Onde artificiali, simili a quelle dell'oceano. Dove meno te l'aspetti, in una laguna a una quindicina di chilometri dal mare, ma già in aperta campagna, in quella del Galles settentrionale. E' stato aperto ufficialmente Surf Snowdonia, nell'omonimo parco nazionale, per l'esattezza nel comune di Dolgarrog. Nella laguna di 300 metri vengono create artificialmente onde di diverse dimensioni, dai 70 cm ai 2 metri, a seconda del livello tecnico degli "atleti" che scendono in acqua. Il tutto infatti è predisposto per ospitare scuole con allievi, surfisti amatoriali di ogni livello, fino agli atleti professionisti che richiedono acque particolarmente "mosse".
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Quello creato in Gran Bretagna è il primo, almeno ad aprire al pubblico, di una serie di strutture simili, il cui format è stato progettato da una compagnia spagnola, la Wawegarden, che al momento ha già costruito un prototipo non funzionante a Zarauz, Euskadi, vicino a San Sebastian, la città iberica che con la vicina francese Biarritz costituisce il nucleo storico della comunità europea degli amanti delle onde. L'anno prossimo ne aprirà uno simile, immancabilmente, negli Stati Uniti, ad Austin, Texas. Al momento, però, Dolgarrog è l'unico parco-surf del suo genere aperto al pubblico. Nonché il complesso artificiale dedicato al surf più grande del mondo.
E' sufficiente spingere un bottone per avere le onde diverse a seconda dei livelli di difficoltà, i prezzi partono da 19 sterline, circa 27 euro per un'ora e per i principianti, salgono per i professionisti che hanno bisogno di una laguna molto mossa per le loro evoluzioni. Jo Dennison, campionessa di surf che insegna a Snowdonia spiega che "le onde sono fantastiche, ne puoi avere una ogni 60 secondi, è un bel modo di imparare, anche perché puoi avere la stessa onda quante volte vuoi".
Insomma, un buon modo per fare pratica, per apprendere tecniche e manovre che in mare potrebbero essere pericolose da provare per la prima volta. E anche, se si vuole, un sistema per avere sempre l'onda pronta, in un pianeta dal clima sempre meno prevedibile, sulla scia se si vuole delle varie metodiche, dall'innevamento artificiale all'aperto sino alle piste al chiuso costruite nel cuore dei deserti arabi, che in qualche modo cercano di compensare la crescente penuria di opportunità per gli amanti dello sci e degli sport invernali. "All'improvviso il surf è accessibile a tutti - dice il direttore del parco, Steve Davies - E' un'esperienza stare su un'onda per la prima volta, fa sentire potenti: normalmente si sfida la natura, stavolta due motori e i loro megawatt".
[[ge:rep-locali:repubblica:120625342]]
La scelta della località di questa prima mondiale può suscitare curiosità e sorpresa, tanto che stampa inglese qualificata come il FT la definisce simbolica: il Galles sta in qualche modo cercando di rinascere dopo anni di declino post-industriale con una perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, a fronte dei quali i 43 nuovi assunti nell'area dal Surf Snowdonia sembrano un'inezia. Lontana anni luce dal circuito del jet-set o della movida, ma anche dai grandi flussi turistici (paradossalmente, potrebbe sembrare meglio Londra), in realtà Dolgarrog si trova in un'area circondada da sei-sette spiagge che siti e mappe a tema indicano come lidi "per surfisti". E con lo sport della tavola in procinto di entrare nel mondo olimpico (Tokyo 2020), l'ipotesi di attirare fino a 75 mila ospiti l'anno potrebbe non suonare tanto assurda.
Ma è un altra coincidenza a destare una qualche attenzione. Dolgarrog nel 1925 fu vittima di un disastro, causato dal cedimento delle due dighe che sovrastavano il villaggio. Un'onda di ben altra potenza rispetto a quelle del Surf Snowdonia si abbatté sul villaggio provocando 16 morti. Molti si salvarono perché si trovavano nell'edificio del teatro-cinema, che resistette. Chissà se il nuovo progetto, che nasce a quasi 90 anni dal tragico evento (che si consumò il 2 novembre) vuole essere un modo per esorcizzare il passato.
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Quello creato in Gran Bretagna è il primo, almeno ad aprire al pubblico, di una serie di strutture simili, il cui format è stato progettato da una compagnia spagnola, la Wawegarden, che al momento ha già costruito un prototipo non funzionante a Zarauz, Euskadi, vicino a San Sebastian, la città iberica che con la vicina francese Biarritz costituisce il nucleo storico della comunità europea degli amanti delle onde. L'anno prossimo ne aprirà uno simile, immancabilmente, negli Stati Uniti, ad Austin, Texas. Al momento, però, Dolgarrog è l'unico parco-surf del suo genere aperto al pubblico. Nonché il complesso artificiale dedicato al surf più grande del mondo.
E' sufficiente spingere un bottone per avere le onde diverse a seconda dei livelli di difficoltà, i prezzi partono da 19 sterline, circa 27 euro per un'ora e per i principianti, salgono per i professionisti che hanno bisogno di una laguna molto mossa per le loro evoluzioni. Jo Dennison, campionessa di surf che insegna a Snowdonia spiega che "le onde sono fantastiche, ne puoi avere una ogni 60 secondi, è un bel modo di imparare, anche perché puoi avere la stessa onda quante volte vuoi".
Insomma, un buon modo per fare pratica, per apprendere tecniche e manovre che in mare potrebbero essere pericolose da provare per la prima volta. E anche, se si vuole, un sistema per avere sempre l'onda pronta, in un pianeta dal clima sempre meno prevedibile, sulla scia se si vuole delle varie metodiche, dall'innevamento artificiale all'aperto sino alle piste al chiuso costruite nel cuore dei deserti arabi, che in qualche modo cercano di compensare la crescente penuria di opportunità per gli amanti dello sci e degli sport invernali. "All'improvviso il surf è accessibile a tutti - dice il direttore del parco, Steve Davies - E' un'esperienza stare su un'onda per la prima volta, fa sentire potenti: normalmente si sfida la natura, stavolta due motori e i loro megawatt".
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La scelta della località di questa prima mondiale può suscitare curiosità e sorpresa, tanto che stampa inglese qualificata come il FT la definisce simbolica: il Galles sta in qualche modo cercando di rinascere dopo anni di declino post-industriale con una perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, a fronte dei quali i 43 nuovi assunti nell'area dal Surf Snowdonia sembrano un'inezia. Lontana anni luce dal circuito del jet-set o della movida, ma anche dai grandi flussi turistici (paradossalmente, potrebbe sembrare meglio Londra), in realtà Dolgarrog si trova in un'area circondada da sei-sette spiagge che siti e mappe a tema indicano come lidi "per surfisti". E con lo sport della tavola in procinto di entrare nel mondo olimpico (Tokyo 2020), l'ipotesi di attirare fino a 75 mila ospiti l'anno potrebbe non suonare tanto assurda.
Ma è un altra coincidenza a destare una qualche attenzione. Dolgarrog nel 1925 fu vittima di un disastro, causato dal cedimento delle due dighe che sovrastavano il villaggio. Un'onda di ben altra potenza rispetto a quelle del Surf Snowdonia si abbatté sul villaggio provocando 16 morti. Molti si salvarono perché si trovavano nell'edificio del teatro-cinema, che resistette. Chissà se il nuovo progetto, che nasce a quasi 90 anni dal tragico evento (che si consumò il 2 novembre) vuole essere un modo per esorcizzare il passato.