Dai vulcani al surf, in Costa Rica una vacanza da gringos
di MATTIA PASQUINILe mille offerte di quella lingua di terra fra Nicaragua e Panama. Dal trekking alle immersioni passando per parchi selvaggi, bastano alcune semplici precauzioni per scoprire un mondo con il fai-da-te
Molti l'hanno scoperto l'anno scorso, quando il Costa Rica ha di fatto eliminato l'Italia dai Mondiali del Brasile. Una favola moderna, la cenerentola che sovverte i pronostici e via inanellando luoghi comuni tra i quali è entrato di diritto quello che andava di moda qualche tempo fa, il sogno del chiringuito da aprire sulla spiaggia per scappare dalla routine quotidiana. Una "terra promessa" dove molto è possibile, una fetta di centroamerica fra Nicaragua e Panama che risponde a tutte le esigenze, terra e mare, campagna e vulcani, trekking e surf, natura e resort. E la possibilità di visitare quell'area con il fai da te, con qualche accortezza e senza troppe difficoltà. Per scoprire luoghi lontani dai tour più canonici e dal turismo giovane, occidentale, molto "yankee" che affolla le spiagge sia sul versante caraibico sia su quello pacifico.
La prima sorpresa è il carattere non propriamente "marittimo…
La prima sorpresa è il carattere non propriamente "marittimo…
Molti l'hanno scoperto l'anno scorso, quando il Costa Rica ha di fatto eliminato l'Italia dai Mondiali del Brasile. Una favola moderna, la cenerentola che sovverte i pronostici e via inanellando luoghi comuni tra i quali è entrato di diritto quello che andava di moda qualche tempo fa, il sogno del chiringuito da aprire sulla spiaggia per scappare dalla routine quotidiana. Una "terra promessa" dove molto è possibile, una fetta di centroamerica fra Nicaragua e Panama che risponde a tutte le esigenze, terra e mare, campagna e vulcani, trekking e surf, natura e resort. E la possibilità di visitare quell'area con il fai da te, con qualche accortezza e senza troppe difficoltà. Per scoprire luoghi lontani dai tour più canonici e dal turismo giovane, occidentale, molto "yankee" che affolla le spiagge sia sul versante caraibico sia su quello pacifico.
La prima sorpresa è il carattere non propriamente "marittimo" del Costa Rica. La gran quantità di vulcani rendono il Paese una meta imperdibile per gli appassionati di trekking ma spesso i principali tour operator non organizzano ascese ai crateri, limitandosi a suggestivi punti di osservazione del cono - a meno che non si decida di affidarsi a guide non "ufficiali", a proprio rischio. Ma quale che sia la strada che vorrete percorrere, sarà difficile prescindere da un passaggio per la capitale, San Jose, cuore del Costa Rica e tappa strategica sia che vi affidiate a Interbus o Greyline - gli shuttle privati "da gringos", come ti dicono i locali quando capiscono che sei straniero - sia che scegliate le compagnie di trasporto nazionali. Un dedalo più intricato di quel che sembri, con livelli crescenti di difficoltà.
San Josè ha i tratti tipici delle città di questo tipo di località. Esercizi commerciali spartani, dall'offerta basica, ampie zone poco frequentate e aree più ricche di attività o di attrazioni turistiche, come il Teatro Nacional o la Cattedrale o i vari musei. In molti consigliano di non farsi identificare come turisti, di non girare da soli con oggetti di valore o bagagli nelle zone più isolate o al calar del sole; spesso è sufficiente accettare l'offerta di uno dei molti taxi in circolazione, meglio se regolari, anche per muoversi da un capolinea all'altro delle compagnie di autobus che sopperiscono alla mancanza di una vera e propria rete nazionale, consentendo di arrivare ovunque a prezzi decisamente bassi. Occhio agli orari: difficili da reperire, non corrispondono quasi mai a quelli riportati dalle tabelle dei singoli capolinea (Tracopa, Empresas Alfaro, Atlántico Norte, Tralapa, Tilarán, Transtusa etc.).
Può così accadere che ci si ritrovi a rimbalzare da un terminal all'altro alle 5 del mattino, dopo esser atterrati alle 3 all'aeroporto, per perdere l'agognato express e ripiegare sul temibile "regular" da otto ore, direzione Puerto Jimenez, la città punto di partenza privilegiato per visitare il Parque National del Corcovado. L'affollamento non è certo quello delle province più ricche e raggiungibili ma a Puerto JImenez la possibilità di trovare una "cabana" ombreggiata sono molte e di vario tipo, soprattutto fermandosi a mangiare un "casado" (praticamente il piatto nazionale, a base di riso, fagioli neri, platano, insalata, mais, carne o pesce) e parlare con Helena o Federico o Santos o Julio. A loro - ma il corso principale è pieno di tour operator a gestione familiare - vale la pena affidarsi anche per l'attrattiva principale, il trekking nel Parque National del Corcovado, regno delle permalose scimmie urlatrici, dei coloratissimi Ara Macao, del puma e del giaguaro, invisibili, dei tembili "chanchos carnivoros" (maiali molto irritabili) e dei tanti, tantissimi insetti.
I punti di accesso al Parque sono molti, anche i percorsi che vanno e vengono dalla Stazione de La Sirena (vicino a una piccola pista di atterraggio dove i meno allenati possono appendere la zanzariera e dormire un po' o fare scorte di acqua) e portano verso nord, sud e ovest. Il più classico è quello che si svolge in due tappe, da Los Patos a Carate (o viceversa), di 20 e 25 chilometri, in mezzo alla giungla, tra salite e discese, corsi d'acqua e lunghi tratti sulla spiaggia, un percorso che mette sicuramente alla prova ma regala emozioni, la possibilità di scattare bellissime foto e di incontrare molte specie animali. Da ricordare: per accedere, quale che sia l'opzione scelta, è indispensabile prenotare il proprio permesso presso l'agenzia di turismo ufficiale accanto all'aeroporto locale e accordarsi con una guida, condizione obbligatoria e divenuta tale dopo una serie di brutte esperienze che negli anni recenti hanno visto protagonisti sprovveduti esploratori fai da te.
Il Parco - uno dei territori a più alta biodiversità del mondo - non esaurisce le offerte della regione, che da sola meriterebbe tutto il tempo a disposizione per una vacanza, essendo - vulcani a parte - una sorta di sintesi dell'intera Nazione, al netto degli aspetti più commerciali. La simpatia e la disponibilità degli abitanti e la possibilità di spaziare dal trekking al kayaking, dall'esplorazione terrestre a quella marina, la rendono imperdibile, ancora di più dopo essersi affacciati sulla Bahia Drake, uno dei punti più frequentati da surfisti e subacquei (per la splendida Isola del Caño) o quanti volessero provare l'emozione del Whale Watching.
Sconsigliate le 14 ore di bus necessarie per risalire la costa - e passare da Osa a Nicoya, dal Corcovado a Tamarindo, dalla natura incontaminata alla contaminazione turistica -, meglio le aerolinee nazionali di Nature Air e Sansa che, con spesa modica, potrebbero facilitarvi nel trasferimento. A meno che non abbiate ancora un conto aperto con l'ecosistema locale. Quepos e Manuel Antonio, ma ancora di più la foresta pluviale del Cerro Chirripó, la montagna più alta del Paese con i suoi 3.820 metri, offrono infatti sentieri e panorami davvero unici. E se a muovervi fosse il desiderio di vivere una natura dominante, vi consigliamo di concludere la vostra avventura a Tamarindo, sede di importanti Surf Contest, divisa tra "gringos" e "corcs" (inteso come coccodrilli).
Anche sulla costa caraibica, al Tortuguero, dalle parti di Tamarindo e delle spiagge adiacenti Playa Grande e nel Parque marino de las Baulas c'è in molti periodi dell'anno la possibilità di assistere a uno spettacolo unico, quello della deposizione delle uova della tartaruga liuto, la più grande tra le testuggini marine, e della loro schiusa, a partire dalla metà di febbraio, con la corsa verso l'oceano di centinaia di neonati che volontari e dipendenti del parco tentano di difendere dall'attacco dei predatori. Si possono trascorrere intere nottate a passeggiare su una spiaggia farinosa, sfiorando le onde, nel silenzio totale e sotto un cielo stellato sconosciuto agli abitanti delle città in attesa che le "pattuglie" di avvistamento segnalino la presenza di una tartaruga in procinto di esplorare le dune o di scavarvi la buca dove deporrà le uova. Un momento con il quale vi auguriamo di chiudere una vacanza indimenticabile a contatto con una natura reale e rispettata. Che non potrà rimandarvi a casa senza la voglia di tornare: per rivivere le stesse emozioni o colmare le lacune lasciate da una visita comunque troppo breve per abbracciare del tutto un Paese speciale.
La prima sorpresa è il carattere non propriamente "marittimo" del Costa Rica. La gran quantità di vulcani rendono il Paese una meta imperdibile per gli appassionati di trekking ma spesso i principali tour operator non organizzano ascese ai crateri, limitandosi a suggestivi punti di osservazione del cono - a meno che non si decida di affidarsi a guide non "ufficiali", a proprio rischio. Ma quale che sia la strada che vorrete percorrere, sarà difficile prescindere da un passaggio per la capitale, San Jose, cuore del Costa Rica e tappa strategica sia che vi affidiate a Interbus o Greyline - gli shuttle privati "da gringos", come ti dicono i locali quando capiscono che sei straniero - sia che scegliate le compagnie di trasporto nazionali. Un dedalo più intricato di quel che sembri, con livelli crescenti di difficoltà.
San Josè ha i tratti tipici delle città di questo tipo di località. Esercizi commerciali spartani, dall'offerta basica, ampie zone poco frequentate e aree più ricche di attività o di attrazioni turistiche, come il Teatro Nacional o la Cattedrale o i vari musei. In molti consigliano di non farsi identificare come turisti, di non girare da soli con oggetti di valore o bagagli nelle zone più isolate o al calar del sole; spesso è sufficiente accettare l'offerta di uno dei molti taxi in circolazione, meglio se regolari, anche per muoversi da un capolinea all'altro delle compagnie di autobus che sopperiscono alla mancanza di una vera e propria rete nazionale, consentendo di arrivare ovunque a prezzi decisamente bassi. Occhio agli orari: difficili da reperire, non corrispondono quasi mai a quelli riportati dalle tabelle dei singoli capolinea (Tracopa, Empresas Alfaro, Atlántico Norte, Tralapa, Tilarán, Transtusa etc.).
Può così accadere che ci si ritrovi a rimbalzare da un terminal all'altro alle 5 del mattino, dopo esser atterrati alle 3 all'aeroporto, per perdere l'agognato express e ripiegare sul temibile "regular" da otto ore, direzione Puerto Jimenez, la città punto di partenza privilegiato per visitare il Parque National del Corcovado. L'affollamento non è certo quello delle province più ricche e raggiungibili ma a Puerto JImenez la possibilità di trovare una "cabana" ombreggiata sono molte e di vario tipo, soprattutto fermandosi a mangiare un "casado" (praticamente il piatto nazionale, a base di riso, fagioli neri, platano, insalata, mais, carne o pesce) e parlare con Helena o Federico o Santos o Julio. A loro - ma il corso principale è pieno di tour operator a gestione familiare - vale la pena affidarsi anche per l'attrattiva principale, il trekking nel Parque National del Corcovado, regno delle permalose scimmie urlatrici, dei coloratissimi Ara Macao, del puma e del giaguaro, invisibili, dei tembili "chanchos carnivoros" (maiali molto irritabili) e dei tanti, tantissimi insetti.
I punti di accesso al Parque sono molti, anche i percorsi che vanno e vengono dalla Stazione de La Sirena (vicino a una piccola pista di atterraggio dove i meno allenati possono appendere la zanzariera e dormire un po' o fare scorte di acqua) e portano verso nord, sud e ovest. Il più classico è quello che si svolge in due tappe, da Los Patos a Carate (o viceversa), di 20 e 25 chilometri, in mezzo alla giungla, tra salite e discese, corsi d'acqua e lunghi tratti sulla spiaggia, un percorso che mette sicuramente alla prova ma regala emozioni, la possibilità di scattare bellissime foto e di incontrare molte specie animali. Da ricordare: per accedere, quale che sia l'opzione scelta, è indispensabile prenotare il proprio permesso presso l'agenzia di turismo ufficiale accanto all'aeroporto locale e accordarsi con una guida, condizione obbligatoria e divenuta tale dopo una serie di brutte esperienze che negli anni recenti hanno visto protagonisti sprovveduti esploratori fai da te.
Il Parco - uno dei territori a più alta biodiversità del mondo - non esaurisce le offerte della regione, che da sola meriterebbe tutto il tempo a disposizione per una vacanza, essendo - vulcani a parte - una sorta di sintesi dell'intera Nazione, al netto degli aspetti più commerciali. La simpatia e la disponibilità degli abitanti e la possibilità di spaziare dal trekking al kayaking, dall'esplorazione terrestre a quella marina, la rendono imperdibile, ancora di più dopo essersi affacciati sulla Bahia Drake, uno dei punti più frequentati da surfisti e subacquei (per la splendida Isola del Caño) o quanti volessero provare l'emozione del Whale Watching.
Sconsigliate le 14 ore di bus necessarie per risalire la costa - e passare da Osa a Nicoya, dal Corcovado a Tamarindo, dalla natura incontaminata alla contaminazione turistica -, meglio le aerolinee nazionali di Nature Air e Sansa che, con spesa modica, potrebbero facilitarvi nel trasferimento. A meno che non abbiate ancora un conto aperto con l'ecosistema locale. Quepos e Manuel Antonio, ma ancora di più la foresta pluviale del Cerro Chirripó, la montagna più alta del Paese con i suoi 3.820 metri, offrono infatti sentieri e panorami davvero unici. E se a muovervi fosse il desiderio di vivere una natura dominante, vi consigliamo di concludere la vostra avventura a Tamarindo, sede di importanti Surf Contest, divisa tra "gringos" e "corcs" (inteso come coccodrilli).
Anche sulla costa caraibica, al Tortuguero, dalle parti di Tamarindo e delle spiagge adiacenti Playa Grande e nel Parque marino de las Baulas c'è in molti periodi dell'anno la possibilità di assistere a uno spettacolo unico, quello della deposizione delle uova della tartaruga liuto, la più grande tra le testuggini marine, e della loro schiusa, a partire dalla metà di febbraio, con la corsa verso l'oceano di centinaia di neonati che volontari e dipendenti del parco tentano di difendere dall'attacco dei predatori. Si possono trascorrere intere nottate a passeggiare su una spiaggia farinosa, sfiorando le onde, nel silenzio totale e sotto un cielo stellato sconosciuto agli abitanti delle città in attesa che le "pattuglie" di avvistamento segnalino la presenza di una tartaruga in procinto di esplorare le dune o di scavarvi la buca dove deporrà le uova. Un momento con il quale vi auguriamo di chiudere una vacanza indimenticabile a contatto con una natura reale e rispettata. Che non potrà rimandarvi a casa senza la voglia di tornare: per rivivere le stesse emozioni o colmare le lacune lasciate da una visita comunque troppo breve per abbracciare del tutto un Paese speciale.