Novi Sad e la fortezza dell'orologio ubriaco
di ISA GRASSANOSerbia. Un centro storico che sa molto di Austria e una fortezza eretta nel Settecento come bastione anti-ottomano, dominata da un orologio con le lancette alla rovescia. La località a pochi chilometri da Belgrado è un fascinoso mix di rigore asburgico e di atmosfere da fiaba
"Sono le quattro". "Ma no, saranno appena le tre e quarantacinque". Due anziane signore, sedute su una panchina, fissano l'orologio del bastione di Ludwig Badenski, che, in un angolo delle mura, domina la fortezza di Petrovaradin, e discutono sull'ora. Siamo a Novi Sad, Serbia, a una cinquantina di chilometri a Nord di Belgrado, eppure si ha la sensazione di essere catapultati nella favola di Lewis Carroll, quando Alice si accorge del buffo orologio del Cappellaio che "segna il giorno del mese e non segna le ore!".
Qui le ore, invece, sono ben segnate, anche con le lancette più grandi (al contrario di come si è soliti vedere, la lancetta lunga indica le ore e la piccola i minuti) per permettere che fossero visibili anche da lontano e, per secoli, sono stati il solo mezzo artificiale per conoscere l'ora a disposizione dei pescatori sul Danubio. Ma l'orologio (un grande quadrante nero con numeri romani e una banderuola dorata …
Qui le ore, invece, sono ben segnate, anche con le lancette più grandi (al contrario di come si è soliti vedere, la lancetta lunga indica le ore e la piccola i minuti) per permettere che fossero visibili anche da lontano e, per secoli, sono stati il solo mezzo artificiale per conoscere l'ora a disposizione dei pescatori sul Danubio. Ma l'orologio (un grande quadrante nero con numeri romani e una banderuola dorata …
"Sono le quattro". "Ma no, saranno appena le tre e quarantacinque". Due anziane signore, sedute su una panchina, fissano l'orologio del bastione di Ludwig Badenski, che, in un angolo delle mura, domina la fortezza di Petrovaradin, e discutono sull'ora. Siamo a Novi Sad, Serbia, a una cinquantina di chilometri a Nord di Belgrado, eppure si ha la sensazione di essere catapultati nella favola di Lewis Carroll, quando Alice si accorge del buffo orologio del Cappellaio che "segna il giorno del mese e non segna le ore!".
Qui le ore, invece, sono ben segnate, anche con le lancette più grandi (al contrario di come si è soliti vedere, la lancetta lunga indica le ore e la piccola i minuti) per permettere che fossero visibili anche da lontano e, per secoli, sono stati il solo mezzo artificiale per conoscere l'ora a disposizione dei pescatori sul Danubio. Ma l'orologio (un grande quadrante nero con numeri romani e una banderuola dorata sul tetto per indicare la direzione dei venti) dà spesso "i numeri". Colpa del caldo che fa spostare il meccanismo delle lancette in avanti. Gli abitanti sono soliti indicare l'orologio come "ubriaco", proprio per l'oscillazione dei minuti (in inverno, con il freddo, invece le lancette si posizionano sempre un po' all'indietro). E se la porta da cui si entra nel Paese delle Meraviglie è quella del tempo, anche la porta per immergersi nella storia di Novisad, capitale della Vojvodina, da sempre considerata l'Atene dei Balcani, può essere il tempo misurato da questa torre strampalata (costruita con i soldi delle tasse del popolo e divenuta il simbolo del territorio), un tempo che scorre adattandosi ai ritmi lievi della gente. In "avanti" per l'energia e la vitalità che contagia tutti, soprattutto nei mesi estivi, ma senza fretta.
Ci si gode il sole che illumina questa imponente cittadella sul Danubio (una delle migliori fortezze conservate in Europa, eretta tra il 1692 e il 1780 per proteggere Novi Sad dall'avanzata dei Turchi; è raggiungibile anche a piedi). Si prende un caffè in uno dei tanti locali all'aperto, mentre si ammira il panorama e le architetture sul fiume, come il ponte Arcobaleno, il ponte Varadin e quello della Libertà. E quasi sembra ancora di sentire l'eco della voce del soul britannico Emeli Sande che su queste terrazze si è esibito in occasione dell'Exit, il Festival della musica contemporanea, da poco concluso e che ha portato un flusso di oltre 40 mila presenze al giorno (da sessanta paesi differenti).
Sempre lentamente si va poi alla scoperta della Città Vecchia, dal sapore austriaco, con i campanili a cipolla e le facciate neoclassiche. Ci si ritrova in Piazza della Libertà, attorno alla statua di bronzo di Svetozar Miletic (1826-1901), il più importante leader politico serbo, proprio di fronte al municipio, in stile rinascimentale e la facciata abbellita di colonne corinzie e numerose statue. L'imponente opera di Ivan Mestrovic fu abbattuta durante la seconda guerra mondiale e ricostruita: riunisce sotto la sua mole numerosi studenti universitari e artisti di strada. Da qui iniziano le passeggiate lungo le Vie Dunavska e Zmaj Jovina, le principali strade pedonali sulle quali affacciano ristoranti, bar, negozi. Stare seduti ore ed ore con una bibita fresca è il must. Da queste parti si finisce presto di lavorare e per il resto della giornata si sta in compagnia di amici o della famiglia. Un altro punto di incontro è vicino alla statua di Jovan Jovanovic Zmaj, medico ma soprattutto poeta, che campeggia sulla via omonima. Aveva avuto nove figli ma tutti scomparsi prematuramente, ancora bambini e per questo amava scrivere favole per i piccoli. Viene ricordato con il soprannome di drago, Zmaj. Si racconta che una volta partecipò ad un concorso: doveva indicare la data 3 maggio ma dimenticò il puntino tra il numero e il mese e scrisse solo la serie di caratteri simile a Zmaj, che in cirillico vuol dire drago.
Poco distante, vale la pena entrare nella Cattedrale di San Giorgio, più volte ricostruita, che conserva le scene dei più importanti episodi storici. Da qui ci si sposta per scoprire i dintorni della Vojvodina che intrecciano le strade del vino, il parco nazionale di Fruška Gora e i monasteri ortodossi tardomedievali, circondati dal verde, dai vigneti e avvolti nel silenzio. Sosta d'obbligo al museo dell'apicoltura e del miele a Sremski Karlovci (a pochi chilometri da Novi Sad, della famiglia Zivanovic che vanta una tradizione vitivinicola di oltre tre secoli (degustazione di sette vini con circa 5 euro a persona). Si dice che alcune loro etichette fossero presenti nella carta dei vini del transatlantico Titanic: tra questi il Bermet, il vino liquoroso prodotto dal vitigno autoctono della zona Vranac e aromatizzato con più di venti erbe macerate.
Dopo essersi inebriati con il nettare di Bacco, ci si ferma nel paese di Sremski Karlovci, sulla riva destra del Danubio, centro più importante della chiesa ortodossa serba durante l'impero Asburgico. Oggi vanta un liceo-ginnasio tra i più rinomati, con gli studenti che organizzano visite guidate anche all'annessa biblioteca con oltre 18 mila libri e volumi originali del XVIII secolo, e una cattedrale ortodossa con una coppia di eleganti campanili barocchi. Al suo interno si conservano icone miracolose. Ma nella patria del vino, a fare i miracoli terreni è l'acqua. Qui, infatti, si trova la fontana barocca dei Quattro Leoni, proprio al centro della piazza. La tradizione popolare ritiene che chi beva da questa fonte, troverà l'amore entro l'anno. Tanto vale provare ad ubriacarsi. Se non si troverà l'uomo o la donna della propria vita, al massimo si andrà un po' avanti come l'orologio di Novi Sad. "Avanti" nella scoperta di questa ricca terra, senza essere ubriachi.
Qui le ore, invece, sono ben segnate, anche con le lancette più grandi (al contrario di come si è soliti vedere, la lancetta lunga indica le ore e la piccola i minuti) per permettere che fossero visibili anche da lontano e, per secoli, sono stati il solo mezzo artificiale per conoscere l'ora a disposizione dei pescatori sul Danubio. Ma l'orologio (un grande quadrante nero con numeri romani e una banderuola dorata sul tetto per indicare la direzione dei venti) dà spesso "i numeri". Colpa del caldo che fa spostare il meccanismo delle lancette in avanti. Gli abitanti sono soliti indicare l'orologio come "ubriaco", proprio per l'oscillazione dei minuti (in inverno, con il freddo, invece le lancette si posizionano sempre un po' all'indietro). E se la porta da cui si entra nel Paese delle Meraviglie è quella del tempo, anche la porta per immergersi nella storia di Novisad, capitale della Vojvodina, da sempre considerata l'Atene dei Balcani, può essere il tempo misurato da questa torre strampalata (costruita con i soldi delle tasse del popolo e divenuta il simbolo del territorio), un tempo che scorre adattandosi ai ritmi lievi della gente. In "avanti" per l'energia e la vitalità che contagia tutti, soprattutto nei mesi estivi, ma senza fretta.
Ci si gode il sole che illumina questa imponente cittadella sul Danubio (una delle migliori fortezze conservate in Europa, eretta tra il 1692 e il 1780 per proteggere Novi Sad dall'avanzata dei Turchi; è raggiungibile anche a piedi). Si prende un caffè in uno dei tanti locali all'aperto, mentre si ammira il panorama e le architetture sul fiume, come il ponte Arcobaleno, il ponte Varadin e quello della Libertà. E quasi sembra ancora di sentire l'eco della voce del soul britannico Emeli Sande che su queste terrazze si è esibito in occasione dell'Exit, il Festival della musica contemporanea, da poco concluso e che ha portato un flusso di oltre 40 mila presenze al giorno (da sessanta paesi differenti).
Sempre lentamente si va poi alla scoperta della Città Vecchia, dal sapore austriaco, con i campanili a cipolla e le facciate neoclassiche. Ci si ritrova in Piazza della Libertà, attorno alla statua di bronzo di Svetozar Miletic (1826-1901), il più importante leader politico serbo, proprio di fronte al municipio, in stile rinascimentale e la facciata abbellita di colonne corinzie e numerose statue. L'imponente opera di Ivan Mestrovic fu abbattuta durante la seconda guerra mondiale e ricostruita: riunisce sotto la sua mole numerosi studenti universitari e artisti di strada. Da qui iniziano le passeggiate lungo le Vie Dunavska e Zmaj Jovina, le principali strade pedonali sulle quali affacciano ristoranti, bar, negozi. Stare seduti ore ed ore con una bibita fresca è il must. Da queste parti si finisce presto di lavorare e per il resto della giornata si sta in compagnia di amici o della famiglia. Un altro punto di incontro è vicino alla statua di Jovan Jovanovic Zmaj, medico ma soprattutto poeta, che campeggia sulla via omonima. Aveva avuto nove figli ma tutti scomparsi prematuramente, ancora bambini e per questo amava scrivere favole per i piccoli. Viene ricordato con il soprannome di drago, Zmaj. Si racconta che una volta partecipò ad un concorso: doveva indicare la data 3 maggio ma dimenticò il puntino tra il numero e il mese e scrisse solo la serie di caratteri simile a Zmaj, che in cirillico vuol dire drago.
Poco distante, vale la pena entrare nella Cattedrale di San Giorgio, più volte ricostruita, che conserva le scene dei più importanti episodi storici. Da qui ci si sposta per scoprire i dintorni della Vojvodina che intrecciano le strade del vino, il parco nazionale di Fruška Gora e i monasteri ortodossi tardomedievali, circondati dal verde, dai vigneti e avvolti nel silenzio. Sosta d'obbligo al museo dell'apicoltura e del miele a Sremski Karlovci (a pochi chilometri da Novi Sad, della famiglia Zivanovic che vanta una tradizione vitivinicola di oltre tre secoli (degustazione di sette vini con circa 5 euro a persona). Si dice che alcune loro etichette fossero presenti nella carta dei vini del transatlantico Titanic: tra questi il Bermet, il vino liquoroso prodotto dal vitigno autoctono della zona Vranac e aromatizzato con più di venti erbe macerate.
Dopo essersi inebriati con il nettare di Bacco, ci si ferma nel paese di Sremski Karlovci, sulla riva destra del Danubio, centro più importante della chiesa ortodossa serba durante l'impero Asburgico. Oggi vanta un liceo-ginnasio tra i più rinomati, con gli studenti che organizzano visite guidate anche all'annessa biblioteca con oltre 18 mila libri e volumi originali del XVIII secolo, e una cattedrale ortodossa con una coppia di eleganti campanili barocchi. Al suo interno si conservano icone miracolose. Ma nella patria del vino, a fare i miracoli terreni è l'acqua. Qui, infatti, si trova la fontana barocca dei Quattro Leoni, proprio al centro della piazza. La tradizione popolare ritiene che chi beva da questa fonte, troverà l'amore entro l'anno. Tanto vale provare ad ubriacarsi. Se non si troverà l'uomo o la donna della propria vita, al massimo si andrà un po' avanti come l'orologio di Novi Sad. "Avanti" nella scoperta di questa ricca terra, senza essere ubriachi.