“PARIS” DI CÉDRIC KLAPISCH inizia e si conclude con una esplosione
di inquadrature sulle bellezze e il magnetismo della capitale
francese, perno della storia da cui si diramano come tanti
rivoli tutti i personaggi in una sorta di girotondo schnitzleriano in
cui ognuno prima o poi arriva a toccarsi. E se non si vede, di
Parigi comunque se ne parla, perché lei è sempre lì, dentro e
fuori uomini e monumenti. A partire dal protagonista, Pierre
(Romain Duris), che ha il cuore malato e non può più varcare la
soglia di casa. Lui che faceva il ballerino al Moulin Rouge assaggia
la vita come può guardando dal balcone il pulsare dei viali
intorno al suo isolato.
Innamorandosi, con lo sguardo, di una sua giovane dirimpettaia. Che ha una liason con un docente di storia della Sorbona (Fabrice Luchini) combattuto tra il passato che spiega nelle sue lezioni e la visione modernista di Parigi del fratello architetto. Elise (Juliette Binoche) è la sorella di Pierre che lo accudisce comprando da mangiare nel mercato vicino dove conosce e si invaghisce di uno dei fruttivendoli. Lui vive tra i il suo banco di frutta e quelli imponenti delle Halles, i mercati generali di Parigi, intrecciando la sua storia con quella di un gruppo di avvenenti signore che lavorano nel campo della moda.
Alti, bassi o medi che siano i ceti a cui appartengono i protagonisti non importa, perché tutti verranno contagiati dagli altri a raccontare quella che il regista Klapisch definisce la città eterna,
Innamorandosi, con lo sguardo, di una sua giovane dirimpettaia. Che ha una liason con un docente di storia della Sorbona (Fabrice Luchini) combattuto tra il passato che spiega nelle sue lezioni e la visione modernista di Parigi del fratello architetto. Elise (Juliette Binoche) è la sorella di Pierre che lo accudisce comprando da mangiare nel mercato vicino dove conosce e si invaghisce di uno dei fruttivendoli. Lui vive tra i il suo banco di frutta e quelli imponenti delle Halles, i mercati generali di Parigi, intrecciando la sua storia con quella di un gruppo di avvenenti signore che lavorano nel campo della moda.
Alti, bassi o medi che siano i ceti a cui appartengono i protagonisti non importa, perché tutti verranno contagiati dagli altri a raccontare quella che il regista Klapisch definisce la città eterna,