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UN GIORNO UNA CITTA'

Monterey. Pura California

Tra citazioni che rimandano a Hitchcock e località che hanno avuto sindaci di nome Clint Eastwood, la vera Hollywood è qui

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Non c'è niente di strano a sentirsi un po' osservati prima di arrivare a Monterey: come se qualcuno vi seguisse con una macchina da presa. Supponiamo che siate partiti da San Franciscoe percorriate la 101 procedendo verso sud. Supponiamo che siano le cinque di pomeriggio di una fresca giornata di luglio calda soltanto dalle parti di Los Gatos e San Josè (in uno spazio di duecento chilometri il microclima cambia cinque volte). Supponiamo che un'oretta prima che vi si spalanchi davanti agli occhi la baia di Monterey, spinta in mare dal verde, con le sue palafitte, i suoi alberi schiacciati dal vento, le dune, le case basse e l'unica orrenda costruzione alta delle Embassy Suites lungo Del Monte Avenue, prima di entrare in città, con la nebbia in agguato (la nebbia di questa zona del Pacifico è l'unica nebbia retrattile, è come se avesse una coscienza, vado o non vadoa oscurare la Terra?), l'odore salmastro che si prolunga sino alle coltivazioni di ciliegie dell'entroterra (ciliegie e aglio) e gli uccelli che confidano nella generosità dei pescatori; supponiamo insomma che decidiate di uscire dall'autostrada, sotto i pini, puntando verso l'interno.

Dopo dieci minuti nessuno vi impedirebbe di sentirvi come James Stewart e Kim Novak. Perché arrivereste in un luogo magico: la missione di San Juan Baptista. Qui, cinquantaquattro anni fa, aggiungendo soltanto un campanile posticcio alle strutture ottocentesche perfettamente conservate, Alfred Hitchcock ambientò le fasi cruciali (il doppio salto nel vuoto, un omicidio e un suicidio della stessa persona) de La donna che visse due volte. Nessuno potrà rubarvi la sensazione di essere dentro un set e dentro l'America per la semplice ragione che non è una sensazione. Questa è l'America nella sua purezza: natura, storia geografia e cinema.