CI SONO NEL MONDO diversi luoghi, anche naturalisticamente interessanti, dove però il folclore, le tradizioni, i costumi, l’archeologia (insomma l'uomo in tutte le sue accezioni e in tutte le sue opere) prevalgono sulle immagini della natura. Ad esempio, l'Isola di Bali in Indonesia o il Rajasthan in India, lo Yucatan in Messico o il Machu Picchu in Perù, dove non si va di certo per ammirare piante o animali selvatici.
Anche la Lapponia, immenso territorio nel nord della Penisola Scandinava ricadrebbe in questa antropocentrica categoria. Perché questa regione, che interessa Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia è, nell'immaginario collettivo, la Terra dei Sami, come nel loro idioma si definiscono i Lapponi. Costumi rutilanti e fantasiosi, slitte tirate da renne domestiche, bambini paffuti e rubizzi, rappresentano l'immagine più nota e diffusa di un’etnia che vive di allevamento, caccia e pesca nei gelidi e inospitali territori a settentrione del Circolo Polare Artico. Per non parlare di Babbo Natale che ha la sua sede da proprio da queste parti.
Ma la Lapponia è anche, per chi ama la natura selvaggia, un vero eldorado. Soprattutto in primavera, quando la spessa coltre nevosa che per mesi - nella lunga notte artica impreziosita da balenanti aurore boreali - ha avvolto il paesaggio, inizia a dissolversi sotto i raggi del primo timido sole iperboreo. E basta aggirarsi con circospezione nelle foreste di aghifoglie e betulle della taiga - su un tappeto ancora chiazzato di neve ove cominciano a spuntare i primi mirtilli e i muschi formano un tappeto soffice e verdissimo - sguazzare negli acquitrini, percorrere i sentieri ove ancora resistono le tracce delle motoslitte, per accorgersi di come la rinascita della natura riporti alla ribalta tanti timidi e splendidi personaggi.
L'orso bruno è ormai uscito dalla tana ove ha trascorso l'inverno in letargo, le renne selvagge e le alci si aggirano circospette tra i tronchi, il ghiottone - un mustelide grande e feroce, divenuto ormai raro - percorre le ultime aree ancora innevate in cerca di preda, così come la volpe rossa che non ha ancora dismesso il caldo cappotto invernale. Le lepri variabili e le pernici bianche stanno perdendo la livrea candida e mostrano l’abito di mezza stagione, in attesa di riconquistare il pelame e il piumaggio bruno-grigio più adatti per mimetizzarsi nel sottobosco e nella tundra.
Gli scoiattoli, ancora soffici e morbidi come piumini da cipria, saltano di ramo in ramo, guatati dalla cima degli abeti da sussiegosi e minacciosi allocchi di Lapponia e da ulule dal volto corrucciato. Più in basso è la festa degli uccelli impegnati nei richiami d'amore e nel presidio del proprio territorio: la ghiandaia siberiana, grigia e avana, i ciuffolotti appollaiati come frutti purpurei e plumbei sui rami spogli delle betulle, le cince siberiane, le cinciallegre, le cince bigie alpestri, i verdoni e le peppole svolazzano nel folto in cerca di cibo, di un partner e di materiali per il nido.
Nel sottobosco scuri galli forcelli perlustrano il terreno per i prossimi duelli con i rivali, mentre le screziate femmine di gallo cedrone vagano nella neve ancora alta in attesa del richiamo legnoso del maschio in amore. In riva alle migliaia di laghi razzolano piccoli zigoli delle nevi bianchi e neri, mentre tante, tante, anatre selvatiche, tornate dal Sud Europa dove han passato l'inverno per nidificare in queste solitarie e tranquille immensità, sono impegnate in parate amorose e nell’allevamento dei primi nidiacei.
Ma l'imperatore indiscusso delle madreperlacee distese degli infiniti laghi, stagni, acquitrini, paludi, pantani della Lapponia ormai scongelati è il cigno selvatico. Per noi, europei del sud, il cigno è uno solo: il superbo cigno reale (Cycnus olor). Cioè quel grande, maestoso e altezzoso splendido uccello candido dal becco rosso fiamma con un tubercolo nero alla radice, che si aggira pomposamente, piegando dolcemente il lungo elegante collo a lira nei laghetti dei parchi e dei giardini di tutte le città, e che in Inghilterra è considerato l'uccello sacro alla Regina e quindi protetto con severità.
E' lui il sublime uccello protagonista del famoso balletto "Il lago dei cigni" di Chajkovsky. Questo cigno, che nidifica da noi come un uccello domestico, si riproduce anche allo stato selvatico, in un areale però che non si estende più a nord della Svezia meridionale. I cigni selvatici (Cycnus cycnus) del Grande Nord sono invece tutt'altra cosa. Bisogna vederli in primavera, quando giungono daMeridione per riconquistare i loro algidi luoghi di nidificazione, in un areale che va dall'Islanda alla Lapponia e a tutta la fascia della Siberia dal Mar Bianco all’Oceano Pacifico. Ed eccoli arrivare.
Immaginatevi (io li ho visti) questi candidi angeli volanti che, in stormi ordinati, planano, dopo il lungo viaggio, in uno di questi laghetti. A differenza di quanto si crede, i cigni non sono affatto muti. E non corrisponde affatto a verità la leggenda del Canto del Cigno che sarebbe emesso solo in punto di morte. Così, nelle evoluzioni prima discendere sull’acqua, la tundra circostante e le rive risuonano adesso del loro canto bitonale, simile un po’ a quello delle oche dei nostri cortili, per annunciare il ritorno a casa.
Da vicino, appostandosi senza disturbarli come fanno i birdwatchers e i fotografi naturalisti, si notano subito le differenze. Il loro collo è meno grazioso e curvo (e tenuto più dritto) di quello dei cugini reali, e il becco, giallo e nero, ha una sua più sobria ed essenziale eleganza, propria da uccello selvaggio. Lo spettacolo più affascinante che i cigni selvatici ci regalano in primavera è quello legato alle loro parate nuziali. Dato che sono uccelli rigidamente monogami, nel senso che le coppie sono legate per la vita, le loro manifestazioni d'amore, rinnovate ad ogni primavera, e i loro duelli per la conquista dei luoghi ove costruire il grande nido di erbe a fior d’acqua, affascinano i rari spettatori.
Balletti sofisticati, colli piegati in graziose posture amorose, inseguimenti ad ali aperte, cerimonie di trionfo dei due partner quando hanno messo in fuga i rivali, formano sullo sfondo delle abetine pantomime non meno emozionanti di quelle che ballerine in tutù e ballerini in calzamaglia inscenano sul palcoscenico guidati dalle musiche del famoso musicista russo. Dopo le danze e gli accoppiamenti, gli sposi si appartano per costruire il nido e mettere al mondo i piccoli che, pur non essendo immacolati come i genitori, non sembrano proprio i "brutti anatroccoli" resi famosi dalla fiaba di Andersen.
Per godere, con circospezione e prudenza, dei riti amorosi dei cigni selvatici, consiglio il Parco Nazionale Oulanka, presso la città di Kuusamo nella Lapponia finlandese, dove laghi, laghetti e stagni fanno da stanza nuziale per numerose coppie di questi palmipedi giunti dal meridione. E in questa riserva di 26.000 ettari istituita nel 1958. si possono trovare al gran completo anche tutte le specie e i paesaggi di cui abbiamo fin qui parlato.
Anche la Lapponia, immenso territorio nel nord della Penisola Scandinava ricadrebbe in questa antropocentrica categoria. Perché questa regione, che interessa Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia è, nell'immaginario collettivo, la Terra dei Sami, come nel loro idioma si definiscono i Lapponi. Costumi rutilanti e fantasiosi, slitte tirate da renne domestiche, bambini paffuti e rubizzi, rappresentano l'immagine più nota e diffusa di un’etnia che vive di allevamento, caccia e pesca nei gelidi e inospitali territori a settentrione del Circolo Polare Artico. Per non parlare di Babbo Natale che ha la sua sede da proprio da queste parti.
Ma la Lapponia è anche, per chi ama la natura selvaggia, un vero eldorado. Soprattutto in primavera, quando la spessa coltre nevosa che per mesi - nella lunga notte artica impreziosita da balenanti aurore boreali - ha avvolto il paesaggio, inizia a dissolversi sotto i raggi del primo timido sole iperboreo. E basta aggirarsi con circospezione nelle foreste di aghifoglie e betulle della taiga - su un tappeto ancora chiazzato di neve ove cominciano a spuntare i primi mirtilli e i muschi formano un tappeto soffice e verdissimo - sguazzare negli acquitrini, percorrere i sentieri ove ancora resistono le tracce delle motoslitte, per accorgersi di come la rinascita della natura riporti alla ribalta tanti timidi e splendidi personaggi.
L'orso bruno è ormai uscito dalla tana ove ha trascorso l'inverno in letargo, le renne selvagge e le alci si aggirano circospette tra i tronchi, il ghiottone - un mustelide grande e feroce, divenuto ormai raro - percorre le ultime aree ancora innevate in cerca di preda, così come la volpe rossa che non ha ancora dismesso il caldo cappotto invernale. Le lepri variabili e le pernici bianche stanno perdendo la livrea candida e mostrano l’abito di mezza stagione, in attesa di riconquistare il pelame e il piumaggio bruno-grigio più adatti per mimetizzarsi nel sottobosco e nella tundra.
Gli scoiattoli, ancora soffici e morbidi come piumini da cipria, saltano di ramo in ramo, guatati dalla cima degli abeti da sussiegosi e minacciosi allocchi di Lapponia e da ulule dal volto corrucciato. Più in basso è la festa degli uccelli impegnati nei richiami d'amore e nel presidio del proprio territorio: la ghiandaia siberiana, grigia e avana, i ciuffolotti appollaiati come frutti purpurei e plumbei sui rami spogli delle betulle, le cince siberiane, le cinciallegre, le cince bigie alpestri, i verdoni e le peppole svolazzano nel folto in cerca di cibo, di un partner e di materiali per il nido.
Nel sottobosco scuri galli forcelli perlustrano il terreno per i prossimi duelli con i rivali, mentre le screziate femmine di gallo cedrone vagano nella neve ancora alta in attesa del richiamo legnoso del maschio in amore. In riva alle migliaia di laghi razzolano piccoli zigoli delle nevi bianchi e neri, mentre tante, tante, anatre selvatiche, tornate dal Sud Europa dove han passato l'inverno per nidificare in queste solitarie e tranquille immensità, sono impegnate in parate amorose e nell’allevamento dei primi nidiacei.
Ma l'imperatore indiscusso delle madreperlacee distese degli infiniti laghi, stagni, acquitrini, paludi, pantani della Lapponia ormai scongelati è il cigno selvatico. Per noi, europei del sud, il cigno è uno solo: il superbo cigno reale (Cycnus olor). Cioè quel grande, maestoso e altezzoso splendido uccello candido dal becco rosso fiamma con un tubercolo nero alla radice, che si aggira pomposamente, piegando dolcemente il lungo elegante collo a lira nei laghetti dei parchi e dei giardini di tutte le città, e che in Inghilterra è considerato l'uccello sacro alla Regina e quindi protetto con severità.
E' lui il sublime uccello protagonista del famoso balletto "Il lago dei cigni" di Chajkovsky. Questo cigno, che nidifica da noi come un uccello domestico, si riproduce anche allo stato selvatico, in un areale però che non si estende più a nord della Svezia meridionale. I cigni selvatici (Cycnus cycnus) del Grande Nord sono invece tutt'altra cosa. Bisogna vederli in primavera, quando giungono daMeridione per riconquistare i loro algidi luoghi di nidificazione, in un areale che va dall'Islanda alla Lapponia e a tutta la fascia della Siberia dal Mar Bianco all’Oceano Pacifico. Ed eccoli arrivare.
Immaginatevi (io li ho visti) questi candidi angeli volanti che, in stormi ordinati, planano, dopo il lungo viaggio, in uno di questi laghetti. A differenza di quanto si crede, i cigni non sono affatto muti. E non corrisponde affatto a verità la leggenda del Canto del Cigno che sarebbe emesso solo in punto di morte. Così, nelle evoluzioni prima discendere sull’acqua, la tundra circostante e le rive risuonano adesso del loro canto bitonale, simile un po’ a quello delle oche dei nostri cortili, per annunciare il ritorno a casa.
Da vicino, appostandosi senza disturbarli come fanno i birdwatchers e i fotografi naturalisti, si notano subito le differenze. Il loro collo è meno grazioso e curvo (e tenuto più dritto) di quello dei cugini reali, e il becco, giallo e nero, ha una sua più sobria ed essenziale eleganza, propria da uccello selvaggio. Lo spettacolo più affascinante che i cigni selvatici ci regalano in primavera è quello legato alle loro parate nuziali. Dato che sono uccelli rigidamente monogami, nel senso che le coppie sono legate per la vita, le loro manifestazioni d'amore, rinnovate ad ogni primavera, e i loro duelli per la conquista dei luoghi ove costruire il grande nido di erbe a fior d’acqua, affascinano i rari spettatori.
Balletti sofisticati, colli piegati in graziose posture amorose, inseguimenti ad ali aperte, cerimonie di trionfo dei due partner quando hanno messo in fuga i rivali, formano sullo sfondo delle abetine pantomime non meno emozionanti di quelle che ballerine in tutù e ballerini in calzamaglia inscenano sul palcoscenico guidati dalle musiche del famoso musicista russo. Dopo le danze e gli accoppiamenti, gli sposi si appartano per costruire il nido e mettere al mondo i piccoli che, pur non essendo immacolati come i genitori, non sembrano proprio i "brutti anatroccoli" resi famosi dalla fiaba di Andersen.
Per godere, con circospezione e prudenza, dei riti amorosi dei cigni selvatici, consiglio il Parco Nazionale Oulanka, presso la città di Kuusamo nella Lapponia finlandese, dove laghi, laghetti e stagni fanno da stanza nuziale per numerose coppie di questi palmipedi giunti dal meridione. E in questa riserva di 26.000 ettari istituita nel 1958. si possono trovare al gran completo anche tutte le specie e i paesaggi di cui abbiamo fin qui parlato.