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L'AUTORE

Il mio vicino di casa? Diderot

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Sono nato a Nizza e quando studiavo volevo lasciarla proprio perché trovavo fosse marginale rispetto alla storia nazionale. Pensavo di poter vivere soltanto a Parigi proprio per la ricchezza di memoria dell'architettura parigina. E volevo vivere nel quinto arrondissement, sulla collina di Sainte-Geneviève, posto in cui si trovavano le terme e le grandi strade romane, di cui esistono ancora le tracce.

In un mio libro ho definito questa collina del Quartiere latino "la sacra cerchia della storia nazionale". Qui c'erano le prime grotte galliche, e il medioevo è ancora vivo grazie a Clodoveo che fissa la posizione della chiesa di Saint-Etienne-du- Mont, in cui sono conservate le reliquie di Sainte-Geneviève, che ha fermato i barbari. Lo dice la leggenda, ma è realtà. E naturalmente c'è il Panthéon, "Ai grandi uomini la patria riconoscente", il cui destino corre parallelo alla storia nazionale: prima chiesa, poi pantheon, poi un edificio chiuso fino alla morte di Victor Hugo, quando ha assunto il suo ruolo definitivo, diventando luogo di memoria e cimitero dei Grandi. Quando cammino per la strada, a cento metri dalla piazza del Panthéon dove abito, vedo una lapide in cui si ricorda che Diderot ha lavorato proprio vicino a me, come Paul-Louis Courier e tanti altri.

Non riesco a immaginarmi in un'altra città e, a Parigi, non mi vedo in un arrondissement diverso dal quinto. Vi ho abitato in posti diversi: in place de la Sorbonne, in place Maubert, centro della vita medievale, e adesso in place du Panthéon. Vivo qui dal 1970 e in questo appartamento da trent'anni, non posso far cento metri senza salutare qualcuno. La gente è qui da sempre. Per me il boulevard Saint-Michel è quasi una frontiera. E anche la collina è diversa se la si abborda da una parte o dall'altra: quando scendo, non vado mai verso rue Mouffetard, il mio percorso passa da Saint-Jacques. Cardo della città romana.

Testo raccolto da Giampiero Martinotti - Il disegno che ritrae Max Gallo è di Massimo Jatosti