Lo show di Parigi dall'alto
E' uno dei grandi sogni di qualunque fotografo dilettante minimanente evoluto, appassionato di paesaggio, naturale e urbano. E, almeno a livello fotoamatoriale, si avvera molto di rado: per scattare dall'alto, bisognerebbe, come minimo, noleggiare un aereo o un elicottero (o una mongolfiera), il che ai comuni mortali, sia per ragioni di prezzo che di "disponibilità" della particolare tipologia di servizio, accade, sì e no, una volta nella vita. Per i professionisti, è un pochino più facile e frequente. E allora godiamoci con la giusta invidia queste bellissime foto di Parigi dal cielo. La prospettiva è diversa, ma la Ville Lumière non perde neanche un briciolo del suo charme, anzi. A chi capitasse (magari al Grand Canyon, o sopra i camini magici di Goreme, in Turchia, o sui fiordi neozelandesi, o sulle dune della Namibia, ma anche sulle Alpi), scattare dall'alto è relativamente semplice. Anche nelle ore in cui il sole è basso (le migliori, per catturare qualche ombra ed evitare foto "piatte"), la luce è abbondante. Considerato poi che si lavora praticamente con il fuoco a infinito (anzi, è consigliabile impostare la fotocamera in manual focus su quella posizione), e che in generale, data la distanza, si può aprire il diaframma a f-stop prossimi al massimo possibile, ecco che non è difficile scattare a 1/750-1/1000 di secondo - il minimo contro l'effetto mosso da velivolo in movimento - senza essere costretti a sensibilità ISO superiori a 400-500. Un piccolo aiuto, poi, arriva dalla necessità - quasi un obbligo - di scattare in sottoesposizione, 2/3 - 1 stop: dall'alto, infatti, l'effetto velo dell'atmosfera armorbidisce ombre e contrasto, acuendo il "difetto base", il limite insito fisicamente nella fotografia, quello di rendere per quanto possibile le tre dimensioni su un substrato che ne ha soltanto due. E a proposito di veli, c'è il problema del finestrino, oltretutto di plastica. L'ideale sarebbe salire su un elicottero, chiedere di rimuovere la portiera, farsi imbracare, in modo da poter scattare senza superfici trasparenti "in mezzo", ma tutto questo è virtualmente impossibile. Il suggerimento è quello di avvicinarsi per quanto possibile alla superficie "vetrata" e tenere l'obiettivo vicino e parallelo a questa. Uno sguardo alle ottiche. Non servono focali estreme, supertele o grandangolo spinti. In generale l'altezza dal suolo consente di districarsi più che bene, a chi usa pellicola 35 mm o digitale full frame, con un classico 50 mm fisso, equivalente al 35 mm di una digitale Aps-C. Non a caso, nel corredo di ottiche della mitica Hasselblad a pellicola 6x6, la lente consigliata per la fotografia aerea - e progettata per assecondarla al meglio - era la 100 mm, che nel medio formato equivale alla 60 mm del full frame e alla 40mm dell'Aps-C. Alternative possibili - a seconda del tipo di ripresa, e della distanza (dall'aereo è più elevata che dall'elicottero) e della morfologia del paesaggio, si possono ipotizzare un 35 o un tele corto, 85. E se è vero che la massima qualità offerta da un'ottica fissa è di estrema importanza in casi come questo, in cui il complesso fotocamera-lente deve catturare il massimo dettaglio possibile a grande distanza, la versatilità di uno zoom potrebbe rendersi a sua volta necessaria: un classico 24-70 2.8 (o 28-70) sono la migliore opzione in questo senso. Ricordate che in un volo di mezz'ora, il tempo di riflettere è minimo, le occasioni non si ripetono più. Il cambio di obiettivo in corsa è sconsigliato, chi ha due corpi macchina può semmai pensare di portarli entrambi, ognuno già attrezzato, e con ottiche complementari (magari un 35 fisso e un 70-200 2.8; oppure un'accoppiata 24-70 / 85 o 24-70 /105). Le immagini sono di Charles Platiau (Reuters)