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Parigi, città invisibile

La capitale francese secondo Italo Calvino. I musei, i giardini e le biblioteche amate dallo scrittore. Dal Jardin des Plantes alla Cinemathèque Francaise, dal Musèe Carnavalet alla Bibliothèque Nationale

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Eremita. Pare strano, ma così si definiva Calvino nel suo periodo parigino. Benché nella capitale francese vivesse immerso nelle correnti filosofiche e letterarie più all’avanguardia, di fatto, i tredici anni che trascorse sulla Senna furono quelli del suo allontanamento dalla scena politica.

A Parigi smise i panni dello scrittore militante per indossare quelli dell’osservatore, sempre attento e critico, ma distaccato. Proprio qui, grazie al contatto con l’Ou.Li.Po di Georges Perec, maturarono le sue opere di stampo combinatorio, tra cui Se una notte d’inverno un viaggiatore e Il castello dei destini incrociati.

Insomma, nella sua casetta di Square di Châtillon, nel 14° arrondissement, Italo Calvino si dedicò soprattutto allo studio e alla vita famigliare. «Uso dire che a Parigi ho la mia casa di campagna, nel senso che facendo lo scrittore una parte del mio lavoro la posso svolgere in solitudine, non importa dove, in una casa isolata in mezzo alla campagna, o in un’isola, e questa casa di campagna io ce l’ho nel mezzo di Parigi».

Ripercorriamo qui i suoi passi da studioso appartato nella ville lumière: andava in biblioteca, al cinema, ma faceva anche la spesa e portava la figlia al parco. «Ecco cos’è Parigi, è una gigantesca opera di consultazione, è una città che si consulta come un’enciclopedia: ad apertura di pagina ti dà tutta una serie d’informazioni, d’una ricchezza come nessun’altra città. Diciamo che nella strada tutto è pronto per passare al museo, o che il museo è pronto per inglobare la strada. Non è un caso che il museo che mi piace di più sia quello dedicato alla vita e alla storia di Parigi, il Musée Carnavalet».

Nel Marais, quartiere di gallerie d’arte, eleganti hôtel particulier e locali gay, appena alle spalle della graziosamente contorta rue Payenne e della raccolta Square Achille, si racconta la storia di Parigi tramite la pittura, scultura, oggetti quotidiani e decorativi. È un vero paradiso per chi è stato ammaliato dalle strade della capitale francese: ci si può esercitare a riconoscere angoli immutati nelle immagini della vecchia città, e confrontare con orrore o compiacimento il “prima e dopo Haussman”, il barone che nell’800 rase al suolo gran parte dei vicoli medievali per sostituirli con i boulevards.

Quelli che sanno tutto sulla Rivoluzione scopriranno comunque qualcosa di nuovo sui suoi protagonisti, in tre sale dall’iconografia particolarmente coinvolgente. Di solito dimenticato, messo in secondo piano rispetto al Louvre e al Musée d’Orsay, il Carnavalet non è per nulla un museo minore, e riserva sorprese per chi di Parigi si è davvero innamorato. Peraltro, visitarlo è una buona occasione per fare un giro nei dintorni: questa parte del 3° arrondissement è una zona silenziosa dove è piacevole passeggiare, magari infilandosi nei cortili e in altri musei sorprendenti: fra tutti, il Musée Picasso e quello di Arte e Storia dell’Ebraismo.

E poi si è a pochi passi dall’eleganza di Place des Vosges, dove merita una breve visita, anche solo per il panorama sulla piazza, la casa di Victor Hugo. «E nello stesso tempo possiamo leggere la città come inconscio collettivo: l’inconscio collettivo è un grande catalogo, un grande bestiario; possiamo interpretare Parigi come un libro dei sogni, come un album del nostro inconscio, come un catalogo di mostri.

Così nei miei itinerari di padre, di accompagnatore di mia figlia bambina, Parigi si apre alle mie consultazioni con i bestiari del Jardin des Plantes, i serpentari e rettilari in cui si crogiolano iguane e camaleonti, una fauna da ere preistoriche, e insieme la grotta dei draghi che la nostra civiltà si porta dietro». Il Jardin des Plantes è un bestiario ancor più spettacolare, soprattutto dopo il restauro della Galleria dell’Evoluzione: una carovana di animali imbalsamati secoli fa e fedeli modelli moderni, dal calamaro gigante al rinoceronte di Luigi XV, che si susseguono in un grandioso inno alla biodiversità.

Il Jardin è uno dei più vecchi musei di Storia Naturale al mondo, qui fin dal 1635, gli scienziati del re raccoglievano sostanze medicamentose. Comprende anche un giardino d’inverno, una serra, una galleria di paleontologia e, nella ménagerie, il più antico zoo del pianeta, che conserva architetture del XVIII secolo. Siamo ai confini del Quartiere latino, e a due passi da un più recente ma altrettanto fondamentale luogo di studio e divulgazione: l’Institut du Monde Arabe, che ospita un museo di arte islamica e una ricca biblioteca e videoteca a forma di ziqqurat, oltre a offrire uno spettacolare panorama dalla terrazza.

Altro luogo di studio, la Bibliothèque Nationale. Immaginiamo Calvino infilarsi nelle sale austere della sede originaria, quella di Rue Richelieu, e sfogliare manoscritti medievali, antichi giornali, la copia della Bibbia di Gutenberg e i carteggi privati di Proust. Oggi questi tesori sono accessibili solo a ricercatori e studiosi accreditati, ma si può visitare il Museo delle Monete o qualche mostra. Appena fuori, ripararsi dalla pioggia o dal sole nelle gallerie liberty Colbert e Vivienne, oppure spingersi un poco più a nord seguendo il percorso di quegli affascinanti passages coperti sotto i quali vagava Walter Benjamin.

«Anche il cinema a Parigi è museo, o enciclopedia da consultare, non solo per la quantità di film della Cinématèque, ma per tutta la rete degli Studios del Quartiere Latino; queste sale strette strette, puzzolenti, dove si può vedere l’ultimo film del nuovo regista brasiliano o polacco, così come i vecchi film dell’epoca del muto o della seconda guerra mondiale». La Cinémathèque non è più dove se la ricorda Calvino, al Palais de Chaillot, ma dal settembre 2005 è stata spostata in rue de Bercy, nel 12° arrondissement, in una modernissima struttura costruita da Frank Gehry, architetto del Guggenheim di Bilbao.

È una miniera di pellicole, manifesti, libri e macchine cinematografiche, con retrospettive tematiche e mostre. Il fascino della rete di Studios si ritrova oggi in tutta Parigi: centinaia di film diversi, prime visioni o d’epoca, francesi, sudamericani, asiatici, tutti in lingua originale, tutti, sorprendentemente, con un loro pubblico appassionato.

D'altronde, «a Parigi puoi sempre sperare di trovare ciò che credevi perduto, il passato proprio o altrui». Calvino la immaginava come «un gigantesco ufficio degli oggetti smarriti, un po’ come la Luna nell’Orlando Furioso dove si raccoglie tutto ciò che è stato perduto al mondo».