È il mistral che fa bella Marsiglia, quando le sue folate rendono l´aria secca e tagliente, spazzano il cielo e increspano di bianco la superficie blu scura, quasi violacea, d´un mare subito profondo. Si deve allora salire verso la basilica di Notre-Dame-de-la-Garde, o la "Bonne mère" come la chiamano i marsigliesi, e da lì ammirare la più italiana delle città francesi: dal sagrato si domina il porto con tutte le sue isole e, a nord, le colline calcaree che incorniciano l´agglomerato e che al tramonto diventano rosa.
In realtà, più che italiana Marsiglia è napoletana, e non solo per le ondate migratorie che dal nostro Meridione l´hanno popolata dalla fine dell'Ottocento. Sbarcandovi nel 1927, il grande giornalista francese Albert Londres racconta il suo stupore nel trovare solo italiani, dalla cameriera al lucidascarpe, dal sarto al prete. Andò quindi a chiedere spiegazioni al sindaco, che gli rispose: «Ma io non amministro Marsiglia, bensì Napoli». Nell´Ottocento, assieme agli italiani arrivarono i corsi, i curdi e i portoghesi. Nel 1917, fu la volta dei russi, tra il 1915 e 1923 degli armeni, nel 1939, dopo la guerra civile, degli spagnoli. Frotte di magrebini vi giunsero tra le due guerre, i "pieds noirs" nel 1962 e, solo nel 1999, circa 50mila comoriani.
Oggi, Marsiglia è la prima città corsa di Francia e la seconda città armena. Conta circa 200mila musulmani (un quarto dell´intera popolazione), 90mila ebrei e 10mila buddisti. L´approdo di tutti questi popoli è stato il quartiere del Panier, luogo emblematico e poverissimo della città, che si snoda sul lato destro del Vecchio Porto. Agli inizi del Novecento vi nacque la prima mafia marsigliese, quella di Paul "Venture" Carbone e di Francesco "Lydro" Spirito, due simpatiche canaglie di cui le cronache ricordano il contrabbando di 34 tonnellate di parmigiano tra Genova e Tolone.
Durante l´occupazione nazista, Himmler ordinò la distruzione di quella che era diventata una cittadella del crimine: nella retata che precedette lo sgombero degli edifici da abbattere furono arrestate oltre 1500 persone (solo 13 i criminali), tutte deportate verso i campi di sterminio.
Negli ultimi anni, si è parlato molto della rinascita del Panier. Ma la sua bonifica, per usare un termine caro agli immobiliaristi, ha fortunatamente funzionato solo per metà. Ci sono ancora i panni stesi tra le case e, in un vicoletto o seduto sui gradini di casa, può capitare di incontrare un arabo con indosso la jellabah. È stato però ristrutturato l´ampio edificio seicentesco della Vieille Charité, l'antico ospizio, che oggi ospita il bel Museo dell´archeologia mediterranea.
In questa città di paradossi, il 30 per cento degli abitanti vive al di sotto della soglia della povertà, e in alcuni quartieri periferici, nelle banlieues ("lieu de ban", ovvero luoghi di messa al bando), la disoccupazione raggiunge il 50 per cento. Eppure, Marsiglia è una città culturalmente vivacissima. Non tanto per gli amanti dell´opera cosiddetta seria, poiché da anni le Théatre de l´Opera ha un programma piuttosto mediocre.
Lo è invece per l´operetta, rappresentata per lo più all'Odeon, un vecchio cinema diventato teatro lirico, e che presenta uno scoppiettante cartellone. Ma con i suoi 60 teatri, Marsiglia è anzitutto una città teatrale. Tra questi, il Théatre de la Criée: si dice che conti tanti abbonati quanti la squadra di calcio della città, l´Olympique Marseille (tristemente celebre da quando, nel 1993, batté uno a zero il Milan in finale di Coppa dei Campioni). Ma prima di andare a teatro, i marsigliesi officiano un altro rito.
Quello della bouillabaisse, zuppa di pesce sempre accompagnata dalla rouille, sorta di maionese agliata e insaporita con un pizzico di zafferano. La bouillabaisse va mangiata "Chez Michel", nel quartiere Catalan, che la fa pagare cara (una cinquantina di euro, piatto unico), però il solo che la prepara con almeno tre dei pesci che prevede la ricetta canonica (gallinella, grongo, scorfano, rana pescatrice, san pietro, spigola, triglia, sarago, orata).
L'altro luogo per mangiare ottimo pesce sono i ristorantini dei Goudes, quartiere di pescatori, all´estremità meridionale della città. Dove, oltre all´orata al finocchio selvatico, potrete chiedere, più semplicemente, una ratatouille servita con uova strapazzate. Ai Goudes ci si ferma per pranzo, di ritorno da un bagno (ma l´acqua è fredda tutto l´anno) nelle piccole, incantevoli cricche delle Calanques, che dal carcere delle Baumettes arrivano fino alla cittadina di Cassis. Queste meraviglie della natura sono raggiungibili anche in barca, elettrica perché più ecologica, visto che questo tratto di costa sta per diventare un parco nazionale.
Ma dicevamo dell'Olympique Marseille, l'Om, come la chiamano tutti. Ebbene, neanche l´Om è più quella di una volta. Il successo le ha dato alla testa. È diventata una squadra nazionale, perdendo l´accento marsigliese, dicono qui, dal momento che ha fan club anche a Lille, Brest o Strasburgo. E poi, colmo dell´orrore, il suo nuovo presidente, Jean-Claude Dassier, è un parigino. Purosangue.
In realtà, più che italiana Marsiglia è napoletana, e non solo per le ondate migratorie che dal nostro Meridione l´hanno popolata dalla fine dell'Ottocento. Sbarcandovi nel 1927, il grande giornalista francese Albert Londres racconta il suo stupore nel trovare solo italiani, dalla cameriera al lucidascarpe, dal sarto al prete. Andò quindi a chiedere spiegazioni al sindaco, che gli rispose: «Ma io non amministro Marsiglia, bensì Napoli». Nell´Ottocento, assieme agli italiani arrivarono i corsi, i curdi e i portoghesi. Nel 1917, fu la volta dei russi, tra il 1915 e 1923 degli armeni, nel 1939, dopo la guerra civile, degli spagnoli. Frotte di magrebini vi giunsero tra le due guerre, i "pieds noirs" nel 1962 e, solo nel 1999, circa 50mila comoriani.
Oggi, Marsiglia è la prima città corsa di Francia e la seconda città armena. Conta circa 200mila musulmani (un quarto dell´intera popolazione), 90mila ebrei e 10mila buddisti. L´approdo di tutti questi popoli è stato il quartiere del Panier, luogo emblematico e poverissimo della città, che si snoda sul lato destro del Vecchio Porto. Agli inizi del Novecento vi nacque la prima mafia marsigliese, quella di Paul "Venture" Carbone e di Francesco "Lydro" Spirito, due simpatiche canaglie di cui le cronache ricordano il contrabbando di 34 tonnellate di parmigiano tra Genova e Tolone.
Durante l´occupazione nazista, Himmler ordinò la distruzione di quella che era diventata una cittadella del crimine: nella retata che precedette lo sgombero degli edifici da abbattere furono arrestate oltre 1500 persone (solo 13 i criminali), tutte deportate verso i campi di sterminio.
Negli ultimi anni, si è parlato molto della rinascita del Panier. Ma la sua bonifica, per usare un termine caro agli immobiliaristi, ha fortunatamente funzionato solo per metà. Ci sono ancora i panni stesi tra le case e, in un vicoletto o seduto sui gradini di casa, può capitare di incontrare un arabo con indosso la jellabah. È stato però ristrutturato l´ampio edificio seicentesco della Vieille Charité, l'antico ospizio, che oggi ospita il bel Museo dell´archeologia mediterranea.
In questa città di paradossi, il 30 per cento degli abitanti vive al di sotto della soglia della povertà, e in alcuni quartieri periferici, nelle banlieues ("lieu de ban", ovvero luoghi di messa al bando), la disoccupazione raggiunge il 50 per cento. Eppure, Marsiglia è una città culturalmente vivacissima. Non tanto per gli amanti dell´opera cosiddetta seria, poiché da anni le Théatre de l´Opera ha un programma piuttosto mediocre.
Lo è invece per l´operetta, rappresentata per lo più all'Odeon, un vecchio cinema diventato teatro lirico, e che presenta uno scoppiettante cartellone. Ma con i suoi 60 teatri, Marsiglia è anzitutto una città teatrale. Tra questi, il Théatre de la Criée: si dice che conti tanti abbonati quanti la squadra di calcio della città, l´Olympique Marseille (tristemente celebre da quando, nel 1993, batté uno a zero il Milan in finale di Coppa dei Campioni). Ma prima di andare a teatro, i marsigliesi officiano un altro rito.
Quello della bouillabaisse, zuppa di pesce sempre accompagnata dalla rouille, sorta di maionese agliata e insaporita con un pizzico di zafferano. La bouillabaisse va mangiata "Chez Michel", nel quartiere Catalan, che la fa pagare cara (una cinquantina di euro, piatto unico), però il solo che la prepara con almeno tre dei pesci che prevede la ricetta canonica (gallinella, grongo, scorfano, rana pescatrice, san pietro, spigola, triglia, sarago, orata).
L'altro luogo per mangiare ottimo pesce sono i ristorantini dei Goudes, quartiere di pescatori, all´estremità meridionale della città. Dove, oltre all´orata al finocchio selvatico, potrete chiedere, più semplicemente, una ratatouille servita con uova strapazzate. Ai Goudes ci si ferma per pranzo, di ritorno da un bagno (ma l´acqua è fredda tutto l´anno) nelle piccole, incantevoli cricche delle Calanques, che dal carcere delle Baumettes arrivano fino alla cittadina di Cassis. Queste meraviglie della natura sono raggiungibili anche in barca, elettrica perché più ecologica, visto che questo tratto di costa sta per diventare un parco nazionale.
Ma dicevamo dell'Olympique Marseille, l'Om, come la chiamano tutti. Ebbene, neanche l´Om è più quella di una volta. Il successo le ha dato alla testa. È diventata una squadra nazionale, perdendo l´accento marsigliese, dicono qui, dal momento che ha fan club anche a Lille, Brest o Strasburgo. E poi, colmo dell´orrore, il suo nuovo presidente, Jean-Claude Dassier, è un parigino. Purosangue.