Francia. Le "figlie di Carcasonne" chiedono un posto nella Lista Unesco
Alla scoperta delle spettacolari fortezze di montagna dell'Aude. Una storia plurimillenaria, tra guerre, eresie religiose e crociate. Molto più fedeli agli originali rispetto alla cittadella-capoluogo, che è nel Patrimonio nonostante il pesante "lifting" ottocentesco, reclamano a loro volta lo status World Heritage
Un microcosmo di cultura e storia, nel Sud-Ovest della Francia. E' il Paese càtaro, nel dipartimento dell'Aude. Fortezze antichissime, arroccate su spuntoni rocciosi, con una storia tutta loro, tale da permettere loro perlomeno di reclamare lo status di Patrimonio dell'Umanità Unesco.
Sono fortezze e castelli che si trovano attorno a Cucugnan, nel Roussillon. Si chiamano Peyrepertuse, Queribus, Duilhac, si trovano appunto nella Aude, regione storica del Roussillon, i cosiddetti "5 fils de Carcassonne" (Quéribus, Peyrepertuse, Aguilar, Termes e Puilaurens), che nel Duecento vennero eretti a linea di difesa tra i regni di Francia e di Aragona, e altri due per un totale di sette. In generale ancora più antichi di quel trattato, risalgono a prima del Mille e vengono ricordati come dimora dell'eresia catara, movimento religioso che prosperò attorno ad Albi, e all'Occitania, tra il Dodicesimo e il Tredicesimo secolo, prima di…
Sono fortezze e castelli che si trovano attorno a Cucugnan, nel Roussillon. Si chiamano Peyrepertuse, Queribus, Duilhac, si trovano appunto nella Aude, regione storica del Roussillon, i cosiddetti "5 fils de Carcassonne" (Quéribus, Peyrepertuse, Aguilar, Termes e Puilaurens), che nel Duecento vennero eretti a linea di difesa tra i regni di Francia e di Aragona, e altri due per un totale di sette. In generale ancora più antichi di quel trattato, risalgono a prima del Mille e vengono ricordati come dimora dell'eresia catara, movimento religioso che prosperò attorno ad Albi, e all'Occitania, tra il Dodicesimo e il Tredicesimo secolo, prima di…
Un microcosmo di cultura e storia, nel Sud-Ovest della Francia. E' il Paese càtaro, nel dipartimento dell'Aude. Fortezze antichissime, arroccate su spuntoni rocciosi, con una storia tutta loro, tale da permettere loro perlomeno di reclamare lo status di Patrimonio dell'Umanità Unesco.
Sono fortezze e castelli che si trovano attorno a Cucugnan, nel Roussillon. Si chiamano Peyrepertuse, Queribus, Duilhac, si trovano appunto nella Aude, regione storica del Roussillon, i cosiddetti "5 fils de Carcassonne" (Quéribus, Peyrepertuse, Aguilar, Termes e Puilaurens), che nel Duecento vennero eretti a linea di difesa tra i regni di Francia e di Aragona, e altri due per un totale di sette. In generale ancora più antichi di quel trattato, risalgono a prima del Mille e vengono ricordati come dimora dell'eresia catara, movimento religioso che prosperò attorno ad Albi, e all'Occitania, tra il Dodicesimo e il Tredicesimo secolo, prima di cadere sotto i colpi della vera e propria crociata, nella prima metà del Trecento.
Ora, però, la Crociata parte dall'interno. Sono infatti queste piccole località incastonate nel selvaggio ambiente delle Corbières a reclamare giustizia contro la loro "madre", la "Cité" Carcassonne, vicina e lontana quanto basta (un'ora e tre quarti di strada tortuosa, pari a 75 chilometri di strada, che scendono a una cinquantina se calcolati in linea d'aria) perché le varie località non possano ergersi a sistema, a circuito turistico, e semmai si generino invidie. L'oggetto della contesa è semplice. Carcassonne, città fortezza famosa in tutto il mondo, è nella Lista World Heritage dal 1997, il che gli garantisce 2,5 milioni di visitatori l'anno, numeri alti anche per la Francia, se si pensa che il secondo sito più visitato Oltralpe, dopo Parigi, è il Mont-Saint-Michel, che tra distruzione della diga e rifacimenti del parcheggio vari non è comunque mai sceso al di sotto dei 3 milioni. Le fortezze di Cucugnan, al contrario, arrivano a malapena a 400 mila ospiti annui, che stando a quel che accade in qualunqe località riesca a brandire l'etichetta dell'organimo delle Nazioni Unite, potrebbero aumentare tra il 20 e il 30 per cento se arrivasse l'agognata iscrizione.
Ma quel che brucia di più è l'opinione - diffusa tra chiunque abbia visitato Carcassonne, che qui però diventa una certezza - che la celebre città-fortezza che di fatto è la cittadina capoluogo dell'Aude, così come la vediamo oggi, non meriti di fare parte del Patrimonio mondiale. Andata progressivamente in rovina a cominciare dal Seicento, Carcassonne si presentava poco più che un rudere all'inizio dell'Ottocento. Fu restaurata na partire dalla seconda metà del secolo, ad opera dell'architetto francese Eugène Viollet-le-Duc, uno dei fautori del modernismo, che di fatto, per scelta filosofica, creò una cittadella molto diversa dall'originale, che generò non poche critiche sin dalla sua realizzazione, e che oggi appare ammaliante ad alcuni e deplorevole pataccone disneyano ad altri. "L'etichetta Unesco permette di entrare nel club dei grandi", sintetizza Sébastien Pla, direttore dell'Agenzia per lo sviluppo turistico dell'Aude. "E' quello che i turisti vogliono", gli fa eco André Viola, presidente del Consiglio dipartimentale (per similitudine, una provincia nostrana).
Il cammino però non è semplice. La lista delle candidature francesi in lista d'attesa - un purgatorio dove spesso le località e le regioni rimangono per anni - è già ricca di 35 nomi, e l'attuale politica a Parigi è di non proporne più di 2-3 l'anno all'organismo delle Nazioni Unite, che, in generale ogni mese di giugno, decreta le nuove iscrizioni per tutto il mondo. "Abbiamo il 50 per cento di probabilità, ma ci vorrà del tempo - ammette Viola, che è convinto che l'ingresso nella Lista possa trasformare le fortezze in "siti-vetrina, capaci di portare nell'entroterra una parte dei turisti che affollano le coste della Francia Meridionale". E con questa etichetta, il turismo, che oggi nell'Aude genera 900 milioni di euro l'anno, potrebbe scavalcare l'agricoltura, che ne produce 1 miliardo, diventando la prima fonte di introito del dipartimento.
C'è però un problema formale. L'Unesco iscrive siti che, al di là di fattori emozionali quali la bellezza o più oggettivi quali l'antichità e il buono stato di conservazione, siano caratterizzati da caratteristiche di peculiarità, di unicità e di identità culturale (o paesaggistica). In questo caso, l'identità culturale-religiosa, l'essere cioè stati la culla dell'eresia càtara (che pure è una parte della storia di questa regione, e nell'intento degli amministratori locali una di quelle da valorizzare), potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio. Castelli e bastioni, infatti, non sono state costruite dai càtari, che vi si sono semplicemente installati. L'idea, per il momento, è quella di lavorare sul concetto di "fortezze di montagna".
Senza entrare nel merito, questa storia che arriva dalla Francia (con annesse fotografie), può essere lo spunto per scoprire questa terra. Si trova 320 km oltre Marsiglia, poco dopo Narbonne e prima di Perpignan. Potrebbe essere alla portata di chiunque partisse in auto alla volta di Barcellona, e in generale della Costiera spagnola nord-orientale, ma anche di Lourdes, e - perché no - dei Pirenei (Andorra) o di Bilbao e in generale dei Paesi Baschi
Sono fortezze e castelli che si trovano attorno a Cucugnan, nel Roussillon. Si chiamano Peyrepertuse, Queribus, Duilhac, si trovano appunto nella Aude, regione storica del Roussillon, i cosiddetti "5 fils de Carcassonne" (Quéribus, Peyrepertuse, Aguilar, Termes e Puilaurens), che nel Duecento vennero eretti a linea di difesa tra i regni di Francia e di Aragona, e altri due per un totale di sette. In generale ancora più antichi di quel trattato, risalgono a prima del Mille e vengono ricordati come dimora dell'eresia catara, movimento religioso che prosperò attorno ad Albi, e all'Occitania, tra il Dodicesimo e il Tredicesimo secolo, prima di cadere sotto i colpi della vera e propria crociata, nella prima metà del Trecento.
Ora, però, la Crociata parte dall'interno. Sono infatti queste piccole località incastonate nel selvaggio ambiente delle Corbières a reclamare giustizia contro la loro "madre", la "Cité" Carcassonne, vicina e lontana quanto basta (un'ora e tre quarti di strada tortuosa, pari a 75 chilometri di strada, che scendono a una cinquantina se calcolati in linea d'aria) perché le varie località non possano ergersi a sistema, a circuito turistico, e semmai si generino invidie. L'oggetto della contesa è semplice. Carcassonne, città fortezza famosa in tutto il mondo, è nella Lista World Heritage dal 1997, il che gli garantisce 2,5 milioni di visitatori l'anno, numeri alti anche per la Francia, se si pensa che il secondo sito più visitato Oltralpe, dopo Parigi, è il Mont-Saint-Michel, che tra distruzione della diga e rifacimenti del parcheggio vari non è comunque mai sceso al di sotto dei 3 milioni. Le fortezze di Cucugnan, al contrario, arrivano a malapena a 400 mila ospiti annui, che stando a quel che accade in qualunqe località riesca a brandire l'etichetta dell'organimo delle Nazioni Unite, potrebbero aumentare tra il 20 e il 30 per cento se arrivasse l'agognata iscrizione.
Ma quel che brucia di più è l'opinione - diffusa tra chiunque abbia visitato Carcassonne, che qui però diventa una certezza - che la celebre città-fortezza che di fatto è la cittadina capoluogo dell'Aude, così come la vediamo oggi, non meriti di fare parte del Patrimonio mondiale. Andata progressivamente in rovina a cominciare dal Seicento, Carcassonne si presentava poco più che un rudere all'inizio dell'Ottocento. Fu restaurata na partire dalla seconda metà del secolo, ad opera dell'architetto francese Eugène Viollet-le-Duc, uno dei fautori del modernismo, che di fatto, per scelta filosofica, creò una cittadella molto diversa dall'originale, che generò non poche critiche sin dalla sua realizzazione, e che oggi appare ammaliante ad alcuni e deplorevole pataccone disneyano ad altri. "L'etichetta Unesco permette di entrare nel club dei grandi", sintetizza Sébastien Pla, direttore dell'Agenzia per lo sviluppo turistico dell'Aude. "E' quello che i turisti vogliono", gli fa eco André Viola, presidente del Consiglio dipartimentale (per similitudine, una provincia nostrana).
Il cammino però non è semplice. La lista delle candidature francesi in lista d'attesa - un purgatorio dove spesso le località e le regioni rimangono per anni - è già ricca di 35 nomi, e l'attuale politica a Parigi è di non proporne più di 2-3 l'anno all'organismo delle Nazioni Unite, che, in generale ogni mese di giugno, decreta le nuove iscrizioni per tutto il mondo. "Abbiamo il 50 per cento di probabilità, ma ci vorrà del tempo - ammette Viola, che è convinto che l'ingresso nella Lista possa trasformare le fortezze in "siti-vetrina, capaci di portare nell'entroterra una parte dei turisti che affollano le coste della Francia Meridionale". E con questa etichetta, il turismo, che oggi nell'Aude genera 900 milioni di euro l'anno, potrebbe scavalcare l'agricoltura, che ne produce 1 miliardo, diventando la prima fonte di introito del dipartimento.
C'è però un problema formale. L'Unesco iscrive siti che, al di là di fattori emozionali quali la bellezza o più oggettivi quali l'antichità e il buono stato di conservazione, siano caratterizzati da caratteristiche di peculiarità, di unicità e di identità culturale (o paesaggistica). In questo caso, l'identità culturale-religiosa, l'essere cioè stati la culla dell'eresia càtara (che pure è una parte della storia di questa regione, e nell'intento degli amministratori locali una di quelle da valorizzare), potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio. Castelli e bastioni, infatti, non sono state costruite dai càtari, che vi si sono semplicemente installati. L'idea, per il momento, è quella di lavorare sul concetto di "fortezze di montagna".
Senza entrare nel merito, questa storia che arriva dalla Francia (con annesse fotografie), può essere lo spunto per scoprire questa terra. Si trova 320 km oltre Marsiglia, poco dopo Narbonne e prima di Perpignan. Potrebbe essere alla portata di chiunque partisse in auto alla volta di Barcellona, e in generale della Costiera spagnola nord-orientale, ma anche di Lourdes, e - perché no - dei Pirenei (Andorra) o di Bilbao e in generale dei Paesi Baschi