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I paesaggi di Pericoli

Una mostra ad Ascoli Piceno, fino a settembre, propone le opere dell'artista: è un viaggio attraverso i panorami e la magia della sua regione.

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Nel corso degli anni qualunque “porta” aprisse, la politica, la satira, il teatro, la letteratura, Tullio Pericoli arrivava sempre al paesaggio. Alla fantasia dei suoi pennelli si imponeva, con una spinta misteriosa, l’urgenza creativa ispirata dal sense of place, il senso del luogo, il radicamento, e dal landscape, il paesaggio come ognuno lo vede, e che perciò diventa interiore.

I paesaggi di Pericoli sono fantastici, pieni di colori, oggetti e sorprese, ordinati e pur dotati di movimento, scrutati con una lente che capta l’infinitamente piccolo. Non le descrizioni, ma le reinvenzioni di un mondo dove si può indovinare gioia, ma anche ansia. E una vaga inquietudine, una ricerca di una parte mancante, di un frammento che aspetta, da qualche parte. «La natura è parti senza un tutto». Questa frase di Pessoa sembra benevolmente perseguitare Pericoli che spiega: «I miei dipinti sono parti di un paesaggio. Ma il tutto, dov’è? Allora ogni quadro esiste anche per quello che non c’è».

Negli ultimi anni, queste opere del paesaggio “salvato” sono diventate una realtà importante. Da esporre, come sta facendo l’artista alla Galleria d’Arte Contemporanea di Ascoli Piceno, fino al 13 settembre, con la mostra Sedendo e mirando, titolo ispirato da un verso dell’Infinito di Leopardi. «Ho riletto casualmente questo verso», spiega Pericoli, «e lo trovo bellissimo. Dice tanto. Sedendo, è l’atto semplice, lento. Mirando è un atto più alto, più acuto, che richiede attenzione, intelligenza».

Quale luogo migliore, allora, per questa mostra, di Ascoli Piceno? Anche se vive da quando aveva venti anni a Milano, Pericoli è nato a Colli sul Tronto, a due passi da Ascoli, una delle più belle città italiane. Dalla sua terra non si è mai veramente distaccato. La ama e ne è riamato. «Il legame si è intensificato negli ultimi 15 anni» racconta.

«Ho una casa in collina e lì lavoro molto bene. Per molti versi questo legame è a me stesso ignoto: con cosa sono più legato? Con le persone, gli affetti, i ricordi, la terra? Forse si sono combinate due cose: una forma di questo paesaggio si è sedimentata in me, mi appaga e mi serve in quanto artista, mi dà idee. È un paesaggio suggestivo e ispirativo».

Visitiamolo allora, con Pericoli. Tutto, nei suoi quadri, rimanda a questa Ascoli Felix, baciata dalla luce. Verdissima, con i suoi fiumi Tenna, Arso, Tesino, Tronto e Chienti. Improvvisamente “orrida” anche, con i suoi calanchi, strapiombi che si perdono nei letti dei fiumi. Il monte dell’Ascensione, montagna degli ascolani, in un quadro di Pericoli è diventata rosso fuoco. Dalla sua casa, Pericoli ha il privilegio di mirare colli e campi di luminosa bellezza.

L’Appennino più bello, con ulivi, querce, cipressi che puntellano geometrie campestri. La natura disegnata dal lavoro dell’uomo. Rasserena l’animo, questa terra. «L’Italia, con i suoi paesaggi è un distillato del mondo, le Marche dell’Italia» scriveva nel suo classico, ancora prezioso Viaggio in Italia Piovene. E poi: «È una terra filtrata, civile, la più classica anzi delle nostre terre… Difficile trovare altrove una così esatta corrispondenza tra animi e paesaggio».

Era vero negli anni ‘50, lo è ancor di più oggi, con i borghi restaurati, dimore di campagna abitate da generazioni o trasformate in hotel de charme. Quante province italiane possono vantare tanta eleganza? Quante possono dirsi scampate a guasti, abbandoni, cattedrali del deserto iniziate per scopi elettorali? Poche. Il territorio marchigiano, al contrario, sorprende per pulizia e compattezza. Per il presidente Massimo Rossi e per l’assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione Olimpia Gobbi la tutela della bellezza è un bene primario. I due amministratori lavorano per realizzare la “democrazia del bello”.

Conservare, migliorare, rilanciare, arricchire: biologico in agricoltura, recupero di padiglioni industriali dismessi, Parchi, energie alternative. Al bene comune ci credono in questa terra con 73 cittadine. Tutte con nuclei storici ben conservati. Anche se contano meno di 5mila abitanti, custodiscono teatri storici, pinacoteche, splendidi musei, come quello della Ceramica di Ascoli. Chiese romaniche, palazzi rinascimentali. Monterubbiano Castignano, Ripatransone, Castorano: incredibilmente belli.

Ma vogliamo far torto a Offida? Arrivate a Offida, dove Pericoli da ragazzo, andava in gita in bici, e viene da pensare a un sogno: la piazza, perfetta; il Palazzo comunale con la loggia del ‘500 e la torre ghibellina; il teatro; il monumento alle merlettaie, mestiere che costituiva e costituisce la parte più vivace dell’artigianato locale. Poi, inaspettato, solitario, il tempio di S.Maria della Rocca: sembra un castello. Sembra Castel del Monte di Federico II ad Andria che, non a caso, è nato in terra marchigiana.

Fosse vivo il grande artista Osvaldo Licini, ci avrebbe portato nel suo paese, Monte Vidon Corrado: piccolo, bello, con una fiorente industria di cappelli (50 piccole aziende) che serve i migliori negozi del mondo. E poi andiamo a Montedinove, luogo incantato dove Eraldo Vagnetti, vice sindaco, racconta storie di Templari e mostra un Cristo del ‘300, nella chiesa di S.Maria, che sembra una giovanetta. Poi, la costa. Che dire di Cupra Marittima, di Grottammare? Paesi medioevali che guardano l’Adriatico che è verde come i monti, verrebbe da dire ricordando D’Annunzio.

Ma qui siamo nella terra di Leopardi e il «naufragar è dolce in questo mare». Tutto troppo bello? Qualche “bruttura” edilizia c’è, come l’incongrua piazzetta vicino al borgo di Poggio Canoso. Dopo tanta bellezza, potremmo dimenticare che in questa provincia si lavora tanto. Si lavora con la tenacia del picchio, non a caso simbolo della splendida Ascoli Piceno.