C'è un filo di profumo che lega il mondo. Parte da Luxor in Egitto, arriva nella chiesa e nell'olfattorio di Santa Maria Novella a Firenze, passa da Parma dove è nata la celebre violetta, si sposta a Parigi, nel cuoio e nelle pelli pregiate lavorate nei laboratori di Hermès, raggiunge Damasco con i suoi incensi (profumo deriva dal latino, per fumum, attraverso il fumo) e Santiago Del Cile con i suoi giardini.
Sono note seminate nell'aria che caratterizzano edifici, case, strutture e oggetti nelle città ma anche odori moderni che arrivano, passano e se ne vanno. Come quello resinoso di legno presentato da Peter Zumthor nel padiglione svizzero all'Expo di Hannover, come le correnti d'aria modellanti osservate da Renzo Piano nei tunnel del vento a Maranello.
I progettisti e i designer costruiscono un'architettura che si riappropria dell'olfatto, persistente e invisibile. La disegnano, la studiano, ce la fanno sentire. Nel libro "Architetture invisibili, l'esperienza dei luoghi attraverso gli odori" (Skira, pag 223, euro 33) Anna Barbara (che insegna al Politecnico di Milano facoltà di disegno industriale) e Anthony Perliss (che vive a Parigi dove lavora traducendo l'esperienza degli odori in immagini per una multinazionale che sviluppa fragranze di lusso) interconnettono i profumi del mondo con le strutture che li contengono.
Hanno fatto un viaggio attraverso la storia e la geografia di quei luoghi che hanno avuto o che hanno una relazione significativa con gli odori, con l'aria, con la percezione olfattiva. La piramide è la forma standard per immaginare la struttura di un profumo con le sue tre parti - testa, cuore e coda - proprio come quelle del corpo dell'uomo.
E il regno delle piramidi è il tempio di Luxor, l'adilà dell'eterno presente: "Nell'eterno presente il tempo non scorre, si è eternamente fermi all'istante in cui le divinità e gli spiriti hanno compiuto le loro gesta mitiche entrando direttamente in comunicazione con gli esseri umani" scrivono George Dodd e Steven Van Toller sulle ricerche di Schwaller che dedicò 12 anni della sua vita a studiare i geroglifici di Luxor.
"Nessuno dei grandi imperi d'oriente - spiegano Barbara & Perliss- fu così religioso e appassionato di profumi come l'antico Egitto. All'inizio del secondo millennio a.C. la prima spedizione in quella che è l'attuale Eritrea permise di procurarsi l'incenso, la mirra e gli arbusti da cui venivano estratti. Le conquiste orientali fornirono lo storace, il legno di cedro, il galbano e il bitume.
Dall'estremo oriente arrivarono il benzoino, il cardamomo, la cannella e il pepe". Molto più tardi, nel 1221 nasce a Firenze l'Officina Farmaceutica di Santa Maria Novella (www.smnovella.it) creata dai frati domenicani che coltivano erbe medicinali per curare i malati. Entrare negli stanzoni antichi dell'Officina ancora oggi è un'esperienza extrasensoriale e il pout-pourri da mettere negli ambienti e negli armadi - soprattutto quando si fanno i cambi di stagione della primavera e dell'autunno - è intriso di odori secchi, boschivi, penetranti e meravigliosi.
L'Officina prima privata e monastica, poi nel Seicento aperta al pubblico e successivamente espansa fino alla Russia, la Cina e le Indie, conserva ancora oggi quell'aura mistica e solenne tipica dei monasteri. E il profumo della violetta di Parma che usava la duchessa Maria Luigia? La sua storia è tutta narrata nel Museo Napoleonico di Parma (www.museolombardi.it/) con set da toletta, ventagli, piatti, dipinti, diari, carta da lettere e perfino orto botanico.
La violetta correda e decreta uno stile, il liberty, che di questo fiore è espressione formale e visuale. Una storia da sentire nel Museo del profumo nella palazzina Borsari, storica azienda della profumeria parmense. Ma nessuna città al mondo evoca la magia del profumo più di Parigi. Guerlain, Chanel, i nasi storici, le persistenze dei fiori nei giardini del Lussemburgo in primavera, l'odore della Senna, l'odore "letterario" de "Il profumo" di Patrick Suskind (Mondadori).
"La gente poteva chiudere gli occhi davanti alla grandezza , agli orrori, alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti, ma non poteva sfuggire al profumo. Perché il profumo era fratello del respiro. Assieme al respiro penetrava negli uomini che non potevano resistergli se volevano vivere".
Parigi accompagna il visitatore per mano negli ateliers degli artigiani profumieri ma anche nel centro di produzione degli articoli di lusso in pelle di Hermès che, fondata nel 1837 per fabbricare selle adesso crea abbigliamento accessori e naturalmente profumi. Gli atelier Hermès (www.hermesartstudios.com/) sono stati progettati da Costantin Voyatzis e Rena Dumas con il concetto del lavoro visibile, quasi un alveare o una medina in Marocco dove le kelly - le borse più desiderate dalle donne di prima e di ora... la prima venne creata per Grace Kelly - sfilano una dopo l'altra sullo stesso tubolare di ferro.
In questo atelier si realizza tutto a mano, cucitura, goffratura, lucidatura a cera, assemblaggio e finitura. Tutto in un paradiso olfattivo che riporta all'odore della pelle delle borse. L'odore di Damasco e di Santiago del Cile invece è semplicemente quello dei fiori, o meglio, quello dei fiori nelle architetture dei giardini.
A Damasco in Siria si respirano le note dell'acqua di rose nelle aiuole. Si narra che il feroce Saladino conquistò Gerusalemme portando 500 cammelli carichi di acqua di rose "per purificare la città prima entrare trionfante". Santiago del Cile, grazie a un clima invidiabile e all'importazione di specie arboree da tutto il mondo vanta giardini pubblici e privati invasi da fiori multicolori che sbocciano a cadenze regolari e costanti per tutto l'anno ammantando l'aria di profumi persistenti, naturali, violenti.
Il filo del profumo lega l'antichità alla modernità, la vita di oggi a quella di ieri. Scriveva Oscar Wilde ne "Il ritratto di Dorian Gray" (consigliamo l'opera di Wilde ne I Meridiani Mondadori) "Tentò di scoprire le loro vere relazioni domandandosi perchè l'incenso spinge al misticismo mentre l'ambra eccita le passioni, le violette risvegliano il ricordo dei morti amori, il muschio turba l'intelletto, la magnolia ravviva l'immaginazione".
Sono note seminate nell'aria che caratterizzano edifici, case, strutture e oggetti nelle città ma anche odori moderni che arrivano, passano e se ne vanno. Come quello resinoso di legno presentato da Peter Zumthor nel padiglione svizzero all'Expo di Hannover, come le correnti d'aria modellanti osservate da Renzo Piano nei tunnel del vento a Maranello.
I progettisti e i designer costruiscono un'architettura che si riappropria dell'olfatto, persistente e invisibile. La disegnano, la studiano, ce la fanno sentire. Nel libro "Architetture invisibili, l'esperienza dei luoghi attraverso gli odori" (Skira, pag 223, euro 33) Anna Barbara (che insegna al Politecnico di Milano facoltà di disegno industriale) e Anthony Perliss (che vive a Parigi dove lavora traducendo l'esperienza degli odori in immagini per una multinazionale che sviluppa fragranze di lusso) interconnettono i profumi del mondo con le strutture che li contengono.
Hanno fatto un viaggio attraverso la storia e la geografia di quei luoghi che hanno avuto o che hanno una relazione significativa con gli odori, con l'aria, con la percezione olfattiva. La piramide è la forma standard per immaginare la struttura di un profumo con le sue tre parti - testa, cuore e coda - proprio come quelle del corpo dell'uomo.
E il regno delle piramidi è il tempio di Luxor, l'adilà dell'eterno presente: "Nell'eterno presente il tempo non scorre, si è eternamente fermi all'istante in cui le divinità e gli spiriti hanno compiuto le loro gesta mitiche entrando direttamente in comunicazione con gli esseri umani" scrivono George Dodd e Steven Van Toller sulle ricerche di Schwaller che dedicò 12 anni della sua vita a studiare i geroglifici di Luxor.
"Nessuno dei grandi imperi d'oriente - spiegano Barbara & Perliss- fu così religioso e appassionato di profumi come l'antico Egitto. All'inizio del secondo millennio a.C. la prima spedizione in quella che è l'attuale Eritrea permise di procurarsi l'incenso, la mirra e gli arbusti da cui venivano estratti. Le conquiste orientali fornirono lo storace, il legno di cedro, il galbano e il bitume.
Dall'estremo oriente arrivarono il benzoino, il cardamomo, la cannella e il pepe". Molto più tardi, nel 1221 nasce a Firenze l'Officina Farmaceutica di Santa Maria Novella (www.smnovella.it) creata dai frati domenicani che coltivano erbe medicinali per curare i malati. Entrare negli stanzoni antichi dell'Officina ancora oggi è un'esperienza extrasensoriale e il pout-pourri da mettere negli ambienti e negli armadi - soprattutto quando si fanno i cambi di stagione della primavera e dell'autunno - è intriso di odori secchi, boschivi, penetranti e meravigliosi.
L'Officina prima privata e monastica, poi nel Seicento aperta al pubblico e successivamente espansa fino alla Russia, la Cina e le Indie, conserva ancora oggi quell'aura mistica e solenne tipica dei monasteri. E il profumo della violetta di Parma che usava la duchessa Maria Luigia? La sua storia è tutta narrata nel Museo Napoleonico di Parma (www.museolombardi.it/) con set da toletta, ventagli, piatti, dipinti, diari, carta da lettere e perfino orto botanico.
La violetta correda e decreta uno stile, il liberty, che di questo fiore è espressione formale e visuale. Una storia da sentire nel Museo del profumo nella palazzina Borsari, storica azienda della profumeria parmense. Ma nessuna città al mondo evoca la magia del profumo più di Parigi. Guerlain, Chanel, i nasi storici, le persistenze dei fiori nei giardini del Lussemburgo in primavera, l'odore della Senna, l'odore "letterario" de "Il profumo" di Patrick Suskind (Mondadori).
"La gente poteva chiudere gli occhi davanti alla grandezza , agli orrori, alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti, ma non poteva sfuggire al profumo. Perché il profumo era fratello del respiro. Assieme al respiro penetrava negli uomini che non potevano resistergli se volevano vivere".
Parigi accompagna il visitatore per mano negli ateliers degli artigiani profumieri ma anche nel centro di produzione degli articoli di lusso in pelle di Hermès che, fondata nel 1837 per fabbricare selle adesso crea abbigliamento accessori e naturalmente profumi. Gli atelier Hermès (www.hermesartstudios.com/) sono stati progettati da Costantin Voyatzis e Rena Dumas con il concetto del lavoro visibile, quasi un alveare o una medina in Marocco dove le kelly - le borse più desiderate dalle donne di prima e di ora... la prima venne creata per Grace Kelly - sfilano una dopo l'altra sullo stesso tubolare di ferro.
In questo atelier si realizza tutto a mano, cucitura, goffratura, lucidatura a cera, assemblaggio e finitura. Tutto in un paradiso olfattivo che riporta all'odore della pelle delle borse. L'odore di Damasco e di Santiago del Cile invece è semplicemente quello dei fiori, o meglio, quello dei fiori nelle architetture dei giardini.
A Damasco in Siria si respirano le note dell'acqua di rose nelle aiuole. Si narra che il feroce Saladino conquistò Gerusalemme portando 500 cammelli carichi di acqua di rose "per purificare la città prima entrare trionfante". Santiago del Cile, grazie a un clima invidiabile e all'importazione di specie arboree da tutto il mondo vanta giardini pubblici e privati invasi da fiori multicolori che sbocciano a cadenze regolari e costanti per tutto l'anno ammantando l'aria di profumi persistenti, naturali, violenti.
Il filo del profumo lega l'antichità alla modernità, la vita di oggi a quella di ieri. Scriveva Oscar Wilde ne "Il ritratto di Dorian Gray" (consigliamo l'opera di Wilde ne I Meridiani Mondadori) "Tentò di scoprire le loro vere relazioni domandandosi perchè l'incenso spinge al misticismo mentre l'ambra eccita le passioni, le violette risvegliano il ricordo dei morti amori, il muschio turba l'intelletto, la magnolia ravviva l'immaginazione".