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Istanbul, visioni dal futuro

Fino all'8 novembre, l'undicesima edizione della manifestazione di arte contemporanea. Una bella occasione per riscoprire un aspetto nuovo, inaspettato e non tradizionale della città turca

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Istanbul, oltre gli scenari da cartolina. Oltre gli scorci vertiginosi della basilica di Santa Sofia, al di là dello sfarzo esotico di minareti e moschee. L’occasione per scoprire un aspetto nuovo, inaspettato e non tradizionale della città sul Bosforo la offre la Biennale di Istanbul, la prestigiosa mostra internazionale d’arte contemporanea giunta alla sua undicesima edizione che dal 12 settembre all’8 novembre accoglie una settantina di artisti di fama mondiale (di cui dieci sono turchi), provenienti da circa quaranta paesi (con una scarsa partecipazione italiana, però) a firmare più di centoventi progetti espositivi.

Organizzata dalla Fondazione Istanbul per l’Arte e la Cultura (IKSV-Istanbul Kultur Sanat Vakfi), sfoggia un titolo assai intrigante: "What Keeps Mankind Alive?" (Di cosa vive l’uomo?) citazione in inglese della canzone "Der Mensch del lebt del wovon di Denn?", tratta da “The Threepenny Opera” (L’Opera da tre soldi) scritta da Bertolt Brecht nel 1928 insieme con Elisabeth Hauptmann e Kurt Weill.

Tema politicamente impegnato per questa Biennale curata dal collettivo croato What, How and for Whom/WHW tutto al femminile formato da Ivet Curlin, Ana Devic, Natasa Ilic e Sabina Sabolovic, che a suon di installazioni, performance, videoarte, fotografia, invita il grande pubblico a riflettere sul ruolo chiave che dovrebbe giocare l’arte sulla scena mondiale a livello sociale.

La scelta delle location, come vuole la tradizione della Biennale, punta alla modernità intrisa di suggestioni passate, ad un’architettura dal sapore di archeologia industriale che risente vistosamente di una cultura antica, dove esotismo orientaleggiante e razionalismo occidentale trovano la giusta osmosi.

Così, tra gli scorci mozzafiato dello splendido Palazzo Topkapi, leggendaria residenza dei sultani fra il 1520 e il 1885, tra la famosa secentesca Moschea Blu tutta rivestita di maioliche cobalto, il Gran Bazar e il Mercato delle Spezie, ecco schiudersi come punti nevralgici per indagare l’essenza moderna della città, luoghi come Antrepo No.3 al porto (İstanbul Maritime Lines), decisamente la location più suggestiva e più prestigiosa della Biennale che diventa lo sfondo quasi teatrale per quarantotto lavori tra artisti e collettivi.

E ancora, i Magazzini del Tabacco che con le loro monumentali volte accolgono un’altra scuderia di quindici giovani artisti, fino alla suggestiva scuola greca Feriköy aperta nel 1875 poi trasferita di sede nel 1900 e abbandonata nel 2003, e riaperta solo ora in occasione della Biennale per accogliere nei suoi saloni altri complessi lavori di una ventina di artisti.

Qualche esempio. Ad Antrepo No.3 spicca quello che può essere considerato il padre della video arte, il sud coreano Nam June Paik, scomparso nel 2006 a 74 anni, con il lavoro "Life", tutto basato sulla riproduzione manipolata delle copertine dello storico magazine. E l’egiziana Anna Boghiguian che porta cinquanta illustrazioni create per i famosi poemi del poeta turco Cavafy, frutto di una profonda ricerca nella storia della sua Istanbul, il tedesco Hans-Peter Feldmann porta un incredibile lavoro che risale al '94, "Ritratto. 50 anni di una donna", una serie di 328 fotografie di una donna comune ritratta dall’infanzia ai suoi primi cinquant’anni.

Danica Dakić, da Sarajevo, classe ’62, emoziona con la sua videoinstallazione dal titolo "Isola Bella" che attraverso il simbolo della maschera racconta con lieve poesia le vite del Centro Asilo per bambini e ragazzi di Pazaric. Shahab Fotouhi porta la sua controversa installazione dal titolo "Study for Nuclear Bomb Shelter", mentre Sanja Iveković, che firma quattro progetti, intriga con lo spiazzante "Sunglasses" opera che con sottile provocazione, affronta il tema di scottante attualità della violenza sulle donne nelle mura domestiche combinando racconti privati con le pubblicità di occhiali da sole di marchi famosi.

E alla scuola greca Feriköy, l’artista americana Lisi Raskin presenta l’installazione site specific "1978 – 1986" opera nata in seno al progetto "Mobile Observation" a cui Raskin si è dedicata dalla primavera del 2008 quando iniziò ad esplorare i monumenti atomici dell’America dell’Ovest su un vecchio furgoncino GMC Van.

Notizie utili – "11th International İstanbul Biennial", dal 12 settembre all’8 novembre.
Sedi: Antrepo No. 3, Meclis-i Mebusan Blvd, Port Authority Place, Karaköy; Tobacco Warehouse, Lüleci Hendek Blvd, Koltukçular Cul-de-Sac No.1, Tophane; Feriköy Greek School, Abide-i Hürriyet Blvd No.5, Şişli.

Orari: martedì-domenica 10.00-19.00 chiuso lunedì (aperto lunedì 14 settembre). Info sul sito