Nuovi siti Unesco. La scelta: Okavango, Botswana
Immaginate un fiume capace di estendersi per oltre 1000 chilometri, per poi "impaludarsi" in un deserto troppo aspro per essere vinto persino dalle sue acque. Un corso d'acqua capace di portare acqua e vita in un luogo dove non ce ne dovrebbe essere, e di interferire sulle stagionalità del suo continente - l'Africa -, dal momento che riceve la sua "materia prima" dalle piogge dell'Africa centrale (Angola) 5 mesi prima di andarle a depositare nella piana del Kalahari, formando un delta lungo diverse centinaia di chilometri ed esteso fino a 15mila chilometri quadri, su un terreno in cui il dislvello complessivo è di pochi metri. E' il Delta dell'Okavango, in Botswana, un unicum sia dal punto di vista geografico, che da quello della biodiversità. Il paradiso degli amanti del paesaggio e ancor più dei safari fotografici. Perché è sin troppo ovvia la sua prerogativa, quella di fulcro "naturale", unico, di quantità e varietà enormi di mammiferi, rettili e uccelli che bazzicano nei pressi. Quest'anno (era ora, verrebbe da dire) l'Unesco l'ha inserito nel Patrimonio dell'Umanità, come iscrizione n. 1000, forse non a caso, quasi a celebrare la cifra tonda nel modo migliore. Eccolo in queste immagini, con alcuni dei suoi abitanti tipo, più facili da avvistare che in qualunque altro luogo al mondo, leopardi compresi