La pulizia è tutto. E certo gli interni dei velivoli non spiccano in genere per i livelli d'igiene. Non solo sporcizia sgradevole ma in fondo innocua sotto il profilo batterico o virale. I mezzi aerei ospitano ogni giorno per ore persone da ogni parte del mondo, spesso con scarse se non nulle igienizzazioni fra un volo e l'altro, che contaminano inevitabilmente le poltrone e le superfici con cui vengono a contatto. Secondo alcuni studi, i batteri più resistenti sopravvivono fino a una settimana sui sedili, sei giorni sui braccioli, cinque su tavolinetti e ripiani di plastica e sui finestrini. Il problema è talmente profondo che appena un mese fa un 17enne canadese, Raymond Wang, è stato premiato all'Intel International Science and Engineering Fair, le Olimpiadi della scienza e della tecnologia tenutesi a Pittsburgh, Pennsylvania, grazie a un sistema pensato proprio per migliorare l'aspirazione dell'aria negli aeromobili e immetterne di più pulita nelle cabine. Impedendo così il diffondersi dei germi e la trasmissione di malattie.
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Di recente Skytrax, la nota società di ricerca britannica che opera nel campo dell'aviazione civile e stila ogni anno le sue classifiche di qualità dedicate a compagnie aeree e aeroporti, ha rilasciato una curiosa chart sui vettori che possono sfoggiare le cabine più pulite. A sorpresa - o forse no, vista la proverbiale ossessione per l'igiene - non c'è alcuna sigla occidentale fra le prime dieci. La lista è letteralmente dominata dalle asiatiche. Al primo posto svetta infatti la taiwanese Eva Air seguita dalla Singapore Airlines e, a chiudere il podio, dalla giapponese Ana-All Nippon Airways. Si tratta ovviamente di una premiazione da prendere con le molle. È vero, Skytrax si basa su un'indagine colossale basata su 18 milioni di passeggeri saliti e scesi da 245 aerolinee internazionali. Tuttavia l'elenco è stato stilato in base alle impressioni e alle opinioni dei passeggeri. Non c'è stato insomma alcun test né rilevazione diretta sui tavolinetti o nelle toilette degli apparecchi ma la semplice richiesta di valutare il livello di pulizia di ripiani, pavimenti, pannelli, lavandini e scomparti delle poltrone, quelli in cui s'infilano riviste e fogli di sicurezza. La restante parte della top 10 è popolata da Cathay Pacific (Hong Kong), Asiana Airlines, seconda compagnia sudcoreana, da Garuda Indonesia, ancora una giapponese (Japan Airlines), dalla più grande compagnia privata cinese, Hainan Airlines, e da Korean Air. Chiude la chart la Hong Kong Airlines.
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Un'attenzione per igiene e decoro storicamente fondata ma che quest'anno trova maggiore osservanza, anche se essendo state stilate sulla base di dati dello scorso anno questo elemento non può aver pesato nelle classifiche Skytrax, per il fatto che molte di queste compagnie siano in stato di particolare allerta rispetto alla diffusione della Mers. Si tratta della sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus che ha appena fatto altre due vittime proprio in Corea del Sud. I morti sono ora 29: 74 persone sono guarite dal 20 maggio, giorno in cui è stato accertato il primo contagio, altre 77 sono ancora in trattamento. Quelle in quarantena sono invece 2.642. Il "paziente zero" è stato un uomo di 68 anni rientrato in Corea del Sud il 4 maggio dopo un viaggio fra Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi e Bahrain. Tuttavia, secondo la Iata, l'associazione che riunisce quasi tutti i vettori aerei internazionali, l'epidemia di Mers non è al livello di emergenza sanitaria pubblica internazionale. In molti sperano che la diffusione non assuma i contorni della Sars esplosa nel 2002, che costò alle compagnie dell'area pacifica 34 miliardi di dollari.
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Di recente Skytrax, la nota società di ricerca britannica che opera nel campo dell'aviazione civile e stila ogni anno le sue classifiche di qualità dedicate a compagnie aeree e aeroporti, ha rilasciato una curiosa chart sui vettori che possono sfoggiare le cabine più pulite. A sorpresa - o forse no, vista la proverbiale ossessione per l'igiene - non c'è alcuna sigla occidentale fra le prime dieci. La lista è letteralmente dominata dalle asiatiche. Al primo posto svetta infatti la taiwanese Eva Air seguita dalla Singapore Airlines e, a chiudere il podio, dalla giapponese Ana-All Nippon Airways. Si tratta ovviamente di una premiazione da prendere con le molle. È vero, Skytrax si basa su un'indagine colossale basata su 18 milioni di passeggeri saliti e scesi da 245 aerolinee internazionali. Tuttavia l'elenco è stato stilato in base alle impressioni e alle opinioni dei passeggeri. Non c'è stato insomma alcun test né rilevazione diretta sui tavolinetti o nelle toilette degli apparecchi ma la semplice richiesta di valutare il livello di pulizia di ripiani, pavimenti, pannelli, lavandini e scomparti delle poltrone, quelli in cui s'infilano riviste e fogli di sicurezza. La restante parte della top 10 è popolata da Cathay Pacific (Hong Kong), Asiana Airlines, seconda compagnia sudcoreana, da Garuda Indonesia, ancora una giapponese (Japan Airlines), dalla più grande compagnia privata cinese, Hainan Airlines, e da Korean Air. Chiude la chart la Hong Kong Airlines.
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Un'attenzione per igiene e decoro storicamente fondata ma che quest'anno trova maggiore osservanza, anche se essendo state stilate sulla base di dati dello scorso anno questo elemento non può aver pesato nelle classifiche Skytrax, per il fatto che molte di queste compagnie siano in stato di particolare allerta rispetto alla diffusione della Mers. Si tratta della sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus che ha appena fatto altre due vittime proprio in Corea del Sud. I morti sono ora 29: 74 persone sono guarite dal 20 maggio, giorno in cui è stato accertato il primo contagio, altre 77 sono ancora in trattamento. Quelle in quarantena sono invece 2.642. Il "paziente zero" è stato un uomo di 68 anni rientrato in Corea del Sud il 4 maggio dopo un viaggio fra Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi e Bahrain. Tuttavia, secondo la Iata, l'associazione che riunisce quasi tutti i vettori aerei internazionali, l'epidemia di Mers non è al livello di emergenza sanitaria pubblica internazionale. In molti sperano che la diffusione non assuma i contorni della Sars esplosa nel 2002, che costò alle compagnie dell'area pacifica 34 miliardi di dollari.