"Gli uomini s'incontrano, le montagne stanno ferme". Così recita un proverbio popolare, tranne in Basilicata dove gli uomini hanno incontrato le montagne, le piccole Dolomiti Lucane. Tra queste cime altezzose dalle forme più bizzarre (la fantasia popolare le ha ribattezzate con i nomi di aquila reale, incudine, grande madre, civetta), ha aperto, oggi, la via Ferrata, tra le più lunghe di tutto il Belpaese e una assoluta novità: è la prima in tutto il Meridione, ideale per gli amanti dell'avventura (info qui).
Si tratta di un emozionante percorso attrezzato, che offre emozionanti ascese in verticale, viste mozzafiato ed è allo stesso tempo adatto a tutti (classificabile come EEA, poco difficile e con cavi metallici a cui ci si assicura con l'apposito kit). Permette praticare l'arrampicata lungo le dorsali rocciose di Castelmezzano e di Pietrapertosa, due tra i borghi più belli d'Italia (già collegati tra di loro con il grande attrattore del Volo dell'Angelo) e raggiungere, così, anche i punti più nascosti. Nell'insieme quasi 3,6 km di lunghezza, fra canali e camminamenti, due ponti tibetani per passare da una parete ad un'altra nel vuoto: visioni indimenticabili sullo skyline del paesaggio; si resta incantati dalla "Grande Seduzione delle Dolomiti Lucane", fino a toccare il cielo con un dito. Insomma, si fa un tuffo tra cielo e terra.
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Due i tragitti (completamente ad accesso gratuito) che partono dal ponte romano, su Vallone Caperrino (un affluente del fiume Bradano), e salgono uno verso Castelmezzano (una lunghezza di circa m. 1.731 ed un dislivello di circa 249 metri). L'altro ramo del percorso, che porta a Pietrapertosa, ha una lunghezza di circa m. 1.778 ed un dislivello di circa 331 metri e incrocia la partenza del Volo dell'Angelo.Così c'è solo l'imbarazzo della scelta. Ciascuno potrà decidere se sorvolare le Dolomiti o scalarle (il claim è dolomiti rocks), o fare entrambe le cose. L'importante che per cimentarsi nell'impresa dell'arrampicala non si soffra di vertigini e si sia in buone condizioni fisiche (Per i principianti si consiglia di farsi accompagnare da una guida esperta). L'attrezzatura (un casco per alpinismo, un'imbracatura, set completo da ferrata a Y con assorbitore di dissipazione dell'energia di caduta e due connettori (per ferrata) tipo K, un paio di guanti e scarponi da ferrata) è obbligatoria e può essere noleggiata in loco.
Già il percorso per raggiungere il punto di partenza è spettacolare. Si va a piedi lungo un antico tratturo contadino, sul quale è stato ricreata un ambiente di magia e mistero. Una passeggiata letteraria tra la natura, incontro ad alcune installazioni scultoree che traggono ispirazione dai racconti tramandati oralmente da generazioni e dall'immaginario su cui si fonda il libro "Vito ballava con le streghe (Sellerio editore Palermo)", dello scrittore lucano Mimmo Sammartino. "È qui, da queste creste inchiodate al cielo, che spiccano il volo angeli e streghe all'inseguimento dei falconi, principi delle vette, sul confine incerto fra veglia e sogno". Da ogni totem si diffondono musiche e narrazioni. Così, strada facendo, ci si può fermare a leggere le parole incise sulla pietra, ascoltare i suoni che si mescolano a quelli della natura.
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Ciascuna delle tappe rappresenta un momento del racconto che evidenzia il destino, l'incanto, il sortilegio, il volo, il ballo, il delirio. Dentro a questi immaginari si può scorgere, in controluce, la storia di donne e uomini, di visioni e di dolori, di fatiche e incantamenti. E allo stesso tempo sono le "voci di dentro", lenti di ingrandimento sulle tradizioni di questo angolo di Lucania. E tra un passo e un altro, una presa ben stretta e uno sguardo alle vette torna in mente il pensiero di Mauro Corona: "Chi più in alto sale, più lontano vede. Chi più lontano vede, più a lungo sogna".
Si tratta di un emozionante percorso attrezzato, che offre emozionanti ascese in verticale, viste mozzafiato ed è allo stesso tempo adatto a tutti (classificabile come EEA, poco difficile e con cavi metallici a cui ci si assicura con l'apposito kit). Permette praticare l'arrampicata lungo le dorsali rocciose di Castelmezzano e di Pietrapertosa, due tra i borghi più belli d'Italia (già collegati tra di loro con il grande attrattore del Volo dell'Angelo) e raggiungere, così, anche i punti più nascosti. Nell'insieme quasi 3,6 km di lunghezza, fra canali e camminamenti, due ponti tibetani per passare da una parete ad un'altra nel vuoto: visioni indimenticabili sullo skyline del paesaggio; si resta incantati dalla "Grande Seduzione delle Dolomiti Lucane", fino a toccare il cielo con un dito. Insomma, si fa un tuffo tra cielo e terra.
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Due i tragitti (completamente ad accesso gratuito) che partono dal ponte romano, su Vallone Caperrino (un affluente del fiume Bradano), e salgono uno verso Castelmezzano (una lunghezza di circa m. 1.731 ed un dislivello di circa 249 metri). L'altro ramo del percorso, che porta a Pietrapertosa, ha una lunghezza di circa m. 1.778 ed un dislivello di circa 331 metri e incrocia la partenza del Volo dell'Angelo.Così c'è solo l'imbarazzo della scelta. Ciascuno potrà decidere se sorvolare le Dolomiti o scalarle (il claim è dolomiti rocks), o fare entrambe le cose. L'importante che per cimentarsi nell'impresa dell'arrampicala non si soffra di vertigini e si sia in buone condizioni fisiche (Per i principianti si consiglia di farsi accompagnare da una guida esperta). L'attrezzatura (un casco per alpinismo, un'imbracatura, set completo da ferrata a Y con assorbitore di dissipazione dell'energia di caduta e due connettori (per ferrata) tipo K, un paio di guanti e scarponi da ferrata) è obbligatoria e può essere noleggiata in loco.
Già il percorso per raggiungere il punto di partenza è spettacolare. Si va a piedi lungo un antico tratturo contadino, sul quale è stato ricreata un ambiente di magia e mistero. Una passeggiata letteraria tra la natura, incontro ad alcune installazioni scultoree che traggono ispirazione dai racconti tramandati oralmente da generazioni e dall'immaginario su cui si fonda il libro "Vito ballava con le streghe (Sellerio editore Palermo)", dello scrittore lucano Mimmo Sammartino. "È qui, da queste creste inchiodate al cielo, che spiccano il volo angeli e streghe all'inseguimento dei falconi, principi delle vette, sul confine incerto fra veglia e sogno". Da ogni totem si diffondono musiche e narrazioni. Così, strada facendo, ci si può fermare a leggere le parole incise sulla pietra, ascoltare i suoni che si mescolano a quelli della natura.
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Ciascuna delle tappe rappresenta un momento del racconto che evidenzia il destino, l'incanto, il sortilegio, il volo, il ballo, il delirio. Dentro a questi immaginari si può scorgere, in controluce, la storia di donne e uomini, di visioni e di dolori, di fatiche e incantamenti. E allo stesso tempo sono le "voci di dentro", lenti di ingrandimento sulle tradizioni di questo angolo di Lucania. E tra un passo e un altro, una presa ben stretta e uno sguardo alle vette torna in mente il pensiero di Mauro Corona: "Chi più in alto sale, più lontano vede. Chi più lontano vede, più a lungo sogna".