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EUROPA

Périgord, la Francia più douce

Tra il clamore del Midi e le asprezze dei Pirenei, un paesaggio collinare ricco di cose da vedere e da gustare. Dal castello di Cirano al mitico foie gras

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La casa natale di Etienne de la Boéthie è uno dei monumenti salvaguardati dalla legge Malraux di cui Sarlat-la-Canéda fu la prima città di Francia a beneficiarne nei primi anni Sessanta. La maison de la Boéthie, stile Renaissance, in pietra dorata del Périgord, si affaccia appunto su Place Malraux, spazio diseguale incastonato tra residenze d'epoca dalle terrazze fiorite, caffè e ristoranti dall'eleganza parigina, negozi che somigliano a showroom con le vetrine traboccanti di tutte le delizie du pays, veri e propri monumenti al foie gras, al coinfit de canard, ai tartufi, alle noci del Quercy e, naturalmente ai vini delle non lontane colline di St. Emilion.

Nel cuore di Sarlat, la residenza de la Boéthie, è la testimonianza di un passato che non rimanda soltanto alle dubbie origini della città attribuite a Pipino il Breve figlio di Carlomagno. Come si legge sulla facciata principale essa fu il discreto teatro di un'amicizia profonda tra Etienne e Michel Eyquem de Montaigne. "Tra i due ci fu un sentimento di vero amore che ha fatto supporre un rapporto ancor più profondo di quanto forse non sia stato" ricorda Eugenio Scalfari nel libro Per l'alto mare aperto (Einaudi 2010). Un legame al quale deve aver contribuito non poco la magia del luogo e che il filosofo degli Essais spiega semplicemente così: "Parce que c'etait lui, parce que c'etait moi".

Nell'autunno dolce del Sud Ovest della Francia, lontano dai clamori mediterranei e del Midi, vicino ma non al punto da essere assimilato alle asprezze del paesaggio atlantico, non più Massiccio Centrale e non ancora Cevennes o Pirenei, il Périgord è la destinazione privilegiata per una stagione che ancora invita ai viaggi, né ferie né turismo da torpedone. Delimitato a sud dalla Valle della Dordogna, il triangolo Sarlat, Bergerac, Brantôme è al centro dell'universo perigordino che affida ai colori del suo paesaggio una suddivisione che spiazza la geografia e s'impone per la originalità. Al sud il Périgord Noir deve il suo nome alle fitte foreste di querce e castagni che coprono i fianchi delle colline di Montfort, Beynac, Castelanud, Hautefort con i loro castelli a presidio della Dordogna; e naturalmente Sarlat che fa da punto di riferimento.

Il Périgord Rosso, purpureo come le foglie di questa stagione, è un susseguirsi di villaggi medievali e vigneti, tra Bergerac città di Cyrano e la campagna cara a Montaigne: un mix affascinante di arte, storia, gastronomia. E ancora il Périgord Bianco, di un nitore splendente come le pietre dei villaggi sulle rive dell'Auvérzère et l'Isle e delle dimore di Périgueux, capitale della Dordogna e, con la sua cattedrale bizantineggiante, tappa d'obbligo sul Cammino di Santiago di Compostela. A nord il Périgord Verde introduce al Limosino passando per Brantôme paese di gentiluomini, dame e mistici: abbazie benedettine, castelli e importanti resti gallo-romani.

Come molti altri luoghi mediterranei anche il Périgord ha subito una diffusa colonizzazione inglese. Ma senza guasti e senza suscitare nulla di più che qualche controllata insofferenza dei francesi attenti e puntigliosi nel difendere il loro patrimonio da contaminazioni. Salvo che per qualche eccesso limitato alle alte stagioni e a luoghi particolari e anche unici come Rocamadour, dove il Périgord Noire si confonde con le valli del Quercy, il viaggio in questa Francia ha ancora il fascino della scoperta, al riparo dal turismo di massa.

Soprattutto in questa stagione, lungo le valli della Dordogne e dei suoi affluenti, è come visitare un set cinematografico che nel tempo è stato frequentato da personaggi come George Simenon e André Breton, Jacques Brel e Joéphine Baker. Ovunque, anche nei più piccoli villaggi, i musei raccontano la storia di questa regione. Per gli itinerari non c'è che l'imbarazzo della scelta. Come per i mercatininei quali è possibile comprare il meglio di questa terra: ce ne sono dappertutto, anche lungo la strada. Sono ben visibili e soprattutto ben forniti di prodotti già gustati nei ristoranti di Sarlat, davanti alla casa di Etienne de la Boéthie.