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Sorrento, il mare e il genio di Arnaldo Pomodoro

Una delle opere di Arnaldo Pomodoro in vista 
Sette opere monumentali del grande artista dislocate qua e là nella cittadina campana che sta alla Costiera come Portovenere alle Cinque Terre. E ha molto da offrire, dal suo punto di vista sul Golfo di Napoli. Anche sul fronte arte e cultura
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C'è il "monumento al Novecento" che ha la forma di spirale crescente e avvolgente, sempre più sottile, con un senso di progresso continuo, che è insieme di uguaglianza e di elevamento. E c'è l'Obelisco "Cassodoro" che si staglia nel cielo e che racconta, attraverso la presenza dei sassi e delle corde dei marinai, l'esperienza estrema dei pescatori. Sorrento, arroccata su un'imponente scogliera a picco sul mare, con le sue strade e le sue piazze (piazza Marinai d'Italia e piazza Angelino Lauro in primis) si è trasformata in un vero e proprio museo - senza soffitti, né pareti, senza dover pagare il biglietto d'ingresso  -  e ospita alcuni dei capolavori più significativi del grande artista Arnaldo Pomodoro.

La mostra Riva dei Mari (fino al 22 novembre) comprende sette opere monumentali dislocate qua e là, per evidenziare il linguaggio espressivo dello scultore, da sempre radicato in un senso dell'architettonico e del simbolico. Una galleria d'arte a cielo aperto, nella quale godere di un patrimonio artistico di notevole spessore e suggestione, che si mescola con i paesaggi, i panorami sul mare (uno dei più belli si vede dalla terrazza della villa comunale per avere in un solo sguardo tutto il panorama del Golfo di Napoli). La scultura, infatti, rappresenta lo spazio e il tempo, che sono valori essenziali (vi è poi un percorso a Villa Fiorentino con una settantina di lavori tra grandi sculture in bronzo e fiberglass, calcografie, libri d'arte).

Così camminando tra le vie della città con i suoi paesaggi tra i più romantici al mondo, s'incrociano i pensieri di uno dei più grandi maestri del '900. In Piazza Sant'Antonino, cuore del centro storico, si ammira la "Progressione e stasi" (2011) in bronzo, un'esaltazione del disequilibrio. Proprio vicino la Basilica di Sant'Antonino, protettore della città. Vale la pena entrare in chiesa per il pregevole presepe della  scuola settecentesca napoletana del Sammartino. Nella Cripta, è custodito il corpo del santo, e ci sono numerosi quadri ed ex-voto in argento a dimostrazione del forte legame esistente tra i sorrentini ed il loro patrono. Poco distante, in piazza Tasso, campeggia la "Lancia di luce", un elemento monumentale con sezione triangolare, come un obelisco puntato verso l'alto, ispirato al lavoro di fonderia. In quest'arte si può leggere, per così dire, la storia industriale dal trattamento del ferro coi suoi detriti, alla fusione dell'acciaio e alle operazioni sul materiale incandescente.

Ma Sorrento è anche la patria del poeta Torquato Tasso, che qui nacque nel 1544 e la terra delle Sirene (uccelli con artigli, testa di donna e seni). Secondo la leggenda l'isola delle Sirene, era posta lungo la costa dell'Italia meridionale, proprio al largo della penisola sorrentina. Con un pizzico di immaginazione, si possono rivedere le agili navi greche solcare le onde ed Ulisse saldamente legato all'albero maestro per ascoltare indenne il pericoloso canto di queste donne mitologiche. Lo stesso Tasso nell'Ode 20 (Vol. 2° rime) descrisse la scena: "Or mi giova da quest'altero scoglio delle sirene, udire gli augelli gai languire, e il lor dolce cordoglio sfogar con vario e con candro stile chiamando il lieto e dilettoso aprile".

E poi è la terra dei colori, con le sue tinte brillanti tipicamente primaverili e estive. Una terra che ha fatto del turismo la sua carta vincente, sin dai tempi del "Grand Tour": numerosi viaggiatori scelsero questa zona. Come scriveva Louise Colet nel 1863, "scendiamo a Sorrento lungo stradine scoscese, fiancheggiate da muri, al di sotto dei quali si addensano macchie di limoneti e di aranceti, coi rami spossati dal carico dei frutti, roseti e camelie in fiore, palme e pini che librano in aria le cuspidi verdi del loro fogliame". E proprio per questa vocazione  e per la sua ospitalità famosa da secoli che la città è stata palcoscenico per il primo "Forum Internazionale Turismo e Cultura", promosso e organizzato dalla Fondazione Biagio Agnes, con l'obiettivo di potenziare gli elementi già tradizionalmente attrattivi e di cogliere nuove sfide.

Tra le altre eccellenze da non perdere c'è il Duomo, la Cattedrale di Sorrento, dedicata ai SS. Filippo e Giacomo, in stile romanico risale al XV Secolo. Si caratterizza per il portale laterale del 1474, in stile rinascimentale e per le numerose tele di artisti della scuola napoletana del '700. Per scoprire le tradizioni dell'artigianato si va al Museo Bottega della Tarsia Lignea, in un palazzo del Settecento con volte affrescate e soffitti rivestiti con carta dipinta a mano. Un viaggio nell'intarsio dell'Ottocento tra i temi decorativi che impreziosiscono i mobili, gli attrezzi, le tecniche e i materiali, i dipinti e i disegni fino alle regioni incorniciate.

E, infine non si può trascurare la gastronomia. Come scrisse Giacomo Casanova nel 1771: ".... tutto a Sorrento è squisito: verdure, latticini, carni, vitelli e persino la farina che dà al pane ed a tutte le paste un gusto delicato che non si trova in alcun altro luogo... l'aria di Sorrento non lascia mai senza appetito coloro che l'abitano". E anche i turisti. E alla fine, ci si rende conto che Tasso aveva ragione nel dire: "Vi muoverete a visitar tante altre Città d'Italia e vi verrai negli occhi Le dolci rive della mia Sorrento".