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Vorarlberg, non solo boschi e monti

È una delle regioni austriache dove si vive meglio, con una forte identità culturale che si esprime con originalità architettoniche
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Sulla carta geografica è appena un fazzoletto d’Austria aggomitolato tra Germania e Svizzera, una pennellata sghemba tra l’azzurro del lago di Costanza e il marrone cupo delle montagne dell’Arlberg. Un luogo di boschi e di silenzio, dove tutti sognerebbero le ferie e dove nessuno penserebbe mai di fermarsi più a lungo di una breve vacanza. Invece, in Vorarlberg, vale la pena di far capolino non soltanto per le piste di sci di fondo, le escursioni in canoa sul lago Korbersee o le passeggiate rilassanti tra i boschi lungo il fiume Subersach.

In tanti hanno scelto di venire a vivere, e di vivere bene, in questo piccolo laboratorio della creatività architettonica, dove l’innovazione avanza con la tradizione, la tecnologia incontra l’ecologia, la natura si integra all’urbanistica e la qualità della vita, dicono, è ai primi posti in Europa.

La Vorarlberger Bauschule, locale scuola d’architettura, ha cambiato il paesaggio urbano di un’intera cit…
Sulla carta geografica è appena un fazzoletto d’Austria aggomitolato tra Germania e Svizzera, una pennellata sghemba tra l’azzurro del lago di Costanza e il marrone cupo delle montagne dell’Arlberg. Un luogo di boschi e di silenzio, dove tutti sognerebbero le ferie e dove nessuno penserebbe mai di fermarsi più a lungo di una breve vacanza. Invece, in Vorarlberg, vale la pena di far capolino non soltanto per le piste di sci di fondo, le escursioni in canoa sul lago Korbersee o le passeggiate rilassanti tra i boschi lungo il fiume Subersach.

In tanti hanno scelto di venire a vivere, e di vivere bene, in questo piccolo laboratorio della creatività architettonica, dove l’innovazione avanza con la tradizione, la tecnologia incontra l’ecologia, la natura si integra all’urbanistica e la qualità della vita, dicono, è ai primi posti in Europa.

La Vorarlberger Bauschule, locale scuola d’architettura, ha cambiato il paesaggio urbano di un’intera città – Dornbirn – ridisegnandone l’edilizia privata e pubblica. L’ha fatta uscire dalla crisi epocale del tessile, che non molti anni fa causò la perdita di 5.000 posti di lavoro, trasformandone l’architettura in attrattiva estetica, in tratto dell’identità culturale.

Roland Gnaiger, una delle star della Bauschule, progetta centri commerciali e scuole, uffici e centrali elettriche, fattorie e caserme dei pompieri di stilizzata pulizia architettonica. Suo è il progetto dell’Atriumhaus, condominio di design con ampi ballatoi in legno, nel quartiere collinare di Dornbirn, dimora di artisti e intellettuali.
Gnaiger è un Baukunstler. Gli “artisti delle costruzioni” hanno spesso trovato corrispondenza alla loro filosofia architettonica neo-modernista nelle abitazioni tradizionali del Vorarlberg, sorta di baite brune rivestite da un intarsio di scandole di legno d’abete.

Ai Baukunstler sono servite da ispirazione estetica e da stimolo creativo; grazie a loro, architetti e studi d’arredamento, falegnamerie artigiane, imprese famigliari e grandi costruttori, collaborano oggi per riprorre, aggiornata ai dettami dell’architettura contemporanea, quell’antica e caratteristica sapienza abitativa. Col risultato di mantenere prospere le tradizionali attività professionali della regione e di alimentare l’indotto economico delle piccole e medie industrie locali.

Nel Bregenzerwald, la porzione più alpina del Vorarlberg, il paesaggio è severo, a tratti aspro. Montagne calcaree dalle cime smunte, foreste d’abeti e betulle, valli umide maculate da case di legno bruno. Schwarzenberg – quattro tetti appuntiti, una piazza quanto un cortile, una fontana, una chiesetta con gli affreschi settecenteschi di Angelica Kaufmann – è uno dei paesi più caratteristici. Vi sopravvivono le vecchie tradizioni: nell’emporio di Edwin Berchtold e Maria Vogel, in Hof 18, si può assaporare il gusto cremoso del vero Bergkase, il formaggio che gli artigiani locali producono ancora con latte crudo biologico.

Se a Schwarzenberg è l’architettura tradizionale a far da padrona (ad esempio nel bell’edificio dell’hotel Gasthof Adler), l’hotel Post della vicina Bezau vanta un insolito connubio – l’idea è di Oskar Leo Kaufmann – tra architetture tradizionali, artigianato locale e rigoroso rispetto ambientale. Le stanze sono prefabbricate in falegnameria e poi montate nella costruzione, e c’è persino una centrale a biomassa dalle linee di design, che produce energia bruciando trucioli e segatura.

Anche la casa di Christian e Angelika Ruscher, qualche chilometro di statale 200 verso Schnepfau, è disegnata da Kaufmann. Le pareti esterne, in legno trattato con vernici naturali, catturano il calore e fanno risparmiare sino al 50% sui consumi energetici. E così le vetrate, spesse dieci centimetri, squadernate sul Kanisfluh, la vetta più alta del Bregenzerwald. Tutti i moduli costruttivi sono fissati con tasselli di legno, senza viti né chiodi.

Nella limitrofa Egg, l’edificio più affascinante è invece un… caseificio. La Kase-Molke (autori Klaus Metzler e Michael Ohneberg), parallelepipedo nero e levigato come il monolite di 2001 – Odissea nello spazio, se ne sta poggiato sul verde di un prato scosceso. All’interno, Ingo Metzler produce il suo Bergkase e coordina la sua scuola per aspiranti casari. Nel Vorarlberg i distretti industriali densamente popolati si alternano alle aree agricole punteggiate di isolate fattorie: un territorio e un tessuto sociale variegato, che offrono alla creatività degli architetti sfide sempre nuove da affrontare.

Nel piano della fattoria Vetterhof, tra Dorbirn e Lustenau, Roland Gnaiger applica i dettami dell’architettura creativa ad una struttura d’agricoltura biologica di forte impatto visivo, con aie porticate e stalle in legno levigato studiate affinché il vento o i rumori della vicina autostrada vi giungano attutiti, senza disturbare la quotidianità della vita e del lavoro.
Ma a pochi chilometri lungo la E60 per Bregenz, ecco il Milleniumspark di Lustenau, work-quarter futuribile che rappresenta un ideale punto d’incontro urbanistico tra centro abitato e natura.

Gli edifici di compagnie, aziende e società d’affari, cablati in rete wireless, fanno corona intorno al bar-ristorante che funge da punto d’incontro e all’asilo nido che occupa il centro del complesso architettonico. Bregenz, appena quindici chilometri da Dornbirn, se ne sta accucciata sull’arco d’acqua del lago di Costanza. La fantasia dei progettisti qui si è ampiamente sbizzarrita sulla collina sopra la città vecchia.
 
Casa Lingg, disegnata da Helmut Dietrich in moderni volumi dalle geometrie cubiste, con pavimenti in ardesia e pannellature in legno d’acero canadese, o ancora casa Lutz, progettata dal proprietario Philip Lutz in spazi di design celati, come in un guscio, dietro la tradizionale facciata a scandole, sono soltanto alcune delle soluzioni abitative che la creatività della Vorarlberger Bauschule ha elaborato in questa Beverly Hills locale, tra case d’epoca in puro stile Heimat anni ’30 e raffinati esempi di neo-modernismo architettonico.      l