LONDRA - Nei duty free inglesi vi chiedono la carta di imbarco facendovi credere che vi faranno un forte sconto sul profumo o sulla borsa che state comprando. Ma invece molti negozianti, soprattutto negli aeroporti di Londra, incassano dallo Stato britannico lo sconto sull'Iva che il regime Duty Free garantirebbe agli acquirenti, e non trasferiscono nulla a chi compra nei negozi.
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La scoperta è stata fatta giorni fa da un'inchiesta dell'Independent. David Gauke, il sottosegretario al ministero del Tesoro britannico, l'ha confermata a tutti: "Gli sconti che lo Stato vi fa sono destinati ai turisti, non sono riservati a voi commercianti". Il ministro ha risposto alla scoperta dell'Independent di alcuni giorni fa, ovvero che molti aeroporti chiedono la carta di imbarco per registrare gli acquisti fatti a viaggiatori in transito nelle aree extra-doganali, ma poi il prezzo praticato al cliente è simile a quello praticato nei negozi fuori degli aeroporti. Il viaggiatore registrato permette così al negozio di presentare allo Stato un nome e cognome per l'esenzione dall'Iva, ma poi i negozi trattengono il 20% di Iva che sarebbe destinato agli sconti per chi viaggia fuori dalla Ue.
Gauke insiste, "le riduzioni sull'Iva sono destinate ai consumatori, è disarmante che qualcuno dei venditori non segue questo criterio".
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Ma c'è un altro trucchetto che i negozi duty free mettono in atto negli aeroporti: ed è quello sui liquori e sul vino. Per ogni bottiglia di liquori venduta, i commercianti risparmiano 11,06 sterline di tasse specifiche per i liquori, mentre per ogni bottiglia di vino risparmiano 2,73 sterline e 3,50 per lo champagne. Bene, anche in questo caso la maggior parte dei negozi fa una modesta riduzione di prezzo per i clienti finali, mentre intasca integralmente gli sconti fatti dallo Stato. Negli aeroporti a questo punto è già partito un movimento di protesta: le associazioni dei consumatori dicono ai loro seguaci di rifiutarsi di presentare la carta di imbarco quando acquistano nei Duty Free; i commessi non sono stati ancora informati dalle loro società della nuova disputa. Nei prossimi giorni negli aeroporti britannici potrebbe andare in onda la mini-rivolta dei Duty Free.
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La scoperta è stata fatta giorni fa da un'inchiesta dell'Independent. David Gauke, il sottosegretario al ministero del Tesoro britannico, l'ha confermata a tutti: "Gli sconti che lo Stato vi fa sono destinati ai turisti, non sono riservati a voi commercianti". Il ministro ha risposto alla scoperta dell'Independent di alcuni giorni fa, ovvero che molti aeroporti chiedono la carta di imbarco per registrare gli acquisti fatti a viaggiatori in transito nelle aree extra-doganali, ma poi il prezzo praticato al cliente è simile a quello praticato nei negozi fuori degli aeroporti. Il viaggiatore registrato permette così al negozio di presentare allo Stato un nome e cognome per l'esenzione dall'Iva, ma poi i negozi trattengono il 20% di Iva che sarebbe destinato agli sconti per chi viaggia fuori dalla Ue.
Gauke insiste, "le riduzioni sull'Iva sono destinate ai consumatori, è disarmante che qualcuno dei venditori non segue questo criterio".
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Ma c'è un altro trucchetto che i negozi duty free mettono in atto negli aeroporti: ed è quello sui liquori e sul vino. Per ogni bottiglia di liquori venduta, i commercianti risparmiano 11,06 sterline di tasse specifiche per i liquori, mentre per ogni bottiglia di vino risparmiano 2,73 sterline e 3,50 per lo champagne. Bene, anche in questo caso la maggior parte dei negozi fa una modesta riduzione di prezzo per i clienti finali, mentre intasca integralmente gli sconti fatti dallo Stato. Negli aeroporti a questo punto è già partito un movimento di protesta: le associazioni dei consumatori dicono ai loro seguaci di rifiutarsi di presentare la carta di imbarco quando acquistano nei Duty Free; i commessi non sono stati ancora informati dalle loro società della nuova disputa. Nei prossimi giorni negli aeroporti britannici potrebbe andare in onda la mini-rivolta dei Duty Free.