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Il sottile piacere della vita lenta

I portici tranquilli e insieme pieni di vita, la storia e le bellezze architettoniche ed artistiche , rendono la città piemontese una dei più vivibili centri della provincia italiana. I Viaggi
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Dalla terrazza coperta del Dal Pozzo, il severo collegio in via del Duomo, il profilo di Vercelli, anche con la nebbia d’inverno o nelle prime giornate di primavera, è leggero e piacevole.

Le torri e i campanili o la sagoma del vicino Castello, emergono appena dalle brume invernali e sembrano galleggiare su nuvole di grigio vapore. Riconoscere le linee della città è anche apprezzare i ritmi calmi, l’arte e le architetture del centro storico.

Vercelli, città di pianura, è ricordata da Dante nel suo Inferno: «…rimembriti di Pier da Medicina, se mai torni a veder lo dolce piano, che da Vercelli a Marcabò dichina… (canto XXVII, versi 73/75)».

Il centro storico cittadino è quasi completamente pedonale e partendo dal Castello Visconteo, oggi sede del Palazzo di Giustizia, e proseguendo sulla via Gioberti, si incontrano due fra le torri della città, quella del Comune e l’ottagonale torre dell’Angelo, che emergono sulla medioevale piazza Maggiore, ora piazz…
Dalla terrazza coperta del Dal Pozzo, il severo collegio in via del Duomo, il profilo di Vercelli, anche con la nebbia d’inverno o nelle prime giornate di primavera, è leggero e piacevole.

Le torri e i campanili o la sagoma del vicino Castello, emergono appena dalle brume invernali e sembrano galleggiare su nuvole di grigio vapore. Riconoscere le linee della città è anche apprezzare i ritmi calmi, l’arte e le architetture del centro storico.

Vercelli, città di pianura, è ricordata da Dante nel suo Inferno: «…rimembriti di Pier da Medicina, se mai torni a veder lo dolce piano, che da Vercelli a Marcabò dichina… (canto XXVII, versi 73/75)».

Il centro storico cittadino è quasi completamente pedonale e partendo dal Castello Visconteo, oggi sede del Palazzo di Giustizia, e proseguendo sulla via Gioberti, si incontrano due fra le torri della città, quella del Comune e l’ottagonale torre dell’Angelo, che emergono sulla medioevale piazza Maggiore, ora piazza Cavour.

Al centro, è stata collocata la statua dello statista realizzata da Ercole Villa nel 1864. Mentre, le figure di donna, sintesi scultoree del commercio e dell’industria, sono dell’Argenti. La piazza, è segnata sui lati dai portici, con gli archi ogivali, costruiti fra il 1300 e il 1400: è il vero centro, il cuore della città, con caffè storici e ristoranti.

Nelle vicinanze, nella Casa degli Alciati del ‘400, si trova il Museo Leone con reperti romani e medioevali, all’interno del settecentesco Palazzo Langosco. Sulla via Galileo Ferraris, è stata realizzata nell’ex Chiesa di S.Marco, la struttura espositiva Arca che, con il contributo delle opere della raccolta Peggy Guggenheim, è diventata un punto di riferimento artistico nazionale.

Proseguendo sulla via Monte di Pietà, fu costruito nel IV secolo d.C, il Duomo, collocato sulla piazza S.Eusebio e sulla piazza D’Angennes. Fu ricostruito tra il 1571 e il 1582 su un progetto di Pellegrino Tebaldi, modificato poi nel corso del ‘700, con il campanile sempre lì a dominare il complesso, costruito nel XII secolo. Tra il 1682 e il 1703 venne realizzata, con un progetto di Michelangelo Garove, la cappella del Beato Amedeo, poi modificata nel XVIII secolo da Benedetto Alfieri e dall'architetto Luigi Barberis, che disegnarono tra il 1757 ed il 1764, anche l'atrio e la facciata.

All’interno del Palazzo arcivescovile c’è il Museo del Duomo. Dal corso De Gasperi, sulla piazza Roma, nelle vicinanze della stazione, c’è l’edificio più amato dagli abitanti di Vercelli, uno dei primi esempi di architettura gotica francese in Italia: Sant’Andrea. La basilica, fu fatta costruire fra il 1219 e il 1227 dal cardinale Guala Bichieri, che fondò anche un’abbazia e un ospedale. Dello stesso periodo è la lunetta del portale maggiore e dell’ambone (tribunetta rialzata), disegnata dall'architetto e scultore Benedetto Antelami, che, per alcuni, fu anche il progettista dell’intera opera invece di un certo Giacomo, canonico mortariense.

Dopo l’avvento dei religiosi regolari di San Vittore, Sant’Andrea divenne allora un’importante scuola internazionale di teologia e filosofia. In seguito, nel 1467, l’abbazia fu ceduta ai lateranensi che realizzarono nel 1520 il chiostro e crearono il nuovo monastero. L’esterno della struttura colpisce la vista per il rosso dei mattoni unito all’intonaco bianco e al verde della pietra delle finiture. L’interno, come in ogni architettura gotica, fa sentire piccolo il visitatore (e ancora di più il fedele) per la sua verticalità, con le tre navate segnate dai pilastri a fasce, con la sala capitolare, i confessionali e il coro di Ignazio Ravelli del ‘500.

L’ultimo restauro completo, dopo quello del 1802, fu quello del 1938. Dalla piazza Roma, l’asse urbano del viale alberato Giuseppe Garibaldi scorre di fianco al complesso dell’ex Ospedale (per il cui recupero è stato indetto un concorso) fino alla piazza Paietta, che ha nella parte centrale il complesso scultoreo del monumento a Vittorio Emanuele II, realizzato dallo scultore Ercole Villa. Da qui si diparte il corso Libertà, in gran parte pedonale, che taglia il centro storico di Vercelli e che è la via più commerciale, quella della passeggiata serale dei giorni di festa ma anche con chiese ed edifici storici.

Le Case Centori e Tizzoni sono lì fin dal 1224. La torre medioevale e la Sala Tizzoni sono gli elementi più noti assieme al cortile di rappresentanza. Il complesso abitativo ha subìto nel tempo molte modifiche lasciando testimonianze gotiche, del Quattrocento e del Seicento. Dopo il Municipio, nella via omonima, da vedere, è San Cristoforo, nei pressi del settecentesco palazzo della Prefettura. La facciata rinascimentale della chiesa ritmata dalle lesene, fu modificata nel ‘700.

Imperdibile l’interno, che è distribuito su tre navate con una cupola. Vi è una grande balaustra di marmo disegnata da Filippo Juvarra, ma ciò che stupisce il visitatore è la completezza dei cromatismi delle opere pittoriche di Gaudenzio Ferrari realizzate sul presbiterio fra il 1529 e il 1534. Altro storico riferimento cittadino è la Sinagoga, con un carattere mediorientale, progettata da Giuseppe Locarno tra il 1874 e il 1878, abbellita da dipinti di Carlo Costa e da sculture di Ercole Villa, situata fra la piazza D’azeglio e via Foà.

Il tempio è ritmato orizzontalmente da bicromi cromatismi di pietra arenaria. Nelle vicinanze, nella via omonima vi è il Museo Borgogna, seconda pinacoteca del Piemonte e che ha al suo interno un’importante collezione di 700 opere di pittura, scultura, grafica e arti decorative. Tra queste, le opere di Angelo Morbelli Per 80 centesimi, del 1895, La Carità di Hans Baldung Grien del 1546, fino alle Vedute romane di Michelangelo Barberi della prima metà dell’Ottocento. Ma Vercelli in tutto il mondo, dal 1400, è insieme a Novara e a Pavia, una della capitali della produzione del riso di alta qualità, di cui è il più importante mercato europeo.

La produzione è di tre milioni di quintali annui, con un livello qualitativo del prodotto che è frutto di anni di continui miglioramenti applicati alle piantagioni per ottenere un prodotto il più possibile naturale e genuino. Siamo lontani dall’epoca delle tensioni sociali raccontato dal celebre film Riso amaro di Giuseppe De Santis del 1949. Qui, nella cascina Veneria a Lignana, esistente già nel 1209, i visi, le espressioni, i gesti della spregiudicata mondina Silvana Mangano, di Raf Vallone e di Vittorio Gassman, interpretavano melodrammaticamente le lotte sociali ma anche il mondo serale e giocoso dell’aia delle cascine.

Invece, in città, la grande industria, fino alla sua chiusura definitiva, avvenuta nel 1985, fu rappresentata dalla Chatillon, che realizzò, per anni, fibre chimiche. Ora, dopo esser stata sede di lavoro per migliaia di operai, è diventata negli ultimi anni oggetto di recupero urbano con di ritrovi e ristoranti.