Una monumentale stazione ferroviaria bianca, tutta acciaio-vetro-cemento e, intorno, il dolcissimo profumo delle gaufres alla vaniglia. È già tutto qui, alla Gare Guillemins, ancora circondata dai lavori in corso (l’inaugurazione è prevista a ottobre), il primo impatto con Liegi e la sua rinascita.
Dopo il crollo dell’industria metallurgica e tessile e oltre vent’anni di inesorabile declino, la storica ‘capitale’ della Vallonia sulle rive della Mosa (200 mila abitanti e importante sede universitaria) oggi vive il momento della riscossa e scommette su un cambiamento profondo, già visibile a tanti livelli.
Le novità partono proprio dalla stazione capolavoro del geniale architetto catalano Santiago Calatrava e dalla recente riapertura dello spettacolare Grand Curtius, ‘contenitore’ d’eccezione della ricchezza artistica della città.
Ma intorno a questi due grandi attrattori sono in via di realizzazione una miriade di altri progetti: la riqualificazione di ampie zone del centro storico, la risistemazione di parchi e giardini, il recupero e la valorizzazione degli ex siti industriali, il rinnovamento dello storico stabilimento del cristallo di Val-Saint-Lambert (appena fuori città), ma anche la ristrutturazione di cinema e teatri d’epoca e l’apertura di moderni e prestigiosi alberghi, come il primo 5 stelle della città (Royal Sèlys Crowne Plaza) in via di realizzazione ai piedi della Cittadella. Luce, trasparenza, linee morbide e sinuose.
La Gare Guillemins dà vita a uno spazio pubblico originale e gigantesco (40 metri di altezza per 73 di larghezza, a un costo di 300 milioni di euro), articolato su diversi piani eppure intimo, rassicurante, facile da percorre per i 50 mila passeggeri al giorno che già la frequentano. In rapporto perfetto tra estetica e funzionalità, l’immenso edificio, con la sua altissima cupola di acciaio (ben 10 mila tonnellate, 3 in più della pariginaTour Eiffel ) e vetro (32 mila mq) fa pensare a un enorme organismo vivente, un pacifico e sinuoso animale disteso al centro della città, le cui forme essenziali contrastano volutamente con gli edifici più antichi.
Non a caso, oltre a potenziare e velocizzare il trasporto ferroviario tra Liegi e il resto d’Europa, la nuova stazione dei TGV ha lo scopo di risanare il vecchio e scalcinato quartiere in cui si trova, congiungendolo con il resto del centro urbano e la Mosa, attraverso un boulevard di prossima costruzione e una futura rete di battelli. Altro simbolo del nuovo di Liegi, ma anche d’arte e cultura ritrovate è lo spettacolare complesso museale del Grand Curtius, sulle rive del fiume (Quai de Maestricht 13, www.grandcurtiusliege. be) riaperto da appena qualche mese dopo molti anni di interventi e lavori.
Lo definisce un ‘nuovo punto di partenza per l’intera città il suo direttore, Constantin Chariot, responsabile anche di tutti gli altri musei di Liegi, ‘un luogo di convergenza per viaggiatori, appassionati d’arte, semplici cittadini che vogliano riscoprire il grandioso patrimonio delle sue collezioni’. Non delude, infatti, il percorso attraverso i 5 eccezionali dipartimenti distribuiti nelle quattro residenze storiche del polo museale, dove antico e moderno coesistono perfettamente.
L’edificio principale, che dà il nome al complesso è la Mason Curtius, capolavoro del Rinascimento Mosano, (1606) in mattoi rossi e quattro ordini di abbaini, ex abitazione di un facoltoso commerciante di polvere da sparo, Jean de Corte. Da qui parte un viaggio appassionante tra i tesori dell’Archeologia, dell’Arte religiosa e Mosana, delle Armi, delle Arti Decorative, del Vetro e dell’Arte della tavola (donazione dei Baroni Duesberg). 7000 anni di arte e storia, cui aggiungere la visita alla prima mostra temporanea del Grand Curtius, (De Demain à Delvaux, fino al 28 giugno) dedicata al grande ‘pittore delle stazioni’, (il belga Paul Delvaux) e ai suoi dipinti onirici e surreali.
In piazza Saint-Barthèlèmy svetta l’omonima chiesa romanica di gusto mosano, ultima delle sette collegiate (fondate tra il X e XI secolo) che nel Medioevo hanno valso a Liegi il soprannome di ‘Nuova Gerusalemme’. Al suo interno una delle sette meraviglie del Belgio, il fonte battesimale del 1170 (opera di Renier de Huy) in bronzo, con cinque scene a bassorilievo di assoluta perfezione. Non distante, al termine di rue en Hors-Chateau ecco il Musèe de la Vie Wallone (etnografia e arti popolari, Cour des Mineurs, www.viewallonne.be) dove le antiche facciate del convento dei frati Francescani si riflettono nelle pareti trasparenti del moderno vano-ascensore panoramico.
Riaperto e rinnovato nel 2008 anche l’interno con una spettacolare galleria a vetrate che si affaccia sul chiostro. Sempre nel cuore del cuore di Liegi, Place St-Lambert, l’intreccio tra vecchio e nuovo sbuca da tutte le parti. La facciata neogotica del gigantesco Palais des Princes-Èveques (principi-vescovi), oggi sede del Palazzo di Giustizia, contrasta senza stonare con quella del suo ‘gemello’ moderno dove saranno presto trasferiti uffici amministrativi e aule giudiziarie.
Lo spazio urbano di place St-Lambert sconfina nell’attigua Place du Marchè, tra l’hotel de Ville (municipio, XVIII sec.) e il Perron, storico emblema della libertà di Liegi (sottratto nel 1467 da Carlo il Temerario e restituito nel 1693) dove un tempo si pronunciavano discorsi pubblici e si declamava ad alta voce la promulgazione di nuove leggi.
È qui l’anima allegra e solare di una Liegi inaspettata, estroversa e mediterranea, tra terrazze all’aperto e vivaci cafè, bistrot-restaurant, pub e brasserie sempre affollati. L’intreccio di viuzze, vicoli e cortili si fa più stretto nel centro pedonale a ridosso dell’ex collegiale di Saint-Paul oggi la nuova cattedrale. Esuberante e maestosa, fa sfoggio delle sue cinquecentesche vetrate policrome, del più bel chiostro gotico di tutto il Belgio e custodisce l’eccezionale Cristo Morto, in marmo bianco, di Jean Delcour (1696) brillante allievo del Bernini a Roma.
Proprio da queste parti, precisamente nel quadrilatero del Carrè, fulcro della movida, bisogna tornare la sera per scoprire la Liegi più branchèe, nottambula e modaiola, dove tirar tardi in compagnia tra locali di musica e discoteche. Non può che essere la riva della Mosa, però, l’ultima destinazione in fondo alla notte, dove incamminarsi senza fretta lungo gli argini e sui ponti, accesi dal rosso, dal verde e dal blu di potenti fari colorati.
Una passeggiata lieve e silenziosa, fino a sentire solo i propri passi e ritrovarsi a un certo punto circondati dall’oscurità, sotto una finestra illuminata in mezzo agli alberi, proprio come dentro un quadro di Magritte.
Dopo il crollo dell’industria metallurgica e tessile e oltre vent’anni di inesorabile declino, la storica ‘capitale’ della Vallonia sulle rive della Mosa (200 mila abitanti e importante sede universitaria) oggi vive il momento della riscossa e scommette su un cambiamento profondo, già visibile a tanti livelli.
Le novità partono proprio dalla stazione capolavoro del geniale architetto catalano Santiago Calatrava e dalla recente riapertura dello spettacolare Grand Curtius, ‘contenitore’ d’eccezione della ricchezza artistica della città.
Ma intorno a questi due grandi attrattori sono in via di realizzazione una miriade di altri progetti: la riqualificazione di ampie zone del centro storico, la risistemazione di parchi e giardini, il recupero e la valorizzazione degli ex siti industriali, il rinnovamento dello storico stabilimento del cristallo di Val-Saint-Lambert (appena fuori città), ma anche la ristrutturazione di cinema e teatri d’epoca e l’apertura di moderni e prestigiosi alberghi, come il primo 5 stelle della città (Royal Sèlys Crowne Plaza) in via di realizzazione ai piedi della Cittadella. Luce, trasparenza, linee morbide e sinuose.
La Gare Guillemins dà vita a uno spazio pubblico originale e gigantesco (40 metri di altezza per 73 di larghezza, a un costo di 300 milioni di euro), articolato su diversi piani eppure intimo, rassicurante, facile da percorre per i 50 mila passeggeri al giorno che già la frequentano. In rapporto perfetto tra estetica e funzionalità, l’immenso edificio, con la sua altissima cupola di acciaio (ben 10 mila tonnellate, 3 in più della pariginaTour Eiffel ) e vetro (32 mila mq) fa pensare a un enorme organismo vivente, un pacifico e sinuoso animale disteso al centro della città, le cui forme essenziali contrastano volutamente con gli edifici più antichi.
Non a caso, oltre a potenziare e velocizzare il trasporto ferroviario tra Liegi e il resto d’Europa, la nuova stazione dei TGV ha lo scopo di risanare il vecchio e scalcinato quartiere in cui si trova, congiungendolo con il resto del centro urbano e la Mosa, attraverso un boulevard di prossima costruzione e una futura rete di battelli. Altro simbolo del nuovo di Liegi, ma anche d’arte e cultura ritrovate è lo spettacolare complesso museale del Grand Curtius, sulle rive del fiume (Quai de Maestricht 13, www.grandcurtiusliege. be) riaperto da appena qualche mese dopo molti anni di interventi e lavori.
Lo definisce un ‘nuovo punto di partenza per l’intera città il suo direttore, Constantin Chariot, responsabile anche di tutti gli altri musei di Liegi, ‘un luogo di convergenza per viaggiatori, appassionati d’arte, semplici cittadini che vogliano riscoprire il grandioso patrimonio delle sue collezioni’. Non delude, infatti, il percorso attraverso i 5 eccezionali dipartimenti distribuiti nelle quattro residenze storiche del polo museale, dove antico e moderno coesistono perfettamente.
L’edificio principale, che dà il nome al complesso è la Mason Curtius, capolavoro del Rinascimento Mosano, (1606) in mattoi rossi e quattro ordini di abbaini, ex abitazione di un facoltoso commerciante di polvere da sparo, Jean de Corte. Da qui parte un viaggio appassionante tra i tesori dell’Archeologia, dell’Arte religiosa e Mosana, delle Armi, delle Arti Decorative, del Vetro e dell’Arte della tavola (donazione dei Baroni Duesberg). 7000 anni di arte e storia, cui aggiungere la visita alla prima mostra temporanea del Grand Curtius, (De Demain à Delvaux, fino al 28 giugno) dedicata al grande ‘pittore delle stazioni’, (il belga Paul Delvaux) e ai suoi dipinti onirici e surreali.
In piazza Saint-Barthèlèmy svetta l’omonima chiesa romanica di gusto mosano, ultima delle sette collegiate (fondate tra il X e XI secolo) che nel Medioevo hanno valso a Liegi il soprannome di ‘Nuova Gerusalemme’. Al suo interno una delle sette meraviglie del Belgio, il fonte battesimale del 1170 (opera di Renier de Huy) in bronzo, con cinque scene a bassorilievo di assoluta perfezione. Non distante, al termine di rue en Hors-Chateau ecco il Musèe de la Vie Wallone (etnografia e arti popolari, Cour des Mineurs, www.viewallonne.be) dove le antiche facciate del convento dei frati Francescani si riflettono nelle pareti trasparenti del moderno vano-ascensore panoramico.
Riaperto e rinnovato nel 2008 anche l’interno con una spettacolare galleria a vetrate che si affaccia sul chiostro. Sempre nel cuore del cuore di Liegi, Place St-Lambert, l’intreccio tra vecchio e nuovo sbuca da tutte le parti. La facciata neogotica del gigantesco Palais des Princes-Èveques (principi-vescovi), oggi sede del Palazzo di Giustizia, contrasta senza stonare con quella del suo ‘gemello’ moderno dove saranno presto trasferiti uffici amministrativi e aule giudiziarie.
Lo spazio urbano di place St-Lambert sconfina nell’attigua Place du Marchè, tra l’hotel de Ville (municipio, XVIII sec.) e il Perron, storico emblema della libertà di Liegi (sottratto nel 1467 da Carlo il Temerario e restituito nel 1693) dove un tempo si pronunciavano discorsi pubblici e si declamava ad alta voce la promulgazione di nuove leggi.
È qui l’anima allegra e solare di una Liegi inaspettata, estroversa e mediterranea, tra terrazze all’aperto e vivaci cafè, bistrot-restaurant, pub e brasserie sempre affollati. L’intreccio di viuzze, vicoli e cortili si fa più stretto nel centro pedonale a ridosso dell’ex collegiale di Saint-Paul oggi la nuova cattedrale. Esuberante e maestosa, fa sfoggio delle sue cinquecentesche vetrate policrome, del più bel chiostro gotico di tutto il Belgio e custodisce l’eccezionale Cristo Morto, in marmo bianco, di Jean Delcour (1696) brillante allievo del Bernini a Roma.
Proprio da queste parti, precisamente nel quadrilatero del Carrè, fulcro della movida, bisogna tornare la sera per scoprire la Liegi più branchèe, nottambula e modaiola, dove tirar tardi in compagnia tra locali di musica e discoteche. Non può che essere la riva della Mosa, però, l’ultima destinazione in fondo alla notte, dove incamminarsi senza fretta lungo gli argini e sui ponti, accesi dal rosso, dal verde e dal blu di potenti fari colorati.
Una passeggiata lieve e silenziosa, fino a sentire solo i propri passi e ritrovarsi a un certo punto circondati dall’oscurità, sotto una finestra illuminata in mezzo agli alberi, proprio come dentro un quadro di Magritte.