Sognavano la natura incontaminata dell'Australia, due giovani italiani che hanno invece scoperto loro malgrado la vastità e la quiete di un altro Paese-continente, quasi agli antipodi, il Canada. Colpa dell'omonimia tra due Sydney, la scintillante capitale del Nuovo Galles del Sud, nella terra dei canguri, e il piccolo capoluogo della Cape Breton Island, l'isola della Nuova Scozia dove sono atterrati per un errore di chi gli ha organizzato la vacanza. A oltre 17 mila chilometri e 11 fusi orari dalla destinazione prenotata e con un secondo oceano (ancora) da trasvolare: il Pacifico, dopo l’Atlantico. Catapultati in un altro continente, un emisfero e una stagione all'opposto rispetto all'idea di viaggio che avevano desiderato, richiesto e pagato.
L'episodio è forse il primo eclatante disservizio rovina-vacanza dell'estate da poco cominciata. Emblematico effetto collaterale del turismo di massa: una degenerazione che è figlia del desiderio di conquistare eden planetari a qualunque costo (possibilmente in alta stagione) e che troppo spesso genera fretta e superficialità - da ambo le parti - alla stipula del contratto in agenzia. Con le conseguenze note e la qualità dell'esperienza che cala in proporzione alla crescita di contrattempi e disagi. Fino ai casi limite: dai turisti lasciati a trascorrere notti in porti e aeroporti nell'inutile attesa di navi o aerei svaniti nel nulla; a episodi difficili da immaginare, come questo.
Secondo la televisione di stato canadese Cbc, V. T., 26 anni, e S. T., 25, non avevano mai viaggiato fuori del Vecchio Continente. Atterrati in Nuova Scozia, provincia atlantica dello sconfinato Paese americano, hanno inizialmente pensato a uno scalo intermedio, di cui non si erano accorti, acquistando il biglietto. Appurato quel che stava accadendo, "per un attimo ci siamo detti che era uno scherzo", - hanno raccontato alla Cbc -, sottolineando come poi, constatato che era tutto vero, "sconforto e paura" abbiano preso il sopravvento. L'agenzia di viaggi italiana colpevole del dirottamento dei giovani - si legge ancora nel sito dell'emittente nordamericana - sta provvedendo a nuove prenotazioni per portare finalmente la coppia in Australia. Nell'attesa, i due italiani sono stati messi a proprio agio: un albergo ha dato loro alloggio gratis, mentre un cronista locale li ospita in un ristorante dove si gustano ottimi pasti a base di astice, come da tradizione di quel ramo dell'Atlantico. Infine, la Destination Cape Breton Association, l'ente del turismo dell'isola, ha messo a disposizione della coppia una guida parlante italiano, per rendere meno spiacevole l'imprevisto, tra una passeggiata nel verde e una vasca di shopping.
Guardando il tutto secondo la logica del “bicchiere mezzo pieno”, verrebbe da dire – il condizionale è d’obbligo – che alla giovane coppia poteva andare peggio. Se l'informalità e la capacità di far sentire chiunque a casa propria degli australiani sono note e apprezzate in tutto il mondo, la gentilezza e la cordialità dei canadesi non sono da meno: gli abitanti di Cape Breton, poi, da buoni isolani confinati su un'estremità del pianeta non proprio di facile accesso, eccellono per senso dell'ospitalità. Senza contare che, al momento, la Sydney australiana è in pieno inverno, mentre l'omonimo capoluogo nordamericano è al culmine dell'estate. Bagnata dall'Atlantico, lambita dalla Corrente del Golfo, la Nuova Scozia è tutt'altro che gelida, come la sola parola "Canada" potrebbe far credere al turista italiano medio, fedele al trinomio sole, mare e caldo, cui la sola vista di una bandiera con la foglia d'acero può mettere i brividi. Situata alla medesima latitudine del nostro Settentrione, relativamente mite persino a gennaio, Cape Breton offre tra giugno e settembre lunghe settimane di estate vera: a luglio (e non solo) si fa agevolmente il bagno in mare. In cifre, al momento la coppia sta "guadagnando" 10-12 gradi centigradi rispetto alle temperature che l'avrebbero accompagnata nella più grande città dell'Oceania: anche nei prossimi 2-3 giorni, il meteo della provincia nord-atlantica prevede sole, con massime fino a 31 gradi, contro i 15-16 di variabilità perturbata attesi sulle coste dell’Australia sud-orientale.
Se poi è vero che tra le capitali dei due territori non c'è gara - la perla del Nuovo Galles del Sud, una delle più belle metropoli contemporanee del pianeta, opposta ad una cittadina 20 volte più piccola (25 mila abitanti) e non più che graziosa - basta allargare lo sguardo sui territori e sulle acque che le circondano per avere di fronte tutto un altro match. Ed è una sfida apertissima, a cominciare dal Cape Breton Highlands National Park, attraversabile in auto attraverso il Cabot Trail, una delle highway costiere più spettacolari al mondo, a poche ore dalla Sydney Nord-atlantica. Strada panoramica che a tratti ricorda, guarda caso, la celebrata Great Ocean Road, la scenic drive vista mare, più vicina a Melbourne ma non così distante dalla città dell'Opera House, che nessun visitatore del Sud-Est australiano può lasciarsi sfuggire.
La località canadese non è nuova ad accogliere turisti “dirottati” dal down-under per colpa della scomoda omonimia. La Cbc riferisce di un nonno e nipote olandesi cui è toccata analoga sorpresa l'anno scorso. Identica sorte per una turista argentina nel 2008 e per una coppia di inglesi nel 2002. La consapevolezza del rischio di misunderstanding è così forte tra gli operatori locali, che se prenoti un albergo online - è accaduto a chi scrive nel settembre scorso - ti può capitare di ricevere una replica, nel caso specifico immediata (non più di cinque minuti dopo la conferma automatica del booking) e altrettanto cortese. "Caro A., - più o meno il contenuto dell'e-mail - siamo molto felici che tu ti sia interessato a noi, ma, dal momento che ci contatti da così lontano, vorremmo essere certi che tu stia davvero cercando una camera a Sydney, Nova Scotia, e non a Sydney, Australia...''. E se, per caso, rispondi loro che "sì", tu vuoi proprio "...la porta d'accesso al Cabot Trail...", ti sommergono di informazioni utili, di link, di una sollecitudine che sa anche di gratificazione per un'identità geografica e culturale finalmente riconosciuta.
A ripercorrere quell'episodio, alla luce del recentissimo fatto di cronaca, un dubbio sorge quasi legittimo: nell'era delle prenotazioni via web, la pubblicità-tormentone nella quale, non troppo tempo fa, un grande tour operator nazionale enfatizzava le possibili sventure del "turista fai da te", potrebbe persino finire sul tavolo del Garante della concorrenza e del mercato.