Viaggi

Porto Rico, turismo in crisi nel paradiso caraibico a rischio default

Quello che resta della sala da ballo del Normandie Hotel, albergo di lusso chiuso dalo 2008 (reuters)
Alti costi del lavoro e una elevata bolletta energetica scoraggiano investimenti nel ramo turistico. L'isola schiacciata dai debiti rischia il default. Il turismo vale appena il 6% del Pil, contro il 27% della Giamaica e il 16% di Santo Domingo
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POTREBBE diventare la 51a stella degli Stati Uniti. Me per il momento l'unione con il gigante a stelle e strisce, sancito da referendum popolare, non sembra portare benefici a Porto Rico, la più piccola delle isole delle Grandi Antille, situata tra la Repubblica Dominicana e le isole Vergini, anzi.

'L"isola dell'incanto" sta attraversando un periodo complicato: sulla carta non avrebbe nulla da invidiare alle altre isola dei Caraibi con le sue spiagge bianchissime e il clima soleggiato per gran parte dell'anno che da decenni la rendono un'ambita meta turistica. Negli ultimi tempi però l'isola è salita agli onori delle cronache per l'enorme debito pubblico accumulato: la "Grecia americana", come è stata definita, non è più in grado di onorare i 72 miliardi di dollari debiti che rischiano di schiacciare la sua economia.
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Nonostante le bellezze dell'isola, l'industria del turismo è in crisi. Diversi i punti deboli: costi elevati per l'elettricità e per costruire, un elevato costo del lavoro dovuto anche alle gratifiche obbligatorie per i lavoratori dell'industria del turismo. La bolletta elettrica di Porto Rico è una delle più alte degli Stati Uniti a causa della dipendenza dell'isola dal petrolio importato e dunque dalla fluttuazione del prezzo del greggio. Infine il macigno del debito pubblico, che potrebbe essere ripianato con nuove tasse a carico del settore turistico.

La crisi del settore appare evidente anche dal numero degli arrivi: da 20 anni è stabile sui 3,2 milioni annui, mentre sia Cuba che la Repubblica Dominicana hanno visto crescere i flussi turistici. Più che raddoppiati gli arrivi annui a Santo Domingo (5,1 milioni), triplicati fino a 3 milioni all'anno per Cuba, che quest'anno, forse complice anche il disgelo con Washington, ha visto crescere la domanda di un ulteriore 15%. 
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Diverse aziende turistiche, come AmResorts, hanno scelto 4 o 5 anni fa di non investire più a Porto Rico a causa degli alti costi del lavoro e dell'elevato prezzo medio delle camere. Il costo totale per creare una stanza a Porto Rico è del 30% più alto rispetto ai costi che AMResort sostiene in altre parti dei Caraibi. Nell'isola i datori di lavoro sono anche obbligati a pagare ai lavoratori degli extra obbligatori per il Natale fino ad un massimo di 600 dollari, mentre non possono chiedere agli addetti di lavorare dividendo l'orario giornaliero in due o più parti, un tipo di flessbilità molto richiesta nel settore della ristorazione e del turismo. Secondo un report del Fondo Monetario Internazionale le norme sul lavoro dell'isola sono il principale ostacolo allo sviluppo economico dell'isola.

Il problema è anche la competitività rispetto agli ingombranti vicini che in quanto a spiagge e a bellezze naturali non hanno nulla da invidiare a Porto Rico. In base alle leggi federali americane il costo del lavoro a Porto Rico è di 7,25 dollari all'ora (290 dollari a settimana) mentre un lavoratore della Repubblica Dominicana viene pagato 60 dollari a settimana. A Cuba addirittura si arriva a 4 dollari all'ora.

La crisi del settore si legge anche sull'incidenza dell'industria turistica sul Prodotto interno lordo: il turismo a Porto Rico oggi vale circa il 6% del Pil (ma il governo dell'isola punta a portarlo almeno all'8%). Molto diverse le percentuali negli altri Paesi caraibici: in Giamaica il turismo vale il 27% del Pil, nella Repubblica Domenicana il 16%.
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I dati della Banca Mondiale sono ancora più eloquenti: negli anni '70 Porto Rico aveva 9mila stanze di hotel, la Giamaica 6mila e 600 e la Repubblica Dominicana 1600. Oggi Santo Domingo conta circa 60mila stanze d'hotel, la Giamaica 20mila mentre Porto Rico 15mila.

Tuttavia qualche segnale di speranza c'è: la campagna di promozione turistica lanciata nel 2013 che descriveva Porto Rico come "La All-Star Island" ha mostrato qualche segno di successo e la Puerto Rico Tourism Company sta cercando di reagire con un piano per la costruzione di 5mila nuove stanze di hotel. Anche importanti Hedge Fund hanno deciso di investire nell'isola. Crescono anche i visitatori che scendono dalle navi da crociera: nell'ultimo anno sono stati 1,5 milioni, in crescita dagli 1,2 milioni dell'anno precedente.