe strisce di roccia rosata. La città più importante è Mut con un Museo Etnografico fatto di abiti, gioielli, cesti e altri minuscoli oggetti di uso quotidiano. Ancora sorgenti sulfuree a Mut Talata.

Kharga era una rotta commerciale che serviva per vendere gli schiavi provenienti dalla regione sudanese del Sennar. Qui le costruzioni sono a due o tre piani come lo stesso Museo dell'Antichità, sarcofagi, maschere aquile e ibis mummificati trovati nelle tombe di Muzawaka. A Kharga la luce è trasparente e diversa rispetto a qualsiasi altra oasi egiziana. E' più spessa, più forte, più densa. La luce delle albe sul deserto.