Giza. La maledizione di Tutankhamon sul suo museo
Un nuovo Museo Egiziano sta sorgendo davanti alle piramidi. Dovrà sostituire quello storico del Cairo, e soprattutto contenere l'intero repertorio dei "faraone bambino". Ma rivoluzione e crisi economica hanno ritardato i lavori. E si parla del 2022
Un nuovo, grande Museo Egizio, con l'intero tesoro di Tutankhamon. Non più nel cuore del Cairo, ma nella più spettacolare delle possibili location: a Giza, davanti alle piramidi. Non è una novità, semmai un progetto in corso di realizzazione, che, anzi, si sarebbe dovuto concludere entro l'anno. Ma la rivoluzione prima e il dissesto finanziario poi hanno inesorabilmente allungato i tempi, tanto che ora si parla addirittura del 2022. Per ora, il risultato pratico dell'operazione è uno skyline di gru che disturba non poco lo scenario delle iconiche strutture dedicate a Cheope, Chefren e Micerino.
C'è da sorridere sulla famigerata maledizione del faraone, come fa il curatore egiziano Medhat Abdallah, durante il sopralluogo che una troupe dell'agenzia francese AFP ha portato a termine in questi giorni all'interno del museo in costruzione, dove già si trovano alcuni delle centinaia di reperti - mai mostrati fino ad o…
C'è da sorridere sulla famigerata maledizione del faraone, come fa il curatore egiziano Medhat Abdallah, durante il sopralluogo che una troupe dell'agenzia francese AFP ha portato a termine in questi giorni all'interno del museo in costruzione, dove già si trovano alcuni delle centinaia di reperti - mai mostrati fino ad o…
Un nuovo, grande Museo Egizio, con l'intero tesoro di Tutankhamon. Non più nel cuore del Cairo, ma nella più spettacolare delle possibili location: a Giza, davanti alle piramidi. Non è una novità, semmai un progetto in corso di realizzazione, che, anzi, si sarebbe dovuto concludere entro l'anno. Ma la rivoluzione prima e il dissesto finanziario poi hanno inesorabilmente allungato i tempi, tanto che ora si parla addirittura del 2022. Per ora, il risultato pratico dell'operazione è uno skyline di gru che disturba non poco lo scenario delle iconiche strutture dedicate a Cheope, Chefren e Micerino.
C'è da sorridere sulla famigerata maledizione del faraone, come fa il curatore egiziano Medhat Abdallah, durante il sopralluogo che una troupe dell'agenzia francese AFP ha portato a termine in questi giorni all'interno del museo in costruzione, dove già si trovano alcuni delle centinaia di reperti - mai mostrati fino ad oggi - che dovranno essere il fiore all'occhiello del nuovo "megamuseo", come lo chiamano già al Cairo (ma un altro sinonimo ricorrente è "Nuova casa di Tutankhamon"), anche se la sua mummia rimarrà a Luxor, dove è stata rinvenuta nel 1922. "Stiamo ancora cercando di capire come tutti questi oggetti siano riusciti ad arrivare a noi dopo 3.300 anni", dice lo studioso.
Ma la nuova dimora del faraone bambino, a 10 anni dal suo concepimento, è ben lungi dall'essere completa, nonostante i 5 mila addetti che vi lavorano duramente, distribuiti in tre turni, su 47 ettari di terreno, quasi a evocare l'impresa ai limiti dell'umano che ha generato le tre immense piramidi situate poco lontano. Alla fine, conterrà 100 mila pezzi provenienti da 5 aree dell'antico impero, 4.500 dei quali saranno l'intera collezione dei ritrovamenti di Tutankhamon.
Di fatto, la nuova struttura andrà a prendere il posto del celebre Museo Egiziano delle Antichità, quello noto, del Cairo, situato, dalla fine dell'Ottocento, nel palazzo neoclassico che si trova nei pressi della centrale piazza Tahir della capitale egiziana. La struttura, ormai, è sovraccaricata di mummie, statue e altri reperti. "Ormai sembra un supermercato, con i pezzi ammassati l'uno sull'altro", dice l'ex ministro delle Antichità, nonché archeologo di fama internazionale, Zahi Hawass. Di fatto, vi si trovano 160 mila pezzi, solo 60 mila dei quali sono effettivamente visibili, mentre i rimanenti giacciono ne depositi. Non a caso, l'idea della nuova struttura venne, per sua stessa ammissione, a un altro ex ministro, l'ex titolare della cultura, Farouk Hosny, quando in una visita a Parigi sentì bollare l'Egiziano delle Antichità come un "magazzino". "Fu come una pugnalata al cuore - dice - Fu allora che pensai di costruire un nuovo, grande museo, vicino alle piramidi".
A decretare il declino della storica struttura hanno poi contribuito recenti episodi di cattiva manutenzione, al limite della sciatteria. In particolare un incidente avvenuto proprio con la maschera di Tutankhamon, cui un addetto staccò inavvertitamente un pezzo della barba, che venne successivamente riattaccato in modo grossolano. "La questione però è che la presentazione dei tesori del faraone è giocoforza circoscritta a due gallerie in un'unica sala, troppo poco per un repertorio di quel livello", dice Tarek Tawfik, direttore del progetto del nuovo Grand Egyptian Museum, il quale aggiunge che la nascente struttura metterà in mostra gli oggetti con criterio tematico. "I reperti saranno presentati in modo tale che i visitatori abbiano idea dell'ambiente in cui sono stati trovati".
Ragionamenti che, al momento, si possono fare solo al condizionale. Anche perché i ritardi, come sempre accade stanno facendo levitare ulteriormente i costi. Ad oggi siamo a un'ipotesi di circa 970 milioni di euro, contro i 700 iniziali. "Il progetto era stato inizialmente finanziato grazie a un prestito giapponese di 300 milioni - ha spiegato l'attuale ministro delle Antichità, Mamdouth Damaty - poi sono arrivati i tumulti e la rivoluzione, e, per il museo, la crisi". Ora sono in corso trattative per un secondo prestito, sempre da Tokyo, di 350 milioni. Ma nel frattempo, l'incertezza politica ha ridotto i flussi turistici, dai 15 milioni di visitatori annui del 2010 ai 10 milioni attuali. Il che non giova alle casse dello stato, che recentemente ha finanziato il progetto con poco più di 30 milioni di euro "... e trovarli è stata una sfida", assicura Tawfik.
L'idea per riuscire a mettere in moto prima possibile quello che Damaty definisce "una nuova pietra miliare" è azzardare un'apertura soft - la data potrebbe essere il maggio 2018 - con la sola collezione Tutankhamon visibile. Il tutto dovrebbe avere un effetto calamita sui visitatori, con introiti che andrebbero a cofinanziare il completamento dell'opera. Anche se qualcuno come lo stesso Hawass, è scettico. "Come puo ottenere soldi da un governo che deve aiutare la cittadinanza su bisogni primari come alimentazione, elettricità, casa...?"
C'è da sorridere sulla famigerata maledizione del faraone, come fa il curatore egiziano Medhat Abdallah, durante il sopralluogo che una troupe dell'agenzia francese AFP ha portato a termine in questi giorni all'interno del museo in costruzione, dove già si trovano alcuni delle centinaia di reperti - mai mostrati fino ad oggi - che dovranno essere il fiore all'occhiello del nuovo "megamuseo", come lo chiamano già al Cairo (ma un altro sinonimo ricorrente è "Nuova casa di Tutankhamon"), anche se la sua mummia rimarrà a Luxor, dove è stata rinvenuta nel 1922. "Stiamo ancora cercando di capire come tutti questi oggetti siano riusciti ad arrivare a noi dopo 3.300 anni", dice lo studioso.
Ma la nuova dimora del faraone bambino, a 10 anni dal suo concepimento, è ben lungi dall'essere completa, nonostante i 5 mila addetti che vi lavorano duramente, distribuiti in tre turni, su 47 ettari di terreno, quasi a evocare l'impresa ai limiti dell'umano che ha generato le tre immense piramidi situate poco lontano. Alla fine, conterrà 100 mila pezzi provenienti da 5 aree dell'antico impero, 4.500 dei quali saranno l'intera collezione dei ritrovamenti di Tutankhamon.
Di fatto, la nuova struttura andrà a prendere il posto del celebre Museo Egiziano delle Antichità, quello noto, del Cairo, situato, dalla fine dell'Ottocento, nel palazzo neoclassico che si trova nei pressi della centrale piazza Tahir della capitale egiziana. La struttura, ormai, è sovraccaricata di mummie, statue e altri reperti. "Ormai sembra un supermercato, con i pezzi ammassati l'uno sull'altro", dice l'ex ministro delle Antichità, nonché archeologo di fama internazionale, Zahi Hawass. Di fatto, vi si trovano 160 mila pezzi, solo 60 mila dei quali sono effettivamente visibili, mentre i rimanenti giacciono ne depositi. Non a caso, l'idea della nuova struttura venne, per sua stessa ammissione, a un altro ex ministro, l'ex titolare della cultura, Farouk Hosny, quando in una visita a Parigi sentì bollare l'Egiziano delle Antichità come un "magazzino". "Fu come una pugnalata al cuore - dice - Fu allora che pensai di costruire un nuovo, grande museo, vicino alle piramidi".
A decretare il declino della storica struttura hanno poi contribuito recenti episodi di cattiva manutenzione, al limite della sciatteria. In particolare un incidente avvenuto proprio con la maschera di Tutankhamon, cui un addetto staccò inavvertitamente un pezzo della barba, che venne successivamente riattaccato in modo grossolano. "La questione però è che la presentazione dei tesori del faraone è giocoforza circoscritta a due gallerie in un'unica sala, troppo poco per un repertorio di quel livello", dice Tarek Tawfik, direttore del progetto del nuovo Grand Egyptian Museum, il quale aggiunge che la nascente struttura metterà in mostra gli oggetti con criterio tematico. "I reperti saranno presentati in modo tale che i visitatori abbiano idea dell'ambiente in cui sono stati trovati".
Ragionamenti che, al momento, si possono fare solo al condizionale. Anche perché i ritardi, come sempre accade stanno facendo levitare ulteriormente i costi. Ad oggi siamo a un'ipotesi di circa 970 milioni di euro, contro i 700 iniziali. "Il progetto era stato inizialmente finanziato grazie a un prestito giapponese di 300 milioni - ha spiegato l'attuale ministro delle Antichità, Mamdouth Damaty - poi sono arrivati i tumulti e la rivoluzione, e, per il museo, la crisi". Ora sono in corso trattative per un secondo prestito, sempre da Tokyo, di 350 milioni. Ma nel frattempo, l'incertezza politica ha ridotto i flussi turistici, dai 15 milioni di visitatori annui del 2010 ai 10 milioni attuali. Il che non giova alle casse dello stato, che recentemente ha finanziato il progetto con poco più di 30 milioni di euro "... e trovarli è stata una sfida", assicura Tawfik.
L'idea per riuscire a mettere in moto prima possibile quello che Damaty definisce "una nuova pietra miliare" è azzardare un'apertura soft - la data potrebbe essere il maggio 2018 - con la sola collezione Tutankhamon visibile. Il tutto dovrebbe avere un effetto calamita sui visitatori, con introiti che andrebbero a cofinanziare il completamento dell'opera. Anche se qualcuno come lo stesso Hawass, è scettico. "Come puo ottenere soldi da un governo che deve aiutare la cittadinanza su bisogni primari come alimentazione, elettricità, casa...?"